Tabagismo
Direttiva europea per i pacchetti di sigaretta e per le sigarette elettroniche 10/10/2013 22:43
Il Parlamento europeo ha deciso di approvare a larghissima maggioranza il testo della nuova direttiva tabacco dando mandato al consiglio europeo di iniziare le trattative con i singoli stati per uniformare la legislatura in merito secondo la direttiva. Le nuove norme europee sul fumo prevedono la presenza di immagini shock oltre a diverse avvertenze per la salute sui pacchetti di sigarette. Si parla di immagini shock ma io ritengo che si tratti solo di immagini veritiere. Non sono immagini disegnate ma sono fotografie che fotografano la realtà e vogliono avvertire il consumatore dei danni e dei pericoli ai quali va incontro. Le normativa dicono come devono essere le immagini e che gli avvisi dovranno coprire il 65% del pacchetto e dovranno essere situati nella parte alta, sopra il logo della marca. In sostanza che vede il pacchetto dovrà vedere subito la immagine forte e poi potrà leggere la marca alla quale lui era affezionato. Vi saranno quindi immagini forti come polmoni anneriti o tumori alla bocca come già avviene in Australia. E sembra da dati statistici diffusi che tale norma in Australia abbia ottenuto risultati incoraggianti. Nella stessa direttiva l’Ue ha deciso di vietare le confezioni con meno di 20 sigarette e di abolire l’aroma al mentolo, anche se in quest’ultimo caso le aziende produttrici avranno a disposizione otto anni di tempo. Bisogna anche dire che sono in Italia e forse in qualche altro paese europeo si possono vendere confezioni con 1o sigarette. Sono state approvate anche nuove regole sulle sigarette elettroniche e nel testo approvato dal Parlamento europeo prevede con la Commissione Ue non intende riconoscere la sigaretta elettronica come un farmaco. Per tale motivo viene stabilito che le e-cig non sono considerate farmaco e quindi non saranno vendute solo in farmacia, mentre è confermato il divieto di vendita ai minori e il divieto di pubblicità. La sigaretta elettronica potrà essere venduta come gli altri prodotti della filiera del tabacco ma subirà gli stessi divieti e dovrà avere avvertenze per la salute. Lo scopo finale dichiarato infatti è quello di combattere il fumo in generale e in particolare. Naturalmente non si potrà fumare le sigarette elettroniche nei luoghi pubblici, e in mnodo particolare nelle scuole e negli ospedali. Non sappiamo che queste nuovo normative sulla sigaretta elettronica sia state apportata su pressione delle multinazionali del tabacco ma certamente nel complesso si fa un passo avanti. Quante volte assistiamo a persone che fumano in presenza di bambini., Vediamo spesso mamme che fumano ed hanno in braccio i bambini di pochi mesi. Tutti sanno che la legge lo vieta a difesa dei bambini, ma non abbiamo mai visto e dico mai visto un vigile fermare una donna che fuma assieme al suo bambino. Avete mai visto i responsabili dei luoghi pubblici dire qualche cosa a persone che fiumano nei giardini nelle scuole o degli ospedali. Dicono forse qualche cosa ai pazienti che fumano sulla terrazza dell’ospedale o nei bagni ? Il problema in Italia è quello che nessuno fa rispettare le leggi salvo quelle che fanno comodo. La giustizia in Italia è una casta e difficilmente si potrà fare qualche cosa: basterebbe che ci fosse più civiltà, più educazione. più rispetto per gli altri Per concludere l’articolo riposto sotto i commenti tratti da un forum all’annuncio della introduzione della normativa europea sulle immagini sui pacchetti di sigaretta Li riporto integralmente ma senza mettere nessuno riferimento a chi li ha scritto rispettando la privacy . Sappiate però che sono veri e sono quindi espressione di molte persone…infatti ne riporto solo alcuni 1) Da ex fumatore (sono sanissimo) , dopo quasi 20 anni di sigarette ho smesso scommettendo che non avrei mai smesso!!!!! Le sigarette ,come la benzina e l’alcool, sono per lo stato un’introito da milioni di euro…Al fumatore non interessa se aumentano o fanno male!!!!!!!!!!!!!!!!!! Commento: rappresentano un grosso introito ma lo stato spende di più di quello che incassa per curare i danni dal tabacco 2)I fumatori lo sanno benissimo cosa rischiano. Che senso ha dunque mettere foto raccapriccianti? Se davvero volessero combattere le sigarette le dovrebbero toglierle dal mercato Commento: Giusto!! Ma nessuno tiene conto che la libertà di uno finisce dopo inizia la libertà di un altro. Ogni persona in genere pensa a sè e al proprio piacere. 3) a questo punto si dovrebbe mettere anche queste immagini sul vino, liquori, e AUTO…che provocano piu morti del tabacco Commento: vi è una bella differenza. Si dovrebbe avvertire i consumatori di usare macchina, alcool in giusta misura e con prudenza e rispettando le leggi. IN ogni caso il fumo causa danni e spesa pubblica di gran lunga superiore ai morti in auto o all’alcool 4) C’è bisogno delle foto raccapriccianti per far capire alla gente che le sigarette portano al tumore. Se la gente è cretina nessuno può farci niente. ABOLIAMO LE SIGARETTE. TOGLIAMOLE DAL MERCATO Commento: pienamente d’accordo ma bisogna farlo educando 5) Penso che se qualcuno vuole uccidersi nella maniera a lui più congeniale sia opportuno lasciarlo fare; anche questa è libertà. Commmento: sono d’accordo sula liberta di morire e di stare male ma dovrebbe pagare le conseguenze di tasca loro 6) Non penso che le immagini siano dei deterrenti, anzi buttando il pacchetto vuoto potrebbero venire in mano a dei bambini provocando seri problemi psicologici. Lo dice un non fumatore Commmento. Io mi occupo di prevenzione nelle scuole elementari da anni e mai e dico mai un bambino ha avuto problemi per aver visto tali immagini che mostro con delle diapositive. Anzi si ha un effetto buono che il bambino porta a casa 7)Si Si SI, fate solo bene! Ma per far smettere di fumare bisognerebbe alzare il prezzo di un pacchetto di sigarette a 100€ (così troviamo anche i soldi per la cassa integrazione, imu, iva ect..). E’ una vergogna vivere in mezzo a ciminiere ambulanti:o vai in apnea o ti giochi l’esistenza Commento: sono pienamente d’accordo. Chi ha il vizio paghi. Ma certamente una tassa alta su tabacco, alcool e giochi porterebbe più soldi dell’IVA e dell’IMU. Chi può compri pure le sigarette ma paghi per quelli che non devono pagare l’IMU o l’IVA che ricade su tutti noi !

Si parla molto o troppo di sigarette elettroniche. Si devono vietare o meno 23/06/2013 22:22
Interessante è il test eseguito dai giornalisti del settimanale Panorama. Questo giornale ha esaminato in un laboratorio quattro differenti tipi di sigarette elettroniche. Non sono state rinvenute sostanze come metalli pesanti o policiclici aromatici che sono cancerogeni. La nicotina era presente nella quantità descritta nella etichetta e in modo particolare in quella ove era scritto che non vi era nicotina effettivamente non ve n'era. Effettivamente la sigaretta elettronica non dovrebbe contenere sostanze tossiche e quelle che si trovano sono effettivamente in dose molto minore di quelle che ritroviamo nella sigaretta tradizionale. Quello che è fondamentale e che non sono state trovate sostanze cancerogene. Se qualche sostanza tossica è stata trovata questa era in dose minimale rispetto alle sigarette tradizionali e sono dovute ad un uso di nicotina pura probabilmente non eccellente. Ma tali sostanze sono di molto inferiore nella sigaretta tradizionale. Interessante è un libro appena uscito dal titolo " Come smettere di fumare con la sigaretta elettronica" di Cosimo Colasante nel quale sono dati consigli come usare al meglio la sigaretta elettronica e come poter poi smettere di usare la stessa ma espone anche dubbi e possibili pericoli nell'uso della stessa sigaretta elettronica. Il vero problema è nel'usare sigarette elettroniche certificate in cui i componenti siano dosati e certificati e scritti sulla etichetta. Al giorno d'oggi è scoppiato il boom della sigaretta elettronica e tanti produttori si improvvisano produttori di sigarette elettroniche e aprono negozi vendendo prodotti a volte non conformi e questi possono contenere sostanze anche dannose. Poiché la sigaretta elettronica è un mezzo per smettere di fumare sarebbe giusto che fosse venduta nelle farmacie sotto consiglio del farmacista o del medico. Deve avere la dicitura del marchio CEE conforme a un prodotto definito dal ministero e dai parametri ad uso di sigaretta elettronica. Poiché contiene nicotina deve essere considerata con farmaco è anche per questo motivo dovrebbe essere venduto nella farmacia. Non ci sono studi a lungo termine sulle sigarette elettroniche di danni a distanza e in modo particolare su quante persone che sono passate alla sigaretta elettronica hanno poi smesso di fumare quella tradizionale e quanti ancora hanno poi smesso quella elettronica. Dai primi studi parziali si deduce però che la sigaretta elettronica è il mezzo attualmente che fa aumentare i non fumatori o meglio quelli che smettono di fumare e possiamo dire che allo stato attuale sembra che circa il 10% delle persone che passano alla sigaretta elettronica smettono del tutto di fumare quella tradizionale . E' anche importante un dato al momento non confermato ma che dice che l'80% delle persone che passano alla sigaretta elettronica poi smettono di fumare la stessa. Naturalmente parliamo sempre di sigarette elettroniche certificate. Diciamo che la preoccupazione del ministero della salute è giusta : ci deve essere una normativa per le stesse e dobbiamo tenere presente che l'uso per cui è nata la sigaretta elettronica è quello di far limitare e quindi smettere l'uso della sigaretta tradizionale. Però è pur sempre un qualche cosa che un danno più o meno lo da e per tale motivo riteniamo giusto che sia vietata nei luoghi pubblici. Evidentemente con dei limiti che saranno minori della sigaretta tradizionale, deve essere proibita ai minorenni che la userebbero in maniera non corretta e quindi non andrebbero poi contro la diminuzione di quella tradizionale. Diventerebbe cioè un prodotto di moda per i giovani e quindi come tale non porterebbe poi alla diminuzione del fumare la sigaretta tradizionale. Se andiamo a guardare le varie normative in giro per il mondo vediamo che ci sono paesi che hanno regolarizzato i posti dove si possono fumare e paesi che hanno dichiarato che possono essere fumate ovunque ; vi sono paesi che considerano la sigaretta elettronica come un farmaco e altri che invece non lo considerano come tale e quindi tutta la legislatura non è ancora definita. Ciononostante noi dobbiamo considerare il perché è nata la sigaretta elettronica il perché la si dovrebbe usare e quindi riteniamo che sia utile avere una regola che deve essere applicata nella vendita e nell'uso . Fino alla presenza di leggi certe ed di lavori certificati riteniamo quindi in conclusione che la sigaretta elettronica debba essere venduta in farmacia e ivi si devono trovare solamente sigarette elettroniche provenienti da istituti certificati e che abbiano un certificato del ministero della salute anche i loro prodotti. L'uso con varie quantità di nicotina deve essere consigliato dal medico o dal farmacista. Non deve essere permessa la vendita ai minori di 16 anni. La sigaretta elettronica non dovrebbe essere permessa nei locali pubblici che non abbiano una reazione adatta. Queste considerazioni naturalmente potranno essere corrette quando vi saranno studi certificati sulle uso e sui possibili danni a distanza. Certamente non è comprensibile come si voglia proibire l'uso della sigaretta elettronica e nello stesso tempo non si proibisce l'uso della sigaretta tradizionale e contiene molte più sostanze tossiche e delle sostanze cancerogene non presenti in quelle elettronica.

Considerazioni sulle sigarette elettroniche 11/06/2013 07:47
Riportiamo una intervista fatta da Luciano Fassari sul sito http://www.quotidianosanita.it che è in linea con il nostro pensiero Intervista a Umberto Roccatti, Amministratore Delegato di Puff, una delle aziende leader nel mercato delle e-cig e vicepresidente dell’Anafe. Sì ai divieti per i minori e per il consumo in scuole e mezzi pubblici. Secco il no a nuove tasse. Ma serve al più presto una normativa ad hoc a tutela dei cittadini e delle aziende che operano correttamente. 08 GIU - Le sigarette elettroniche rappresentano inequivocabilmente un mercato in piena ascesa con un giro d’affari che negli ultimi due anni si è quasi decuplicato. Ma su questo vero e proprio boom delle e-cig si sono scatenate aspre polemiche sulla loro sicurezza e sulla reale efficacia nella lotta al tabagismo. Così, abbiamo chiesto a Umberto Roccatti, Amministratore Delegato di Puff, una delle aziende leader nel mercato delle e-cig e vicepresidente dell’Anafe (l’Associazione nazionale fumo elettronico) di esporci il punto di vista delle imprese. Dottor Roccatti, partiamo dalla cronaca. Nei primi 5 mesi dell’anno i Nas hanno sequestrato 800 mila prodotti. C’è un problema di sicurezza che riguarda le e-cig? Il 99% dei sequestri si intende non per il carattere di pericolosità intrinseca dei prodotti, ma per la mancanza di una corretta dicitura sulle confezioni. Quindi l'illecito nella stragrande maggioranza dei casi non riguarda potenziali rischi per il consumatore, ma mancanza o errata informazione allo stesso: grave, ma di livello sicuramente diverso. Ci son stati sequestri di centinaia di migliaia di ricariche di liquidi perché mancava un numero di telefono sulla confezione: mi sembra giusto che la gente lo sappia per valutare la cosa e non creare allarmismi. Dettò ciò, le leggi ci sono, e vanno rispettate: Puff è assolutamente in linea con il quadro normativo e anzi è solidale con gli sforzi dei Nas che vigilano su un mercato dove troppi si stanno affacciando con superficialità: servono però regole più chiare perché tutti vogliamo rispettarle. Ma come dovrebbe essere inquadrata la sigaretta elettronica? Un farmaco, un dispositivo medico o semplicemente un tradizionale prodotto da fumo? Certamente non è assimilabile tout court a nessuna di queste tipologie. L’e-cig è un dispositivo elettronico e desidero precisare ultra controllato da normative europee. Ed è per questo che chiediamo al più presto una legge ad hoc, anche a livello Ue che possa disciplinare la materia. Ma è vero che questi prodotti fanno smettere di fumare? Le persone che vogliono abbandonare il fumo tradizionale lo fanno perché sanno che esso può provocare grossi danni alla salute. Ecco, per noi le e-cig rappresentano un metodo di fumo alternativo molto più sano come evidenziato anche da numerosi esperti. Per noi ‘svapare’ vuol dire compiere un gesto d’indulgenza. E poi desidero precisare come vi siano numerosi studi che dimostrano come il vapore emesso dalle sigarette elettroniche non produce ‘fumo’ passivo, né contamina in alcun modo l'ambiente circostante. E lo stesso dicasi per le e-cig contenenti nicotina. In ogni caso, noi siamo contro chi pubblicizza ingannevolmente le e-cig come prodotti miracolosi. Ma siamo anche contro chi lancia allarmismi impropri. Vi sentite vittime di una campagna denigratoria? No, ma sicuramente c’è stata un’informazione superficiale in cui gli organi di informazione non hanno parlato subito con le aziende. Certo, visti gli interessi in gioco qualche dubbio ci è venuto Ecco, la nicotina, una sostanza che crea dipendenza e che se assunta in dosi eccessive può creare problemi alla salute. In questo senso qual è la vostra posizione? È vero, ed è per questo che siamo favorevoli al divieto di fumo elettronico per i minori e sui mezzi di trasporto pubblico e in determinati locali, edifici scolastici in primis come proposto dal Css. Ma ripeto la nicotina non viene emessa nell’aria nell’atto della respirazione, con questo non si vuol dire che un abuso di sigarette elettroniche contenenti nicotina faccia bene, ma è certo che esse hanno una tossicità trascurabile per chi le utilizza e pari a zero per chi subisce il ‘fumo’ passivo. Anche per questo diciamo no al divieto assoluto di utilizzo in tutti i luoghi pubblici. Come giudica la decisione della Francia di vietarle proprio nei luoghi pubblici? In questi giorni c’è stata molta confusione in merito a questa notizia. Ebbene, in Francia le e-cig non sono state vietate nei luoghi pubblici. Stanno facendo degli studi ma, per ora, si sta parlando solo di una proposta. Torniamo alla questione della sicurezza, che esiste, visti anche i sequestri di prodotti sprovvisti di ogni marchio negli ultimi mesi. Che problemi ci sono? Desidero premettere come le e-cig già oggi debbano sottostare a diverse norme dettate dalla Ue e devono soprattutto avere il marchio Ce oltre ad altre informazioni specifiche. La nostra azienda, nonostante l’assenza di una normativa specifica ha vietato da subito la vendita ai minori (che possono entrare nei punti vedita solo se accompagnati) e ogni confezione è provvista di tutte le informazioni e anche di un "bugiardino". Per questo sollecitiamo al più presto una normativa ad hoc che vada proprio a tutela dell'utente e delle aziende che già oggi forniscono un’informazione trasparente. Purtroppo c’è un grosso problema soprattutto legato alle ricariche che vengono prodotte in mercati extra Ue e su cui vanno messi al più presto degli standard qualitativi. Per questo consigliamo di usare i prodotti italiani che sono sicuri e rispondono alle normative oggi in vigore. Sulle e-cig il Ministro della Salute ha dichiarato che interverrà sulla materia. Cosa vi aspettate? Lo ripeto, siamo i primi ad auspicare che venga introdotta quanto prima una regolamentazione normativa specifica attraverso la creazione di un tavolo di discussione ad hoc sul tema del fumo elettronico. Si tratta di un mercato ormai consolidato, caratterizzato da un’evoluzione costante in cui si fa sempre più urgente una regolamentazione bilanciata, che tenga conto dei reali costi e benefici, ma soprattutto della specificità del prodotto. Nell’ultimo periodo si è parlato molto anche di una tassa sulle e-cig. Che ne pensa? Siamo contrari. Siamo un settore in crescita e cha dà occupazione a 10 mila persone. Ma oltre ciò un'ulteriore tassa che penalizza un prodotto che riduce i rischi per la salute mi sembra un’assurdità. E non dimentichiamoci che in questo momento in Italia siamo all'avanguardia a livello internazionale. Proprio in questi ultimi giorni alcune delle più grandi multinazionali del tabacco hanno manifestato l’intenzione di avvicinarsi al mercato delle e-cig. Come valuta questa strategia? Queste notizie non fanno altro che ribadire come sia in atto una rivoluzione nei costumi, di cui anche le grandi aziende del tabacco, con cui abbiamo intessuto buoni rapporti in questi anni, si iniziano a interessare con sempre maggiore attenzione. Luciano Fassari 08 giugno 2013 © Riproduzione riservata

