Prevenzione
Considerazioni ed Elementi essenziali per la costituzione di un presidio ambulatoriale dedicato alla prevenzione e cura delle complicanze diabetiche 14/01/2015 22:31
Pubblichiamo un lavoro che ci ha mandato il Dr Bellavere, nome internazionale per quanto riguarda il Diabete e specialmente " Il Piede Diabetico " Considerazioni ed Elementi essenziali per la costituzione di un presidio ambulatoriale dedicato alla prevenzione e cura delle complicanze diabetiche. Il diabete mellito è una malattia determinata da carenza (nel Tipo 1) o alterato utilizzo (nel tipo 2) dell’ormone che principalmente regola il livello di glicemia: l’insulina. Esso (sia nel tipo 1 e, soprattutto, nel tipo 2) viene considerato oggi, a buona ragione, malattia epidemica risultando ora la sua prevalenza stimata a oltre il 10 % nelle popolazioni occidentali con valutazione di incremento di prevalenza a oltre il 50% nei prossimi 5 anni nelle popolazioni in via di sviluppo. Tra le motivazioni di tale diffusione di malattia, appunto considerata ora epidemica, si annovera il cambiamento di stile di vita delle popolazioni (non più portate ad esercitare lavoro fisico) la globalizzazione alimentare, la aumentata spettanza di vita (diabete della senescenza). Pure le caratteristiche epidemiologiche tra i vari tipi di malattia diabetica sono profondamente cambiate negli ultimi 30 anni cosicche’ la prevalenza percentuale del diabete tipo 2 (particolarmente correlato ai fenomeni individuali appena citati), rispetto alla prevalenza percentuale del tipo 1 (determinato invece principalmente da cause infettive e/o infiammatorie), è cambiata da un rapporto 30/50 a un rapporto 90/10. In pratica la quasi totalità dei diabetici attuali, contrariamente al recente passato, non è insulino dipendente, è obesa, presenta steatosi epatica, ipertensione arteriosa, macroangiopatia, cardiopatia, neuropatia mista, quando invece si era fino a poco tempo fa abituati a considerare la microangiopatia come maggiore complicanza di malattia perché appunto correlata al tipo 1, in passato preponderante . Il quadro clinico della malattia diabetica è quindi ora del tutto mutato e divenuto assai più complesso rispetto a prima sicchè , ad esempio, si definisce in USA il diabetico CHE (“ Coronary Heart Equivalent”) dato che, secondo recenti studi, in circa il 50% dei diabetici si sottende una malattia coronarica significativa (nel 30 % dei casi silente!! ). Così pure il fatto che il diabete tipo 2 sia tipicamente correlato all’età più avanzata e all’obesità, lo rende più esposto a complessità diagnostica e terapeutica non essendo più l’ipoglicemizzante il solo o principale farmaco ad essere considerato nel trattamento ma, anzi, dovendosi collocare esso nel più nutrito corollario di altri farmaci: coronarici, antiipertensivi, neurologici, spesso da introdurre con cautela per possibili interazioni negative con i presidi ipoglicemizanti (vedi il caso sulfaniluree in cardiopatici). In proposito, ci si è dovuti recentemente arrendere all’evidenza, emersa da accreditati studi, persino della scarsa (se non nulla) efficacia dei farmaci ipoglicemizzanti nel prevenire complicanze cardiovascolari nei diabetici tipo 2 (vale a dire in quasi il 90% dei diabetici!) quando non associati ad altri presidi terapeutici sopra citati; e si è dovuto persino contemplare l’inefficacia dello stesso trattamento insulinico e addirittura la potenziale nocività di alcuni ipoglicemizzanti orali (sulfaniluree) nel trattamento del diabete tipo 2 oggi , come detto di gran lunga prevalente così da configurare un radicale capovolgimento dei canoni terapeutici che fino a poco tempo fa prevedevano come trattamento ottimale uno stretto controllo glicemico (“tight control”) a favore ora di un più blando controllo basato su esigenze individuali (tailored control) ove il livello di glicemia da raggiungere viene “tarato” in base a una molteplice serie di valutazioni di ordine clinico. Alla citata nuova complessità clinica si associa quindi, intuibilmente, una altrettanto nuova complessità diagnostica e terapeutica della malattia tale da portare spesso il curante a un vero e proprio disorientamento professionale o a una sorta di rassegnazione nel limitarsi al trattamento alla sola glicemia (ahimè, i vituperati glicemologi!) con danni anche irreparabili per la salute di questi pazienti. In effetti, il paziente diabetico assume le caratteristiche sempre più marcate di un soggetto affetto da polipatologia in cui il dimenticato ruolo dell’”internista” viene spesso rievocato proprio perché, in qualche modo, rappresenta il sanitario con competenze polispecialisiche che è uso a “trarre sintesi” da molteplici valutazioni di specialistiche aventi però grado di valenza da porre in ordine di priorità nel trattamento. Inoltre, paradossalmente, nella cura più moderna del diabetico si ripescano antichi valori diagnostici (proprio antichi?) quali l’accurata anamnesi e obiettività, piuttosto che raffinate soluzioni tecnico-diagnostiche spesso costosissime e altrettanto poco concludenti dal punto di vista diagnostico. Qualche esempio? Una accurata anamnesi ha valenza di molto superiore a qualsiasi tecnica strumentale diagnostica nel caso di ischemia coronarica silente, che si ritiene essere presente in ben il 20% dei diabetici. Una accurata obiettività è in grado di fornire attendibile diagnosi e grado di gravità di neuropatia, principale complicanza invalidante nel diabetico, più di qualsiasi EMG. E ancora, un recentissimo studio (DIAD Study) ha dimostrato che la semplice valutazione di variazione di ritmo cardiaco durante manovra di Valsalva standardizzata è più discriminante della costosissima scintigrafia cardiaca da sforzo nella valutazione di cardiopatia ischemica silente. Quanto le considerazioni sopra esposte vadano a riflettersi su una adeguata terapia della malattia è cosa del tutto intuibile… Nella buona cura del paziente diabetico occorre quindi tradurre in pratica le novità prodotte dalle dagli studi recenti sopra citati e fornire una dimensione risolutiva alla complessità raggiunta da detta patologia con un approccio diagnostico-terapeutico finalizzato alle poliedriche complicanze della malattia evitando di limitarsi al pedissequo (e vorrei dire dannoso) controllo della sola glicemia In sostanza, per costituire un servizio ambulatoriale qualificato per la diagnosi e complicanze del diabete occorre: “In primis” operatori di grande esperienza clinica con nozioni di varia patologia correlata al diabete che abbiano confidenza con strumentazione relativamente semplice ma essenziale ( o afferenze a dati strumentali) quale a seguito riportata: a) ECG (impensabile oggi che un buon diabetologo non abbia nozioni di Elettrocardiografia) b) Oftalmoscopio (impensabile oggi che un buon diabetologo non abbia nozioni di retino grafia) c) Ecografo con sonda addominale, per “small parts” e per indagini vascolari (se non utilizzato direttamente dal diabetologo egli deve avere comunque chiara confidenza con le interpretazioni dei dati provenienti da detta strumentazione) d) Set per valutazione di Neuropatia Periferica (diapason e/o biotesiometro che il diabetologo deve sapere usare personalmente con chiara affidabilità) e Autonomica (Finapres per misurazione pressoria battito a battito, Telemetria per valutazione test cardiovascolari, con relativo software, che il diabetologo, quando non coinvolto personalmente nelle procedure diagnostiche, deve saper interpretare con sicurezza). e) Strumentazione chirurgica minimale di base e strumento per termovalutazione e disposizione di microflusso zonale per cura e trattamento di piede diabetico. Qualora il diabetologo non sia in grado di soddisfare nelle procedure diagnostiche i punti sopra elencati difficilmente sarà in grado di poter fornire adeguata assistenza clinica al paziente che gli si rivolge. Tale affermazione potrà forse ancora sorprendere alcuno ma, invero, essa è oggi incontestabile e in tutti i migliori centri di diabetologia è divenuta principio inderogabile. Per altro, come può essere notato, l’impiego economico totale per costituire in ambulatorio diabetologico dedicato che ottemperi ai punti sopra esposto è assi modesto dato che i relativi costi possono assumersi approssimativamente in: a) 2000 euri b) 80 euri c) 7000 euri d) 1000 (biotesiometro) + 34000 (Finometer) + 6000 (telemetria) + 0 (software nel caso di quello di proprietà Thomaseth con inf. Bellavere) e) Imprecisata e comunque inferiore a 10000 n.b Quanto in c) può essere successivamente eventualmente corredato di Tilt Test Utile anche in cardiologia) con software dedicato e necessita di uno spazio relativamente limitato ( attorno ai 10 m2) . Federico Bellavere

Un esempio di Prevenzione. L'Ictus so può evitare 16/02/2014 20:36
Serata di eccezione sabato 15 febbraio nelle Serate della Prevenzione. Le serate da anni sono organizzate da Artiano Bodi che è Presidente della Associazione ” Uso e Costumi” del Litorale. Questa associazione che viene gestita da Artiano Bodi con tutta la famiglia mantiene vive le tradizioni della zona ma non si dimentica della salute di tutti. Da anni organizza nei periodi autunno, inverno e primavera delle serate nella sua casa ” Ca Bodi”. Tale serate vedono la partecipazione di circa 100 persone in modo da riempire la sua sala. Questo sabato passato le persone presenti sono state 104 ma ben 35 persone non hanno potuto entrare per mancanza di posti disponibili. Le serate sono sempre piene ma ieri si è avuto un pienone. Forse grazie all’Ospite o forse grazie all’argomento era atteso, importante e attuale Grazie al fatto che in questo mese si è parlato molto per l’ictus che ha colpito Bersani , forse la gente era incuriosita o forse aveva avuto persone in famiglia colpiti da tale patologie. Artiano Bodi offra una cena e organizza una conferenza nella quale un medico parla di una patologia frequente ponendo l’accento su come si possa prevenire tale patologia Naturalmente con una prevenzone primaria o secondaria anche in questo caso La sala è sempre piena; non ci sono mai posti liberi come ieri e spesso si deve dire di no a gente che vorrebbe venire ma i posti sono limitati a 100. Purtroppo spiace ma non vi era posto nemmeno a lato dei tavoli. Il Dr Paladin ha parlato in maniera semplice seguendo le regole della PREVENZIONE. In primis conoscere di cosa parliamo e poi come si fa la Prevenzione primaria e la Prevenzione secondaria. Con delel diapositive semplici ed efficaci ha mostrato come si può evitare per quanto possibile l’Ictus e se non si riesce almeno a riconoscerlo nella primissima fase in modo che la terapia abbia successo in modo che i danni non ci siano o siano limitati. Non posso riportare tutto quello che ha detto. Vi sono siti che lo fanno per istituzione. Voglio