Il Punto sulla Sigaretta Elettronica. Fa male o fa bene ? Fa smettere di fumare ? 02/06/2013 20:51
Oggi si parla molto di sigarette elettroniche. Se ne parla molto 1) perché è di moda 2) perché rappresenta un business specie in periodo di crisi 3) perché si può e si deve discutere se fanno bene o se fanno male 4) perché le discussioni dette nascondono il problema e cioè se fanno smettere di fumare le sigarette tradizionali o meno o se ne fanno diminuire l'uso Ho provato a leggere tutto quello che ho trovato sulle riviste e disponibile sul web e provo a dare il mio contributo personale sul vero problema che interessa la maggior parte delle persone che vogliono smettere di fumare Sicuramente il pericolo principale e’ che le sigarette elettroniche non sono un monopolio di stato e non formano neanche parte delle grandi lobby del tabacco (soprattutto americane). Al momento quindi lo stato non ci guadagna se la gente le fuma . Ma non si calcola mai la spesa che lo stato spende per il danno dal fumo di sigarette ( e dei suoi componenti ) Quello che tutti dicono è che lo Stato ci perde se diminuiscono i fumatori. Non si dice mai che la spesa dello Stato per i danni diretti e indiretti dal fumo di tabacco superano quanto lo Stato incassa vendendo le sigarette stesse. Io credo che questo giudizio dato dalle persone che fuggono dai dati reali sia pilotato dalle grandi lobby del tabacco che sono infiltrate un po' dappertutto e che quindi hanno interesse a mantenere lo stato quo. Per loro è di gran lunga preferibile che la gente continui a fumare piuttosto di passare alla sigaretta elettronica. Io credo che se una delle grandi lobby del tabacco producesse delle sigarette elettroniche la situazione e giudizi potrebbero cambiare. Detto questo dobbiamo anche considerare un fattore che però é ininfluente sul problema che noi ci poniamo e cioè se la sigaretta elettronica faccia bene o male al cittadino. Questo fattore è il fatto che fumare la sigaretta elettronica è di moda e anzi possiamo dire che tra la fine dell'anno scorso e il principio di quest'anno è esplosa la moda della sigaretta elettronica. Voi vedete che i negozi che vendono solamente sigarette elettroniche e i loro componenti ricambi liquidi eccetera nascono quasi come funghi in tutte le città. La gente è attirata da questa novità e sperando di smettere di fumare senza fatica e quindi senza una vera volontà prova la sigaretta elettronica. Ma la prova senza sapere normalmente cosa prende che tipo di sigarette elettroniche esistono, che dosaggio di nicotina possono trovare., Che tipo di liquido e quindi di componenti possono utilizzare per riempire la sigaretta elettronica. La maggior parte vede questi negozi e quindi prova perché è un'emulazione dell'amico, del compagno che ha iniziato a fumare tale sigaretta elettronica e quindi è bello e ci si sente più importanti come quando si è iniziato fumare la sigaretta tradizionale; ci si sente più del gruppo a dire anche io ho iniziato a fumare la sigaretta elettronica. Questo problema se vogliamo dire di moda e non risponde alla domanda se fa bene o fa male salvo il fatto che proprio perché è di moda proprio perché la gente non sa cosa fuma può essere che la persona assuma o comperi una sigaretta elettronica non secondo leggi. Il secondo punto anche questo è poco legato al fatto che a noi interessa e cioè se la sigaretta elettronica faccia bene o male più o meno rispetto alla sigaretta tradizionale. Parliamo del fatto che in questo momento la sigaretta elettronica rappresenta un business specie in un periodo di crisi e questo business dobbiamo considerare sotto due aspetti. Primo e fondamentalmente che è un business per chi apre un negozio dedicato solo a questo tipo di prodotto. Un po' come negli anni 60 era di moda aprire il negozio in cui si trovava solo tabacco sia in Italia come all'estero e andava di moda entrare in una di questi locali e scegliere il tabacco scegliere la sigaretta o la pipa e poter mostrare agli amici quello che si aveva che poteva essere diverso da quello che avevano gli altri amici le altre persone. Diventa un business di poter aprire un negozio che ha una potenzialità di vendita tenendo presente che vi è un momento di crisi che molti negozi chiudono e che molti negozi sono in difficoltà. Trovare qualcosa di nuovo da rendere o apparire attraente a tante persone rappresenta quindi un'uscita possibili dalla crisi ed ecco che diventa un motivo di lavoro fattibile e utile senza tanta fatica. Da punto di vista del soggetto che le acquista possiamo anche dire che anche questo sia un business nel senso che in Italia le sigarette costano poco rispetto agli altri paesi europei. Prezzi inferiori li troviamo solamente nei paesi dell'est anche nella comunità europea ma nei paesi intorno Svizzera Francia e Germania e non parliamo degli Stati del Nord Norvegia Finlandia Svezia in Inghilterra la sigaretta costa molto di più e il ricavato va utilizzato per i problemi sociali e per la sanità. In Italia le sigarette costano poco però un valore medio di un pacchetto si aggira sui 4,50 euro, il che rappresenta una spesa per tanti considerando che la media abbiamo visto anche in questi giorni è di circa 20 sigarette al giorno. Se un pacchetto da 20 viene fumato di media ci sono le persone che fumano saltuariamente e che fumano 5 o 6 sigarette al giorno ma ci sono persone che fumano 40 sigarette al giorno. Nel complesso fra tutti i fumatori la media si aggira su un pacchetto da 20 sigarette al giorno quindi a fine mese il soggetto che fuma mediamente spende circa € 150 al mese. Ecco che se questo soggetto che si trova in difficoltà più o meno evidente da un punto di vista economico per la crisi riesce a fumare di meno quindi a consumare di meno e spendere di meno oppure a sostituire con una sigaretta elettronica che dopo la spesa iniziale ha un costo di mantenimento di molto minore ecco che diventa se vogliamo dire un business in tempo di crisi anche per l'acquirente. Ma questo problema non risolve e non ci dà una risposta al fatto se la sigaretta elettronica fa più o meno bene di quella tradizionale. Ora quello che noi deve interessare è se ci sono studi sicuri scientifici sulle persone e prima ancora direttamente sugli animali per capire se l'inalazione del vapore della sigaretta elettronica faccia poi male anche all'uomo. Secondo se i danni che possono venire dall'inalazione del vapore della sigaretta elettronica siano maggiori di quelle della sigaretta tradizionale. E questo è importante in quanto a parità di danno se un danno e 10 è un danno 1 è chiaro che sarà preferibile un danno di 1 rispetto al danno di 10. Non si può come si legge su riviste da nomi anche importanti della scienza dire che la sigaretta elettronica ha dei componenti che fanno male all'organismo se questi componenti sono in minima parte e se il danno è un 10º del danno che si ha fumando una sigaretta tradizionale. Credo che sia evidente che fra un danno di 10 e uno di 100 sarà sempre meglio avere il danno di 10 rispetto a quello di 100. Però questo di solito non viene messo in evidenza. A noi quindi interessa che i componenti non facciano male o se fanno male facciano male in proporzione di molto minore rispetto al danno del fumo della sigaretta tradizionale. Secondo a noi interessa che il fumare la sigaretta elettronica conduca in tempi più o meno brevi in relazione al soggetto a una diminuzione dell'uso del tabacco e successivamente all'uso anche della sigaretta elettronica in modo da poter arrivare ad una persona libera di non fumare e che effettivamente non fumi né quella tradizionale né quella elettronica. Quindi dobbiamo studiare e vedere che studi ci dicono in percentuale quante persone che hanno iniziato a fumare la sigaretta elettronica smette di fumare quella tradizionale e quante persone in un secondo momento smettono anche di fumare quella elettronica. C'interessa poi vedere effettivamente quali sono i componenti che la persona assume fumando la sigaretta elettronica, quale di questi componenti siano effettivamente sempre presenti e quali componenti sono più o meno variabili a secondo la marca della sigaretta elettronica. Ci interessa però anche sapere se questi componenti sono descritti visibili alla persona che compra la sigaretta elettronica e poi naturalmente ci interessa sapere se vengono eseguiti controlli per verificare se le sigarette hanno effettivamente il contenuto descritto sulla confezione. Il professor Riccardo Polosa docente di Medicina Interna all’Università di Catania ed esperto internazionale per la terapia del tabagismo, ci parla di un lavoro che verrà pubblicato a fine giugno «La sigaretta elettronica rappresenta un’alternativa sicura alle sigarette tradizionali. Si è dimostrata molto utile anche per i fumatori che non hanno intenzione di abbandonare il vizio. Col suo studio Sono stati reclutati fumatori accaniti che non avevano alcuna intenzione di smettere di fumare. A un anno dall’inizio dello studio, l’8,7 per cento ha abbandonato le sigarette tradizionali. Di questi, il 75 per cento ha addirittura abbandonato anche la sigaretta elettronica» Noi vediamo spesso negozi improvvisati senza le autorizzazioni prescritte che vengono prodotti provenienti dalla Cina o altri paesi che non hanno le nostre regole e che quindi vendono sigarette elettroniche non conforme a quanto dichiarato e ai principi che devono rispettare. Si discute infatti di vendere le sigarette elettroniche solamente in farmacia in modo che sia il farmacista a consigliare con conoscenza al soggetto la sigaretta elettronica più utile alle sue esigenze, con la dose di nicotina presente e graduale diminuzione secondo il soggetto e che non abbia all'interno contenuti tossici o almeno che ne abbia in dose minima. È infatti più facile che i controlli avvengano in una farmacia dato che i NAS normalmente controllano molto più frequentemente le farmacie e gli ospedali e le strutture sanitarie di altri venditori. Io credo che dare il permesso di vendere le sigarette elettroniche solo alle farmacie non sia però corretto in un libero mercato ma si possono vendere anche in altre strutture magari create per l'occasione e da una marca di sigarette elettroniche ma questo negozio deve rispettare tutte le regole relative alla sigaretta che vendono e cioè sapere indicare esattamente il contenuto di nicotina e di legno e di ogni altro componente della sigaretta elettronica che vendono. Avere una marchiatura c'è avere una registrazione dal ministero della salute in modo che il soggetto sappia cosa compera e che gli venga anche consigliato con competenza quale sigaretta elettronica sia più utile per lui che vuole sostituire quella tradizionale o vuole eliminare quella tradizionale. E veniamo adesso agli studi che dovrebbero dirci quali sono i componenti o gli elementi che la persona assume aspirando il fumo della sigaretta elettronica e quali di questi componenti sono dannosi alla salute . Dobbiamo però premettere che poiché la sigaretta elettronica è in commercio da poco tempo gli studi scientifici sono recenti e noi sappiamo che la validità di uno studio scientifico e dato da una validazione nel tempo e alcuni effetti collaterali e alcuni danni all'organismo possono essere messi in evidenza a distanza di 3/5/10 anni e noi non siamo ancora in grado di avere studi a distanza di tale quantità di anni. . La risposta per questo motivo non è chiara. In tutto il mondo, insieme alle vendite di sigarette elettroniche, sta aumentando negli ultimi mesi anche il numero di studi e pubblicazioni che cercano dare una risposta ai quesiti dell’utilizzo del nuovo strumento sull’uomo. Ma i rapporti degli esperti (sui quali aleggia pure il sospetto di complicità con aziende farmaceutiche) forniscono responsi assai discordanti Uno degli studi a questo proposito è stato promosso dal Office francais de prevention du tabagisme ed è stato guidato dalla dottoressa Elizabeth Tamang, ricercatrice vicina alla Pfizer, la più grande società del mondo operante nel settore della ricerca, della produzione e della commercializzazione di farmaci. Tale studio porta elementi che minimizzano gli effetti della sigaretta elettronica e gli esperti hanno dichiarato che non erano legati a nessuna industria farmaceutica per non avere conflitti di interesse. Bisogna però dire che ho il riferimento alla collaborazione con la Pfizer, nota produttrice farmaceutica non era stato menzionato. Vero problema nasce anche dal fatto che gli effetti sulla salute sono in tutti paesi poco studiati e non esiste nessuna relazione che offra risposte sulle conseguenze della nuova tecnologia nel lungo periodo come dicevamo nella premessa. Uno studio del 2011 pubblicato su una rivista di politica sanitaria affermava che le sigarette elettroniche comportano pochi o nessun rischio per la salute . Ma tutti li studi si concentrano prevalentemente sugli effetti sulla salute a breve e medio termine. Nessuna relazione offre risposte sulle conseguenze della nuova tecnologica nel lungo periodo. Nel 2011, ad esempio, uno studio pubblicato su una rivista di politica sanitaria pubblica assicurava che le sigarette elettroniche comportano pochi o nessun rischio per la salute. Ma un lavoro pubblicato negli Stati Uniti nel 2009 dalla Food and Drug Administration, invece, metteva in guardia dalla presenza di composti tossici. Vi sono poi altri esperti che affermano che vi possa essere una possibile riduzione della penetrazione di aria nei polmoni. Altri ancora hanno sottolineano i rischi per il cuore. È interessante o curioso o forse utile sapere che in diversi paesi come la Turchia Brasile e l'Argentina Singapore è stato posto per legge uno stop alla vendita delle sigarette elettroniche. Questo però è un dato importante anche da un punto di vista sociale in quanto questi paesi l'uso delle sigarette è molto diffuso e in aumento quindi potrebbe aver vinto la lobby del tabacco cercando di mettere uno stop alla vendita delle sigarette elettroniche proprio per paura che questi possono fare diminuire la vendita delle sigarette. In Francia la relazione dell' Office francais de prevention du tabagisme considera le sigarette elettroniche meno dannose delle tradizionali ma era stata anticipata da uno studio dell’agenzia nazionale per la sicurezza dei farmaci che consigliava di non utilizzare lo strumento elettronico. Poche sono le certezze che si possono evidenziare da questi lavori citati o da altri in quanto solo di lavori parziali a breve e medio termine. Certamente non abbiamo certezze da vendere. L’Organizzazione mondiale della Sanità nel 2008 ha dichiarato che la sigaretta elettronica non può essere affatto considerata come una terapia per aiutare i fumatori a smettere. Si parla molto nella inalazione di glicole propilenico, ma gli studi hanno dimostrato la non tossicità sui topi da laboratorio. In futuro sapremo di più dei possibili danni nell'organismo umano. Noi dobbiamo cercare di tenere presente quindi le sostanze messe e contenute nelle sigarette elettroniche anche se tale sostanze fanno meno male di quelle tradizionali e se possiamo o dobbiamo dire se sono degli strumenti che aiutano le persone affette da uso di tabacco a diminuirne l'uso o ad abbandonarlo del tutto Purtroppo come ho detto in premessa gli studi sono pochi (più o meno 200) e essendo a breve termine non possono dare con sicurezza certezza I ricercatori al momento si sono limitati ad analizzare cosa succede ai polmoni dei fumatori attraverso l’uso del nuovo apparecchio. Ma i ricercatori al momento non possono dire eventuali danni nel futuro e non abbiamo dei dati statistici significativi sulla diminuzione dell'uso del tabacco tradizionale. Anche se statisticamente come ci ha detto il professor Riccardo Popolosa con il suo studio dopo un anno circa il 9% ha abbandonato la sigaretta tradizionale e di questi 87% ha poi abbandonato anche quella elettronica è chiaro che sono dati parziali che devono essere presi con le pinze. Però sono anche dati di uno studio serio scientifico universitario elaborati da un professore di nome e di fama scientifica riconosciuta. La Food and Drug administration Usa, l’ente che sovrintende la diffusione di alimenti e medicinali nel Paese, ha analizzato nel 2009 i componenti presenti nelle cartucce delle sigarette elettroniche rivelando la presenza di nitrosammine, elementi cancerogeni già inclusi nelle sigarette “tradizionali”, anche se in una concentrazione minore. Si deve riprendere in mano quello che ho detto all'inizio e cioè che ci sono componenti tossici presenti sia una che nell'altro tipo di sigaretta ma si deve anche dire che se le sigarette elettroniche presentano sostanze tossiche a concentrazione di gran lunga minore rispetto le sigarette tradizionali è chiaro che se uno deve scegliere deve scegliere quelle a contenuto di molto minore. La Fda ha poi scoperto che nelle cartucce è presente il Glicol dietilenico, un elemente antigelo presente anche nell’olio dei freni. Parliamo di un composto classificato come veleno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ed un’assunzione cospicua potrebbe causare problemi ai reni, disfunzioni nervose e problemi respiratori. Anche di questo componente noi sappiamo che è un componente tossico però è anche vero che è presente in quantità minima e non è stato dimostrato alcun danno evidente . Certamente se ci fossero studi a lungo tempo forse potremo dimostrare dei problemi ai reni e delle disfunzioni nervose e dei problemi respiratori ma sicuramente per l'uso normale che vi viene fatto e per l'uso che in prospettiva ( come dimostrato dallo studio del prof Popolosa che dovrebbe portare alla cessazione anche dell'uso di quella elettronica) tali danni non si dovrebbero riscontrare Nel marzo del 2013 i ricercatori dell’università della California ha studiato il contenuto anche i vapori presenti nelle sigarette elettroniche rivelando particelle di vapore, ferro, alluminio e silcati oltre a nanoparticelle di stagno, cromo e nichel. I ricercatori hanno scoperto che la concentrazione di questi elementi sono pari a quelle presenti nelle sigarette tradizionali e che quindi anche le “elettroniche” possono facilitare l’insorgenza di malattie. Per quanto riguarda questi componenti dai ricercatori dell'Università di California dobbiamo ricordare quello che abbiamo sempre detto che nel fumo di sigaretta tradizionale ci sono più di 20.000 componenti e questi in maggioranza sono tossici. Il fatto che ve ne siano alcuni anche nella sigaretta elettronica è evidente poiché quando noi portiamo ad alta temperatura la il tabacco e la sua combustione si producono sostanze che possono essere tossici. Si tratta naturalmente sempre di tenere presente la quantità della concentrazione di tali elementi in una sigaretta tradizionale e in una sigaretta elettronica e anche qui poiché il calore della combustione del tabacco è maggiore di quello del liquido contenuto da sigarette elettronico, noi dobbiamo dire che se è vero che ci sono le componenti tossiche è anche vero che queste sono in quantità minore. Naturalmente deve sempre essere presa in considerazione una sigaretta elettronica certificata sia marchiata CEE e che ci sia un controllo del ministero della sanità per poter dire che quella sigaretta elettronica ha una quantità minima di sostanze tossiche e queste sostanze tossiche devono essere dichiarate nella confezione. Sarà poi il farmacista o chi lo vende consigliare il paziente quale sigaretta usare e quante usarne di queste sigarette. E' altresì chiaro che non può essere venduta liberamente ai minori . La sigaretta elettronica è nata per essere un mezzo per diminuire o smettere di fumare e come tale deve rimanere : Le statistiche stesse dicono che chi fuma la sigaretta elettronica abbandona spesso quella tradizione e spesso poi anche quella elettronica . Le statistiche evidentemente non sono date da grandi numeri ma in ogni caso non devono essere invece prese come abitudine a rimpiazzare un tipo di sigaretta con la sigaretta elettronica e per continuare poi con questa. Alcuni studiosi e psicologi hanno cercato di dimostrare che le sigarette elettroniche potrebbero coinvolgere numerosi adolescenti perché la pubblicità che sta prendendo piede specie per l'utilizzo da parte di attori celebri o sportivi e possono portare un senso di emulazione nello stesso modo in cui la sigaretta tradizionale è stata usata in passato dalla pubblicità di imitazione . Si teme che questa pubblicità di imitazione possa coinvolgere anche la sigaretta elettronica e che quindi da uso di un mezzo per diminuirlo smettere di fumare possa essere un incentivo una moda di utilizzare un altro metodo di fumare. Molti sostengono che la sigaretta elettronica possa essere pericolosa come quella convenzionale e che l'uso non controllato rischi di vanificare una ricerca di un sistema che dovrebbe essere usata in maniera corretta per abituarsi a non sentire la mancanza della sigaretta tradizionale Al momento se dove tirare una conclusione consiglio Accertare che la sigaretta elettronica sia marchiata CEE e autorizzata dal Ministero della Salute Accertare che siano specificate i componenti che si rinvengono nel liquido di ricambio Accertarsi che il farmacista o il venditore conosca quale sigaretta elettronica faccia per voi Si consiglia di passare gradualmente dalla sigaretta tradizionale a quella elettronica e quando si è passati totalmente a quelle elettronica passare gradualmente ad una diminuzione anche di tale sigaretta.

Quando lo smartphone invita a fumare. Articolo tratto da Repubblica 28/10/2012 18:02
Riportiamo un interessante articolo tratto dal giornale "Repubblica" che vi invita a meditare e a capire perche si continua a fumnare SIGARETTE nelle applicazioni per smartphone, ultima frontiera per il marketing delle "bionde", più o meno palese. La pubblicità al fumo, diretta o meno, può arrivare anche così, e raggiungere un pubblico di tutte le età. Se n'è accorta l'Università di Sydney, Australia, cercando negli "app store" delle varie piattaforme e scovando un centinaio di applicazioni che in qualche modo rimandano alle sigarette e al concetto di fumo. Quello delle app sembra un terreno fertile per divulgare l'immaginario delle sigarette e così, accanto ad applicazioni anche utili per riferimento, come "Cigarettes", un database di tutte le marche con vari dati associati, il rischio di imbattersi in promozione occulta del fumo effettivamente c'è. Alla faccia delle regole sulla pubblicità che l'industria dei produttori di tabacco è tenuta a rispettare. Durante la ricerca, a Sydney si sono anche imbattuti in applicazioni che sulla carta vengono descritte come un "aiuto per smettere di fumare", ma che poi si sono rivelate pro-fumo. E naturalmente non mancano programmi che mostrano marche di sigarette e mappe aggiornate dei punti di vendita dei prodotti legati al tabacco. Ovviamente, non tutto ciò che in qualche modo appare come un agente promozionale proviene dall'industria delle sigarette. Tra gli sviluppatori delle applicazioni possono di certo esserci estimatori del fumo che desiderano soltanto fornire un servizio utile ad altri estimatori, magari guadagnando qualcosa. Ma secondo i ricercatori, alcune delle app in esame potrebbero nascondere la mano di "Big Tobacco", specificamente quelle che risultano sviluppate da persone singole che si identificano con un nom de plume e non con una denominazione aziendale su cui sarebbe possibile fare ricerche. Il settimanale americano Time ha qundi individuato cinque app tra quelle rintracciabili nello studio particolarmente raffinate. Tra queste, spicca MyAshtray per iOS, un vero e proprio "simulatore di fumo" in cui l'utente tocca lo schermo per far cadere la cenere nel portacenere. Secondo gli sviluppatori, "ciccare" virtualmente potrebbe aiutare a tenersi lontani dal fumo vero, ma i ricercatori sostengono che per questa teoria non c'è conferma scientifica. C'è iRolling Cigarettes in cui l'utente può arrotolare tabacco nella cartina virtuale, e la già citata Cigarettes per Android è un archivio dettagliatissimo delle bionde nel mondo, Puff Puff Pass per iPhone è un giochino in cui vince chi passa la sigaretta alla personaggio giusto indicata dal gioco, mentre sono già in 50 mila ad aver scaricato Cigarette Battery Widget per Android, in cui il livello della batteria del telefono viene indicato dal consumarsi di una sigaretta, a continua memoria della loro esistenza. (26 ottobre 2012) Se volete potete leggere l'articolo direttamente da "Repubblica" il link è il seguente http://goo.gl/kZv0U

Divieto di fumare in Australia 25/08/2012 20:42
l’Australia ha dichiarato guerra alle sigarette da tempo Ma adesso una proposta di legge sarebbe volta a creare addirittura una generazione senza fumo. La proposta viene dalla Tasmania, una delle regioni Australiane: in pratica tutti gli abitanti dell’isola che sono nati dal 2000 in poi non potranno più fumare, neppure quando avranno raggiunto la maggiore età, vale a dire nel 2018. Con una legge del genere l’Australia è pronta a creare di fatto una generazione senza fumo. Se la proposta restrittiva diventasse legge creerebbe un precedente senza riscontri: ve lo immaginate il colpo mortale inferto alle majors del tabacco se fosse adottata anche da altri stati? In Australia la nuova proposta della legge antifumo è solo l’ultimo attacco alle sigarette: già da qualche tempo il Parlamento ha disposto la vendita di pacchetti senza il logo della marca. I pacchetti sono tutti uguali e resta in bella vista solo una lugubre immagine testimonial del pericolo mortale che corrono i fumatori. In effetti solo eliminado del tutto la sigaretta si può creare una generazione e un futuro di persone più sane. Si può fare risparmiare alla Stato molto perchè se è vero che lo Stato incassa dalle tasse sul tabacco, è pur vero che lo Stato spende di più di quello che incassa per curare i danni dal fumo

Un successo l’iniziativa tra i turisti stranieri al camping Union Lido 23/07/2012 21:14
Riportiamo integralmente l'articolo apparso domenica sulla Nuova Venezia. Il Nostro Sito è stato il primo a dare la notizia CAVALLINO. Prima area per i non fumatori al camping Union Lido, dopo quella di Bibione. Un altro servizio all'avanguardia per i turisti che lancia il noto camping nel firmamento delle strutture all'aria aperta in tutta Europa e nel mondo. E soprattutto vede la realizzazione di un' area riservata che segna una svolta nella cultura dell'accoglienza anche in Italia. Al Camping Union Lido, con una capienza di oltre 10 mila persone, su proposta e decisione del guest service, Francesco Enzo, è stato riservato un ampio spazio di spiaggia per non fumatori. Si tratta di quasi metà della spiaggia dell’Union Lido, dove le postazioni di ombrelloni e pedalò sono gestite dal dinamico Emiliano, ex giocatore di pallacanestro, infermiere e strumentista. Qui è stato posto il divieto assoluto di fumare. L’Union Lido diventa quindi il primo capeggio nel Veneto che preserva la salute dei cittadini italiani e stranieri, elogiato anche dal medico chirurgo della casa di cura Rizzola, Paolo Madeyski, oltre che da Armando Ballarin da anni ai vertici dell'associazione dei camping del litorale. Finalmente le persone che si trovano a riposare durante le meritate vacanze non saranno infastidite dal fumo di sigaretta che spesso si sente forte e intenso anche davanti al mare. E i bambini saranno protetti da aspetti nocivi legati al fumo. «Abbiamo riservato una settantina di ombrelloni con i lettini ai non fumatori», spiega Enzo, «poi un tratto di spiaggia di circa 400 metri quadri. Si tratta di un primo esperimento e per il prossimo anno abbiamo intenzione di incrementare i numeri e le dimensioni. Per adesso questa è dunque una sperimentazione, ma sta già avendo un notevole successo. Ci sono anche ospiti fumatori che scelgono questo tratto, poi si spostano per fumare la sigaretta e tornano a prendere il sole dove non si fuma. Un traguardo importante e un servizio che piace molto ai turisti provenienti dai paesi di tutto il mondo». (g.ca.)