solo riportare quelli che sono i consigli pert la Prevenzione I fattori di rischio possono essere classificati in: a) non modificabili, b) modificabili e c) intermedi. a) Non modificabili. Ad esempio: Età: la possibilità di avere un ictus raddoppia ogni decade di vita dopo 55 anni, sebbene l’ictus sia comune tra le persone più anziane, molte persone sotto i 65 anni possono essere colpite ed anche persone ancora più giovani. Ereditarietà e storia familiare: la probabilità di avere un ictus aumenta se un genitore, un nonno, una sorella od un fratello hanno avuto un ictus. Etnia: la popolazione di colore ha un maggior rischio di avere un ictus rispetto alla popolazione caucasica. Questo è dovuto al fatto che i neri hanno un alto rischio di ipertensione arteriosa, diabete, obesita; Sesso: l’ictus è piu comune negli uomini che nelle donne, ma più della metà dei decessi per ictus si verificano nelle donne. L’uso delle pillole contraccettive e la gravidanza contribuiscono a dare alle donne un rischio maggiore di sviluppare un ictus. Lo stress e l’ambiente in cui si vive b) Modificabili: quelli su cui può agire efficacemente una corretta prevenzione, cioè il fumo, la dieta scorretta e l’assenza di moto. Ben l’80% di queste morti potrebbero essere evitate se si prestasse più attenzione ai fattori di rischio come il tabacco, l’alimentazione scorretta e l’inattività fisica. c) Fattori di rischio intermedi:prendono origine dal protrarsi nel tempo dei fattori di rischio modificabili, cioè le cattive abitudini, e sono pertensione, diabete, obesità, aumento dei trigliceridi ed ipercolesterolemia. Ma cone fare prevenzione ? Certaente seguire i consigli del proprio medico Ma qualcosa possiamo fare noi per limitare i fattori di rischio modificabili Innanzitutto curare la dieta: mangiare almeno 400-500 g di frutta e verdura al giorno perché ,grazie al loro contenuto di anti-radicali liberi, proteggono i vasi e i tessuti del cuore e del cervello. Diminuire l’uso di sale da cucina: l’OMS ha stimato che riducendo la quantità di sale giornaliera di 3 g farebbe scendere del 22% la mortalità da infarto e del 16% quella per malattie coronariche. Consumare più fibre. Limitare l’uso dei cibi grassi e fritti: i grassi saturi e quelli idrogenati sono più pericolosi perché aumentano il colesterolo LDL. Consumare pesce almeno 2 volte alla settimana perché contiene i grassi omega 3 protettori delle arterie, eventualmente si possono assumere integratori alimentari. Limitare il consumo di alcool, bere cioè non più di 2 bicchieri al giorno. Non meno importante è tenere sotto controllo il peso sia con una dieta corretta che facendo attività fisica. L’indicatore primario per capire se si è in sovrappeso o no è l’indice di massa corporea (BMI) che è il rapporto tra il peso ed il quadrato dell’altezza espresso in metri. Se il BMI è maggiore di 25 si è in sovrappeso, se è maggiore di 30 si parla di obesità. Risulta essere molto pericoloso il grasso addominale: il girovita per l’uomo non dovrebbe oltrepassare i 120 cm e nella donna gli 88 cm. L’attività fisica è molto salutare in quanto riduce la glicemia, la pressione, i grassi nel sangue, lo stress e migliora la circolazione sanguigna e l’ossigenazione dei tessuti oltre a contribuire a tenere sotto controllo il peso. E’ sorprendente constatare che l’inattività fisica porti ad accrescere il rischio cardiovascolare fino ad un 150%: è sufficiente spendere 30 minuti della propria giornata in attività fisica anche moderata come camminare, salire e scendere le scale ecc. sono i comportamenti che permettono una riduzione del rischio di ictus! È importante fare ogni giorno una passeggiata con una velocità moderata per almeno circa mezz’ora. L’alimentazione deve essere equilibrata: la dieta deve includere soprattutto pesce (almeno 2 -3 volte alla settimana), verdura e frutta, limitando il più possibile l’uso del sale e il consumo di cibi grassi, utilizzando come condimento l’olio extravergine di oliva, soprattutto a crudo. La carne deve essere limitata a 2-3 volte alla settimana. L’assunzione di vino deve essere limitata ad un bicchiere al giorno nella donna e a 2 bicchieri al giorno nell’uomo. È necessario controllare la pressione arteriosa (che deve essere mantenuta al di sotto di 140 / 80 mmHg) e se questa è alta bisogna assumere dei farmaci che l’abbassano. Le persone che hanno la glicemia alta devono sottoporsi a controlli periodici e assumere medicine come l’insulina o altre che riducono gli zuccheri nel sangue. I soggetti che invece hanno il colesterolo alto devono seguire una dieta particolare, oltre che assumere medicine, come le statine, che abbassano i livelli dei grassi nel sangue. Se il cuore batte con un ritmo irregolare è necessaria una valutazione medica per poter scegliere quale trattamento fare. Queste e altre notizie il Dr Paladin ha detto che si possono trovare sulla pagina Face Book di alice venezia e sui siti dedicati all’ictus e in modo su alice all’indirizzo http://www.aliceitalia.org che abbiamo consultato per riportare meglio quello che il Dr Paladin ci ha detto Mi ha promesso che mi manderà un suo lavoro che sarà pubblicato su questo sito e sul sito www.lasalute.org che si occupa della Prevenzione. Numerose sono state le domande che hanno seguito la relazione fino a mezzanotte . Sempre in allegria Bisogna anche fare i complimenti al Dr Paladin che è riumasto fino a tardi e sempre con il sorriso come piace a noi tutti e a me in partioclare E un ringraziamento al Artiano Bodi perché senza di lui non ci sarebbe nulla e nemmeno la serata di ieri

Perchè gli anziano di fratturano e come prevenire il problema 05/02/2014 16:16
Presentiamo un interessante articolo del Dott. Alessandro Francescon, che prendendo spunto da un Simposio “Osteoporosi e fratture nell’anziano” svoltosi nell’ambito di un recente Congresso Nazionale di Geriatria organizzato dalla Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG), espone alcune riflessioni sulla malattia Osteoporotica analizzandone aspetti epidemiologici, terapeutici e gestionali, condividendo anche quanto riportato dagli Autorevoli Cattedratici Relatori del Simposio. Perché l’anziano si frattura? Quali le possibilità di terapia e di prevenzione? A cura di: Dott. Alessandro Francescon, Specialista in Geriatria e Gerontologia Ambulatorio di Osteoporosi- Casa di Cura Sileno e Anna Rizzola, San Donà di Piave (Ve)- Il problema dell’Osteoporosi riveste in Italia un ruolo molto importante essendo il nostro uno dei paesi più “vecchi” del mondo. L’attenzione che deve essere data a questo problema deve esser massima soprattutto in questo momento in cui la ricerca scientifica attraverso i numerosi trial clinici ci sta fornendo dati interessanti non soltanto a riguardo della densità minerale ossea ma soprattutto sull’efficacia dei farmaci nel ridurre l’incidenza di fratture osteoporotiche. Tra gli elementi da considerare come principali cause di fratture nell’anziano vanno annoverate le cadute che certamente sono il fattore di rischio più importante, facilitate dalla ridotta stabilità, alterazioni dell’equilibrio, ridotta forza muscolare, calo della vista, patologie concomitanti come l’ictus e altri disturbi neurologici, le cadute possono essere dovute a cali pressori o all’azione di farmaci, in particolare psicofarmaci. Altro fattore predominante e concausa di una frattura è la fragilità ossea. Cadute e fragilità ossea sono influenzati da altri molteplici fattori, tra questi rilevante è l’entità della massa muscolare e questo perché quando non c’è armonia tra osso e muscolatura, può aumentare il rischio di frattura , vuoi per le cadute, vuoi per altri meccanismi più complessi, a prescindere dalla massa ossea, che comunque nell’anziano di solito è ridotta. Attualmente i criteri per la diagnosi di Osteoporosi sono basati sulla esecuzione della Densitometria ossea (ad ultrasuoni o a raggi X), sulla valutazione della presenza di fattori di rischio e su una imprescindibile valutazione clinica multidimensionale, in particolare nei soggetti di età avanzata. Dati recenti evidenziano però la necessità di valutare oltre che la misurazione della densità minerale ossea che come già detto con l’avanzare dell’età si riduce progressivamente, altri parametri, tra questi, di peculiare rilevanza risulta la distribuzione geometrica dell’osso. La distribuzione geometrica e il tessuto osseo si modificano con l’invecchiamento, l’osso riduce sia il suo contenuto minerale che la matrice proteica, perde elasticità e diventa sempre più “porotico”. Nella popolazione più giovanile, ma anche in un soggetto affetto da Osteoporosi, attraverso il processo di rimodellamento osseo, si assiste ad una prima fase in cui l’osso va incontro ad un riassorbimento, poi a una seconda fase in cui attraverso un processo di apposizione di nuovo osso periostale, l’osso si rigenera e può diventare anche più resistente ai traumi. Tale processo sembra essere più efficace nel sesso maschile rispetto a quello femminile. Se il rimodellamento osseo non avviene in maniera come sul dirsi “armonica”l’osso può perdere le sue caratteristiche strutturali e geometriche che da un punto di vista fisico meccanico si traducono in perdita di elasticità e robustezza, con facilità quindi a fratturarsi in relazione ai traumi a volte anche di lieve entità. L’Osteoporosi, così come tutte le patologie età dipendenti, è assai importante nel soggetto anziano già di per sè fragile in quanto può favorire la perdita dell’autosufficenza. L’Osteoporosi e le fratture ad essa correlate rappresentano uno dei temi cardine della Geriatria anche se, questi argomenti sono stati per anni un po’ trascurati. Molto deve essere ancora fatto per la prevenzione dell’Osteoporosi a cominciare dalla correzione dell’introito di Calcio e Vit D nella popolazione Italiana, i cui livelli sono ancora sotto i valori minimi. Solo da poco tempo è emerso il concetto che la prevenzione ed il trattamento di questa Patologia debbono essere prioritari al fine di migliorare la qualità di vita del soggetto anziano oltre che ridurre i costi socio sanitari. Un recente studio ha mostrato come la densitometria ossea sia in grado di fornire una indicazione del rischio di frattura pari a quello dato dai valori pressori per il rischio di ictus cerebrale. Oltre ai farmaci che già hanno dimostrato efficacia nella riduzione del numero di eventi fratturativi, come i Bifosfonati, è da sottolineare che sono in fase di studio alcune molecole nuove per la terapia dell’Osteoporosi, tra queste gli Estreni. Molto promettente, infine, risulta per i pazienti affetti da Osteoporosi una nuova modalità di approccio denominata “Osteoporosis school” della quale però parleremo più in dettaglio, prossimamente, in un altro articolo ad essa dedicato.

Direttiva europea per i pacchetti di sigaretta e per le sigarette elettroniche 10/10/2013 22:43
Il Parlamento europeo ha deciso di approvare a larghissima maggioranza il testo della nuova direttiva tabacco dando mandato al consiglio europeo di iniziare le trattative con i singoli stati per uniformare la legislatura in merito secondo la direttiva. Le nuove norme europee sul fumo prevedono la presenza di immagini shock oltre a diverse avvertenze per la salute sui pacchetti di sigarette. Si parla di immagini shock ma io ritengo che si tratti solo di immagini veritiere. Non sono immagini disegnate ma sono fotografie che fotografano la realtà e vogliono avvertire il consumatore dei danni e dei pericoli ai quali va incontro. Le normativa dicono come devono essere le immagini e che gli avvisi dovranno coprire il 65% del pacchetto e dovranno essere situati nella parte alta, sopra il logo della marca. In sostanza che vede il pacchetto dovrà vedere subito la immagine forte e poi potrà leggere la marca alla quale lui era affezionato. Vi saranno quindi immagini forti come polmoni anneriti o tumori alla bocca come già avviene in Australia. E sembra da dati statistici diffusi che tale norma in Australia abbia ottenuto risultati incoraggianti. Nella stessa direttiva l’Ue ha deciso di vietare le confezioni con meno di 20 sigarette e di abolire l’aroma al mentolo, anche se in quest’ultimo caso le aziende produttrici avranno a disposizione otto anni di tempo. Bisogna anche dire che sono in Italia e forse in qualche altro paese europeo si possono vendere confezioni con 1o sigarette. Sono state approvate anche nuove regole sulle sigarette elettroniche e nel testo approvato dal Parlamento europeo prevede con la Commissione Ue non intende riconoscere la sigaretta elettronica come un farmaco. Per tale motivo viene stabilito che le e-cig non sono considerate farmaco e quindi non saranno vendute solo in farmacia, mentre è confermato il divieto di vendita ai minori e il divieto di pubblicità. La sigaretta elettronica potrà essere venduta come gli altri prodotti della filiera del tabacco ma subirà gli stessi divieti e dovrà avere avvertenze per la salute. Lo scopo finale dichiarato infatti è quello di combattere il fumo in generale e in particolare. Naturalmente non si potrà fumare le sigarette elettroniche nei luoghi pubblici, e in mnodo particolare nelle scuole e negli ospedali. Non sappiamo che queste nuovo normative sulla sigaretta elettronica sia state apportata su pressione delle multinazionali del tabacco ma certamente nel complesso si fa un passo avanti. Quante volte assistiamo a persone che fumano in presenza di bambini., Vediamo spesso mamme che fumano ed hanno in braccio i bambini di pochi mesi. Tutti sanno che la legge lo vieta a difesa dei bambini, ma non abbiamo mai visto e dico mai visto un vigile fermare una donna che fuma assieme al suo bambino. Avete mai visto i responsabili dei luoghi pubblici dire qualche cosa a persone che fiumano nei giardini nelle scuole o degli ospedali. Dicono forse qualche cosa ai pazienti che fumano sulla terrazza dell’ospedale o nei bagni ? Il problema in Italia è quello che nessuno fa rispettare le leggi salvo quelle che fanno comodo. La giustizia in Italia è una casta e difficilmente si potrà fare qualche cosa: basterebbe che ci fosse più civiltà, più educazione. più rispetto per gli altri Per concludere l’articolo riposto sotto i commenti tratti da un forum all’annuncio della introduzione della normativa europea sulle immagini sui pacchetti di sigaretta Li riporto integralmente ma senza mettere nessuno riferimento a chi li ha scritto rispettando la privacy . Sappiate però che sono veri e sono quindi espressione di molte persone…infatti ne riporto solo alcuni 1) Da ex fumatore (sono sanissimo) , dopo quasi 20 anni di sigarette ho smesso scommettendo che non avrei mai smesso!!!!! Le sigarette ,come la benzina e l’alcool, sono per lo stato un’introito da milioni di euro…Al fumatore non interessa se aumentano o fanno male!!!!!!!!!!!!!!!!!! Commento: rappresentano un grosso introito ma lo stato spende di più di quello che incassa per curare i danni dal tabacco 2)I fumatori lo sanno benissimo cosa rischiano. Che senso ha dunque mettere foto raccapriccianti? Se davvero volessero combattere le sigarette le dovrebbero toglierle dal mercato Commento: Giusto!! Ma nessuno tiene conto che la libertà di uno finisce dopo inizia la libertà di un altro. Ogni persona in genere pensa a sè e al proprio piacere. 3) a questo punto si dovrebbe mettere anche queste immagini sul vino, liquori, e AUTO…che provocano piu morti del tabacco Commento: vi è una bella differenza. Si dovrebbe avvertire i consumatori di usare macchina, alcool in giusta misura e con prudenza e rispettando le leggi. IN ogni caso il fumo causa danni e spesa pubblica di gran lunga superiore ai morti in auto o all’alcool 4) C’è bisogno delle foto raccapriccianti per far capire alla gente che le sigarette portano al tumore. Se la gente è cretina nessuno può farci niente. ABOLIAMO LE SIGARETTE. TOGLIAMOLE DAL MERCATO Commento: pienamente d’accordo ma bisogna farlo educando 5) Penso che se qualcuno vuole uccidersi nella maniera a lui più congeniale sia opportuno lasciarlo fare; anche questa è libertà. Commmento: sono d’accordo sula liberta di morire e di stare male ma dovrebbe pagare le conseguenze di tasca loro 6) Non penso che le immagini siano dei deterrenti, anzi buttando il pacchetto vuoto potrebbero venire in mano a dei bambini provocando seri problemi psicologici. Lo dice un non fumatore Commmento. Io mi occupo di prevenzione nelle scuole elementari da anni e mai e dico mai un bambino ha avuto problemi per aver visto tali immagini che mostro con delle diapositive. Anzi si ha un effetto buono che il bambino porta a casa 7)Si Si SI, fate solo bene! Ma per far smettere di fumare bisognerebbe alzare il prezzo di un pacchetto di sigarette a 100€ (così troviamo anche i soldi per la cassa integrazione, imu, iva ect..). E’ una vergogna vivere in mezzo a ciminiere ambulanti:o vai in apnea o ti giochi l’esistenza Commento: sono pienamente d’accordo. Chi ha il vizio paghi. Ma certamente una tassa alta su tabacco, alcool e giochi porterebbe più soldi dell’IVA e dell’IMU. Chi può compri pure le sigarette ma paghi per quelli che non devono pagare l’IMU o l’IVA che ricade su tutti noi !

Uso delle calze antritrombo 10/10/2013 22:40
Seguendo lo schema del modello calze antitrombo Le calze per la profilassi venosa profonda sono da usare nei pazienti sottoposti ad interventi chirurgici maggiori, di quelli superiori a due ore di intervento e nei pazienti a rischio (vedi allegato A) . Eventuali variazioni saranno indicate dal medico e riportate nel diario medico periodo in cui le calze vengono indossate Le calze vengono indossate secondo l'allegato A il giorno prima dell'intervento se il paziente è ricoverato o al momento del ricovero se il paziente si ricovera il giorno dell'intervento stesso. Le calze rimangono indossate sia il giorno che la notte per il periodo in cui il paziente è a rischio (fino a che non vi è una normale mobilitazione o fino a quando il paziente non viene dimesso ). Sarà il medico a prescrivere scrivendo nel diario medico il momento in cui il paziente rimarrà senza calze. Le calze vengono tolte almeno una volta al giorno per un tempo non superiore ai 30 minuti. Le calze vengono tolte e rimesse da personale infermieristico che seguirà le norme nell'allegato B. Controindicazioni : vi sono delle contro indicazioni di carattere locale e generale che devono essere tenute presenti (edemma importante delle gambe, rischio aumentato di edema polmonare, arteriopatia periferiche importanti, neuropatie periferiche significative, dermatiti) e sarà il medico a decidere quando il paziente non potrà indossare le calze. Raccomandazioni fonte: Joanna Briggs Institute for Evidence Based Nursing and Midwifery misurare le calze secondo le raccomandazioni del produttore per essere certi di scegliere la taglia corretta quando si indossano le calze compressione graduata per la prima volta annotarsi la misura della taglia per avere un riferimento. Può essere necessario misurare regolarmente gli arti inferiori per evitare possibili complicanze: l'edema della gamba determina una pressione eccessiva delle calze. Asciugare piedi e gambe prima di infilare le calze a compressione graduata. Togliere le calze una volta al giorno per la cura, l'igiene e il controllo della cute. Per alcuni pazienti con cute sofferente può essere necessario rimuovere le calze più spesso. Controllare regolarmente le calze a compressione graduata per verificare il posizionamento corretto e per evitare che vi siano arrotondamenti o difficoltà circolatorie. Controllare regolarmente lo Stato neuromuscolare durante la cura della cute e in altri momenti tramite l'area d'ispezione delle calze a compressione graduata. Controllare i pazienti quando sono seduti fuori dal letto verificando che le calze non blocchino il flusso ematico agendo da laccio emostatico intorno al ginocchio. L'educazione del paziente è una parte importante dell'assistenza e deve prevedere la spiegazione di perché usare le calze, il corretto modo di indossarle, la misura giusta, la cura della cute e la necessità di controllare l'edema delle gambe. È necessaria un'adeguata formazione degli operatori sanitari per assicurare il corretto utilizzo delle calze prese dettare i protocolli d'uso scelta della taglia. Prendere la circonferenza al polpaccio, circonferenza alla coscia e la lunghezza tra pallone e piega sotto gluteo In qualiintervenenti usarle Tipi di intervento maggiori o con tempo superiore all2 ore o a pazienti a rischio 1) Addominoplastiche 2) Laparoplastiche complesse 3) Colecistectomie 4) Resezioni sul colon dx o sx Pazienti con insufficienza venosa specie se diabetici o defedati Pazienti che indosseranno le calze il giorno prima in quanto ricoverati o se ricadono in pazienti rischio secondo giudizio medico Calzare la calza nel verso giusto iniziando dal piede e salendo in maniera uniforme evitando pieghe e effetti laccio . Evitare traumatismi e accompagnare la calza evitando sfregamenti specie in zone compromesse.