Novità Nelle Spiagge del Veneto a Cavallino Tre Porti 06/07/2012 21:26
Una notizia che ci fa piacere e che segna una svolta nella cultura anche in Italia. E nel Veneto Cavallino Tre Porti arriva primo! Al Camping UNION LIDO su proposta e decisione del Guest Service FRANCESCO ENZO è stato approntato un ampio spazio in spiaggia per non fumatori. In metà della spiaggia dell'Union Lido dove le postazioni di ombrelloni e di pedalò sono gestite dal dinamico Emiliano ( ex giocatore di pallacanestro e infermiere e strumentista) è stato post il divieto di fumare. L'UNION LIDO diventa quindi il primo capeggio nel Veneto che preserva la salute dei cittadini italiani e stranieri.Ma non solo : finalmente le persone che si trovano a riposare le meritate vacanze non saranno infastidite dal fumo di sigaretta. E i bambini saranno protetti da aspetti nocivi legati al fumo. Oramai in varie nazioni questa norma sta diventando abitudine ma in Italia si era rimasti ancora indieto. Grazie a Francesco Enzo e a Emiliano anche nel Veneto si è raggiunto un importante traguardo: aiutare i cittadini ad essere liberi di non fumare il fumo degli altri !

Fumo passivo, altamente nocivo per il feto 15/03/2011 12:34
Il fumo attivo, si sa, fa male al feto in gravidanza. Quello che si sospettava, ma non si sapeva con certezza, è che anche il fumo passivo rischia di mettere a dura prova la salute del bambino, nuocendo gravemente alle sue condizioni generali. Si tratta del risultato di uno studio condotto dall’Università di Nottingham il quale tenta di dimostrare come siano alte le probabilità che il bambino di una donna che vive vicino a fumatori accaniti possa presentare dei gravi problemi di salute alla nascita, od addirittura nascere morto. I risultati verranno pubblicati sulla rivista Pediatrics di Aprile. Basta dare un’occhiata ai dati relativi alla mortalità infantile per rendersi conto della gravità della situazione: il fumo passivo rappresenta una maggiorazione del fattore di rischio di morte alla nascita in percentuale pari al 23%, mentre rappresenta causa di difetti congeniti nel 13% dei casi. Si tratta di due percentuali molto elevate, che meriterebbero la giusta attenzione da parte delle donne in gestazione. Il pericolo aumenta esponenzialmente se ad essere un accanito fumatore è il compagno della donna incinta. Secondo gli esperti bisognerebbe fare attenzione all’esposizione al fumo passivo anche prima del concepimento. Si tratta di un’analisi basata su studi, ben 19, condotti in Europa in Asia ed in America. Come spiega il dottor Jo Leonardi-Bee: Il fumo delle madri durante la gravidanza è ben riconosciuto quale possibilità di trasportare una serie di rischi gravi per la salute per il nascituro compresa la mortalità fetale, basso peso alla nascita, parto prematuro e una serie di gravi anomalie congenite quali la palatoschisi, piede torto e problemi cardiaci. Questo perché il fumo passivo espone il feto alla stessa gamma di tossine del tabacco alla quale viene sottoposta il fumatore attivo. Si tratta di uno studio di importanza rilevante e dai risvolti inquietanti: prima di tutto perché mette in luce la problematica del tabagismo in gravidanza, e poi perché, sebbene ogni persona responsabile delle proprie azioni, tali comportamenti non devono e non possono incidere nell’esistenza di un bambino non in grado di scegliere da solo. (fonte: medicinalive.com)

Sesso orale, aumenta il rischio di cancro alla gola più del fumo 22/02/2011 17:15
Praticare sesso orale non protetto al di sotto dei 50 anni aumenterebbe il rischio di tumore alla gola, addirittura più del fumo di sigaretta. La bizzarra quanto inaspettata scoperta è stata fatta dal team di ricercatori della Ohio State University, coordinati dalla dottoressa Maura Gillison. I risultati dello studio sono stati rivelati in occasione dell’American Association for the Advancement of Science, meeting annuale tuttora in pieno svolgimento a Washington DC. Con grande stupore, infatti, gli scienziati avrebbero rilevato che i soggetti più a rischio sarebbero proprio i giovani, quasi sempre senza problemi di alcolismo o di tabagismo. Sono loro i nuovi pazienti affetti dal cancro alla laringe, che sarebbe causato dal Papillomavirus umano o Hpv. A quanto pare, quando si fa sesso orale senza precauzioni, il virus in questione penetrerebbe all’interno dell’organismo, attaccando i tessuti di bocca e gola, scatenando successivamente la neoplasia. Tuttavia, un modo per non incorrere in questo spiacevole inconveniente c’è: vaccinarsi. A partire dal 2008, alcuni stati hanno introdotto la vaccinazione per le ragazzine di età compresa fra i 12 e i 13 anni. Alla luce dei recenti studi, però, gli esperti della Ohio University, hanno consigliato la somministrazione del siero anche per i ragazzi. «In base a prove scientifiche, non possiamo dire se il vaccino proteggerà dall’infezione da HPV che porta al cancro – ha dichiarato la Gillison – i nostri che lavorano sul campo sono ottimisti sulla sua efficacia. In base alle osservazioni finora fatte su diverse zone del corpo, il vaccino si è dimostrato capace nel prevenire il 90% delle infezioni». Una notizia che sicuramente porterà molti a riflettere e probabilmente a cambiare le proprie abitudini sotto le lenzuola. (fonte: ilquotidianoitaliano.it)

Niente fumo, siamo studenti (e anche Obama!…) 11/02/2011 13:21
Tutti i 23 campus universitari di Manhattan mettono al bando il fumo, anche all’aperto. Questo estende di molto le zone “no smoke” di tutta New York. Da Columbia a NYU e CUNY, vita dura per quegli studenti e docenti (sono il 13%) ancora prigionieri del tabagismo. Dal quale si è finalmente liberato – udite udite – Barack Obama. Lo ha annunciato Michelle: “è quasi un anno che non accende una sigaretta”. Ormai ci siamo davvero, se lo dice perfino la First Lady che ha condotto una battaglia implacabile contro il vizio del marito. (fonte: rampini.blogautore.repubblica.it)

Sigarette elettroniche: sì o no? 30/01/2011 12:11
Sostenitori e oppositori. Chi dice che siano un valido aiuto contro il tabagismo e chi sottolinea che non si conoscono gli effetti collaterali. Nello Stato di New York si sta pensando di bandirle. Centinaia di migliaia di fumatori provano ad abbandonare il vizio e falliscono puntualmente a dispetto degli sforzi, dei cerotti di nicotina o della (ormai fuori moda?) forza di volontà. Le sigarette elettroniche sono pubblicizzate come l’ultima frontiera per smettere di fumare. Sono dei bastoncini, caricati a batteria e riempiti con una soluzione con o senza nicotina, riscaldata e inalata come un vapore. Molte sono ricaricabili con miscele che contengono differenti concentrazioni di nicotina ed emanano centinaia di aromi. Non contengono le sostanze cancerogene del tabacco ma potrebbero avere altri rischi per la salute. Chi è a favore dice che forniscono un aiuto importante per smettere e danno la sensazione di fumare senza assumere le sostanze cancerogene e chimiche che si trovano nel tabacco. Gli scienziati dell’università della California, a Berkeley, dicono che il marchingegno può avere un grande potenziale contro la mortalità e le malattie tabacco-correlate”. Poche inchieste indipendenti sulle e-cigarettes Negli Stati Uniti si sta cominciando a discutere se rappresentino una nuova cura miracolosa o una minaccia alla salute pubblica. C’è chi pensa addirittura che siano soltanto un altro vizio che provoca dipendenza, così da istigare i bambini a fumare più precocemente e legalmente. Lo scorso anno, il dottor Edward Langston (Associazione medica americana) ha detto: "Esistono pochissimi dati sulla sicurezza delle sigarette elettroniche e la Food and Drugs Administration ha avvertito che provocano potenzialmente dipendenza, con tanto di tossine dannose. Il fatto che abbiano aromi fruttati e caramellati dà loro la potenzialità per attirare nuovi utilizzatori di nicotina, specie tra gli adolescenti". Linda Rosenthal, deputata democratica nello stato di New York, ha presentato una proposta di legge: senza certezze sull'eventuale pericolosità, la ex fumatrice vuole bandire le e-cigarettes a New York. La minaccia ha causato indignazione da parte degli ex fumatori che dicono di essere stati aiutati dalle e-cigarettes. Elaine Keller, vice-presidente della CASAA, un’associazione di consumatori per le alternative anti-fumo, ha sostenuto di aver smesso di fumare grazie alle e-cigarettes. "Non conosco niente di sicuro al 100%. Sicuramente sono più sicure del fumo” ha aggiunto la Keller, libera dal tabagismo dal marzo 2009 dopo aver fumato per 45 anni. Come sostituto delle sigarette, il futuro delle e-cigarettes sarà deciso dalla Food and Drugs Administration. Non è un compito semplice. La Fda ha provato a classificarle come un prodotto farmaceutico e quindi - come ogni farmaco - con tanto di analisi e ricerche scientifiche. Posizione ribaltata da un giudice federale che ha declassato le sigarette elettroniche a "semplice prodotto a base di tabacco", senza la necessità di particolari test di laboratorio. Una cosa è comunque sicura: le e-cigarettes danno fastidio a prescindere dalla loro classificazione. Se considerate medicinale anti-fumo entrano in attrito con le lobby farmaceutiche chiamate a vederserla con un avversario nuovo e economico. Se invece venissero trattate come prodotto a base di tabacco darebbero fastidio al mercato di cerotti anti-fumo e di inalatori (fonte: tgcom.it)

Fumo: GB, in 2050 ultima sigaretta 30/01/2011 12:10
L'ultima sigaretta in Gran Bretagna sara' spenta nel 2050. Lo scrivono gli analisti di Citigroup che in un rapporto considerano anche gli effetti che questo cambiamento portera' nell'industria del tabacco. Secondo il Telegraph ci vorranno dai 30 ai 50 anni per decretare la fine delle 'bionde', visto che il numero dei fumatori sta continuando a calare, mentre parallelamente aumenta la consapevolezza dei rischi legati al tabagismo. Precisa Citigroup: si tratta di 'scenari possibili'. (fonte: ansa.it)

U.E. - Tabagismo e morti. 40% donne e 60% uomini. Studio 30/01/2011 12:10
La mortalita' dovuta al tabacco pesa tra il 40 e il 60% nella differenza di longevita' tra uomini e donne in Europa, secondo uno studio pubblicato oggi in linea dalla rivista specializzata Tobacco Control. I motivi per cui le donne vivono piu' a lungo rispetto agli uomini, soprattutto nei Paesi europei sviluppati, e' uno degli argomenti piu' dibattuti, soprattutto -come sostengono gli autori dello studio- se il tabacco nel passato e' stato riconosciuto come il maggiore fattore di questa differenza. Anche cause biologiche sono evocate, ma il fatto determinante in assoluto e' che le donne fanno piu' spesso ricorso a cure mediche che non gli uomini. L'équipe di Gerry McCartney (Social and Public Health Science Unit, Glasgow, Uk) ha utilizzato i dati 2005 di 30 Paesi europei dell'Organizzazione mondiale della Sanita' (Oms) sui tassi di decessi negli uomini e nelle donne in assoluto, e quelli ascrivibili a tabacco e alcool. Le morti legate al tabacco includono il cancro delle vie respiratorie, gli infarti e gli ictus, nonche' la bronchite cronica ostruttiva. Quelli legati all'alcool includono il cancro della gola e dell'esofago, le malattie croniche del fegato, nonche' psicosi alcolica e atti vi violenza. Il numero di morti maschi varia considerevolmente rispetto ai Paesi studiati. La maggior parte di quelli che presentano questa differenza sono dell'Europa dell'est. Belgio, Spagna, Francia, Finlandia e Portogallo hanno anch'essi questa differenza percentuale. (fonte: droghe.aduc.it)

La Svizzera lancia «smokefree», pacchetto di sigarette senza sigarette dentro 30/01/2011 12:08
L'ultima trova degli svizzeri per combatte il tabagismo? Vendere pacchetti di sigarette...senza sigarette ma con cartoncini tipo i biglietti della fortuna dei biscotti cinesi o le frasi d'amore dei baci Perugina. Che ovviamente mettono in guardia il consumatore sui rischi del fumo, suggerisci come smettere e elenca i vantaggi di una vita senza «bionde». Ed essendo quella elvetica una società multientica, e dunque anche multilingue, i messaggi sono scritti in una dozzina di idiomi diversi. Non si fuma dunque ma fa riflettere «SmokeFree» una finta marca di sigarette lanciata dall'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) con tanto di slogan pubblicitario: l'unica sigaretta senza veleno e che non fa male. Il pacchetto è del tutto uguale a quello di una qualsiasi marca di sigarette per dimensioni e colori, anche se il nome (smokefree significa libero dal fumo) la foto di una «bionda» spezzata in due fa già capire cosa troveremo all'interno. Dentro infatti al posto delle sigarette infatti foglietti arrotolai che una volta aperti contengono trucchi e consigli per una vita senza fumo, e l'elenco dei vantaggi della libertà dal vizio. Nel mirino della campagna elvetica pro-disassuefazione c'è anche la popolazione immigrata. Il materiale sarà infatti disponibile in 11 lingue: non solo tedesco, francese e italiano, ma almeno in parte anche albanese, inglese, portoghese, spagnolo, serbo, croato, bosniaco e turco. La fase iniziale della campagna parte in questi giorni con spot cinematografici in uno dei quali, che fa un po' il verso alla pubblicità di una nota marca americana, si vede un bel giovane correre «libero», e con un fiato invidiabile, in mezzo a boschi e foreste. Ci saranno poi inserzioni sulla stampa, manifesti, un sito Internet (www.smokefree.ch) e la circolazione di pacchetti SmokeFree. Parola d'ordine «nessuna sigaretta è meglio di questa». Nella seconda parte del progetto verranno invece evocati motivi pubblicitari noti, ma reinterpretati in un contesto senza fumo. L'obiettivo è rovesciare il falso mito che per anni ha fatto della «bionda» un simbolo di indipendenza e ribellione: la nuova, vera libertà, che fa bene e non nuoce a nessuno, è non essere schiavo della sigaretta. Questo il messaggio della campagna che, per la prima volta in Svizzera, utilizza anche spot televisivi accompagnati da sottotitoli per gli audiolesi, da attivare su teletext. Tra il 2001 e il 2009, la percentuale di fumatori elvetici di età compresa tra i 14 e i 65 anni è scesa dal 33 al 27 per cento, una quota che secondo l'Ufsp rimane comunque elevata in Europea. Il Consiglio federale ha prolungato di quattro anni il Programma nazionale tabacco, allo scopo di ridurre al di ulteriori quattro punti il tasso dei fumatori residenti in Svizzera. (fonte: ilgiornale.it)

FUMO PROVOCA DANNI ISTANTANEI, EFFETTI CANCEROGENI DOPO 15-30 MINUTI 24/01/2011 16:39
Basta una sigaretta per assimilare sostanze tossiche in grado di innescare mutazioni genetiche all’origine di alcuni tumori. A dimostrarlo uno studio dell’Università del Minnesota pubblicato dalla rivista Chemical Research in Toxicology. I ricercatori hanno tracciato il percorso degli IPA (idrocarburi policilici aromatici) agenti cancerogeni contenuti nel tabacco, presenti anche negli impianti che bruciano il carbone e nei cibi carbonizzato sui barbecue, e ha scoperto che i danni genetici da essi provocati non impiegano anni o mesi a manifestarsi, ma minuti. A 12 volontari è stato chiesto di fumare delle sigarette contenenti un particolare isotopo del fenantrene, uno degli Ipa, più facile degli altri da tracciare una volta inalato. Lo studio ha dimostrato che il fenantrene forma nel sangue un derivato, il diolo epossido, conosciuto perché provoca mutazioni nel Dna che possono portare al cancro, ma quello che ha sorpreso i ricercatori è stato il tempo trascorso tra l’inalazione e la comparsa del composto, che è stato al massimo di 15-30 minuti. “E’ la prima volta che uno studio definisce la via seguita dagli Ipa nel metabolismo – scrivono gli autori – e questi risultati sono un monito molto severo a chi sta pensando di iniziare a fumare”. (fonte: infosalute.info)

Con le sigarette il sonno va in fumo 10/01/2011 12:03
Fanno le ore piccole e, magari, nell’interruzione pubblicitaria di un film in seconda serata o tra un capitolo e l’altro di un libro fumano una sigaretta. Sono i gufi, gli individui che tirano tardi la sera ma poi non sopportano le alzatacce. Ebbene, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Addiction, sarebbero proprio loro le persone a maggior rischi di essere - e rimanere a vita - fumatori. Lo studio è tra i più ampi condotti sul tema: 676 coppie di gemelli nate prima del 1958 sono state seguite per trent’anni da ricercatori dell’Università di Helsinki in Finlandia. Il team ha compiuto tre rilevazioni nel 1975, nel 1981 e nel 1990 attraverso le quali ha indagato l’attitudine al fumo dei partecipanti e la loro tendenza a essere "gufi" o "allodole" (cioè mattinieri). GUFI COL VIZIO - Circa il 30 per cento del campione si è dichiarato decisamente mattiniero mentre il 10 per cento decisamente nottambulo. Gli altri dichiaravano una lieve tendenza nell’uno o nell’altro verso. Il dato più interessante emerso dallo studio, però, è la percentuale di fumatori nei diversi gruppi. Nella rilevazione del 1975 il 43 per cento dei "gufi" era fumatore contro il 27 per cento delle "allodole". Nel 1991 le percentuali erano scese rispettivamente al 35 e al 21 per cento. Inoltre la differenza tra "gufi" e "allodole" risultava ancora più spiccata se venivano confrontati gruppi simili per età, abitudine all’alcol o tendenza a soffrire di depressione. Per i ricercatori la sfida è ora capire il perché di questa relazione. Le ipotesi sono diverse: può darsi - sostiene il gruppo - che i neurotrasmettitori coinvolti nei meccanismi del piacere siano decisivi nel determinare sia il profilo del "gufo", sia l’attitudine al fumo e alle dipendenze in genere. O, più semplicemente, che il rimanere svegli fino a tarda notte offra maggiori occasioni di fumare. SIGARETTA NEMICA DEL SONNO - Tuttavia, la relazione causale potrebbe essere invertita. «Non è detto che fare le ore piccole porti necessariamente un individuo a fumare - ha commentato Ulla Broms, prima firmataria dello studio -. Piuttosto è probabile che la nicotina, in quanto stimolante, eserciti un ruolo non indifferente su questi soggetti, proprio perché in grado di tenerli svegli nel tempo». Insomma, potrebbero essere le sigarette a far sì che un individuo assuma i comportamenti del gufo, e non viceversa. Inoltre, da tempo la ricerca ha dimostrato una relazione tra fumo di sigaretta e una cattiva qualità del sonno. Un recente studio pubblicato sulla rivista Chest, per esempio, ha confrontato 40 fumatori e 40 non fumatori sottoponendoli a polisonnografia, un esame che misura diversi parametri fisiologici durante il sonno, dall’attività del cervello alla qualità della respirazione. Dai test è emerso che nei fumatori si registra una minore durata del sonno profondo, quello più ristoratore. Non stupisce allora che il 22,5 per cento di essi abbia dichiarato ai ricercatori di non sentirsi riposato al risveglio. Una percentuale che scendeva al 5 per cento nei non fumatori. Inoltre, le maggiori differenze nelle caratteristiche del sonno dei due gruppi si registravano nelle prime fasi del sonno, quando gli effetti della nicotina sono più forti. «In genere i fumatori hanno difficoltà ad addormentarsi a causa degli effetti stimolanti della nicotina», ha spiegato uno degli autori, Naresh M. Punjabi, della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora. Nel corso della notte, poi, i livelli di nicotina calano. «Ma se questo rende più agevole addormentarsi - ha aggiunto -, allo stesso tempo l’astinenza da nicotina può contribuire a causare disturbi del sonno». (fonte:corriere.it)