Profilassi della TVP in CHIRURGIA 10/10/2013 22:40
1. Profilassi della TVP in CHIRURGIA Premessa La trombo embolia venosa (TEV) è una patologia frequente che può portare al decesso pazienti ospedalizzati e per la quale esistono ben qualificati interventi di prevenzione. Sono oggi ben definiti e disponibili linee guida nazionali e internazionali in aiuto ai clinici per garantire la protezione dei pazienti ad alto rischio. La profilassi della TEV prese avvio negli anni 60 con l'adozione di procedure fisiche mirate a prevenire la stasi venosa agli arti inferiori ; negli anni 70 si assistette all'introduzione di metodi farmacologici e in particolar modo l'impiego delle eparine; negli anni 80 furono sviluppate le eparine a basso peso molecolare successivamente utilizzate nella pratica clinica. I risultati dello studio chiave concepito per valutare il grado di compliance alle linee guida sulla prevenzione della TVE sono stati recentemente pubblicati su e The Lancet. La TVE è stata valutata utilizzando le linee guida dell'America College of Chest Physicians. Si devono considerare 1) Fattori di rischio La valutazione del livello di rischio deve essere effettuata rilevando il mini seguenti fattori A) età B) obesità grave C) presenza di vene varicose D) pregressa trombo embolia venosa E) trombo figlia congenita o acquisita F) patologia neoplastica maligna G) presenza di patologie quali: infezioni gravi insufficienza cardiaca, infarto del miocardio o ictus recenti, malattie infiammatorie croniche dell'intestino, sindrome nefrosica, poli citemia, paraproteinemia, emoglobinuria parossistica notturna, insufficienza respiratoria. H) Abitudine al fumo. I) Assunzione di terapia ormonale estro progestinica. L) Gravidanza o puerperio. M) Presenza di catetere venosi centrali. N) Paresi arti inferiori e patologie che impediscono la mobilità degli arti inferiori 2) Classificazione del rischio A) rischio basso B) rischio moderato C) rischio alto D) rischio altissimo 3) Adozione delle misure preventive La profilassi individuale deve essere scelta tenendo conto dell'efficace dei rischi (in particolare di sanguinamento), delle preferenze dei pazienti, della loro compiace (autonomia motoria, livello di collaborazione, eccetera), delle contro indicazione delle singole metodica. In tutti i casi: A) è necessario programmare la mobilizzazione precoce dei pazienti anche attraverso esercizi per gli arti inferiori. B) È necessario assicurare tutti i pazienti una adeguata idratazione. C) Pazienti immobilizzati hanno maggiori difficoltà ad assumere liquidi: è necessario mettere in atto azioni opportune per assicurare loro una adeguata idratazione. Le la linea guida e disponibili sui seguenti siti Lazio sanità: www.asplazio.it Società Italiana di Chirurgia Vascolare and endovascolare: www.sicve.it Società Italiana di Diagnostica Vascolare: www.sidv.net Società Italiana di Angiologia e Ppatologia Vascolare: www.siapav.it Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani: www.acoi.it Chirurgia Generale: raccomandazioni 1) paziente a basso rischio (di età inferiore quarant'anni, esente da fattori di rischio aggiuntivo individuale) in occasione di procedure chirurgiche minori si raccomanda la semplice mobilizzazione precoce 2) paziente a rischio moderato uno) soggetti che devono essere sottoposte chirurgia non maggiori di età compresa tra i 40 sessant'anni o con fattori di rischio addizionale due) soggetti che devono essere sottoposte chirurgia maggiore di età inferiore quarant'anni in assenza di fattori di rischio addizionale si raccomanda l'impiego di profilassi con eparina basso peso molecolare nella misura relativa al peso corporeo e ai fattori di rischio. In alternativa si raccomanda profilassi meccanica nei casi in cui vi siano controindicazioni alla profilassi farmacologica. 3) Pazienti ad alto rischio uno) soggetti che devono essere sottoposte chirurgia maggiori di 60 anni due) pazienti che devono essere sottoposte chirurgia i portatori di fattori di rischio individuale addizionalii, anche di età inferiore ai 40. Si raccomanda profilassi con eparina basso peso molecolare in dosi superiore a 3000 unità di 4) paziente ad altissimo rischio (fattori multipli) si raccomanda che la profilassi farmacologica venga associata a profilassi meccanica pazienti ad altissimo rischio, ad esempio chirurgia oncologica, la profilassi farmacologica può essere proseguita dopo la dimissione. Raccomandazioni chiuse laparoscopica l'impiego routinario della profilassi anche trombotica farmacologica nei pazienti sottoposti a chirurgia laparoscopica, non è indicato Si raccomanda la precoce mobilitazione postoperatorio dei pazienti sottoposti a procedura di chirurgia laparoscopica che hanno fattori di rischio aggiuntivi e che possono essere oi devono essere sottoposte profilassi con uno dei seguenti principi terapeutici: profilassi meccanica o eparina basso peso Per i pazienti in terapia con di come oggi: sospensione della terapia anticoagulante orale cinque giorni prima dell'intervento da sostituire con eparina basso peso molecolare a dosaggio terapeutico un'ultima non somministrazione la sera precedente l'intervento chirurgico ripresa della somministrazione 12 ore dopo l'intervento imbricandola con il i controllo iniziando alla seconda giornata postoperatoria fino al raggiungimento del range terapeutico ottimale Nei soggetti allergici intolleranti alla eparina basso peso molecolare si sostituisce con altre eparina basso peso molecolare iniziando sempre con gli stessi orari. Aggiungere i seguenti allegati A) Chek List Valutazione del rischio tromboembolico e monitoraggio B) Diagramma di flusso per la profilassi C) Compiti e Responsabiltà

05/10/2013 12:05
1. Profilassi della TVP in CHIRURGIA Premessa La trombo embolia venosa (TEV) è una patologia frequente che può portare al decesso pazienti ospedalizzati e per la quale esistono ben qualificati interventi di prevenzione. Sono oggi ben definiti e disponibili linee guida nazionali e internazionali in aiuto ai clinici per garantire la protezione dei pazienti ad alto rischio. La profilassi della TEV prese avvio negli anni 60 con l'adozione di procedure fisiche mirate a prevenire la stasi venosa agli arti inferiori ; negli anni 70 si assistette all'introduzione di metodi farmacologici e in particolar modo l'impiego delle eparine; negli anni 80 furono sviluppate le eparine a basso peso molecolare successivamente utilizzate nella pratica clinica. I risultati dello studio chiave concepito per valutare il grado di compliance alle linee guida sulla prevenzione della TVE sono stati recentemente pubblicati su e The Lancet. La TVE è stata valutata utilizzando le linee guida dell'America College of Chest Physicians. Si devono considerare 1) Fattori di rischio La valutazione del livello di rischio deve essere effettuata rilevando il mini seguenti fattori A) età B) obesità grave C) presenza di vene varicose D) pregressa trombo embolia venosa E) trombo figlia congenita o acquisita F) patologia neoplastica maligna G) presenza di patologie quali: infezioni gravi insufficienza cardiaca, infarto del miocardio o ictus recenti, malattie infiammatorie croniche dell'intestino, sindrome nefrosica, poli citemia, paraproteinemia, emoglobinuria parossistica notturna, insufficienza respiratoria. H) Abitudine al fumo. I) Assunzione di terapia ormonale estro progestinica. L) Gravidanza o puerperio. M) Presenza di catetere venosi centrali. N) Paresi arti inferiori e patologie che impediscono la mobilità degli arti inferiori 2) Classificazione del rischio A) rischio basso B) rischio moderato C) rischio alto D) rischio altissimo 3) Adozione delle misure preventive La profilassi individuale deve essere scelta tenendo conto dell'efficace dei rischi (in particolare di sanguinamento), delle preferenze dei pazienti, della loro compiace (autonomia motoria, livello di collaborazione, eccetera), delle contro indicazione delle singole metodica. In tutti i casi: A) è necessario programmare la mobilizzazione precoce dei pazienti anche attraverso esercizi per gli arti inferiori. B) È necessario assicurare tutti i pazienti una adeguata idratazione. C) Pazienti immobilizzati hanno maggiori difficoltà ad assumere liquidi: è necessario mettere in atto azioni opportune per assicurare loro una adeguata idratazione. Le la linea guida e disponibili sui seguenti siti Lazio sanità: www.asplazio.it Società Italiana di Chirurgia Vascolare and endovascolare: www.sicve.it Società Italiana di Diagnostica Vascolare: www.sidv.net Società Italiana di Angiologia e Ppatologia Vascolare: www.siapav.it Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani: www.acoi.it Chirurgia Generale: raccomandazioni 1) paziente a basso rischio (di età inferiore quarant'anni, esente da fattori di rischio aggiuntivo individuale) in occasione di procedure chirurgiche minori si raccomanda la semplice mobilizzazione precoce 2) paziente a rischio moderato uno) soggetti che devono essere sottoposte chirurgia non maggiori di età compresa tra i 40 sessant'anni o con fattori di rischio addizionale due) soggetti che devono essere sottoposte chirurgia maggiore di età inferiore quarant'anni in assenza di fattori di rischio addizionale si raccomanda l'impiego di profilassi con eparina basso peso molecolare nella misura relativa al peso corporeo e ai fattori di rischio. In alternativa si raccomanda profilassi meccanica nei casi in cui vi siano controindicazioni alla profilassi farmacologica. 3) Pazienti ad alto rischio uno) soggetti che devono essere sottoposte chirurgia maggiori di 60 anni due) pazienti che devono essere sottoposte chirurgia i portatori di fattori di rischio individuale addizionalii, anche di età inferiore ai 40. Si raccomanda profilassi con eparina basso peso molecolare in dosi superiore a 3000 unità di 4) paziente ad altissimo rischio (fattori multipli) si raccomanda che la profilassi farmacologica venga associata a profilassi meccanica pazienti ad altissimo rischio, ad esempio chirurgia oncologica, la profilassi farmacologica può essere proseguita dopo la dimissione. Raccomandazioni chiuse laparoscopica l'impiego routinario della profilassi anche trombotica farmacologica nei pazienti sottoposti a chirurgia laparoscopica, non è indicato Si raccomanda la precoce mobilitazione postoperatorio dei pazienti sottoposti a procedura di chirurgia laparoscopica che hanno fattori di rischio aggiuntivi e che possono essere oi devono essere sottoposte profilassi con uno dei seguenti principi terapeutici: profilassi meccanica o eparina basso peso Per i pazienti in terapia con di come oggi: sospensione della terapia anticoagulante orale cinque giorni prima dell'intervento da sostituire con eparina basso peso molecolare a dosaggio terapeutico un'ultima non somministrazione la sera precedente l'intervento chirurgico ripresa della somministrazione 12 ore dopo l'intervento imbricandola con il i controllo iniziando alla seconda giornata postoperatoria fino al raggiungimento del range terapeutico ottimale Nei soggetti allergici intolleranti alla eparina basso peso molecolare si sostituisce con altre eparina basso peso molecolare iniziando sempre con gli stessi orari. Aggiungere i seguenti allegati per seguire le norme con buon senso e razionale anche legale A) Chek List Valutazione del rischio tromboembolico e monitoraggio B) Diagramma di flusso per la profilassi C) Compiti e Responsabiltà

Resultados al Congreso en Barcelona sobre el Pie Diabético 27/09/2013 00:02
El 18 y 19 de septiembre se celebró en Sitges el cuarto congreso multidisciplinar de atención al pie diabético. Para los que no lo conocen, Sitges es un lugar de renombre de la costa catalana a 30 Km de Barcelona. Al ser un Congreso nacional pero de importancia internacional fue elegido un Hotel perteneciente a una de las mejores cadenas hoteleras con salas específicas para congresos y adecuado para celebrar un evento de tal magnitud. Los invitados fueron médicos prestigiosos que cuidan del pie diabético en España, Islas Canarias, Italia, Alemania, Inglaterra y en EE.UU. Representaban a Italia el Dr. Giacomo Clerici de Sesto San Giovanni y el Dr. Alberto Piagessi de Pisa, nombres de prestigio que no requieren presentación alguna . Otro de los médicos Italianos que asistió al congreso, fue el Dr. Paolo Madeyski de San Dona di Piave Para obtener más información pueden consultar la pagina web del evento en : www.piediabetico2013.org Las presentaciones fueron en Español, Italiano, Alemán e Inglés, con traducción simultánea y todas tratando el argumento de : El Pie diabético en España y su futuro. Resulta imposible mencionar la multitudinaria participación de los médicos locales por cuestión de espacio pero una mención especial, visto que representaba a MPSYSTEM, la requiere el Dr. Francisco Díaz Cabrera , médico de atención primaria y también oncólogo reconocido que trabaja para la Universidad de Santa Cruz de Tenerife, el cual dirige los trabajos científicos que tratan las úlceras del pie diabético en las Islas Canarias con ULCOSAN . El día 19 a las 11.30h se realizó un mini simposio sobre protocolos y terapias con oxígeno en normobarismo que tenía el título de " Tratamiento de las úlceras con cámara normobárica local de Madeyski". Ilustró el tema con las diapositivas en español la experiencia de la clínica Rizzola di San Donà di Piave comentando también su experiencia en las Islas Canarias. La exposición fue muy completa, atrajo la atención de la audiencia y resultó en un largo aplauso final. Podemos confirmar que el stand de MPSYSTEM fue uno de los más visitados en los intervalos de pausa café y almuerzos durante los dos días de la conferencia , y no sólo por médicos españoles sino también por otros pertenecientes al resto de países que participaban en dicho evento , también distribuidores de dispositivos médicos y que han pedido nuestra colaboración. Uno de los médicos españoles participantes alabó el stand diciendo abiertamente " Ulcosan es la estrella del congreso", comentario que nos orgullece profundamente. El congreso precedente a éste, celebrado en el 2007 tuvo lugar en Toledo, la diferencia del congreso de este año con respecto al precedente es que en este se quisieron comparar los resultados y la experiencia de los médicos que trabajan este tipo de patología en España con otros grupos internacionales, mostrando los resultados de ambos grupos. Precedía por ello este congreso en Sitges el Grupo de Estudio Europeo del pie diabético, con el objetivo de tratar de unificar los protocolos de diagnóstico y de terapia con una visión lo más global posible. Las conferencias fueron numerosas y quisiera mencionar alguna de laspresentaciones magistrales que interesaron mucho a los participantes en dicho evento, una de ellas fue la del presidente del congreso, el Dr. Javier Sánchez Aragón con "Anatomía de la infección en el pie diabético" en la que expuso las motivaciones y el riesgo de amputaciones mayores. La tendencia actual es amputar lo menos posible gracias al conocimiento óptimo de la anatomia del pie evitando al mismo tiempo la propagación de la infección. Otra conferencia precisa y completa fue la del Dr. Giacomo Clerici con " Sustitutos dérmicos en los problemas del pie diabético " Conferencia magistral también la del Dr. Alberto Piaggesi quien habló sobre los resultados y la evaluación del equipo multidisciplinario que trata el pie neuroisquémico. Visto el interés que creaba nuestra novedosa terapia fuimos llamados a mostrar algunos casos de lesiones del pie diabético en la tarde del último día de congreso, presentación realizada con algunas diapositivas por el Dr. Francisco Díaz Cabrera junto con el Dr. Madeyski. Este congreso ha sido importante, útil y lleno de satisfacción para nosotros de la MPSYSTEM . Nuestro agradecimiento a la labor de Lucio Marrone que junto al Dr. Francisco Díaz Cabrera han desarrollado la organización de esta conferencia de MPSYSTEM en dicho congreso. Nuestro agradecimiento por la traducción de este artículo y otras traducciones a la muy buena Estrella .

La Prevenzione e la Terapia delle complicanze del Piede Diabetico al Congresso di Barcelona 25/09/2013 22:25
Abbiamo sempre parlato della Prevenzione di tutte le malattie. In questi giorni vi è stata una a importante iniziativa promossa dall'Associazione dei Diabetici per prevenire le complicanze del piede diabetico con una conferenza ma specialmente per le visite gratuite con i podologici per capire i problemi dei diabetici e dare i consigli sulla prevenzione delle complicanze. Abbiamo sempre parlato della importanza della prevenzione non solo dei tumori ma di ogni altra patologia e quindi anche del diabete. E tutti sanno che una delle complicanze più pericolose di tale malattia è quella del piede diabatico Con tale nome si intende il rischio che il paziente diabetico da lunga data e mal trattato possa incorrere in infezioni specialmente al piede in quanto manca una sensibilità data da disturbi alle terminazioni nervose e vascolari E proprio questo è stata uno dei punti fondamentali del Congresso al quale abbiamo partecipato a Barcellona sul Piede Diabetico Oltre la Prevenzione , la diagnosi e poi la terapia che deve cercare di limitare le amputazioni, almeno quelle maggiori Noi siamo stati invitati perchè grazie alla terapia che abbiamo messo a punto con la ossigenoterapia normobarica abbiamo ridotto le amputazioni. Nel 2012 abbiamo avuto nessuna amputazione maggiore e solo due amputazione di avampiede. Faccio qui il riassunto del Congresso al quale ho partecipato dando lustro anche a San Donà di Piave avendo portato la casistica della Casa di Cura Rizzola Il 18 e 19 settembre si è tenuto a Sitges il 4° congreso multidisciplinare del Piede diabetico. Per chi non lo sapesse Sitges è un noto posto in riva al mare a 30 km di Barcellona. E’ stato scelto per la sua notorietà e perche esiste un albergo prestigioso hotel con sale congressuali prestigiose. E questo perchè tale Congresso è un evento nazionale con partecipazione internazionale. I relatori erano medici prestigiosi che si occupano del piede diabetico sia in Spagna che alle Canarie che in Germania, Inghilterra e USA. Per l’Italia erano presenti il Dr GIacomo Clerici da Sesto San Giovanni e il Dr Alberto Piagessi da Pisa. Nomi prestigiosi che non hanno bisogno certo di presentazione. Potete avere delucidazioni su tali insigni relatori sul sito www.piediabetico2013.org Vi era un altro medico dall’Italia, sicuramente più modesto ed era il Dr Madeyski Paolo da San Donà di Piave. Le relazioni erano spagnolo, italiane , tedesche e inglesi. Come sottotitolo vi era : El Pie diabetico en Espana: presente y futuro Non posso citare invece tutti relatori spagnoli in quanto erano molti e di prestigio ma porterebbe via spazio alla conclusione del congresso, ma uno merita una menzione particolare e lo devo citare perchè ha rappresentato la MPSYSTEM. Si tratta del Dr Francis Diaz Cabreras che lavora all’Università di Santa Cruz, dirige le strutture mediche collegate ed è anche Oncologo di nome. Il Dr Diaz Cabreras dirige i lavori scientifici che trattano le ulcere difficili e il piede diabetico nelle Canarie con l’ULCOSAN. Il giorno 19 alle 11,30 è stato a tenere un minisimposio sui protocolli e sulla terapia con ossigenonormabarico che aveva il titolo di ” Tratamiemento de las ulceras con camara normobariica local de Madeyski “. Ha illustrato l’argomento con delle diapositive in spagnolo riportando la casistica della Casa di Cura Rizzola di San Donà di Piave e parlando della sua esperienza alle Canarie. La relazione è stata eseguita dal Dr Diaz Cabrera in quanto segue lui i lavori alle Canerie e perchè il Dr Madeyski avrebbe avuto difficoltà a fare una relazione in spagnolo e non era giusto e cortese farla in inglese con la traduzione simultanea. La relazione è stata esauriente ed ha destato l’attenzione della platea e un lungo applauso. Alla fine è seguito un coffee breck e la dimostrazione è stat che allo stand della MPSYSTEM ai tavoli del caffè vi è stato un interessamento particolare. Possiamo dire , e i filmati lo confermano, che lo stand della MPSYSTEM è stato il più visitato negli intervalli da coffee break e di pranzo nei due giorni del congresso. E non solo da medici spagnoli e di altri paesi m anche da distributori di dispositivi medici che chiedevano di collaborare. La frase più bella per noi è stat quella di un dottoressa spagnola che ha detto apertamente allo stand ” Este Ulcosan fue la estrella del día” non poteva essere un commenti più bello per noi il precedente congresso su questo argomento era stato tenuto nel 2007 a Toledo. Quest’anno si voleva comparare i risultati e le esperienza dei medici che lavorano su tale patologia in Spagna con altri gruppi internazionali mostrando i risultati di entrambi i tipi di gruppo.Il tutto precedeva il Congreso del Grupo de Studio Europeo de Pie Diabetico sempre a Sitges. . Lo scopo poi era di cercare di unificare i protocolli di diagnosi, e di terapia con una visione globale più possibile. Le relazioni sono state molteplici ma vorrei citare delle conferenze magistrali che hanno colpito tutti noi presenti. il Dr Javier Aragon Sanchez , Chairman del congresso, è stato magistrale nella relazione magistrale: Anatomia della infezione nel piede diabetico che metteva in luce le motivazioni e i rischi di amputazioni i maggiori e non si conosce bene tale anatomia. Adesso si cerca di amputare al minimo e tale impegno si attua con la conoscenza ottimale della anatomia del piede e delle possibilità anatomiche di diffondere la infezione. relazione precisa e esauriente dalla grande esperienza del Dr Giacomo Clerici sui ” Sostituti dermici nei problemi del piede diabetico” Conferenza magistrale di rilievo dall’altro ospite italiano Dr Alberto Piaggesi che ha parlato dei risultati e della valutazione del team multidisciplinare che tratta il piede neuroischemico Con soddisfazione visto l’interesse del nostro di terapia siamo stati chiamati ad esporre alcuni casi di lesioni al piede diabetico nel pomeriggio della giornata conclusiva . La relazione è stata fatta con alcune diapositive dal Dr Francis Diaz Cabrera assieme al Dr Madeyski che ha puntualizzato i risultati ottenuti in inglese. L’incontro è stato importante, utile a tutti noi e denso di soddisfazione per noi della MPSYSTEM. Grazie al lavoro anche del Dr Lucio Marrone che assieme al Dr Francis Diaz Cabrera ha messo a punto la organizzazione per la MPSYSTEM a tale convegno

Si parla molto o troppo di sigarette elettroniche. Si devono vietare o meno 23/06/2013 22:22
Interessante è il test eseguito dai giornalisti del settimanale Panorama. Questo giornale ha esaminato in un laboratorio quattro differenti tipi di sigarette elettroniche. Non sono state rinvenute sostanze come metalli pesanti o policiclici aromatici che sono cancerogeni. La nicotina era presente nella quantità descritta nella etichetta e in modo particolare in quella ove era scritto che non vi era nicotina effettivamente non ve n'era. Effettivamente la sigaretta elettronica non dovrebbe contenere sostanze tossiche e quelle che si trovano sono effettivamente in dose molto minore di quelle che ritroviamo nella sigaretta tradizionale. Quello che è fondamentale e che non sono state trovate sostanze cancerogene. Se qualche sostanza tossica è stata trovata questa era in dose minimale rispetto alle sigarette tradizionali e sono dovute ad un uso di nicotina pura probabilmente non eccellente. Ma tali sostanze sono di molto inferiore nella sigaretta tradizionale. Interessante è un libro appena uscito dal titolo " Come smettere di fumare con la sigaretta elettronica" di Cosimo Colasante nel quale sono dati consigli come usare al meglio la sigaretta elettronica e come poter poi smettere di usare la stessa ma espone anche dubbi e possibili pericoli nell'uso della stessa sigaretta elettronica. Il vero problema è nel'usare sigarette elettroniche certificate in cui i componenti siano dosati e certificati e scritti sulla etichetta. Al giorno d'oggi è scoppiato il boom della sigaretta elettronica