Oltre 600mila morti l’anno nel mondo dovuti al fumo passivo 27/11/2010 18:19
Circa una morte su 100 ogni anno nel mondo è causata dal fumo passivo, che uccide più di 600.000 persone ogni anno. Ma il peggio è che circa 165.000 di questi decessi sono di bambini. Queste sono le conclusioni di un articolo che comparirà in una prossima edizione di “The Lancet”, scritto da Annette Pruss-Ustun, dell’OMS di Ginevra, Svizzera, e colleghi. Lo studio è il primo a valutare l’impatto globale del fumo cosiddetto di “seconda mano”. Al fine di assicurare una comparazione consistente, i ricercatori hanno utilizzato i dati del 2004 per la loro analisi, dato che questo è l’ultimo anno ad avere i dati completi dei 192 paesi studiati. Essi hanno stimato sia i decessi che gli anni di vita in buona salute persi (DALY), un conteggio che stima la perdita di giorni di vita confrontandola con la vita attesa degli individui che invece muoiono prematuramente. In tutto il mondo, il 40% dei bambini, il 33% dei maschi non fumatori, e il 35% delle donne non fumatrici sono stati esposti a fumo di seconda mano (il fumo passivo) nel 2004. E’ stato stimato che tale esposizione abbia causato 379.000 decessi per malattie ischemiche del cuore, 165.000 da infezioni delle basse vie respiratorie, 36.900 per asma, e 21.400 per cancro ai polmoni. In totale il conto fa 603.000 decessi attribuibili al fumo di seconda mano nel 2004, ossia l’1% di tutti i decessi in tutto il mondo. Il 47% di morti per fumo di seconda mano si è verificato nelle donne, il 28% nei bambini, e il 26% negli uomini. Il numero dei giorni utili (DALY) persi a causa dell’esposizione al fumo passivo è stato pari a 10,9 milioni , che era di circa 0,7% del totale delle giornate lavorative perse a livello mondialea causa di malattie nel 2004. Il 61% dei giorni persi era attribuibile ai bambini. Gli oneri più grandi a causa di malattie sono stati causati da infezioni delle basse vie respiratorie nei bambini di età inferiore ai 5 anni (5.939.000/54%), cardiopatia ischemica negli adulti (2.836.000/26%), e asma negli adulti (1.246.000/11%) e bambini (651.000/6%). Mentre i decessi dovuti al fumo passivo nei bambini sono sbilanciati verso paesi a basso o medio reddito, i decessi negli adulti si sono ripartiti tra tutti i paesi. Ad esempio, nei paesi ad alto reddito dell’Europa si sono verificati solo 71 decessi infantili attribuibili a fumo passivo, mentre negli adulti sono avvenuti 35.388 decessi. Invece in tutti i paesi dell’Africa valutati, circa 43.375 decessi dovuti al fumo passivo si sono verificati nei bambini, rispetto ai 9.514 negli adulti. Gli autori dicono: “Due terzi di queste morti si verifica in Africa e nel sud dell’Asia, dove i bambini sono esposti al fumo passivo in casa. La combinazione di malattie infettive e di tabacco sembra essere letale per i bambini in queste regioni, e questo potrebbe ostacolare gli sforzi per ridurre il tasso di mortalità per la fascia di età più giovane di 5 anni come richiesto dal 4° Obiettivo di Sviluppo del Millennio”. In tutto il mondo, sono i bambini con meno di 5 anni i più fortemente esposti al fumo passivo, più di ogni altra fascia d’età, e non sono in grado di evitare la principale fonte di esposizione – soprattutto se i loro parenti stretti fumano in casa. Gli autori fanno notare che l’esposizione a fumo in una casa con fumatori sembra simile nella maggior parte delle regioni, anche se è più intensa in Asia e nel Medio Oriente. Inoltre, i bambini sono il gruppo che mostra il maggior danno attribuibile al fumo passivo. Questi due fattori dovrebbero quindi quelli su cui le politiche di prevenzione dovrebbero concentrarsi di più. Le donne le vittime più numerose dopo i bambini Un altro dato inquietante per quello che riguarda le morti attribuibili al fumo passivo sono i decessi avvenuti nelle donne. Il numero assoluto di morti è più elevato nelle donne che negli uomini per due motivi principali. In primo luogo, il numero di donne non fumatrici (e quindi suscettibili di essere esposte al fumo passivo per definizione) è circa del 60% superiore a quello di maschi non fumatori (considerando che ci sono ancora molti più fumatori maschi rispetto alle donne). In secondo luogo, in Africa, in alcune parti del continente americano, nel Mediterraneo orientale e sud-est asiatico, le donne hanno almeno il 50% in più di probabilità di essere esposte al fumo passivo rispetto agli uomini. Bilancio complessivo Queste morti devono essere aggiunte a circa 5,1 milioni di decessi attribuibili al fumo attivo per ottenere l’effetto complessivo sia di fumo passivo e attivo. Il fumo, di conseguenza, è stato responsabile di più di 5,7 milioni di morti nel 2004. Nella loro analisi, gli autori hanno dato per scontato che chi fuma non dovrebbe essere soggetto agli effetti del fumo passivo, o comunque che i suoi effetti sono ricompresi in quelli del fumo attivo. Tuttavia, se non fosse così (questa eventualità non è stata dimostrata chiaramente), il numero di decessi dovuti al fumo passivo dovrebbe essere maggiorato di un buon 30% secondo gli autori. Allo stato attuale, solo il 7,4% della popolazione mondiale vive in paesi con leggi antifumo complete allo stato attuale, e l’applicazione di queste leggi è severa in solo poche di tali giurisdizioni (come in Italia, uno dei paesi con le leggi più avanzate e rispettate, soprattutto nei luoghi pubblici). In tali paesi, la ricerca ha dimostrato che queste leggi riducono l’esposizione al fumo passivo in ambienti ad alto rischio, come bar e ristoranti, del 90%, e in generale del 60%. Oltre alla protezione che offrono ai non fumatori, le politiche antifumo riducono il consumo di sigarette tra i fumatori, aumentando i tassi di successo dei tentativi di coloro che vogliono smettere. Gli autori concludono che occorrerebbe estendere il divieto di fumo all’interno di locali chiusi anche alle abitazioni civili, oltre che adottare programmi e strategie educative complementari per ridurre l’esposizione al fumo passivo in casa, un luogo particolarmente difficile da controllare da parte delle autorità e facilmente un luogo in cui si scelde a pericolosi compromessi tra fumatori e non fumatori, per chiare ragioni di buona convivenza. In un commento alla ricerca, il dottor Heather L. Wipfli e il dottor Jonathan M. Samet del Dipartimento di Medicina Preventiva dell’Università della California, Los Angeles hanno dichiarato: “Non ci può essere alcun dubbio che il 1,2 miliardi di fumatori nel mondo stanno esponendo miliardi dei non fumatori al fumo passivo, un inquinante che provoca malattie come poche fonti di inquinamento possono dare. Quando ci troviamo di fronte ad inquinanti di ambienti interni, come abitazioni, uffici e luoghi pubblici al chiuso, spesso è difficile eliminare la causa. Ma per il fumo, è una questione di divieti che vanno fatti rispettare, e i benefici sarebbero sostanziali, come mostrato da questa nuova ricerca”. (fonte: gaianews.it)

Cancro ai polmoni: alterazione genetica per i non fumatori 13/11/2010 14:34
Una nuova ricerca sul tumore ai polmoni, uno dei mali più diffusi della nostra epoca, suggerisce che la forma di cancro che colpisce i fumatori sia differente da quella che affligge i non fumatori. Gli scienziati di Vancouver hanno sottoposto ad analisi pazienti colpiti da tumore ai polmoni ed hanno notato che i non fumatori hanno alterazioni genetiche che non sono invece presenti nei fumatori. Il tumore ai polmoni compare nei non fumatori in più giovane età, è più frequente nelle donne ed è legato spesso all’adenocarcinoma, il più diffuso tipo di cancro, e a mutazioni nei geni che regolano la crescita della pelle. Questo ultimo dato porta a dedurre che il tumore polmonare dei non fumatori abbia altri meccanismi rispetto a quello di chi consuma tabacco: tutto ciò potrebbe aprire la via alla differenziazione delle terapie di cura e alla diagnosi precoce anche per chi non fuma. Uno dei fattori di incidenza della mortalità per carcinoma polmonare è infatti la ritardata diagnosi, che è frequente nei non fumatori. (fonte: benesseresalute.net)

Usa, campagna choc contro il fumo: le foto dei cadaveri sui pacchetti delle sigarette 13/11/2010 14:30
Il fumo fa male: ed il messaggio deve essere inequivocabile. Lo hanno pensato, evidentemente, le autorità del dipartimento della Salute e dalla Food and Drug Administration che hanno promosso l’ultima campagna informativa senza mezzi termni. Cadaveri, malati di cancro, radiografie di polmoni devastati: sono alcune delle immagini che dovrebbero comparire su almeno metà dei pacchetti di sigarette venduti in America. Il tabacco, secondo le statistiche, è infatti responsabile di circa oltre 400mila decessi all’anno negli Stati Uniti. Entro giugno, l’agenzia selezionerà le foto. Per adeguarsi alle nuove direttive, poi, i produttori di sigarette avranno al massimo 15 mesi. (fonte: blitzquotidiano.it)

Cancro al polmone, italiane incoscienti Solo tre su cento si sentono a rischio 14/10/2010 21:27
Superficiali, incoscienti, sprezzanti del pericolo. Le donne italiane, solitamente attente e informate quando si parla di salute, abitualmente disponibili a sottoporsi agli screening per le principali forme di tumore, appaiono invece «impreparate» di fronte al cancro al polmone. Non a caso, forse, il numero di decessi femminili per questa patologia è in costante aumento negli ultimi anni, proporzionalmente all’aumento del numero di fumatrici. A scattare una fotografia sul livello di consapevolezza e prevenzione in fatto di carcinoma polmonare è una ricerca dell’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da, realizzata grazie al sostegno di AstraZeneca), presentata a Roma in occasione del mese di sensibilizzazione mondiale su questa patologia proclamato per novembre dalla Global Lung Cancer Coalition. DONNE SEMPRE PIÙ IN PERICOLO - I numeri non lasciano dubbi. Solo fino a pochi anni fa il tumore polmonare era prevalentemente maschile: per ogni 5 maschi ammalati c’era una femmina. Oggi questa relazione è dimezzata e fra i circa 35mila nuovi casi diagnosticati ogni anno in Italia si registra una progressiva riduzione negli uomini e un costante incremento nelle donne. Ma secondo l’indagine condotta da O.N.Da su un campione di 600 connazionali fra i 25 e i 60 anni distribuiti su tutto il territorio nazionale, le italiane sottovalutano, quando non ignorano, questa forma di cancro. Sebbene il 32 per cento delle intervistate sappia che negli ultimi anni i decessi sono aumentati proprio fra le donne (fumatrici o meno), solo il sette per cento lo ritiene davvero pericoloso ed è consapevole che oggi il carcinoma polmonare è il secondo big-killer tra le neoplasie, dopo quello della mammella e dell’utero. Il resto lo associa una percezione di rischio medio-bassa. E se le ultime ricerche dimostrano che le donne sono geneticamente più in pericolo rispetto agli uomini, forse le italiane non lo sanno, visto che solo il tre per cento si sente minacciata. «Come confermato dai dati di questo studio - spiega Silvia Novello, pneumologo dell’Unità di oncologia toracica all’ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino) e presidente di Walce (Women Against Lung Cancer in Europe) -, la sensazione generale è che le donne siano più spaventate da altri tipi di cancro, mammella o utero, non rendendosi conto che il tumore del polmone colpisce il 26,6 per cento delle femmine contro il 19,9 per cento dei maschi. E che l’adenocarcinoma negli ultimi anni ha registrato un aumento del 21,6 per cento dei casi fra le prime e solo del 9,6 negli uomini». LA MALATTIA (NON SOLO) DEI FUMATORI - «Oggi, inoltre, si ha conferma che le donne sono geneticamente più predisposte degli uomini a sviluppare il tumore del polmone, siano esse fumatrici o meno - precisa Silvia Novello -. Sono loro infatti a contrarlo con maggiore facilità per una diversa capacità femminile di riparare il Dna danneggiato». Secondo le statistiche, poi, le donne si ammalano prima: nel 23,3 per cento dei casi hanno meno di 50 anni all’esordio della malattia, che invece compare dopo i 50 nella stragrande maggioranza (il 78 per cento) dei maschi. «Il tumore al polmone - spiega Armando Santoro, responsabile del Dipartimento di oncologia medica ed ematologia dell’Humanitas di Milano - è causa di circa 35-40mila decessi ogni anno nel nostro Paese. E se si aggiungono altre cause di morte per fumo, quali malattie cardiovascolari e respiratorie, arriviamo a superare gli 80mila decessi annui». Eppure il carcinoma polmonare è citato come il «tumore più rischioso per la propria salute» solo dal 13 per cento degli intervistati. Colpa, molto probabilmente, del fatto sia percepito come una malattia tipica del fumatore. Così, «chi non fa uso di tabacco non si sente toccato dal problema e assume un comportamento d’indifferenza e disinteresse - commenta Francesca Merzagora, presidente di O.N.Da -. E chi fuma si sente razionalmente esposto, ma mette in atto un atteggiamento emotivo difensivo e distaccato». SMETTE CHI HA VISSUTO IL CANCRO DA VICINO - Ma se è vero che anche solo la sigaretta occasionale e il fumo passivo possono creare danni potenzialmente seri al Dna delle cellule nelle vie respiratorie, accade sempre più spesso (circa il 15-20 per cento dei nuovi casi annui) di ritrovarsi con una diagnosi di cancro ai polmoni senza aver mai toccato neppure una sigaretta o quasi. Un fatto appare comunque certo e ben chiaro agli intervistati: il tabacco va evitato. Però solo un ex fumatore su cinque dichiara d’aver smesso perché preoccupato per la salute, mentre le ragioni che inducono a eliminare le sigarette sono principalmente legate alla famiglia e alla presenza di figli (il fumo è vissuto come elemento di "disagio" familiare più che come un rischio per se stessi) o al fatto d’aver avuto un caso di tumore polmonare nella cerchia dei parenti. Infine, dall’analisi emerge che la consapevolezza della patologia e l’adesione al concetto di prevenzione aumentano al crescere dell’esperienza diretta della patologia, della percezione di rischio personale e del senso di responsabilità per la famiglia. Insomma, ancora troppi italiani vivono nell’infinito rinvio del "domani smetto" e si decidono a spegnere davvero la sigaretta solo dopo essersi scottati. (fonte: corriere.it)

Sigarette: non esiste la «modica quantità» 11/10/2010 09:08
Cattive notizie per chi crede nell’innocenza della sigaretta occasionale: anche un tiro di tanto arreca danni potenzialmente seri al Dna delle cellule nelle vie respiratorie. Lo stesso vale per il fumo di seconda mano. Dunque, l’unico livello sicuro di esposizione al fumo di sigaretta è zero. LO STUDIO – Il fumo, anche alle più basse concentrazioni rilevabili, ha effetti diretti sul funzionamento dei geni che regolano l’attività delle cellule di gola, bronchi, polmoni. E’ la conclusione del lavoro di un gruppo di ricercatori americani afferenti alla Cornell University e al Presbyterian Hospital/Weill Cornell Medical Center di New York. Esaminando 121 persone, fra non fumatori, fumatori moderati e forti fumatori, gli studiosi hanno rilevato che alcuni geni, particolarmente sensibili al fumo di tabacco, mostravano funzioni alterate anche in chi fumava poco. «L’effetto genetico è molto più lieve rispetto ai fumatori regolari, ma ciò non significa che non ci siano conseguenze sulla salute - scrivono gli autori sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine -. Le funzioni alterate di quei geni altro non sono se non i primi segni di “malattia biologica” nel polmone o nell’individuo». COME IL CANARINO IN MINIERA - I ricercatori hanno confrontando i livelli di nicotina e di un suo metabolita, la cotinina, nelle urine di partecipanti, e hanno sequenziato l’intero genoma di ciascun partecipante a caccia di geni alterati. Nessun livello di nicotina o cotinina appariva slegato da una qualche anomalia genetica. Ronald Crystal, primo autore della ricerca, ha paragonato questi cambiamenti genetici al «canarino in una miniera di carbone», poiché come l’animaletto che serviva ai minatori nelle gallerie per rilevare eventuali gas pericolosi, avvertono della presenza di malattie potenzialmente letali. «Ma il canarino cinguetta per i pazienti poco esposti e strilla per i fumatori abituali» conclude Crystal, augurandosi che queste informazioni vadano a sostegno dei divieti di fumo nei luoghi pubblici, dove i non fumatori e i lavoratori delle aziende dove si fuma, sono a rischio di future malattie respiratorie, fra cui i tumori del polmone e la Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva). (fonte: corriere.it)

Tumore al seno: fumo e recettori nicotinici in esubero con conseguenti neoplasie 31/08/2010 10:31
Nelle cellule cancerose risultano notevolmente sovraespressi i recettori nicotinici nAChR, e in misura ancora maggiore nelle cellule di tumori in fase avanzata. È ben noto come l’assunzione di nicotina porti al fenomeno della dipendenza da questa sostanza in virtù del legame che instaura con il recettore dell’acetilcolina (nAchR). Tale legame è in grado anche promuovere l’insorgenza del tumore del seno, come mostra una ricerca pubblicata online sul Journal of the National Cancer Institute. Il fumo di sigaretta è stato riconosciuto come fattore di rischio per un’ampia gamma di neoplasie, e in particolare per il tumore della mammella; tuttavia finora erano state tirati in causa componenti diversi del tabacco. Per determinare l’effetto di promozione della carcinogenesi della nicotina, Yuan-Soon Ho, ricercatore della Taipei Medical University, e colleghi hanno analizzato 276 campioni di tessuto tumorale per verificare se sottounità del recettore nicotinico nAChR fossero sovra-espresse nelle cellule di tumore del seno rispetto a quelle normali circostanti. I ricercatori hanno trovato come nelle cellule di tumore della mammella fossero notevolmente sovra-espresse le subunità alfa-9 dell’nAChR (α9-nAchR), e che tale espressione risultava relativamente più alta nei tumori in fase avanzata rispetto a quelli in fase iniziale. Negli esperimenti di laboratorio si è riscontrato inoltre come con la riduzione dei livelli di α9-nAchR risulti inibita la crescita tumorale, mentre il loro incremento o il trattamento delle cellule tumorali con nicotina promuova lo sviluppo di caratteristiche cancerose. Secondo il commento degli autori: “I risultati implicano che i segnali cancerogeni mediati da recettore rivestono un ruolo decisivo nelle funzioni biologiche collegate allo sviluppo del tumore della mammella nell’essere umano.” (fonte: liquidarea.com)

Quelle ragazze arrabbiate schiave della sigaretta 31/05/2010 14:41
Fumano perché lo fanno gli amici uscendo da scuola, ma anche da sole, per stress e per rabbia. Sono le baby-fumatrici che paiono affezionarsi alla sigaretta come e più dei loro coetanei maschi e che, avverte l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), insieme alle loro madri sono «uno dei target principali dell’industria del tabacco, che necessita di reclutare nuovi consumatori, per rimpiazzare la quasi metà di quelli attuali che morirà prematuramente a causa di malattie correlate al fumo». E proprio a donne e mercato dei prodotti da fumo è dedicata l’edizione 2010 della Giornata mondiale senza tabacco del prossimo 31 maggio. MARKETING «ROSA» - Attualmente nel mondo sono donne 20 fumatori su cento (200 milioni circa), ma in diversi Paesi il tabagismo femminile è in crescita (in Italia la prevalenza di fumatrici è triplicata dagli anni ’50 ad oggi, che si assesta intorno al 20 per cento). Inoltre, secondo il recente rapporto Oms « Women and health: today's evidence, tomorrow's agenda » le pubblicità di sigarette puntano sempre più alle ragazze, che anche in Italia rischiano di «abboccare» in massa. LA SIGARETTA? UN’ABITUDINE PER UNA SU 5 - Se un ragazzo su tre afferma di fumare e uno su cinque si definisce un fumatore regolare, fra le ragazze proprio la regolarità sembra più diffusa (22,3 per cento) e aumenta con l’età passando dal 9,3 per cento dei 14enni fino al 33,3 per cento dei 18enni. Questo evidenzia una ricerca condotta dall’Istituto AstraRicerche sui ragazzi delle scuole superiori milanesi e promossa dalla Fondazione Veronesi e dall’Assessorato alla Salute del Comune di Milano. Proprio al capoluogo lombardo spetta il deludente primato di città con il più alto numero di giovani fumatrici tra i 15 e i 19 anni. SI FUMA ANCHE PER RABBIA - Le sigarette fumate sono in media otto al giorno, soprattutto con gli amici al termine delle lezioni (77,2 per cento), ma anche da soli (52,2 per cento). Ma se il 68,4 per cento dei giovani afferma di avere iniziato per la compagnia, il 59,9 per cento indica anche lo stress e il 57,3 per cento la rabbia. FUMATRICI, IDENTIKIT DIFFICILE - «Probabilmente le donne, adulte e ragazze, stanno entrando oggi in una fase di abitudine al fumo che gli uomini hanno toccato anni fa» ipotizza Laura Carrozzi, pneumologa dell'Ambulatorio per la Cessazione del Fumo dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana che, con il collega Francesco Pistelli e con la psichiatra Fiammetta Cosci, risponde alle domande degli utenti sul forum Stop al fumo. Ma esiste un identikit della dipendenza femminile dal tabacco? «Si sa ancora poco, si parla di una maggiore fragilità delle donne legata a caratteristiche genetiche e ormonali. Sono dati interessanti, ma mancano conferme – risponde Laura Carrozzi -. E non è che le donne smettano più facilmente degli uomini di fumare. Certamente, dal punto di vista sociale e psicologico, le donne hanno più responsabilità, si sentono un esempio per i figli, e per loro possono più facilmente pensare di abbandonare la sigaretta. Anche se resta un dato grave che il 10 per cento delle fumatrici in attesa di un bimbo non smette». LA SIGARETTA SI PAGA, ECCOME - E quelle teenager con la sigaretta fra le dita alle 7.30 di mattina fuori del liceo? «Le ragazze, e gli adolescenti in genere, sono una tipologia di fumatori complessa. A loro va ricordato quello che mettono sul piatto della bilancia: si perde l’autonomia, dato che la dipendenza dal fumo di sigaretta è una schiavitù come quella da altre droghe, calano le prestazioni fisiche, si rovinano la pelle e i denti, si compromette anche la futura possibilità di procreare: tutte le cose meravigliose della loro età e degli anni a venire». (fonte: corriere.it)