e tanti produttori si improvvisano produttori di sigarette elettroniche e aprono negozi vendendo prodotti a volte non conformi e questi possono contenere sostanze anche dannose. Poiché la sigaretta elettronica è un mezzo per smettere di fumare sarebbe giusto che fosse venduta nelle farmacie sotto consiglio del farmacista o del medico. Deve avere la dicitura del marchio CEE conforme a un prodotto definito dal ministero e dai parametri ad uso di sigaretta elettronica. Poiché contiene nicotina deve essere considerata con farmaco è anche per questo motivo dovrebbe essere venduto nella farmacia. Non ci sono studi a lungo termine sulle sigarette elettroniche di danni a distanza e in modo particolare su quante persone che sono passate alla sigaretta elettronica hanno poi smesso di fumare quella tradizionale e quanti ancora hanno poi smesso quella elettronica. Dai primi studi parziali si deduce però che la sigaretta elettronica è il mezzo attualmente che fa aumentare i non fumatori o meglio quelli che smettono di fumare e possiamo dire che allo stato attuale sembra che circa il 10% delle persone che passano alla sigaretta elettronica smettono del tutto di fumare quella tradizionale . E' anche importante un dato al momento non confermato ma che dice che l'80% delle persone che passano alla sigaretta elettronica poi smettono di fumare la stessa. Naturalmente parliamo sempre di sigarette elettroniche certificate. Diciamo che la preoccupazione del ministero della salute è giusta : ci deve essere una normativa per le stesse e dobbiamo tenere presente che l'uso per cui è nata la sigaretta elettronica è quello di far limitare e quindi smettere l'uso della sigaretta tradizionale. Però è pur sempre un qualche cosa che un danno più o meno lo da e per tale motivo riteniamo giusto che sia vietata nei luoghi pubblici. Evidentemente con dei limiti che saranno minori della sigaretta tradizionale, deve essere proibita ai minorenni che la userebbero in maniera non corretta e quindi non andrebbero poi contro la diminuzione di quella tradizionale. Diventerebbe cioè un prodotto di moda per i giovani e quindi come tale non porterebbe poi alla diminuzione del fumare la sigaretta tradizionale. Se andiamo a guardare le varie normative in giro per il mondo vediamo che ci sono paesi che hanno regolarizzato i posti dove si possono fumare e paesi che hanno dichiarato che possono essere fumate ovunque ; vi sono paesi che considerano la sigaretta elettronica come un farmaco e altri che invece non lo considerano come tale e quindi tutta la legislatura non è ancora definita. Ciononostante noi dobbiamo considerare il perché è nata la sigaretta elettronica il perché la si dovrebbe usare e quindi riteniamo che sia utile avere una regola che deve essere applicata nella vendita e nell'uso . Fino alla presenza di leggi certe ed di lavori certificati riteniamo quindi in conclusione che la sigaretta elettronica debba essere venduta in farmacia e ivi si devono trovare solamente sigarette elettroniche provenienti da istituti certificati e che abbiano un certificato del ministero della salute anche i loro prodotti. L'uso con varie quantità di nicotina deve essere consigliato dal medico o dal farmacista. Non deve essere permessa la vendita ai minori di 16 anni. La sigaretta elettronica non dovrebbe essere permessa nei locali pubblici che non abbiano una reazione adatta. Queste considerazioni naturalmente potranno essere corrette quando vi saranno studi certificati sulle uso e sui possibili danni a distanza. Certamente non è comprensibile come si voglia proibire l'uso della sigaretta elettronica e nello stesso tempo non si proibisce l'uso della sigaretta tradizionale e contiene molte più sostanze tossiche e delle sostanze cancerogene non presenti in quelle elettronica.

Una indagine sulla Osteoporosi in 100 centri in Italia 17/06/2013 23:04
Dati emersi da un’ indagine sull’Osteoporosi (dati definitivi) Dott. Francescon Alessandro, Responsabile dell’ Ambulatorio di Osteoporosi - Casa di Cura “Rizzola” - San Donà di Piave (Ve)- Solo tre i Centri partecipanti al Progetto Amico, nell’area che comprendeva quasi tutta la Provincia di Venezia e tutto il Friuli Venezia Giulia . Di questi, uno è stato quello per l’Osteoporosi condotto dal Dott. Francescon Alessandro nella Clinica “Rizzola” di San Donà di Piave. Tale Progetto Nazionale che ha visto coinvolti 100 Centri di Eccellenza di tutta Italia ha riscosso un notevole successo nella Clinica “Rizzola” in quanto in poche ore sono state esaurite tutte le visite gratuite messe a disposizione, tanto che per dare la possibilità ad altre persone di avere una Valutazione Clinica con esecuzione di Densitometria ossea ad Ultrasuoni di ultima generazione, si sono incrementati i posti . Nel complesso sono state eseguite 68 visite , di cui 66 a pazienti di sesso femminile e 2 di sesso maschile; l’età dei pazienti era compresa tra i 34 e i 79 anni. La maggior parte delle persone che hanno usufruito del Progetto proveniva da San Donà di Piave(32 ), i rimanenti, invece, provenivano da Comuni limitrofi. Si sono registrati, infatti, 12 casi provenienti da Musile di Piave, 5 casi provenienti da Eraclea, 5 casi da Caorle, 4 casi ciascuno da Jesolo e Cavallino-Treporti e , infine, un caso per ciascuno dai seguenti Comuni: Noventa di Piave, Quarto D’altino, S.Stino di Livenza, Ceggia, Meolo, Venezia. Un dato interessante è stato che i pazienti che si sono presentati spontaneamente alla visita e quasi tutti asintomatici, presentavano indicazioni cliniche all’esecuzione della Densitometria ossea e/o importanti fattori di rischio per L’Osteoporosi. La maggior parte di essi eseguivano la valutazione per la prima volta. I partecipanti hanno dimostrato alta sensibilizzazione nei confronti dell’esame, perché tutti erano a conoscenza del suo significato clinico. La maggior parte era venuta a conoscenza del progetto per la pubblicazione della notizia sui giornali o nell’ambulatorio del proprio medico di base. Un altra osservazione meritevole di nota è che quando le iniziative sulla prevenzione non comporta partecipazione di spesa da parte dell’utente la partecipazione è massiccia. In effetti solo in casi limitati la Densitometria ossea e prescrivibile senza il pagamento di ticket sanitario Si segnalano i più significativi fattori di rischio riscontrati i: Menopausa precoce (53 casi), terapia cortisonica (5 casi), pregressa frattura vertebrale (4 casi), pregressa frattura calcaneare (1 caso), menopausa chirurgica con ovariectomia (2 casi), pregressa neoplasia mammaria in terapia antiestrogenica (4 casi), ridotto apporto alimentare di calcio ( 4 casi), malassorbimento di calcio e Vitamina D (2 casi), intolleranza al lattosio (1 caso), ipertiroidismo (2 casi), riscontro radiologico di rarefazione ossea alla testa dell’omero (1 caso), artrite reumatoide (3 casi), polimialgia reumatica (2 casi), Malattia ematologica cronica (1 caso). Nei rimanenti 31 casi i pazienti non presentavano problematiche collegabili all’ Osteoporosi. Il progetto Amico- Settimana Nazionale dei disturbi osteoarticolari,alla sua prima edizione, è stato patrocinato dalle più importanti Società Scientifiche Italiane: SIOMMS, Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro, SIOT, Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, SIR, Società Italiana di Reumatologia, ANMAR, Associazione Nazionale Malati Reumatici, e FEDIOS, Federazione Italiana Osteoporosi e Malattie dello Scheletro. L’iniziativa prevedeva un’ indagine conoscitiva su un campione di medici e pazienti, in una settimana, in cui in Centri specializzati distribuiti su tutto il territorio Nazionale si effettuavano visite gratuite a favore dei cittadini che ne facevano richiesta. Lo scopo del Progetto era di fornire un aiuto a tutti coloro che soffrono di patologie osteoarticolari, diagnosticando tempestivamente eventuali malattie. Visto il successo dell’iniziativa, riscontrato anche su scala Nazionale, è molto probabile che tale Progetto sia riproposto anche il prossimo anno.

Considerazioni sulle sigarette elettroniche 11/06/2013 07:47
Riportiamo una intervista fatta da Luciano Fassari sul sito http://www.quotidianosanita.it che è in linea con il nostro pensiero Intervista a Umberto Roccatti, Amministratore Delegato di Puff, una delle aziende leader nel mercato delle e-cig e vicepresidente dell’Anafe. Sì ai divieti per i minori e per il consumo in scuole e mezzi pubblici. Secco il no a nuove tasse. Ma serve al più presto una normativa ad hoc a tutela dei cittadini e delle aziende che operano correttamente. 08 GIU - Le sigarette elettroniche rappresentano inequivocabilmente un mercato in piena ascesa con un giro d’affari che negli ultimi due anni si è quasi decuplicato. Ma su questo vero e proprio boom delle e-cig si sono scatenate aspre polemiche sulla loro sicurezza e sulla reale efficacia nella lotta al tabagismo. Così, abbiamo chiesto a Umberto Roccatti, Amministratore Delegato di Puff, una delle aziende leader nel mercato delle e-cig e vicepresidente dell’Anafe (l’Associazione nazionale fumo elettronico) di esporci il punto di vista delle imprese. Dottor Roccatti, partiamo dalla cronaca. Nei primi 5 mesi dell’anno i Nas hanno sequestrato 800 mila prodotti. C’è un problema di sicurezza che riguarda le e-cig? Il 99% dei sequestri si intende non per il carattere di pericolosità intrinseca dei prodotti, ma per la mancanza di una corretta dicitura sulle confezioni. Quindi l'illecito nella stragrande maggioranza dei casi non riguarda potenziali rischi per il consumatore, ma mancanza o errata informazione allo stesso: grave, ma di livello sicuramente diverso. Ci son stati sequestri di centinaia di migliaia di ricariche di liquidi perché mancava un numero di telefono sulla confezione: mi sembra giusto che la gente lo sappia per valutare la cosa e non creare allarmismi. Dettò ciò, le leggi ci sono, e vanno rispettate: Puff è assolutamente in linea con il quadro normativo e anzi è solidale con gli sforzi dei Nas che vigilano su un mercato dove troppi si stanno affacciando con superficialità: servono però regole più chiare perché tutti vogliamo rispettarle. Ma come dovrebbe essere inquadrata la sigaretta elettronica? Un farmaco, un dispositivo medico o semplicemente un tradizionale prodotto da fumo? Certamente non è assimilabile tout court a nessuna di queste tipologie. L’e-cig è un dispositivo elettronico e desidero precisare ultra controllato da normative europee. Ed è per questo che chiediamo al più presto una legge ad hoc, anche a livello Ue che possa disciplinare la materia. Ma è vero che questi prodotti fanno smettere di fumare? Le persone che vogliono abbandonare il fumo tradizionale lo fanno perché sanno che esso può provocare grossi danni alla salute. Ecco, per noi le e-cig rappresentano un metodo di fumo alternativo molto più sano come evidenziato anche da numerosi esperti. Per noi ‘svapare’ vuol dire compiere un gesto d’indulgenza. E poi desidero precisare come vi siano numerosi studi che dimostrano come il vapore emesso dalle sigarette elettroniche non produce ‘fumo’ passivo, né contamina in alcun modo l'ambiente circostante. E lo stesso dicasi per le e-cig contenenti nicotina. In ogni caso, noi siamo contro chi pubblicizza ingannevolmente le e-cig come prodotti miracolosi. Ma siamo anche contro chi lancia allarmismi impropri. Vi sentite vittime di una campagna denigratoria? No, ma sicuramente c’è stata un’informazione superficiale in cui gli organi di informazione non hanno parlato subito con le aziende. Certo, visti gli interessi in gioco qualche dubbio ci è venuto Ecco, la nicotina, una sostanza che crea dipendenza e che se assunta in dosi eccessive può creare problemi alla salute. In questo senso qual è la vostra posizione? È vero, ed è per questo che siamo favorevoli al divieto di fumo elettronico per i minori e sui mezzi di trasporto pubblico e in determinati locali, edifici scolastici in primis come proposto dal Css. Ma ripeto la nicotina non viene emessa nell’aria nell’atto della respirazione, con questo non si vuol dire che un abuso di sigarette elettroniche contenenti nicotina faccia bene, ma è certo che esse hanno una tossicità trascurabile per chi le utilizza e pari a zero per chi subisce il ‘fumo’ passivo. Anche per questo diciamo no al divieto assoluto di utilizzo in tutti i luoghi pubblici. Come giudica la decisione della Francia di vietarle proprio nei luoghi pubblici? In questi giorni c’è stata molta confusione in merito a questa notizia. Ebbene, in Francia le e-cig non sono state vietate nei luoghi pubblici. Stanno facendo degli studi ma, per ora, si sta parlando solo di una proposta. Torniamo alla questione della sicurezza, che esiste, visti anche i sequestri di prodotti sprovvisti di ogni marchio negli ultimi mesi. Che problemi ci sono? Desidero premettere come le e-cig già oggi debbano sottostare a diverse norme dettate dalla Ue e devono soprattutto avere il marchio Ce oltre ad altre informazioni specifiche. La nostra azienda, nonostante l’assenza di una normativa specifica ha vietato da subito la vendita ai minori (che possono entrare nei punti vedita solo se accompagnati) e ogni confezione è provvista di tutte le informazioni e anche di un "bugiardino". Per questo sollecitiamo al più presto una normativa ad hoc che vada proprio a tutela dell'utente e delle aziende che già oggi forniscono un’informazione trasparente. Purtroppo c’è un grosso problema soprattutto legato alle ricariche che vengono prodotte in mercati extra Ue e su cui vanno messi al più presto degli standard qualitativi. Per questo consigliamo di usare i prodotti italiani che sono sicuri e rispondono alle normative oggi in vigore. Sulle e-cig il Ministro della Salute ha dichiarato che interverrà sulla materia. Cosa vi aspettate? Lo ripeto, siamo i primi ad auspicare che venga introdotta quanto prima una regolamentazione normativa specifica attraverso la creazione di un tavolo di discussione ad hoc sul tema del fumo elettronico. Si tratta di un mercato ormai consolidato, caratterizzato da un’evoluzione costante in cui si fa sempre più urgente una regolamentazione bilanciata, che tenga conto dei reali costi e benefici, ma soprattutto della specificità del prodotto. Nell’ultimo periodo si è parlato molto anche di una tassa sulle e-cig. Che ne pensa? Siamo contrari. Siamo un settore in crescita e cha dà occupazione a 10 mila persone. Ma oltre ciò un'ulteriore tassa che penalizza un prodotto che riduce i rischi per la salute mi sembra un’assurdità. E non dimentichiamoci che in questo momento in Italia siamo all'avanguardia a livello internazionale. Proprio in questi ultimi giorni alcune delle più grandi multinazionali del tabacco hanno manifestato l’intenzione di avvicinarsi al mercato delle e-cig. Come valuta questa strategia? Queste notizie non fanno altro che ribadire come sia in atto una rivoluzione nei costumi, di cui anche le grandi aziende del tabacco, con cui abbiamo intessuto buoni rapporti in questi anni, si iniziano a interessare con sempre maggiore attenzione. Luciano Fassari 08 giugno 2013 © Riproduzione riservata

Cancro e Sesso Orale : cosa è vero e come si previene 10/06/2013 06:16
Parliamo di un argomento che è esploso in queste settimane : Cancro e Sesso Orale L'argomento è il rapporto tra il cancro e il sesso orale. Fino ad ora di questo argomento se ne parlava poco anche se gli studiosi non solo in Italia se ne erano occupati. Il problema è esploso da quando è stato Kirk Douglas questo famoso attore americano che recentemente venne colpito di un tumore alla gola. In una sua dichiarazione pubblicata su un giornale importante (The Guardian ) aveva supposto che il sesso orale da lui praticato per molti anni avesse potuto essere una delle cause del tumore alla gola che lo aveva colpito circa tre anni fa. Ora che il nesso causale tra il sesso orale tra l'uomo e una donna possa entrare nella serie di fattori di rischio per il cancro della gola era un dato già discusso e in parte ritenuto vero. Si basa sulla osservazione che in una percentuale alta che poi vedremo il papilloma virus umano il cosiddetto Hpv è sempre stato riconosciuto fattore della nascita di tumori sia al collo dell'utero e negli anni seguenti anche nelle mucose oro faringee. Non vogliamo qui entrare nei dettagli che cosa si intende per sesso orale e nei vari termini che vengono usati per indicarlo. Da un punto di vista scientifico il termine deriva dal latino e viene chiamato cunningulus. La pratica poi viene usata sia dall'uomo alla donna sia dalla donna alla donna e quindi il problema del rischio della nascita di tumori nella zona orofaringe può venire messa in relazione ad un rapporto sia all'uomo che alla donna. I ricercatori del centro di ricerca sul cancro dell'Ohio State University hanno studiato la diffusione del papilloma virus umano su un campione di circa 5600 persone. Il campione era fatto sia di uomini che di donne. Questi ricercatori hanno stabilito che l'incidenza del virus nel cavo orale in uomini e donne tra i 14 e 69 di età era presente in uno su 10 uomini mentre nelle donne era presente nel 3,6% dei casi. I dati vanno a significare che la presenza del papilloma virus nell'uomo è percentualmente minore che nelle donne ma stanno anche dimostrare che il papilloma virus è presente maggiormente nel cavo orale della donna ma è presente anche in una quantità variabile dei genitali esterni della donna oltre che nei genitali interni. Per questo motivo dobbiamo considerare un rischio anche se modesto di trasmissione del papilloma virus alla carità orale dell'uomo o di una donna dalla vagina della donna. Naturalmente il papilloma virus si diffonde anche dai genitali esterni e interni , al glande e alla cavità uretrale nell'uomo. Noi qui però prenderemo solamente in considerazione la trasmissione dai genitali esterni alla cavità orale dell'uomo perché la dichiarazione del noto attore ha creato vari interessi nella popolazione e spesso si ci si fanno delle idee sbagliate o non scientifiche o a volte creano confusione e paura nelle persone Diverse ricerche condotte tra l'altro dalla Facoltà di Odontstomatologia dell'Università di Malmo e da altre pubblicate dal The New England Journal of Medicine hanno suggerito una correlazione tra sesso orale e cancro alla gola senza ombra di dubbio anche se è difficile entrare in dati statistici e quantificare il rischio in quanto questo rischio varia dalle persone che si frequenta dall'uso che viene fatto e dagli anni di pratica. Vi è poi una certa reticenza o fatica a parlare di certi argomenti . Sia per riservatezza o a volte per motivazioni morali o addirittura religiose. Anche io sono stato un po' restio pubblicare queste considerazioni ma come medico che si occupa da anni della prevenzione ritengo utile porre un pò di notizie apprese da riviste scientifiche che possono dare alcuni punti di certezza sul problema in maniera che le persone siano a conoscenza dei rischi. E si possa valutare questi rischi e si possa quantificarli e sapere che questi rischi variano da persona a persona secondo il loro modo di vivere. Teniamo presente che in paesi come Israele e in Giappone le malattie trasmesse sessualmente sono ridotte al minimo proprio per la massima igiene che tale popolazione usa normalmente. Quello che la gente chiede e lo vediamo in quanto basta battere su Google una ricerca correlata e si vede quanti articoli collegati a tale termine esistono e nei forum quante sono le richieste di chiarimento della gente. Quindi a noi interessa stabilire se c'è un legame e quale legame e quantificare questo legame tra il cunningulus e cancro della carità orale e della laringe. Questo legame è naturalmente strettamente correlato alla presenza del HPV (il papilloma virus umano) che sessualmente trasmesso proprio attraverso il sesso orale. C’è un legame tra il cunningulus e il cancro alla cavità orale e alla laringe, causati dall’Hpv (il Papilloma virus umano). E ne vogliamo parlare proprio perché la scienza in generale conferma questo rischio e sicuramente deve trovare la causa del papilloma umano virus . La questione però molto più complessa di quanto sembra così apparentemente e per tale motivo bisogna parlarne vedendo i problemi relativi alle singole persone, alle singole popolazioni e alle singole abitudine. E quindi dobbiamo porre alcune precisazioni che poi troverete nel corso di questo articolo. E naturalmente se dobbiamo parlare di prevenzione dobbiamo considerare non solo il rischio della nascita del cancro della cavità orale nell'uomo attraverso il cunningulus praticato alla donna ma dobbiamo anche considerare il rischio di cancro alla donna nella cavità orale della laringe se praticato attraverso il sesso orale che in questo caso prende il nome scientifico di fellatio ( da uomo a donna) Abbiamo visto come il papilloma viene riscontrato più frequentemente nella bocca della donna rispetto alla bocca dell'uomo e quindi in questo caso se la pratica della fellatio secondo le statistiche è più o meno simile per vari motivi a quella del cunningulus allora