Tumori alla laringe: con il fumo si decuplicano i casi 23/05/2010 12:48
I tumori della testa e del collo sono il 20% dei tumori che colpiscono l’uomo e di questi un quarto nascono nella laringe. In Italia, soprattutto nel Nord-Est sono piu’ frequenti e rispetto alla media mondiale, nel nostro Paese l’incidenza e’ piu’ alta. I piu’ colpiti sono gli uomini, ma nell’ultimo decennio anche tra le donne si e’ registrato un leggero aumento. Riguardano la popolazione che va dai 60 ai 70 anni, ma qualche caso si registra anche tra i cinquantenni. E’ uno dei temi affrontati al 97ˆ Congresso nazionale della Societa’ italiana di otorinolaringologia e chirurgia cervico – facciale (Sioechcf), che si sta svolgendo a Riccione dal 19 al 22 maggio. Giuseppe Spriano, Direttore di Otorinolaringoiatria e chirurgia cervico-facciale dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma e presidente nazionale dell’Associazione otorinolaringologi ospedalieri italiani (Aooi), spiega quali possono essere i fattori che determinano l’insorgenza dei tumori alla laringe: “Il fattore principale, come per tutti i tumori della via respiratoria, e’ il fumo di sigaretta, che determina un rischio di ammalarsi 10 volte superiore. Anche l’alcol e’ un importante fattore di rischio e, se associato al fumo, ne potenzia la pericolosita’.” Tra i principali sintomi con cui si manifesta sicuramente la disfonia, cioe’ l’abbassamento della voce che diventa rauca, e’ tra quelli piu’ evidenti. Ma dal cancro alla laringe si guarisce? “Come per molti tumori questo dipende dallo stadio di malattia – avverte Giuseppe Spriano – e in uno stadio iniziale la guarigione si ottiene nel 90% dei casi. Ovviamente questa possibilita’ diminuisce al crescere dell’estensione del tumore. Oggi globalmente siamo in grado di guarire circa il 60 % dei tumori della laringe”. L’evoluzione terapeutica degli ultimi anni ha eliminato quasi totalmente l’intervento chirurgico. “Fino a 30 anni fa l’unico intervento possibile era la laringectomia totale, cioe’ l’asportazione completa della laringe che provocava la perdita della voce e la tracheotomia definitiva per la respirazione – prosegue il presidente Aooi – Oggi questo intervento e’ riservato a casi molto estesi o a recidive di pregressi trattamenti. Ma la vera evoluzione terapeutica degli ultimi decenni, secondo l’esperto, e’ la chirurgia endoscopica”. Nonostante gli sviluppi della scienza l’otorinolaringologo pero’ lancia un messaggio forte a favore della prevenzione: “L’evoluzione della chirurgia, radioterapia e chemioterapia e’ stata importante e ha portato a miglioramenti terapeutici, ma questo e’ niente al confronto di quello che si potrebbe ottenere con la prevenzione primaria, cioe’ eliminando i fattori di rischio. Un esempio per tutto questo: se nessuno fumasse invece di 100 tumori ve ne sarebbero solo 10″. (fonte: liquidarea.com)

Rischio recidiva di cancro al seno se la donna fuma 05/05/2010 15:01
Le donne che sono sopravvissute al cancro al seno in fase iniziale una prima volta possono svilupparne un secondo, sia nella stessa mammella che nell’altra, se fumano. La notizia giunge dai ricercatori statunitensi del Cancer Institute of New Jersey (CINJ), i quali hanno presentato la loro ricerca al meeting annuale della American Radium Society in corso a Cancun (Messico). Il dottor Robert Wood Johnson della Facoltà di Medicina del CINJ e colleghi hanno cercato d’individuare i fattori di rischio per le recidive di tumori al seno nelle donne che ne avevano già avuto episodio. Partendo dalla considerazione che queste donne corrono un rischio da due a sei volte maggiore di sviluppare un nuovo tumore rispetto alle donne che non hanno avuto diagnosi di cancro mammario, i ricercatori hanno identificato come fattori di potenziale aumentato rischio il fumo, il consumo di alcol e l’obesità. Per stabilire gli eventuali legami, lo studio si è concentrato sui dati di 796 donne fumatrici che avevano una diagnosi di carcinoma mammario in fase iniziale e che seguivano una terapia conservativa del seno atta tuttavia a rimuovere il tumore. I dati provenivano dalla Yale University School of Medicine e si riferivano ai trattamenti offerti tra il 1975 e il 2007. Questo tipo di terapia conservativa è un trattamento standard che viene offerto a tutte le donne con la malattia in fase iniziale e consiste in una nodulectomia a cui segue una radioterapia al seno. L’analisi dei dati ha permesso di stabilire che 15 anni dopo il trattamento il rischio di sviluppare un nuovo tumore allo stesso seno è stato maggiore nelle donne fumatrici con un 25% rispetto a un 19% di quelle non fumatrici. Sempre nelle donne fumatrici il rischio di avere un nuovo cancro nell’altro seno, quello non ancora oggetto di malattia, era del 13% contro l’8% delle donne non fumatrici. Il fattore fumo è stato scoperto essere indipendente da altri fattori come l’età, la storia familiare, fattori ormonali e altri. «Riteniamo che questo studio abbia esaminato il più grande sottogruppo di donne fino ad oggi su questo tema. Questi nuovi dati sono significativi in quanto mostrano che le donne possono esercitare un controllo su un noto fattore di rischio per lo sviluppo di un nuovo secondo cancro», ha commentato il dottor Johnson. (fonte: lastampa.it)

Le terapie più diffuse per smettere di fumare 05/05/2010 14:57
Non esiste al mondo un metodo che liberi in modo indolore dalla dipendenza dal fumo. La scelta di smettere di fumare deve essere vissuta serenamente, senza pensare di aver intrapreso una strada lunga e difficile, altrimenti le paure, i tumori e l’ansia porteranno al fallimento. Un’alta percentuale di fumatori cerca di smettere dall’oggi al domani tentando con le proprie forze, ma questo è uno dei procedimenti più difficili per rinunciare in modo durevole alla sigaretta. Nel caso della terapia di sostituzione della nicotina i fumatori assumono la sostanza che dà la dipendenza attraverso cerotti, gomme, caramelle da succhiare o spray nasali. In tal modo il corpo riceve la sostanza, dissociandola dal comportamento di dipendenza precedente. Si può ricorrere anche all’orecchino e all’agopuntura: l’orecchino viene inserito da un agopuntore e dovrebbe ridurere l’ansia dell’astinenza e la voglia di fumare. L’agopuntura prevede l’inserimento di sottilissimi aghi in precisi punto del corpo; si tratta di rimedi che derivano dalla cultura cinese. Attraverso la stimolazione del punto della dipendenza accanto al’ingresso dell’orecchio vengono stimolate determinate regioni del cervello che riducono fortemente il desiderio e le crisi di astinenza e nello stesso tempo apportano un profondo rilassamento. Molto raccomandabile è la terapia del comportamento. Il principio è: come ci si è abituati alla sigaretta nel corso della vita ci si può disabituare. Intanto si può fissare una data e quando questa arriva, eliminare sigarette, accendini, posacenere e qualsiasi altra cosa possa stimolare la voglia di fumare. Liberare l’auto i vestiti e gli ambienti dall’odore del fumo. E bene tenere mente e corpo impegnati affinche non abbiano la possibilità di reclamare o sentire il bisogno della sigaretta. Importantissimo il movimento: scarica lo stress e ossigena i polmoni. (fonte: takecareblog.it)

Il fumo uccide, questo si sa: ma soprattutto rende brutti 11/12/2009 19:27
Si legge: "Il fumo uccide"; oppure, "Tenete lontani i bambini dalle sigarette"; o ancora, "Il fumo provoca il tumore". Sono solo alcuni dei messaggi 'minatori' che appaiono sui pacchetti di 'bionde', ormai da molti anni anche in Italia. Una campagna permanente contro il vizio più diffuso al mondo, con l'obiettivo di dissuadere i tabagisti dalla loro brutta abitudine, citando ogni tipo di effetto negativo. C'è però una recente ricerca, condotta da esperti della New York University e dell'università di Basilea, secondo la quale queste frasi finiscono per produrre l'effetto contrario, vale a dire spingere chi li legge ad accendersi una sigaretta. La soluzione, secondo gli studiosi, dovrebbe essere invece puntare su messaggi che evidenzino i danni legati al proprio aspetto fisico, del tipo: "Il fumo rende la pelle opaca"; oppure, "la sigaretta fa invecchiare precocemente". Lo studio, che ha coinvolto 39 studenti fra i 17 e i 41 anni con il vizio del fumo, ed è stato pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology, rivela che, "in generale, quando i fumatori leggono frasi legate alla morte, sviluppano un atteggiamento di ribellione, continuando ad adottare abitudini a rischio". Si tratta della dimostrazione di una vera e propria teoria psicologica, detta della 'gestione del terrore'. E della concretizzazione dell'ipotesi, secondo cui la maggior parte delle persone fuma per mancanza di autostima: l'esperimento ha infatti dimostrato che molti più studenti erano intenzionati a dire addio al pacchetto, dopo aver letto messaggi dissuadenti che puntavano sul proprio aspetto fisico minato dalla sigarette. "Il fumo rende brutti", dunque, è stato proclamato dagli scienziati il messaggio migliore da apporre sui pacchetti. (fonte: larepubblica.it)

Il cancro uccide meno, ma fumo e alcol fanno «nuove» vittime 03/12/2009 17:06
Scende notevolmente la mortalità per tumore in Europa. Le stime più aggiornate calcolano infatti un calo del 10 per cento negli ultimi 10 anni. Merito insieme di migliori stili di vita, più accurati programmi di screening preventivo e avanzamenti terapeutici. Ma le cifre restano allarmanti all’Est e in Russia, dove si scontano ancora gravi ritardi. E si registrano aumenti preoccupanti in altri Paesi, specie fra le donne, che hanno acquisito abitudini in precedenza tipicamente maschili, come fumo e alcol. LO STUDIO - Nuove analisti sui tumori in Europa, sulla base dei dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, mostrano un costante declino della mortalità tra il 1990-1994 e il 2000-2004. I tassi di mortalità per tutti i tumori nell’Unione europea (Ue) in questo periodo sono diminuiti del 9 per cento negli uomini e dell’8 per cento nelle donne, con un forte calo soprattutto tra le persone di mezza età. Questo è quanto risulta da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Annals of Oncology, che ha evidenziato come la percentuale nei 27 Stati membri dell’Ue sia passata, negli uomini, da 185,2 decessi ogni 100mila abitanti/anno (periodo1990-1994) a 168 nel 2000-2004 e, nelle donne, da 104,8 a 96,9. LE COLPE - Secondo i ricercatori (guidati da Carlo La Vecchia, Capo del Dipartimento di Epidemiologia dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano e da Fabio Levi, dell'Istituto di Medicina Sociale e Preventiva e dell’Università di Losanna, Svizzera) la persistente riduzione nella mortalità globale per tumore è dovuta soprattutto ai cambiamenti nel consumo di tabacco negli uomini, con la conseguente ampia riduzione di morti dovute a carcinoma polmonare e altre neoplasie fumo-correlate. C’è poi un costante calo nella mortalità per tumore gastrico e, più recentemente, per cancro del colon-retto. Ma il quadro rimane variabile tra i vari paesi Europei e tra i sessi. Per esempio, negli Stati dove l’uso di alcol o tabacco è ancora in aumento (in particolare nelle donne) sale il numero delle persone decedute a causa di neoplasie legate a questi fattori di rischio, quelle di polmoni, cavo orale, faringe o esofago. E I MERITI - Più in generale, poi, gli esperti fanno notare come nei paesi sviluppati le chances di sopravvivenza siano in crescita grazie alla prevenzione e ai programmi di screening per la diagnosi precoce, e per merito dei passi avanti fatti nei trattamenti anticancro. Commentando l’andamento favorevole dei dati statistici, Cristina Bosetti del Dipartimento di Epidemiologia Mario Negri aggiunge: «Lo screening e la diagnosi precoce hanno contribuito alla riduzione nella mortalità per cancro della cervice uterina e della mammella, ma in questo secondo caso molto si deve soprattutto ai miglioramenti nelle cure. I progressi terapeutici – continua - hanno poi svolto un ruolo determinante nel calo dei decessi per tumore del testicolo, linfomi di Hodgkin e leucemie». DISPARITÀ INTERNE ALL’UE – Nello studio gli autori fanno notare che, nonostante questi progressi, nei primi anni Duemila rimane una differenza di circa due volte nella mortalità per tumore e nella sua incidenza tra i vari paesi europei. Disuguaglianza che ancora una volta riflette soprattutto la diversa diffusione del fumo di sigaretta. Negli uomini, i più alti tassi di mortalità nel periodo 2000-2004 sono stati registrati in Ungheria (255,2 decessi ogni 100mila abitanti), Repubblica Ceca (215,9) e Polonia (209,8); mentre quelli più bassi riguardano Svezia (125,8), Finlandia (130,9) e Svizzera (136,9). Nelle donne, invece, le percentuali peggiori vedono in testa Danimarca (141), Ungheria (131,5) e Scozia (123,1), mentre i dati migliori provengono da Spagna (78,9), Grecia (79,7) e Portogallo (80,9). Secondo gli esperti, dunque, la guerra al cancro si combatte partendo dai più noti fattori di rischio connessi con scorretti stili di vita: lotta al tabacco e interventi contro consumo di alcool, sovrappeso e obesità. Uniti a un’estensione degli screening, delle informazioni sulla diagnosi precoce e una condivisione (fra tutti i Paesi) dei più avanzati protocolli terapeutici. BOCCA E FARINGE – Se la mortalità generale per queste due neoplasie è diminuita del 10 per cento circa, è però evidente una crescita della percentuale dei decessi nelle donne. Fumo e alcol, da soli o una combinazione dei due, sono i maggiori fattori di rischio, responsabili di oltre l’80 per cento dei casi di cancro. Lo confermano, ancora una volta, i dati relativi a Francia e Italia, dove la mortalità è scesa a partire dalla metà degli anni Ottanta, quando si è iniziato a porre un freno al consumo di sigarette e bevande alcoliche. ESOFAGO – Anche per questa forma di cancro, sempre strettamente legata alle cattive abitudini si tabacco e alcolici, si registra un moderato abbassamento del numero di morti negli uomini. Ma le cifre non cambiano per le donne e crescono i casi soprattutto in quelle di mezza età e particolarmente nei Paesi del Nord (Danimarca, Paesi Baltici, Inghilterra, Galles e Scozia). TRACHEA, BRONCHI, POLMONI – Scende il numero delle vittime ovunque. Però, nel decennio 1994-2004 al calo del 17 per cento fra gli uomini corrisponde un aumento femminile (più 27 per cento), particolarmente in Ungheria, Polonia, Croazia, Repubblica Ceca, Russia. PELLE – Un dato controtendenza riguarda le neoplasie cutanee e il melanoma, responsabili di una quantità crescente di decessi (2,4 ogni 100mila maschi e 1,5 femmine ogni anno nel periodo 2000-2004), ma soprattutto nelle generazioni più giovani sono evidenti dei miglioramenti. SENO – Buone notizie soprattutto nelle donne fra i 35 e i 44 anni (mortalità in calo del 25 per cento), ma anche fra i 35 e i 64 anni si registra un abbassamento del 17 per cento. Mentre nei Paesi occidentali i tassi seguono costantemente il trend al ribasso da almeno vent’anni, nella maggior parte dei Paesi dell’Est Europa e in Russia, però, il numero di morti resta stabile o sale. Colpa, soprattutto, dei ritardi nelle cure e nella diagnosi precoce, dicono gli autori. CERVICE – Il quadro per il tumore del collo dell’utero si presenta simile a quello del carcinoma mammario: la neoplasia uccide di meno (19 per cento) rispetto al decennio precedente, ma i tassi restano alti all’Est dove non sono diffusi gli screening. PROSTATA – I progressi terapeutici danno risultati evidenti soprattutto in Francia, Germania e Regno Unito, mentre la mortalità continua a crescere in Russia, Paesi Baltici, Polonia e in altri Stati dell’Est. In ogni caso, osservando la mortalità europea nel suo insieme si rileva un modesto declino generale. (fonte: corriere.it)

Fumare poco per molti anni è peggio che fumare molto per pochi 17/11/2009 15:42
Che i fumatori siano particolarmente esposti ai tumori della vescica è noto da mezzo secolo. Ora si sa anche che fumare poche sigarette al giorno per molti anni può essere più pericoloso che fumarne molte per un tempo più breve. Colpa delle nuove evoluzioni dei prodotti dell’industria del tabacco, afferma una ricerca americana appena pubblicata, in primis la trappola delle sigarette light e gli additivi dannosi, fra cui anche l’apparentemente innocuo mentolo. LO STUDIO – Un team di esperti coordinati dal National Cancer Institute di Bethesda ha verificato se il rischio di sviluppare un cancro della vescica per i fumatori, rispetto chi non usa tabacco, fosse cambiato nel tempo. Si è scelto di confrontare i dati raccolti in tre Stati americani, il Maine, il New Hampshire e il Vermont, fra il 2001 e il 2004 con quelli raccolti nelle stesse zone qualche anno prima (1994-1998). L’esito, come riportato sull’ultima edizione online del Journal of the National Cancer Institute, è stato sorprendente: il rischio per i fumatori è cresciuto nel tempo fino a diventare cinque volte più alto per i fumatori rispetto ai non fumatori. Inoltre, un consumo moderato ma più esteso negli anni appare più nocivo di un consumo intenso. Perché? La risposta che gli studiosi si sono dati è che qualcosa dev’essere cambiato anche nelle abitudini dei fumatori e nelle sigarette stesse. PIÙ CANCEROGENI - L’aumento del rischio di incappare in un tumore della vescica per gli affezionati del tabacco potrebbe essere in parte dovuto ai cambiamenti nella composizione dei prodotti da fumo. In particolare, nel tempo sono aumentate le concentrazioni delle ammine aromatiche, cancerogeni ormai riconosciuti come nemici numero uno della vescica, dove si vanno ad accumulano con l’urina. I ricercatori puntano il dito su una di esse in particolare, la naftilammina. ANCHE IL MENTOLO «CAVALLO DI TROIA» - In un commento allo studio, gli esperti dell’università del South Carolina hanno sottolineato come in parallelo alla diffusione di sigarette a basso contenuto di catrame e nicotina siano aumentate le concentrazioni specifici cancerogeni: la naftilammina (più 59 per cento dal 1968 al 1985) e varie nitrosammine (più 17-44 per cento dal 1978 al 1995). Inoltre vari additivi possono diventare pericolosi con la combustione e altri possono agire indirettamente, come il mentolo, che pare aumentare la permeabilità delle membrane facilitando l’azione dei cancerogeni sul Dna delle cellule. Ma non è tutto. IL FUMO «LEGGERO» E ALTRI INGANNI - L’introduzione di sigarette light, a basso contenuto di nicotina, ha verosimilmente portato i fumatori ad aumentare frequenza e intensità dell’aspirazione per soddisfare il bisogno di nicotina (che induce dipendenza nei consumatori di tabacco). Il mercato di questi prodotti è esploso negli anni ’70, dunque è verosimile che 20-30 di consumo di sigarette light ad alto contenuto di ammine facciano sentire ora i loro effetti. Con lo stesso meccanismo, osservano gli esperti americani, anche chi fuma poco tutti i giorni per anni, ma inala con più vigore di un forte fumatore, sembra più esposto a diversi tumori correlati al fumo, come polmone, pancreas, esofago e cavo orale, oltre alla vescica. SMETTERE SERVE - Secondo recenti stime, il fumo di sigaretta pesa sul 65 per cento del rischio di tumore della vescica negli uomini e sul 30 per cento nelle donne. Un fumatore regolare (da una sigaretta al giorno per sei mesi) ha da due a tre volte più probabilità di ricevere una diagnosi di cancro vescicale rispetto a chi non ha mai fumato. E quando si smette? I vantaggi si vedono, il rischio oncologico diminuisce sensibilmente entro i primi cinque anni di non fumo, ma resta comunque più alto rispetto ai non fumatori per almeno vent’anni. (fonte: il corriere)

Il matrimonio? Il segreto per "battere il cancro", non solo per smettere di fumare 30/08/2009 13:42
Ieri è uscita dalle Agenzie, e poi rimbalzata con grande enfasi su numerosi quotidiani, la notizia che l'uomo guadagna di più in salute sposandosi che non smettendo di fumare. Sì, è vero per l'uomo. Ma la donna? Per la donna, secondo lo studio, non ci sarebbero stati vantaggi. Ma, forse non è proprio così, e lo suggerisce un altro nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Indiana University School of Medicine di Indianapolis che riguarda un problema molto serio, come quello del cancro. Secondo questo nuovo studio, infatti, le persone sposate, di entrambe i sessi, hanno maggiori probabilità di sopravvivere al cancro. Al contrario, i separati ne avrebbero molte meno poiché, secondo i ricercatori, lo stress a cui è sottoposto la persona che si separa intacca il sistema immunitario rendendolo più suscettibile agli attacchi del cancro. La ricerca, coordinata dal dr. Gwen Sprehn, ha preso in esame una massa imponente di dati ricavati dal database del Surveillance Epidemiology and End Results (SEER) basato sui rendiconti dei casi di cancro registrati negli Usa. Tutto questo per cercare le tendenze in termini di sopravvivenza tra i pazienti affetti da cancro che fossero separati, divorziati, vedovi e non sposati. Lo studio ha dimostrato che i rapporti personali hanno un ruolo significativo nella salute fisica: in particolare che i buoni rapporti sono positivi, mentre quelli scandenti sono deleteri. Nei casi di prognosi di cancro, poi, si è scoperto che chi è sposato vive più a lungo di chi è tornato a essere single. Nello specifico i ricercatori hanno valutato i tassi di sopravvivenza a 5 e 10 anni su un campione di 3,79 milioni di pazienti con diagnosi di tumore tra gli anni 1973 e il 2004. I dati hanno mostrato che tra le persone sposate il tasso di sopravvivenza era del 57,5 – 63,3%, mentre tra le persone separate era del 36,8 – 45,4%. Per quanto riguarda i vedovi la percentuale è del 40,9 – 47,2%; tra i divorziati del 45,6 – 52,4% e, infine, per chi non si è mai sposato tra il 51,7 e il 57,3%. Il dr. Sprehn, commentando i risultati ha suggerito come tra i più vulnerabili ci siano proprio le persone che stanno attraversando una separazione ed è su queste persone che bisogna porre le maggiori attenzioni, anche in fase di valutazione e identificazione dei rapporti tra stress e sopravvivenza. In questo modo si potrà agire tempestivamente per contribuire a migliorare le possibilità di sopravvivenza laddove manchi una relazione di coppia stabile e serena. Lo studio sarà pubblicato nel numero di novembre 2009 sulla rivista della American Cancer Society. (fonte: lastampa.it)

Il fumo spegne i sapori perché mette ko le papille gustative 20/08/2009 10:26
Le sigarette uccidono i sapori non solo perchè lasciano in bocca il gusto di tabacco ma perchè fumare mette «fuori uso» le papille gustative. Lo dice uno studio pubblicato sulla rivista BioMed Central da Pavlidis Pavlos dell'Universitaì Aristotele di Thessaloniki in Grecia, che ha dimostrato come i fumatori abbiano sulla lingua un minor numero di papille gustative rispetto a chi non fuma, e che quelle rimaste sono più piatte del normale. LO STUDIO - Gli esperti hanno esaminato la lingua di 62 persone, di cui 28 fumatori. In un primo esperimento hanno misurato la loro soglia di sensibilità ai sapori usando degli elettrodi collegati alle papille fungiformi, un tipo di papilla gustativa. È emerso che la soglia di percezione del sapore è più alta nei fumatori, ovvero questi sono meno sensibili ai sapori, infatti serve una maggiore intensità di corrente per accendere le papille dei fumatori. Nella seconda parte della ricerca i ricercatori hanno usato un endoscopio per studiare forma, numero e dimensioni delle papille. È risultato che sulla lingua dei fumatori ce ne sono meno e quelle presenti sono di forma più appiattita. Secondo gli esperti, quindi, le sigarette mandano in fumo i sapori guastando le «antenne» predisposte per captarli. (fonte: ilcorriere.it)

Lettini abbronzanti e raggi Uva: Sono cancerogeni come il fumo 19/08/2009 11:53
Gli esperti in oncologia dell’Organizzazione mondiale delle Sanità hanno deciso di classificare i lettini abbronzanti e l’esposizione intensiva ai raggi ultravioletti nella categoria degli agenti cancerogeni più pericolosi. L’ha scritto la rivista scientifica “Lancet”. La nuova classificazione vuol dire che l’esposizione ai raggi Uva può causare il cancro alla stregua di tabacco, epatite-b, o sostanze chimiche come l’arsenico. Questo studio, che compila una ventina di studi precedenti, conclude che il rischio cancro alla pelle cresce del 75% tra chi ha fatto uso di lampade abbronzanti prima dell’età di 30 anni. Lo studio dovrebbe scoraggiare i giovani che ricorrono all’abbronzatura, soprattutto quella artificiale, in maniera eccessiva. (fonte: ilquotidiano.net)

Smettere di fumare migliora la salute del cuore 19/07/2009 20:02
Smettere di fumare non ridurrà immediatamente il rischio di tumore al polmone ma almeno produrrà degli immediati benefici per il cuore. Gli effetti del fumo sul cuore sono stati al centro di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Feinstein Institute for Medical Research (Manhasset, NY - USA). I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista dell'American College of Chest Physicians (Chest, Luglio 2009). In base a quanto osservato dai ricercatori, le persone che smettono di fumare hanno dei benefici immediati sul cuore e in generale su tutto l'apparato cardiovascolare. Gli studiosi, effettuato una serie di analisi su un gruppo di donne che avevano deciso di smettere di fumare, hanno analizzato dei particolari biomarcatori correlati a specifiche infiammazioni dell'apparato cardiovascolare. Analizzando i dati raccolti si è rilevato un aspetto molto interessante. Nel momento in cui le pazienti smettevano di fumare, e di conseguenza cessava l'introduzione delle sostanze tossiche presenti nel fumo di sigaretta, nell'organismo vi era una consistente diminuzione del fattore di necrosi tumorale (TNF), del recettore solubile TNF di tipo I e II e della Molecola-1 di adesione delle cellule vascolari (VCAM-1). Smettere di fumare non può che fare bene al nostro organismo. Anche se i risultati di alcune ricerche hanno dimostrato che una volta abbandonato il vizio del fumo servono degli anni per ridurre i rischi per la salute, in alcuni casi, come nelle patologie legate all'apparato cardiovascolare, i benefici potrebbero essere immediati. (fonte: universionline.it)

Smettere di fumare migliora la salute del cuore 09/07/2009 20:12
Smettere di fumare non ridurrà immediatamente il rischio di tumore al polmone ma almeno produrrà degli immediati benefici per il cuore. Gli effetti del fumo sul cuore sono stati al centro di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Feinstein Institute for Medical Research (Manhasset, NY - USA). I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista dell'American College of Chest Physicians (Chest, Luglio 2009). In base a quanto osservato dai ricercatori, le persone che smettono di fumare hanno dei benefici immediati sul cuore e in generale su tutto l'apparato cardiovascolare. Gli studiosi, effettuato una serie di analisi su un gruppo di donne che avevano deciso di smettere di fumare, hanno analizzato dei particolari biomarcatori correlati a specifiche infiammazioni dell'apparato cardiovascolare. Analizzando i dati raccolti si è rilevato un aspetto molto interessante. Nel momento in cui le pazienti smettevano di fumare, e di conseguenza cessava l'introduzione delle sostanze tossiche presenti nel fumo di sigaretta, nell'organismo vi era una consistente diminuzione del fattore di necrosi tumorale (TNF), del recettore solubile TNF di tipo I e II e della Molecola-1 di adesione delle cellule vascolari (VCAM-1). Smettere di fumare non può che fare bene al nostro organismo. Anche se i risultati di alcune ricerche hanno dimostrato che una volta abbandonato il vizio del fumo servono degli anni per ridurre i rischi per la salute, in alcuni casi, come nelle patologie legate all'apparato cardiovascolare, i benefici potrebbero essere immediati. (fonte: universonline.it)

Oggi giornata mondiale senza tabacco 31/05/2009 13:45
"Attenzione agli effetti dannosi del fumo". Si celebra oggi la Giornata mondiale senza tabacco, e l'Oms ha scelto come tema per quest'anno proprio le "Tobacco health warnings", le avvertenze sanitarie sul tabacco, ritenute le piu' efficaci per contrastare l'epidemia globale di tabagismo. Non solo le classiche scritte, ma anche immagini eloquenti. La convenzione quadro per il controllo del tabacco, infatti, obbliga piu' di 160 stati membri a introdurre le avvertenze sanitarie sui danni da fumo sui pacchetti di tabacco e sugli imballaggi esterni, raccomandando che le avvertenze contengano figure. Anche in Italia e' allarme per la crescita del numero dei fumatori, per la prima volta dopo sei anni, e per la diminuzione dell'eta' media della prima sigaretta, scesa a 16 anni. Se fino allo scorso anno si assisteva ad un declino costante, seppur lieve, dei fumatori quest'anno il rapporto Iss sul fumo registra un aumento di 3,4 punti percentuali. In entrambi i sessi, ma piu' marcatamente in quello femminile. Aumento a cui corrisponde una diminuzione degli ex fumatori, passati dal 18,4 del 2008 al 14,6% del 2009. Non si registra, invece, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, un incremento delle vendite di tabacco, che anzi sono calate nel 2008 dello 0,9%. Rimane stabile, infine, il numero medio di sigarette fumate quotidianamente: 14. Attualmente fuma il 25,4% delle persone di 15 anni e piu' corrispondenti a circa 13 milioni di cittadini italiani (7,1 milioni di uomini e 5,9 milioni di donne), i non fumatori sono il 60% e gli ex fumatori il 14,6%, pari rispettivamente a 30,7 milioni di italiani e 7,5 milioni di italiani. La fascia d'eta' in cui si registra la prevalenza maggiore di fumatori e' quella dei 25-44 anni, 32,1%, mentre per i giovani di 15-24 anni la percentuale di fumatori e' della stessa entita' di quella degli adulti di 45-64 anni, rispettivamente 29% e 29,3%. I giovani fumatori di 15-24 anni, in particolare, sono piu' di un milione e 700 mila e la percentuale e' cresciuta dal 24 per cento del 2008 al 29 (+5 punti percentuali). A far registrare l'incremento maggiore sono le ragazze, passate dal 17,5 al 23,8 per cento (+6,3 punti percentuali), mentre i ragazzi sono aumentati dal 30,3 al 34 per cento (+3,7 punti percentuali). L'eta' media di 'iniziazione' e' a 18 anni, ma con il passare del tempo si sta abbassando notevolmente: se i fumatori di oltre 65 anni dichiarano di aver cominciato a 20 anni, oggi sempre piu' giovani iniziano a 16 anni, molti anche prima.Oggi come 50 anni fa la motivazione che spinge il giovane ad incominciare a fumare e' legata all'influenza degli amici, oltre il 60 per cento di giovani ed adulti hanno dichiarato che cominciano a fumare in occasioni di feste o con i compagni di scuola. Sono uguali anche la frequenza di consumo: il 90 per cento di fumatori, sia giovani che adulti, fumano tutti i giorni. L'unica differenza si registra tra le ragazze fumatrici, dove il 18,2 per cento dichiara di fumare occasionalmente o nel fine settimana, mentre i propri coetanei che fumano saltuariamente sono solo il 5 per cento. Anche il tipo di prodotto scelto dai giovani e' lo stesso degli adulti. Il numero medio di sigarette fumate al giorno non e' significativamente diverso da quello dei grandi (10 contro 14) e i ragazzi spendono quasi la stessa cifra, con una differenza minima di 3 euro. E la prima sigaretta viene accesa assai presto: se si confrontano i dati con una delle principali domande del test di Fagerstrom (test utilizzato per valutare il grado di dipendenza dalla nicotina) si osserva che i giovani come gli adulti (oltre l'88 per cento) accendono la prima 'bionda' poche ore dopo il risveglio. (fonte: agi.it)

I danni del fumo passivo 18/05/2009 15:29
Chengbo Wang, fisico del Dipartimento di radiologia del Children's Hospital di Philadelphia, negli Stati Uniti, grazie alla collaborazione con i ricercatori che sia occupano di radiologia, ha raccolto immagini di risonanza magnetica di adulti fumatori e non fumatori, e ha presentato i risultati della sua ricerca all'annuale convegno della Radiological Society of North America, svoltosi a Chicago, provando che per la prima volta si è trovata l'evidenza di un danno strutturale microscopico a carico dei polmoni dovuto al fumo di sigaretta passivo. Nello studio sono stati coinvolti 60 adulti di età compresa tra 41 e 79 anni, 45 dei quali non hanno mai fumato. Questi ultimi sono poi stati suddivisi in due gruppi in base alla bassa o all'alta esposizione al fumo passivo, dove con alta esposizione si intendeva quella dei soggetti che hanno vissuto per almeno dieci anni con un fumatore, spesso durante l'infanzia. Il gruppo di controllo era costituito da attuali o ex fumatori. Per sfruttare al meglio la tecnica di imaging si è fatto uso di elio-3 polarizzato, diluito nell'azoto, e fatto in seguito inalare ai volontari. Grazie all'apparecchiatura MRI si è così potuta misurare la diffusione degli atomi di Elio per 1,5 secondi. Nei soggetti esposti al fumo, gli atomi di elio percorrono una distanza maggiore rispetto a i soggetti normali, indicando la presenza di spazi creatisi all'interno degli alveoli. Wang ha spiegato "Abbiamo interpretato questi cambiamenti come primi segni di un danno polmonare ovvero come forme molto lievi di enfisema" e ha poi detto che "Per il nostro studio abbiamo utilizzato un particolare tipo di tecnologia a risonanza magnetica per identificare variazioni strutturali nei polmoni, quasi un terzo dei non fumatori che sono stati esposti a fumo passivo per un lungo periodo di tempo mostrano queste variazioni strutturali. (fonte: molecularlab.it)

Fumo e ipertensione causano una (evitabile) morte su cinque 05/05/2009 14:40
I killer non sempre devono per forza essere spietati e la morte inevitabile: è il caso di fumo e ipertensione, causa di un decesso ogni cinque, che potrebbe essere evitato. È quanto suggerito da uno studio della School of Public Health di Harvard, pubblicato sulla rivista “PLoS Medicine”. Un sano controllo sugli stili di vita, sottolineano i ricercatori, potrebbe evitare molte morti inutili negli Stati Uniti. Per arrivare a queste conclusioni, nello studio, sono stati valutati 12 fattori di rischio e il numero di possibili decessi a essi associati. Tra questi fattori ci sono il fumo, una dieta che comprende un elevato consumo di grassi e sale, ma poca frutta e verdura, e anche la scarsa attività fisica: tutti elementi che contribuiscono a creare o accentuare problemi metabolici e disturbi come i livelli di glucosio nel sangue e l’ipertensione, le malattie cardiovascolari, ictus e cancro riducendo così l’aspettativa di vita. Tuttavia, avvertono i ricercatori, questi fattori di rischio sono modificabili o controllabili tramite un’attenta vigilanza da parte dell’individuo stesso o da parte di medici. Dai dati raccolti dai ricercatori riguardanti le statistiche nazionali di mortalità del 2005 si è stabilito che dei circa 2,5 milioni di decessi negli Usa, quasi 470.000 sono state associati al fumo e circa 400.000 all’ipertensione. Inoltre, un morto su dieci è stato associato a sovrappeso e obesità, mentre uno su venticinque all'elevato consumo di sale. Di fronte a queste cifre i ricercatori concludono che «la ricerca, l'attuazione, il monitoraggio e la valutazione connessi con gli interventi è fondamentale per ridurre il numero di morti evitabili negli Stati Uniti e altrove». (fonte: lastampa.it)

Le donne sono più a rischio di cancro ai polmoni 05/05/2009 14:38
La scorsa settimana alla Conferenza Europea Multidisciplinare di Oncologia Toracica che si è tenuta a Lugano in Svizzera, sono stati resi pubblici due studi che mostrano le differenze tra i sessi nell’incidenza del cancro ai polmoni e l’eventuale recupero nel caso di intervento chirurgico. Mentre il primo dei due studi mostra come le donne siano più soggette a sviluppare il cancro ai polmoni, il secondo, per contro, suggerisce che, sempre le donne, tendono a recuperare meglio in caso di rimozione del tumore. Tra gli anni 2000 e 2005, gli scienziati hanno analizzato 683 pazienti affetti da tumore e hanno scoperto che le donne tendono a sviluppare il cancro in più giovane età rispetto agli uomini, nonostante abbiano fumato mediamente meno. «I nostri risultati suggeriscono che le donne possono essere più esposte agli agenti cancerogeni del fumo» ha commentato il dr. Martin Frueh del team di ricercatori che ha condotto il primo studio. Dello stesso avviso è la dr.ssa Enriqueta Felip, un ricercatore presso l'Ospedale Universitario Vall d'Hebron di Barcellona e co-presidente della conferenza. Tuttavia, ricordano i ricercatori, nei primi anni del Ventesimo secolo il cancro ai polmoni nelle donne era un fatto eccezionale, ma dagli anni ’60 in poi, solo negli Stati Uniti, è diventato una delle cause principali di morte. Il secondo studio, condotto da un team di scienziati irlandesi coordinati dal dr. Bassel Al-Alao, suggerisce che le donne tendono a recuperare meglio degli uomini dopo un intervento chirurgico per rimuovere il tumore del polmone. Nel corso di un periodo di 10 anni gli scienziati hanno studiato 640 pazienti, di cui 239 erano donne, sottoposti a rimozione delle cellule cancerogene. Essi hanno scoperto che la sopravvivenza media dopo l'intervento chirurgico è stata di 2,1 anni per gli uomini e 4,7 anni per le donne. (fonte: lastampa.it)

Fumatori, un test delle urine per predire il rischio di cancro 20/04/2009 13:24
I ricercatori potrebbero aver scoperto perché alcuni fumatori si ammalano di tumore ai polmoni e altri no. L’ipotesi è stata esposta durante il convegno dell’American Association for Cancer Research a Denver. Che il tabacco aumenti notevolmente il rischio di cancro è un fatto ormai noto: più di un quarto di tutte neoplasie, nel mondo occidentale, è causata dall’abitudine alla sigaretta. Tumori non soltanto polmonari, ma che colpiscono anche l’esofago, la laringe, le corde vocali, la bocca, la vescica, il pancreas, il rene, lo stomaco e il sangue. «Ma quel che finora ci sfugge – ha spiegato Jian-Min Yuan, docente di Salute pubblica all’università del Minnesota – è il motivo per cui il danno delle sigarette si concretizzi in alcune in alcune persone e in altre no». In uno studio, Yuan e colleghi hanno ipotizzato che la presenza del metabolita NNAL nelle urine di un paziente possa aiutare a predire il rischio di un carcinoma polmonare. Il metabolita è un prodotto intermedio o finale delle reazioni chimiche del metabolismo e il NNAL, nello specifico, ha dimostrato – su cavie da laboratorio - di favorire la formazione di questa forma di cancro, ma ancora non sono state seguite verifiche su esseri umani. LO STUDIO - I ricercatori hanno raccolto i dati di 18.244 uomini precedentemente arruolati in un altro studio (Shanghai Cohort Study) e quelli di 63.257 uomini e donne partecipanti al Singapore Chinese Health Study. Hanno poi condotto interviste riguardanti il livello di sigarette fumate, il tipo di dieta e altri fattori inerenti lo stile di vita. Infine, hanno raccolto campioni di sangue e urine di oltre 50mila pazienti. Per valutare il reale impatto di NNAL, gli studiosi hanno selezionato 246 fumatori che hanno poi sviluppato un carcinoma polmonare e 245 «colleghi tabagisti» che invece - nei 10 anni successivi alle interviste e ai test di sangue e urine - non si sono ammalati. I livelli di NNAL sono stati divisi in tre gruppi: confrontati con i pazienti con i livelli più bassi, i soggetti con un tasso medio del metabolita hanno dimostrato il 43 per cento di rischio superiore di sviluppare un tumore. Infine, nelle persone con i livelli di NNAL più elevati il pericolo è risultato più che doppio, anche in considerazione l’effettivo numero di sigarette fumate al giorno, il numero di anni in cui si è fumato e i livelli di cotonina (un metabolita della nicotina) presenti nelle urine. Anche il tasso di nicotina nella urine è stato preso in analisi: in presenza di NNAL, le persone con i livelli più alti hanno mostrato un rischio 8,5 volte superiore ai fumatori con un grado minore di nicotina. «L’abitudine al fumo è causa di un cancro polmonare – ha concluso Yuan -, ma ci sono circa 60 possibili carcinogeni nel tabacco e quanto più precisamente riusciamo a identificare i “colpevoli”, tanto meglio riusciamo a predire il rischio». SMETTERE «FUNZIONA» - In Italia si stimano oltre 32mila nuovi casi di tumore ogni anno (circa 26mila uomini e 6mila donne) e sono quasi 30mila all’anno i decessi dovuti a questa malattia, che rappreresenta la prima ragione di morte oncologica negli uomini e la seconda nelle donne. Secondo l’ultimo rapporto Istat, la mortalità per cancro diminuisce del 2 per cento circa l’anno, ma nel caso di quello polmonare la riduzione riguarda solo gli uomini, mentre nelle donne i decessi sono aumentati dell’1,5 per cento. Bastano però cinque anni di stop al fumo per diminuire del 20 per cento il rischio di morire per un carcinoma polmonare e dimezzare quello per malattie coronariche. Dopo 30 anni dall’ultima bionda, il pericolo d’ammalarsi diventa uguale a quello di chi non ha mai fumato. (fonte: corriere.it)

Fumo, arriva il bugiardino nel pacchetto 31/03/2009 20:02
Un "bugiardino" nei pacchetti di sigarette. Un foglietto illustrativo, proprio come quello dei medicinali, per indicare la presenza di sostanze cancerogene, sconosciute ai consumatori. Insieme al divieto di vendita ai minori di 18 anni, è uno dei punti salienti del disegno di legge sul fumo elaborato dal senatore Ignazio Marino (Pd), in spirito bipartisan, che la Commissione Sanità del Senato potrebbe varare in tempi brevi, forse addirittura entro l'estate. Con l'obiettivo di disincentivare l'abitudine al fumo soprattutto tra i più giovani, che troppo spesso viene ancora considerata una moda. "Fuma il 32% dei maschi adolescenti - ricorda Marino - e il 20,7% delle ragazze, e abbiamo ancora 18.000 morti l'anno per patologie riconducibili al fumo. Dobbiamo fare qualcosa, e questa legge, se approvata, diventerà un modello per molti Paesi, per certi aspetti sarà la più avanzata del mondo", dice Marino, firmatario del testo insieme al presidente della Commissione, Antonio Tommasini (Pdl). Se alle scritte 'minatorie' sul pacchetto ci si è abituati, si spera che il bugiardino riesca ad avere un maggiore impatto. "Nel fumo ci sono circa 4.000 sostanze chimiche, di cui almeno 40 identificate come cancerogene. Invece della scritta sul pacchetto, che ormai non fa paura a nessuno, i produttori dovranno inserire un libretto che le elenchi tutte avvertendo dei rischi. Quando il fumatore vedrà che sta per fumarsi cadmio, piombo, mercurio, silicio, ammoniaca, credo che ci sarà una presa di coscienza. Non ci sono solo catrame e monossido di carbonio", ha spiegato il senatore del Pd. Anche il divieto ai minorenni è un ulteriore inasprimento. "La precedente legge sui limiti di età è del 1934... Credo ormai sia indispensabile alzare l'età minima a 18 anni". Inoltre, è previsto l'aumento del prezzo dei pacchetti, per creare con il ricavato un fondo nazionale per la lotta al tabagismo e per programmi educativi nelle scuole. E multe da 250 a 1000 euro per i tabaccai che venderanno ai minori, fino anche alla sospensione dell'esercizio, l'obbligo di chiedere i documenti e, per i distributori automatici, un sistema di rilevamento del documento. Infine, riferisce Marino, non è escluso che nel ddl trovi posto la proposta di Piergiorgio Zuccaro, direttore dell'Osservatorio Alcol e Fumo dell'Iss, che chiede di vietare i pacchetti "dei teen ager", cioè quelli da 10 sigarette. "E' un lavoro totalmente condiviso - conclude Marino - e spero che i tempi di approvazione siano brevi: potremmo deliberare in Commissione entro l'estate". (fonte: larepubblica.it)

Fumo: non solo cancro al polmone. Le sigarette ree di 70% morti tumore uomini 27/01/2009 21:11
Cambia l'accusa e diventa ancor più pesante: il fumo siede sul banco degli imputati non solo per il cancro al polmone, ma pare legato a doppio nodo con il 70% di tutte le morti maschili imputabili a tumori. Una stima da brividi quella che arriva dallo studio della University of California, soprattutto considerando che raddoppia i numeri sullo scottante tema, fermi al 34% secondo una ricerca analoga del 2001. Ma il bicchiere potrebbe sembrare anche mezzo pieno ai più ottimisti. Più morti legate alle bionde, certo, ma anche più vite da salvare riducendo il consumo di tabacco. La ricerca, che ha guadagnato la pubblicazione su Bmc Cancer online, è stata condotta utilizzando i dati del National Center for Health Statistics. Gli studiosi guidati da Bruce Leistikow hanno comparato i numeri sulle morti di cancro al polmone con tutti gli altri decessi causati da tumori negli uomini del Massachusetts nell'arco di ben 25 anni, ovvero dal '79 al 2003. Così hanno potuto osservare che le morti, su entrambi i fronti, cambiavano 'in tandem', con una forte correlazione soprattutto nella fascia d'età 30-74 anni. "Lo studio - spiega Leistikow - mostra che il fumo, compreso quello passivo o comunemente definito di seconda mano, è stato ampiamente sottovalutato, sinora, come fattore reo di neoplasie diverse dal cancro al polmone. Ora abbiamo un motivo in più per intensificare la lotta al tabagismo". ( Fonte: Tio.ch)

Radon, micidiale alleato del fumo 22/01/2009 17:25
Non c'è verso di accorgersi della presenza del radon: non ha odore, non ha colore, non ha sapore. Ma in alcune case c'è, eccome, e non è una bella notizia. Perché è un gas radioattivo: produce particelle ionizzanti che, una volta inalate, si depositano nei bronchi e possono danneggiare il DNA delle cellule. Favorendo la comparsa del cancro al polmone: secondo una ricerca condotta in Inghilterra, appena pubblicata online dal British Medical Journal, ogni anno in Europa 18 mila decessi per questo tumore sarebbero provocati dall'esposizione al radon. In 6 casi su 7 si tratta di fumatori o ex fumatori: su di loro l'effetto del radon è maggiore perché il gas fa schizzare alle stelle il rischio, già assai elevato, di chi cede alle sigarette. Ciò che colpisce ancora di più, però, è scoprire che nel Regno Unito solo il 4% dei casi si registra in chi abita in case con concentrazioni di radon superiori ai 200 becquerel per metro cubo, il limite indicato dalla raccomandazione europea del 1990 per i nuovi edifici (per quelli esistenti la soglia oltre cui sono consigliati interventi di bonifica sale a 400 Bq/m3). In Inghilterra il 70% dei tumori polmonari attribuibili al radon, scrivono gli autori, si manifesta in abitazioni dove il gas è inferiore a 50 Bq/m3(in Italia la media è 70): che i limiti siano da rivedere? NON C'È UNA SOGLIA - «Non abbiamo evidenze dell'esistenza di una “soglia”, cioè di un valore al di sotto del quale non c'è rischio: la probabilità di tumore polmonare cresce all'aumentare della concentrazione di radon e del tempo di esposizione. I valori di riferimento europei sono un compromesso, fra i tanti possibili, tra diminuzione del pericolo e costo e fattibilità degli interventi per ridurre il rischio — spiega Francesco Bochicchio dell'Istituto Superiore di Sanità, coordinatore del Piano Nazionale Radon —. Detto ciò, i dati si spiegano perché gran parte della gente vive in abitazioni dove i livelli di radon sono medio- bassi: in generale, perciò, il numero di tumori polmonari fra chi vive in edifici con tanto radon è comunque più basso rispetto alla quota di casi che si verificano nel resto della popolazione». Di sicuro è bene ridurre l'esposizione: secondo i dati del Piano Nazionale Radon, che a breve diffonderà alcune raccomandazioni, ogni anno circa 3.000 italiani (in gran parte fumatori) muoiono per un tumore al polmone attribuibile al radon. Difendersi a prima vista non pare facilissimo: secondo lo studio inglese, però, basterebbero interventi tutto sommato poco costosi per mettere in sicurezza le case e ridurre il numero di vittime di cancro al polmone. «Misurare il radon costa qualche decina di euro, i rimedi per ridurne l'ingresso (azzerarlo è impossibile) poche centinaia di euro: è bene diffidare di chi propone interventi a prezzi esagerati — specifica Bochicchio —. È possibile intervenire anche sulle case esistenti, ma arginare il radon nei nuovi edifici è di certo più semplice. Nessuno oggi costruisce in funzione dei livelli di radon misurati nel terreno: è difficile quantificarli perché variano molto ed è impossibile prevedere la concentrazione che ci sarà in ciascuna casa. Tra un paio di mesi sarà approvato il documento tecnico del Piano Nazionale Radon con le indicazioni da seguire per le nuove costruzioni» conclude Bochicchio. (fonte: corriere.it)

Con il fumo a rischio anche il colon-retto 18/12/2008 18:15
Nuovo capo d’accusa per le sigarette. Il fumo aumenta del 18% il rischio di sviluppare un cancro del colon-retto e del 25% di morire per questo tumore. Lo rivela uno studio condotto da Edoardo Botteri, epidemiologo ricercatore all’Istituto europeo di oncologia di Milano, e pubblicato su Jama. Il ricercatore ha portato avanti per la prima volta un lavoro di revisione e sintesi dei dati già esistenti sul legame tra incidenza e mortalità per tumore del colon-retto e il fumo. Sebbene il fumo di tabacco sia stato responsabile di circa 5,4 milioni di morti nel 2005, nel mondo sono ancora ben 1 miliardo e 300 milioni i fumatori. Le sigarette erano già sotto accusa per l’insorgenza di alcune forme tumorali, primo fra tutti il cancro del polmone, ma non era risultato significativo il legame con il tumore del colon-retto. «Identificare questa relazione - sottolineano gli autori dello studio - può aiutare a ridurre le vittime di tale tumore, il terzo più diffuso nel mondo e che attualmente causa ogni anno 500 mila morti. Solo negli Stati Uniti, si stima che nel 2008 le morti per tumore del colon-retto siano cinquantamila». L’equipe ha preso in esame 106 studi d’osservazione per un totale di circa 40 mila nuovi casi di tumore del colon-retto. Il fumo risulta associato a un aumento del 18% del rischio di sviluppare un tumore. I ricercatori inoltre hanno rilevato «l’esistenza di un rapporto significativo tra casi di tumore e dose di tabacco, con un aumento dei malati in proporzione al numero di pacchetti di sigarette consumati ogni anno e numero di sigarette aspirate ogni giorno. Il rapporto è comunque risultato statisticamente rilevante solo dopo 30 anni di fumo», sottolineano. Il rischio sia di incidenza che di mortalità è risultato maggiore per il tumore del retto rispetto a quello del colon. «Fino ad oggi il fumo non è mai stato considerato un fattore significativo per determinare le fasce di popolazione che necessitano dello screening per tumore del colon-retto», spiegano gli autori, che aggiungono: «Tuttavia molti studi dimostrano che questo tumore compare più precocemente nei fumatori, e in particolare nei forti fumatori, e i dati raccolti sia in passato che oggi forniscono prove evidenti di quanto la sigaretta abbia un effetto determinante sullo sviluppo dei polipi adenomatosi (tumori benigni) e del tumore vero e proprio. È dunque un fattore importante da tenere in considerazione quando si deve determinare l’età in cui iniziare lo screening». (fonte: lastampa.it)

Nicotina, una dipendenza reale 15/12/2008 20:44
“Ho provato più volte a smettere di fumare. Ce la faccio al massimo per un mese, durante il quale divento nervosissima e intrattabile. Poi non ce la faccio più e riprendo. Esiste una vera "dipendenza" da fumo o è solo un problema mio psicologico?” Nicoletta Sì, il fumo è una vera e propria dipendenza. Il “bisogno di nicotina” tipico del fumatore risponde a tutti i criteri che, secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), qualificano una dipendenza: 1) tolleranza; 2) dipendenza; 3) crisi di astinenza (anche il nervosismo e l’irritabilità ne sono un chiaro segno) ; 4) uso superiore a quello programmato; 5) persistente desiderio di smettere, che non riesce a tradursi in cambiamento reale ; 6) grande quantità di tempo utilizzata a fumare;7) attività ridotte a causa del fumo; 8) continuo utilizzo nonostante problemi fisici o psicologici con la sostanza. Come ha provato lei stessa, il fumo si radica nel nostro comportamento in modo sottile e complesso! La dipendenza, peraltro, ha sempre due componenti, a seconda del tipo di sostanza usata, il fumo in questo caso: a) la dipendenza fisica, in quanto l’esposizione alla nicotina e ai suoi componenti determina un “bisogno” che si struttura in modificazione di alcune aree cerebrali che segnalano la mancanza di questa e altre sostanze contenute nel tabacco e attivate nel fumo; b) la dipendenza “psicologica” cui contribuiscono diversi aspetti, anche comportamentali: la “liturgia” dl fumare, la pausa che il fumo legittima e consente, la gratificazione emotiva. Ecco perché per riuscire a smetter bisogna agire sui diversi meccanismi, biologici e psicoemotivi, che mantengono la dipendenza. Prof. Alessandra Graziottin (www.alessandragraziottin.it) (fonte: kataweb.it)

In fumo la legge Sirchia e i tumori aumentano 02/12/2008 14:56
A lanciare l'allarme è lo stesso Sirchia: «Sui treni si fuma - denuncia - ma soprattutto nei locali, nei ristoranti e nelle discoteche. Anzi, in quasi tutte le discoteche i divieti ormai stanno solo sulla carta. Pochi gestori impongono nel proprio locale di non fumare, i più chiudono un occhio per quieto vivere o per convenienza». Il problema, attacca Sirchia, «è la totale assenza delle istituzioni, che dovrebbero controllare e che non lo fanno». I casi sono molteplici: «Mi ha scritto un giovane - racconta l'ex ministro - dicendomi che siccome fumavano nel suo ufficio si è rivolto ai carabinieri, e gli hanno risposto che non è compito loro intervenire. Neanche chi è chiamato a farle rispettare conosce le leggi. Se si continua così arriveremo fatalmente al punto da cui siamo partiti, prima della mia legge». Sotto la sua gestione, ricorda Sirchia, «facevamo un certo numero di ispezioni periodiche con i Nas, di cui davamo conto pubblicamente. La mia legge prevedeva anche il sostegno ai fumatori per smettere». Mercoledì scorso il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio ha annunciato alcune iniziative per "misure più aggressive contro il fumo", a partire dall'ormai "classica" idea di alzare il prezzo delle sigarette, fino a 5 euro. «Certo sarebbe un intervento efficace - commenta Sirchia - ma si dice da anni». E che il fumo non sia al centro delle preoccupazioni degli italiani, lo conferma una recente indagine del Censis, secondo cui la gente è preoccupata per l'ambiente e l'inquinamento, ma c'è un drastico crollo dell'attenzione verso gli effetti nocivi delle sigarette, con un 21% in meno di persone rispetto a dieci anni fa che considera il fumo come un elemento rilevante per il benessere fisico. I numeri parlano chiaro: dopo il salutare shock della legge Sirchia, nel 2005 si registrò un secco -6% nella vendita di sigarette. Già l'anno dopo, si assistette a un aumento dell'un per cento. In sostanza, il numero di bionde vendute ha smesso quasi subito di calare, e si è stabilizzato a dispetto degli appelli di grandi oncologi come Veronesi. Uno zoccolo duro di 17 milioni di fumatori, che continuano a perseverare nel loro vizio esponendo i propri e gli altrui polmoni a rischi gravissimi. Tanto che, pur calando la mortalità grazie soprattutto a interventi più precoci, anche le statistiche sul tumore al polmone restano inchiodate alla terribile cifra di 250.000 casi ogni anno, con 35.000 morti. «Le idee ci sono: a Milano - racconta l'ex ministro, premiato recentemente dall'Unione Europea proprio per il suo impegno antifumo - con il Comune stiamo pensando a una campagna che crei dei personaggi positivi, dei modelli con cui i giovani si identifichino lanciando dei mini spot al cinema che veicolino il messaggio che vogliamo dare. La bella ragazza non fuma più perché non intende macchiarsi i denti, il giovane manager non ci pensa proprio a rischiare il suo futuro brillante; l'ex fumatore ha smesso perché teme di perdere quel che si è costruito». (fonte: iltempo.com)

Fumare danneggia gli spermatozoi 26/11/2008 11:47
Si sa che il fumo di sigaretta è dannoso per la salute e aumenta l'incidenza di particolari patologie come ad esempio il tumore al polmone, altri effetti collaterali sono però meno noti, per esempio, secondo un recente studio il fumo ha anche un effetto tossico sugli spermatozoi umani. Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze Biomediche (DISB) dell'Università di Catania, in base ad una serie di dati ottenuti in laboratorio, ha dimostrato che il fumo di sigaretta può bloccare la motilità degli spermatozoi ma non solo, altera anche il grado di compattazione della cromatina (la cromatina è contenuta nel nucleo dello spermatozoo). I risultati di questo nuovo studio sono stati presentati in occasione dell'ottavo Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (Novembre 2008). Per condurre lo studio i ricercatori hanno selezionato dei soggetti sani, non fumatori, con normali parametri di liquido seminale. Dai campioni di liquido seminale raccolti sono stati isolati gli spermatozoi che presentavano una morfologia nella norma e una buona mobilità. Successivamente, per un periodo che andava dalle 3 alle 24 ore, gli spermatozoi prescelti sono stati esposti a dosi crescenti, dallo 0.1 fino al 5 per cento, di condensato di fumo. Aldo Calogero, coordinatore della ricerca, spiega che dalla combustione delle sigarette, ma anche dei sigari e del tabacco da pipa, si sprigiona un fumo contenente sostanze gassose e polveri. Le sostanze che si formano durante il processo di combustione sono circa 2 mila ma quattro sono particolarmente dannose per l'organismo: la nicotina, il monossido di carbonio, le sostanze irritanti ed ossidanti e le sostanze cancerogene. Gli studiosi spiegano che lo scopo di questa ricerca era proprio quello di valutare gli effetti del fumo di sigaretta sugli spermatozoi. Grazie ai dati raccolti si è dimostrato che il fumo di sigaretta non solo causa un danno al DNA dello spermatozoo, ma riduce anche in maniera significativa la motilità degli spermatozoi fino a renderli completamente immobili. Dopo 24 ore di esposizione al condensato di fumo, gli spermatozoi erano tutti immobili. Questo dato dimostra che il fumo di sigaretta può influire pesantemente sulla capacità fecondante degli spermatozoi con pesanti conseguenze sulla fertilità maschile. In occasione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità sono stati presentati anche i dati di un altro studio che ha messo in relazione il fumo con la fertilità. Un gruppo di ricercatori dell'università di Siena ha dimostrato che in presenza di varicocele, una patologia varicosa che interessa il sistema vascolare del testicolo, il rischio di infertilità aumenta se si fumano più di dieci sigarette al giorno. Lo studio di Siena ha coinvolto due gruppi di pazienti, suddivisi in fumatori e non, tutti affetti da varicocele. In base ai risultati raccolti si è notato che nei pazienti che fumavano almeno dieci sigarette al giorno, la combinazione dei due fattori (fumo e varicocele), portava a una diminuzione della motilità degli spermatozoi e riduceva la qualità del liquido seminale. (fonte: universoonline.it)

Broccoli e cavolfiori prevengono il cancro ai polmoni 20/11/2008 17:07
Mangiare frutta e verdura in buone quantità ogni giorno si sa che fa bene alla salute. I medici e i nutrizionisti consigliano di assumerne cinque porzioni al giorno, assortendo tutti e cinque i colori dei vegetali e della frutta (blu, rosso, giallo, bianco e verde). Broccoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles sono impiegati come coadiuvanti alimentari nelle terapie antitumorali per le loro numerose proprietà benefiche: una recente scoperta ora dimostra che sono efficaci anche nel prevenire il cancro ai polmoni nei fumatori accaniti. Un buona scorpacciata di questi ortaggi, infatti, difendono i polmoni di chi non dire addio al vizio della sigaretta, limitando in parte i danni causati dal fumo. Il Roswell Park Cancer Institute di Buffalo, New York, ha condotto una ricerca scientifica esaminando 948 ammalati di cancro polmonare e 1743 persone sane che avevano effettuato un precedente screening diagnostico per scoprire l'eventuale presenza di tumore ai polmoni. Tutti sono stati alimentati con broccoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles e la squadra di scienziati, guidata da Li Tang, ha monitorato le loro abitudini alimentari, il loro stile di vita e l'incidenza del vizio del fumo nelle loro giornate. I risultati dell'indagine, presentata in occasione del congresso dell'American Association for Cancer Research, hanno evidenziato che gli effetti benefici e protettivi dei polmoni sono più forti quando è più accanita la dipendenza dalle “bionde”. Un vantaggio, cioè, riscontrabile in maniera sensibile tra coloro che fumavano più di 20 sigarette al giorno. I rischi di ammalarsi diminuivano tra il 20% e il 55% in chi consumava abitualmente broccoli e cavolfiori, rispetto a coloro che li mangiavano solo di tanto in tanto. "E l'effetto scudo - assicura Tang - era molto piu' evidente tra gli ex e i fumatori abituali, mentre era estremamente labile tra coloro che non avevano mai ceduto al fascino delle bionde". Tuttavia, "occorrono nuovi studi - precisa la ricercatrice - per far si' che il consumo di questi alimenti si trasformi in una vera e propria raccomandazione di sanita' pubblica. Se fumi - ricorda infine Tang - non c'e' nulla che possa aiutarti realmente". La prima regola, dunque, resta sempre la stessa: rinunciare al vizio per evitare ai propri polmoni brutte sorprese. Il fumo, inoltre, non colpisce solo i polmoni, ma anche la bocca, le altre vie respiratorie, il sistema cardiocircolatorio e il cuore, la vescica, la prostata e molte altre parti del nostro organismo che possono sviluppare neoplasie in conseguenza della cattiva abitudine del fumare. Un altro studio scientifico, sempre presentato all'incontro dell'American Association for Cancer Research, ha affermato che non tutti i fumatori incalliti sviluppano necessariamente il cancro al polmone. Questo avviene solo in quegli individui in cui avviene la “metilazione”, cioè quel processo che modifica l'espressione di alcuni geni e, quindi, la sintesi delle rispettive proteine. La ricerca in questione è stata condotta dalla dott.ssa Emily A. Vucic del British Columbia Cancer Research Centre di Vancouver e presentata in occasione del settimo convegno annuale sulle frontiere della ricerca nella prevenzione dei tumori. L'esposizione al fumo attivo e passivo rappresenta il maggior fattore di rischio per il cancro ai polmoni. Nel primo caso, anche per coloro che hanno smesso di fumare da molto tempo. Ma mentre alcuni ex fumatori sviluppano il cancro ai polmoni, altri non ne vengono colpiti nonostante stili di vita simili. Lo studio ha coinvolto 16 persone (otto sane e otto con un tumore ai polmoni), ex fumatrici da piu' di 10 anni, a cui sono state prelevate cellule di bronchi e polmoni. Analizzando le cellule polmonari, i ricercatori hanno scoperto che tra i due gruppi ci sono differenze a livello del processo di metilazione del Dna, che subisce danni a causa del fumo. "Le alterazioni osservate nei pazienti con cancro ai polmoni potrebbero dirci perche' alcuni ex fumatori subiscono danni genetici addizionali a quelli del normale invecchiamento", ha spiegato Vucic. "Piu' del 50 per cento dei malati di cancro ai polmoni sono ex fumatori - ha continuato - e capire perche' solo alcuni sviluppano la malattia e' il primo passo per una diagnosi precoce". I ricercatori stanno portando avanti ulteriori studi per confermare questi risultati preliminari. Il campione di soggetti esaminati è comunque assai esiguo e, in ogni caso, è sempre fortemente consigliato a tutti i fumatori di smettere il prima possibile, perchè i danni che fumando provocano al loro organismo sono moltissimi e li colpiscono tutti indistintamente, a prescindere dalle caratteristiche genetiche di ognuno. (fonte: italiasalute.it)

Sirchia, pochi controlli sulla sua legge antifumo 20/11/2008 17:05
"Questo paese non conosce il controllo. Controllare significa educare, ma in Italia questo concetto non passa". Queste sono le parole di Girolamo Sirchia, riferendosi alla legge antifumo (3/2003) entrata in vigore durante il suo Ministero. Si continua a fumare sui treni, nei locali pubblici dopo una certa ora - ha dichiarato Sirchia questa mattina, nella sede romana della Lega Italiana per la lotta contro i Tumori (LILT), dopo aver ricevuto, dalle mani del Sottosegretario Ferruccio Fazio, il Premio Smoke Free Progress Award 2008. La legge prevedeva invece controlli severi che non sono stati rispettati, ha continuato l'ex ministro della Salute. La legge per evitare il fumo passivo era solo la prima di tre iniziative - ha continuato - che prevedevano il sostegno ai fumatori per aiutarli a smettere, attraverso strutture e reti sociali, e la lotta contro la vera piaga, l'iniziazione al fumo dei giovanissimi.Molto da fare, appunto, per quel 24% della popolazione italiana ancora nella morsa del "vizio", come la campagna anti-fumo rivolta ai giovani che Girolamo Sirchia sta pensando, assieme al comune di Milano: "L'idea - ha spiegato Sirchia - e' quella di creare dei personaggi positivi, dei modelli con cui i giovani si identifichino lanciando dei mini spot al cinema che veicolino il messaggio che vogliamo dare. La bella ragazza che non fuma più perchè non intende macchiarsi i denti, il giovane manager non ci pensa proprio a rischiare il suo futuro brillante; l'ex fumatore ha smesso perchè teme di perdere quel che si è costruito. (fonte: takecareblog.it)

L'"orologio della morte" per contare i morti da tabacco 23/10/2008 09:42
L'Organzzazione mondiale della Sanita' (Oms) e rappresentanti della lotta contro il tabagismo hanno inaugurato ieri a Ginevra l' 'orologio della morte', che indica il numero delle persone morte per malattie legate al fumo. L' 'orologio della morte' - voluto per contare le vittime del fumo da quando, nell'ottobre 1999, furono lanciati i negoziati sulla Convenzione internazionale contro il tabagismo - segnava gia' 40 milioni nel giorno dell'inaugurazione. Secondo l'Oms, il tabacco dovrebbe causare quest'anno la morte di 5 milioni di persone nel mondo, piu' di quanto non faranno tubercolosi, Aids e malaria messe insieme. 'Questa epidemia colpisce i piu' poveri dei poveri', ha detto Douglas Bettcher, direttore dell'iniziativa dell'Oms 'Senza tabacco'.

E se a fare bella la sigaretta ci pensasse la ricerca? 14/10/2008 14:01
Divi del cinema pagati per fumare sul grande schermo mentre intorno qualche bellezza, invece di imprecare per un principio di soffocamento da fumo passivo, sorride estasiata? Nonostante i nuovi dettagli emersi sulle strategie già note impiegate dai colossi del tabacco per creare un’immagine positiva dei fumatori, a preoccupare la comunità scientifica non è tanto la pubblicità palese degli eroi di celluloide, quanto l’influenza assai più occulta esercitata dagli stessi colossi sulla ricerca. Il rilevante problema etico si era già affacciato recentemente negli Stati Uniti, dove perfino uno studio sul tumore al polmone si è avvalso di un cospicuo finanziamento da parte di una compagnia produttrice di sigarette. E’ ora il turno della Germania, dove, secondo indiscrezioni dello Spiegel, la Philip Morris avrebbe fornito ingenti risorse economiche a supporto degli studi di circa 20 affermati ricercatori, tra i quali Eckart Fleck, cardiologo del Deutsches Herzzentrum di Berlino, centro di eccellenza di livello internazionale per il trattamento delle patologie cardiovascolari. Per la sua attività di ricerca, Fleck avrebbe ricevuto 937 mila euro dal massimo produttore mondiale di sigarette. Gli scienziati chiamati in causa si sono affrettati a smentire che la provenienza di una parte dei fondi a disposizione per i loro studi possa averne in qualche modo alterato i risultati, in direzione di un ridimensionamento dei ben noti pericoli per la salute rappresentati dal fumo, accusa che invece ha dato il via alla polemica negli Stati Uniti. Jerome Kassirer, ex caporedattore del prestigioso New England Journal of Medicine, autore di un libro sul conflitto di interessi nella medicina, ha infatti invitato i ricercatori americani, e non solo loro, a chiedersi per quale motivo chi produce sigarette sia interessato a fornire somme rilevanti alla ricerca scientifica. Ma sapeva già la risposta: si tratta per esempio di sostenere, come è effettivamente accaduto nello studio al centro della polemica, che il tumore al polmone non è poi così terribile, e che la maggior parte dei decessi che provoca può essere evitata con un miglioramento e un rafforzamento della prevenzione, senza che venga però sottolineata troppo la soluzione più ovvia: spegnere la sigaretta, anzi, magari non accenderla affatto. In Germania la pensa come Kassirer Gerhard Sybrecht, specialista in malattie respiratorie dell’Università del Saarland, secondo il quale è necessario un codice etico che regolamenti le fonti di finanziamento della ricerca, perché il passato dimostra che il denaro in arrivo da chi le sigarette le produce e le vende ha causato non poche manipolazioni e prodotto studi dai risultati assai discutibili. (fonte: panorama.it)

Più morti per cancro al polmone fra i non fumatori uomini 10/09/2008 16:53
Gli uomini che non hanno mai fumato muoiono più di frequente per cancro al polmone rispetto alle donne: è quanto sostiene uno studio condotto dall' American Cancer Society e pubblicato sulla rivista Public Library of Science journal PloS Medicine. I ricercatori hanno tratto simili conclusioni revisionando 13 studi condotti fra il 1960 e il 2004: gli uomini non fumatori hanno una probabilità di morire per calcro al polmone pari all'1,1% contro lo 0,8% stimato per le donne non fumatrici. I fumatori hanno una probabilità di morire per cancro al polmone del 22% contro una percentuale del 12% stimata per le fumatrici. L' American Cancer Society ha stimato che il cancro è la prima causa al mondo di morte per tumore per gli uomini e la seconda per le donne poichè causa, ogni anno, il decesso di circa 975000 uomini e di 376000 donne. Per quale motivo però, questo tumore provoca più morti fra gli uomini che fra le donne non è al momento noto. (www.sanihelp.it)

Sigarette radioattive al polonio 210 29/08/2008 10:56
Ricordate il Polonio 210, quella sostanza radioattiva usata nel 2006 per uccidere a Londra Alexander Litvinenko, ex agente del Kgb? In questi ultimi giorni di vacanza si apprende che tale “veleno”, già noto per causare tumore del polmone negli animali, sarebbe presente anche nelle sigarette… Il quotidiano inglese "The Independent" rivela infatti che da oltre 40 anni alcune delle più grandi aziende produttrici di tabacco ne studino gli effetti, tenendo però nascosti i risultati di alcuni esami che ne attestano la presenza nelle sigarette. Per arrivare a queste conclusioni sono stati analizzati oltre 1.500 documenti - ottenuti in seguito ad un’azione legale - interni delle multinazionali del tabacco. Da qui è nato lo studio che verrà pubblicato nell’edizione di settembre dell’American Journal of Public Health. Tra gli effetti documentati del polonio 210 c’è il cancro ai polmoni e i ricercatori ipotizzano che questa sostanza potrebbe causare l’un per cento di tutti i tumori ai polmoni nella popolazione americana. Lo studio dimostra la presenza del polonio 210 sia sulle foglie del tabacco che all’interno della sua struttura chimica. Per anni gli scienziati alle dipendenze delle multinazionali hanno quindi tentato inutilmente di eliminarlo, studiando filtri e provando anche con la modificazione genetica. Purtroppo inutilmente. Da un documento di oltre 30 anni fa, esattamente del 1978, si apprende poi che le company del tabacco avrebbero semplicemente deciso di omettere l’informazione perché divulgarla avrebbe significato "svegliare un gigante che dorme". Hanno quindi deciso di far calare il silenzio su tali ricerche, un silenzio che è stato rotto solo ora dai ricercatori guidati da Monique Muggli, della Mayo Clinic nel Minnesota, e che certo avrà delle belle conseguenze... Un portavoce della British American Tobacco intanto replica che non è noto quale componente delle sigarette causi il cancro e sottolinea che il polonio 210 sia presente in ben più consistenti quantità in altri alimenti. Come le fragole. (fonte: www.agoramagazine.it)

Brava Italia! Siamo meno ammorbati dal fumo di sigaretta (di Umberto Veronesi) 25/07/2008 13:42
Il disegno di legge, che presentai nel 2000 quando ero ministro, fu approvato dal Consiglio dei ministri, ma alla Camera incontrò (altro che tabù) il fuoco di sbarramento di 110 emendamenti, e infine decadde per la fine anticipata della legislatura. La legge sul fumo è stata approvata due anni dopo, ma io sono orgoglioso d'esserne stato il padre, e arriva a coronamento di una mia lunga battaglia ingaggiata contro la sigaretta, che mi ha provocato non poche noie da parte delle multinazionali del tabacco. Credo che sul fumo siamo tutti concordi nel sostenere, forti anche di numerosi studi scientifici, come esso sia la causa primaria di molti tumori e di malattie croniche degenerative a carico dell'apparato respiratorio e cardiovascolare, ma nel concepire la legge sul fumo non ho mai pensato di condurre una personale crociata contro i fumatori, perchè non sono un proibizionista. E poi penso che un adulto sia responsabile della propria salute. Si trattava, però, di una questione di rispetto nei confronti dei non fumatori, che hanno il diritto di veder tutelata la propria salute. Ecco il divieto di fumare negli spazi comuni, si tratti di ristoranti e bar, o di luoghi di lavoro. Mi fa piacere vedere che, dopo Germania e Francia, anche la libertaria Olanda ha recepito il principio, con un risvolto curioso: dal primo luglio scorso c'è divieto di fumo, ma nei suoi famosi "coffee shop" si potrà ancora fumare marijuana, a patto, però, che non sia mischiata col tabacco... Ma torniamo alla nostra Italia, dove incominciano a delinearsi effetti benefici della legge sul fumo. Il trend non è eccezionale, ma è comunque incoraggiante. Secondo gli ultimi dati pervenuti, nel 2007 ci sono stati 600 mila fumatori in meno rispetto al 2004. In Italia, la percentuale di fumatori adulta è scesa del 22 per cento, inferiore a quella della Spagna (30 per cento) e a quella della Francia (27 per cento). Purtroppo, come ha comunicato l'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità, non si sarà davvero in grado di proteggere le popolazioni dai rischi del fumo fintanto che il denaro raccolto dalle tasse sul tabacco supererà di 500 volte i finanziamenti per le campagne antitabacco. (Fonte: Oggi)

Italiani ex-fumatori (dati Istat) 25/07/2008 13:22
22,5% gli italiani che nel 2007 si dichiaravano ex-fumatori. Erano 19,8% nel 2000, 13,4% nel 1991 e 5,5% nel 1980.

Il tabacco protagonista nella ricerca contro il cancro 25/07/2008 13:06
La pianta del tabacco, da sempre sotto accusa per essere la causa di milioni di casi di cancro, potrebbe offrire degli strumenti utili nella ricerca di una cura. Gli scienziati americani della National Academy of Sciences stanno analizzando la pianta per individuare la chiave del vaccino che potrebbe curare un certo tipo di linfoma. I ricercatori dell'Università di Standford, in California, intendono creare degli anticorpi chimici specifici per combattere il linfoma diffuso a cellule B, un tipo di linfoma non-Hodgkin. Gli anticorpi vengono somministrati ad un paziente a cui è stato appena diagnosticato il linfoma affinché il sistema immunitario riesca ad attaccare le cellule che trasportano la malattia. In caso di successo significa che il corpo è in grado di riconoscere le cellule del linfoma. Tuttavia per ogni paziente gli anticorpi sono differenti e si dovranno produrre rapidamente una volta eseguita la diagnosi. L'idea non è nuova. In passato furono già stati fatti dei tentativi per far crescere gli anticorpi all'interno di cellule animali. Il vaccino ricavato dalla pianta di tabacco, però, sarebbe meno costoso e, in teoria, più sicuro per il paziente, poiché le cellule animali potrebbero sempre ospitare dei virus sconosciuti. Finora, il vaccino sperimentale è stato testato su pochi pazienti per controllare la possibile presenza di effetti collaterali. "La tecnologia è grandiosa, ed è davvero ironico che si riesca ad avere una cura per il cancro dalla pianta del tabacco", ha commentato il dottor Ronald Levy che conduce la ricerca. La tecnica è relativamente semplice: una volta che le cellule tumorali di un paziente vengono isolate in laboratorio, il gene responsabile della produzione degli anticorpi viene estratto e iniettato nella pianta. Le piante del tabacco vengono quindi infettate con il virus, e il gene aggiunto inizia il processo di produzione di grandi quantità di anticorpi. Dopo pochi giorni vengono raccolte alcune foglie e viene estratto l'anticorpo. Per avere una quantità di vaccino sufficiente sono necessarie solo alcune piante. "La velocità del processo di produzione del vaccino potrebbero convincere i pazienti ad attendere il loro vaccino 'su misura' piuttosto che aspettare per altre cure", ha dichiarato il professor Charles Arntzen, dell'Arizona State University. "I primi test non ci permettono ancora di vedere se questo vaccino ha realmente ridotto i tumori - ha sottolineato un portavoce del Cancer Research UK - è comunque una buona base per degli studi futuri sul linfoma non-Hodgkin". Fonte: Quotidianonet Salute

Bill Gates e Bloomberg | Il patto dei miliardari anti-fumo 25/07/2008 12:49
WASHINGTON - DUE cavalieri bianchi armati di milioni si lanciano contro il cavaliere nero di catrame che avvelena il mondo, la sigaretta. Martellati dai medici e trafitti dalle statistiche, cacciati dagli uffici, dagli stadi (presidenti dei club esclusi), da ristoranti, parchi e persino dai bracci della morte dove ormai è vietato fumare per non danneggiare la salute dei morituri, i fumatori dovranno misurarsi anche con i soldi di due implacabili benefattori. Bill Gates, il pensionato più ricco del mondo, e Michael Bloomberg, il sindaco di New York. Cinquecento milioni di dollari - 125 offerti in due tranche dall' ex presidente di Microsoft oggi libero di escogitare modi per spendere i propri 50 miliardi, e 250 da Bloomberg, ex democratico, ex fumatore, ex bon vivant, ex repubblicano e oggi indipendente, ravveduto, risanato, con 20 miliardi di dollari nel salvadanaio e qualche vaga ambizione presidenziale - saranno distribuiti dalle loro fondazioni ai governi e ai Paesi d' Asia, Africa e America Latina, in quelle nazioni in via di sviluppo, neo-potenze o miserande, nelle quali le sorelle multinazionali della cicca stanno esportando il loro veleno, ampiamente compensando le perdite di fumatori nell' America del Nord e in Europa Occidentale. Se la cifra sembra importante, pur se dilazionata in rate quinquennali, e l' intento di «bloccare l' epidemia del tabacco nel mondo», come ha detto Bloomberg con il fervore messianico del peccatore pentito, ambizioso, la realtà è che quei 500 milioni di dollari - circa 300 milioni di euro - sono una cicca gettata nell' oceano di fumo che negli ultimi decenni, a dispetto delle campagne e dei moniti, ha continuato a crescere. Per ogni fumatore che riesce ad abbandonare il vizio negli Stati Uniti o in Italia, tre nuovi consumatori, e soprattutto consumatrici, si accendono una sigaretta in Cina, in India, persino in quell' Iran apparentemente proibizionista nel nome dei precetti igienici del Corano che è divenuto uno dei principali importatori di "americane". Al punto di avere fatto pronunciare al candidato repubblicano alla Casa Bianca John McCain una di quelle lugubri boutade per le quali sta diventando famoso: «Bene, incoraggiamoli, così ammazzeremo più iraniani». L' impresa dei due miliardari irresistibili di «esportare l' aria pulita», contro quella che il New York Times definì nel 1925 «il simbolo della nostra età delle macchine», la sigaretta, si profila dunque ancora più difficile del claudicante progetto bushista di esportare la democrazia dall' Himalaya al Libano. I governi che dovrebbero ottenere parte di quel mezzo miliardo per lanciare campagne anti-fumo e spegnere le sigarette, sono spesso i grandi beneficiari delle imposte sul tabacco, come, paradossalmente, lo sono anche quegli stati americani, come la California, il New Jersey, il Maryland che finanziano con aumenti delle tasse sui pacchetti di sigarette spese sanitarie, sperando che i tabagisti non rinuncino alla loro dipendenza, per non dover aumentare poi tasse sui reddito o tasse sulla case, l' Ici americano che finanzia tutti i bilanci di città e contee. Nella Cina che ha golosamente scoperto tutti i nostri peggiori difetti, dallo smog al fast food, il consumo di sigarette è arrivato, secondo l' ultima ricerca dell' Organizzazione Mondiale della Sanità, a cinquemila sigarette all' anno per abitante - 15 al giorno - e una sigaretta su tre accese nel mondo, è accesa in Cina dove ancora nel 1952, quando in Europa e America tutti sembravano fumare, il consumo era di una al giorno. L' India, l' altra neo superpotenza emergente, consuma meno, ma per ogni sigaretta si fumano sette "bidi", sigarettine colorate e arrotolate in mini aziende domestiche quasi sempre dalle donne, che, dietro l' esotismo "hindu" del nome, fanno altrettanti danni delle geometriche sorelle impacchettate in America, se non peggiori. Il Giappone, che pure ha lanciato campagne non convintissime, resta il terzo fumatore al mondo per persona. Li seguono la Russia e l' Indonesia, la più popolosa nazione musulmana del pianeta. Anche negli Stati Uniti, dove ormai il fumo di tabacco è rimasto l' unico vizio socialmente inaccettabile e gli impiegati tabaccodipendenti affrontano le intemperie e le calure per tirare qualche boccata sul marciapiedi (purché a una distanza minima di 10 metri dal palazzo) un americano su quattro ancora "lights up", accende. I 500 milioni stanziati dai due salvatori dell' umanità, che progettano come il fondatore di Microsoft altre crociate benefiche per estirpare la malaria, l' Aids, la dissenteria e altri piccoli problemi di salute globali, dovranno dunque misurasi contro i 17 miliardi di sigarette fumate ogni giorno nel mondo, e il miliardo di essere umani, ormai in maggioranza femmine in Occidente, che non riescono a vincere il loro vizio. Con quei soldi, che sono briciole per nazioni come la Russia, la Cina o l' India, ma che potrebbero far gola almeno ai governi delle più povere nazioni africane dove la nuvola tossica del fumo si sta allargando ai bambini, si vorrebbe dissuadere la pubblicità di prodotti del tabacco, finanziarie campagne di educazione sanitaria, diffondere le cifre e le ricerche epidemiologiche sui danni del fumo. Basterà confrontare questo mezzo miliardo di dollari con i 368,5 miliardi di dollari inflitti dai tribunali americani a Philip Morris e sorelle soltanto per i danni arrecati ai fumatori americani, o il miliardo di dollari che la Florida, uno stato dove ancora si fuma parecchi grazie alla forte presenza di sud e centro americani, incassa ogni anno dalle imposte sulle sigarette, per capire quanto impari sia la lotta lanciata da questi due generosi bonificatori dell' aria. Ma se Bill Gates riuscì a convincere il 90% degli utenti di computer nel mondo che i suoi sistemi operativi erano buoni e affidabili, potrebbe anche riuscire a persuadere un miliardo di fumatori cinesi a buttare la cicca. LaRepubblica.it