dobbiamo pensare che se è sempre vero che la trasmissione del papilloma virus sia la causa di tale neoplasia dobbiamo per forza pensare che statisticamente è facile che con tali pratiche sia anche la donna ad avere il cancro della laringe . Numerose ricerche e tra queste una delle principali anche per il prestigio della rivista è quella pubblicata sul New England Journal of Medicine che ha dimostrato che la fellatio soprattutto se praticata con più partners favorisce il contagio da HPV. Bisogna tener presente però che esistono più di 100 diversi tipi di HPV in base al loro assetto del DNA. Questo virus che può essere trasmesso al mucose della bocca per attraverso il sesso orale o essere anche trasferito la zona anale e responsabile di alcune malattie della pelle ma è riconosciuto il principale fattore di rischio per alcuni tumori della gola Numerose ricerche e pubblicazioni hanno dimostrato che la fellatio, soprattutto se praticata con più partners, favorisce il contagio da HPV . Dell'HPV però esistono ben 100 diversi tipi, divisi in 16 gruppi in base alle omologie di sequenza del DNA e quindi è difficile stabilire il tipo più frequente e riscontrabile nella saliva della partner o del partner. Questo virus può essere trasmesso alle mucose della bocca via sesso orale o essere trasferito anche alla zona anale ed è responsabile anche di malattie della pelle. Ma soprattutto il Papilloma Virus sembra essere il principale fattore di rischio per alcuni tipi di tumore alla gola. Noi sappiamo che il fumo e l'eccessivo consumo di alcool sono la causa più frequente e si parla di circa il 90% dei cancri del laringe e della faringe provocati da alcool e fumo. Naturalmente tutti sappiamo che il fumo e l'alcol creano una dipendenza tra loro e moltiplicano i fattori di causa della neoplasia se sono presenti contemporaneamente. Se a questi rischi di fumo aggiungiamo anche il rischio del papilloma virus causato da un eccesso di sesso orale l'alta percentuale di rischio che il paziente possa avere la trasmissione del' HPV e allora il problema diventa serio. Da dati sempre della stessa rivista (The New England Journal of Medicine) si afferma la infezione HPV in gola ha una probabilità di avere il cancro della faringe o del laringe 32 volte maggiore rispetto a chi non ce l'ha . Bisogna anche inquadrare il problema nel fatto che la società in questi ultimi anni è evoluta e quindi i comportamenti delle persone sono cambiate e in modo particolare mi riferisco ai giovani e alla loro libertà di comportamento. E proprio dei giovani noi notiamo un aumento di tumori della faringe e della cavità orale causati dal papilloma virus che può manifestarsi subito ma può manifestarsi anche a distanza di 20-30 anni. Anche in Italia questa situazione ci porta ad avere un aumento di queste patologie Il presidente della Società italiana di ginecologia professor Nicola Surico ha diffuso dei numeri e su un'intervista rilasciata sul sito blitzquotidiano.it questi numeri non lasciano spazio a molti dubbi . “I tumori alla cavità orale in Italia contano 10-12 mila casi nuovi l’anno – afferma Surico - si stima che ben il 50 per cento dei tumori dell’orofaringe siano attribuibili al virus Hpv trasmesso via sesso orale, così come il 15 per cento dei tumori del cavo orale e il 21 per cento di quelli alla laringe”. L’ampiezza del fenomeno riguarda sempre più da vicino i maschi. Ormai il sesso forte è diventato il maggiore soggetto a rischio, secondo il presidente della Società italiana di ginecologia, che, sempre su blitzquotidiano.it, si sofferma anche sugli omosessuali, tra i quali si registra una crescita in aumento Quindi è stata la dichiarazione dell'attore Kirk Douglas che ha portato con le sue affermazioni uno spunto alle varie riviste scientifiche e ai consessi scientifici internazionali a discutere di questo problema e anche a vedere cosa si può fare per prevenire e combattere l'infezione del papilloma virus una volta che questa è stata trasmessa La prevenzione e combattere la diffusione non è semplice e forse quasi impossibile: non si può certo proibire a delle persone di usare il sesso orale sia le donne che all'uomo. La non pratica è un fatto limitato solo in certi ambienti integralisti e religiosi di alcune religioni. Per la trasmissione per via sessuale è facile proporre il preservativo e questo può essere facilmente applicato in caso di fellatio e allora potrebbe essere la causa di prevenzione riguardo la donna . Ma quanto lo applicherebbero ? Il preservativo applicato durante la fellatio non sarebbe apprezzato da tutti e sarebbe molto difficile trovare degli uomini che accettino di indossare il condom al momento dell'atto sessuale e d'altra parte anche la donna proverebbe poco piacere a fare sesso orale tramite fellatio coperta da un preservativo quindi in questo caso la prevenzione forse non è possibile. L'unica prevenzione che si può fare è limitare i partners e avere una massima igiene con dei colluttori della cavità orale prima di praticare una fellatio Per quanto riguarda invece il cunningulus si consiglia anche qui di non passare a troppi partners e che questi siano sicuri e di applicare la massima igiene sia dei genitali femminili e anche di praticare un lavaggio con colluttorio della cavità orale maschile Una vera prevenzione attualmente viene anche offerta dallo Stato ma è prevista solo per le ragazze in giovani età . Questa prevenzione è data dal vaccino anti Hpv. Questo vaccino, alla giorno di oggi viene previsto solo per le ragazzine, ma secondo gli oncologi americani riunitisi recentemente a Chicago, dovrebbe essere esteso anche ai maschi in giovane età. Prevenire, insomma, nei primi anni di vita per evitare di curare in età adulta. Il vaccino anti-Papilloma si sarebbe rivelato decisivo soprattutto per contrastare i tumori al collo dell’utero, mentre l’efficacia è più incerta per l’infezione alla gola e le neoplasie correlate Anche se il vaccino viene dato dallo Stato come forma di prevenzione e di limitazione della neoplasia dell'utero alle ragazzine rimane sempre il fatto che il vaccino può contrastare la diffusione del cancro della gola. Esso rimane una delle prevenzioni fattibili che noi conosciamo. La prevenzione vera o la prevenzione primaria passa attraverso il vaccino quando è possibile ed efficace specialmente nelle giovani età. Ma poi si tratta ad operare le misure igieniche necessarie e l'uso moderato di tale pratica per cercare di evitare o limitare la nascita di questi tumori. Dobbiamo poi tenere presente la prevenzione secondaria o la diagnosi precoce. Per tale motivo è sempre utile un controllo periodico dall'Otorino in modo da rinvenire la presenza di lesioni cancerose o precancerose alla laringe o al cavo orale quando queste essendo in uno stadio iniziale possono essere estirpate radicalmente senza che si debba passare né ad un intervento diverso né a terapie particolari. Non mi stancherò mai di ripetere che la prevenzione e l'unica arma vincente e quindi se pur vero che esiste una prevenzione primaria e una prevenzione secondaria queste prevenzione hanno efficacia solo se esiste una informazione alla popolazione in modo particolare questa informazione deve partire dai giovani Bisogna affrontare con i giovani il tema delle malattie sessualmente trasmesse. Attualmente se ne parla poco e sono in genere colloqui o lezioni tenuti da medici nelle scuole medie nelle scuole superiori ma sono corsi sporadici i cui risultati sono sempre discutibili Credo che portare nelle scuole notizie e consigli su questo tipo di patologia sia una cosa molto importante anche perché noi sappiamo che i giovani hanno fame di notizie su questi argomenti e se è pur vero che la maggior parte dei ragazzi chiariscono questi argomenti con i loro amici è pur vero che queste notizie sono spesso sbagliate o non precise. Quando ne parla una persona nota o un attore il mondo si muove, la gente si muove. Vi ricordate come il mese scorso alla notizia che l'attrice Angiolina Jolie si era fatto fare un intervento di mastectomia bilaterale e cioè di asportazione delle due mammelle per evitare la nascita del cancro alla mammella ha creato un interesse notevole e molti si sono posti la domanda se eseguire anche loro l'intervento. Ciò ha portato per esempio all'episodio di un uomo che si è fatto togliere radicalmente la prostata per evitare l'eventuale nascita di un tumore Anche qui abbiamo avuto un attore famoso Kirk Douglas che ha provocato un mare di notizie su un mare di giornali e se n'è parlato molto tant'è vero che da dati della ricerca sulle farmacie e dei consultori si è notato un aumento delle richieste di vaccino contro il papilloma nelle cliniche. Sembrerebbe quasi che per far interessare la gente alla prevenzione ci voglia la parola di che personaggio noto di qualche cantante o di qualche attore. Come per tutti i tumori solo quando un tumore colpisce una persona a noi vicina, un parente, allora ci accorgiamo del problema; finché il tumore colpisce una persona che non conosciamo noi non rimaniamo colpiti. Quando leggiamo il suo annuncio di morte diciamo " poveretto è morto anche lui " ma non ci rendiamo conto che può capitare anche a noi. La stessa cosa è il problema nato dall'papilloma virus , della sua trasmissione la sua possibilità di provocare il cancro dell'utero e anche dell'oro faringe e della laringe. Una ricerca dell'Ohio State University Comprehensive Cancer Center, pubblicata sul Journal of American Medical Association (Jama), pone l'accento su questo problema e dimostra ancora una volta che la diffusione dell'infezione da papilloma virus e quindi la nascita del cancro sia dovuto non tanto al rapporto sessuale in sé per sé ma alla quantità dei rapporti che si hanno e dei soggetti che si incontrano. Il dire "fate sesso sicuro" significa non solo essere sicuri del partner che si incontra ma anche dei numeri dei partners che si incontrano perché è stato dimostrato che aumentando il numero dei partners porta alll'aumento del rischio della trasmissione della malattia. È noto che la maggior parte dei casi in cui ritroviamo il cancro o la presenza del HPV la causa nasce da rapporti sessuali non protetti mentre solo in piccola parte trascurabile può trasmettersi in altra modalità. Se è vero che non esistono ancora vaccini specifici per la faringe la bocca e della laringe viene consigliato utilizzare lo stesso vaccino che viene somministrato per il cancro del collo dell'utero in quanto anche questo tipo di tumore proviene dallo stesso virus. Noi sappiamo che la maggior parte dei tumori possono essere eliminati eliminando i fattori se questi sono conosciuti. Se non conosciuti si può fare una diagnosi precoce in maniera da delimitarne i danni e probabilmente di arrivare ad una guarigione totale. Gli studi hanno messo in evidenza varie cause di tumori e questo ha permesso che al giorno d'oggi possiamo avere una diminuzione di tumori sia per la diminuzione di fattori di rischio sia per una diagnosi nettamente precoce . Ora noi sappiamo che alcuni tumori come quello del colon, della prostata dei polmoni si stanno riducendo e il cancro dello stomaco è nettamente in diminuzione mentre il cancro della mammella è in leggero aumento ma si arriva ad una guarigione alta secondo lo stadio e certamente molto migliora di rispetto a quello di anni fa per la diagnosi precoce e per le terapie attuali. Noi invece sappiamo che il tumore oro-faringeo c'è e colpisce il palato molle e la base della lingua e l'arco delle tonsille e la parte posteriore della gola e che questo tumore è in aumento . La causa potrebbe essere proprio il ruolo del sesso orale anche se non dobbiamo dimenticarci che in questi tumori gioca sempre in maniera principale il fumo e l'alcol come abbiamo sempre sostenuto. La dottoressa Maura Gillison parlando della trasmissione del virus per via sesso orale ipotizza che il numero di neoplasie orofaringee derivanti dal virus HPV potrebbe superare quello del cancro alla cervice uterina causato dallo stesso virus. Questo dato viene messo in evidenza perché se è vero che si consiglia di usare lo stesso vaccino e anche pur vero che non siamo certi che il vaccino che usiamo oggi per il cancro alla cervice sia lo stesso che possa prevenire il tumore della lingua e della ipofaringe e trachea. Non si spiega anche perché la infezione negli uomini nella cavità orale è cosi diversa e maggiore che nelle donne. Potrebbe nascere da una differenza di igiene ma è poco sostenibile. E' più sostenibile la possibile influenza delle differenze ormonali tra uomini e donne. Concludendo al momento non ci sono dati sicuri e non ci sono molti studi che pongono una relazione tra sesso orale e il cancro trasmesso dalla virus HPV però tutti gli studi tendono tutti a dimostrare un legame tra le papilloma virus è il cancro alla gola per chi pratica sesso orale. Certamente ribadiamo che più che sesso orale è il numero dei partners come abbiamo già detto. I papilloma virus sono molto frequenti ce ne sono più di 120 tipi diversi e la maggior parte causa malattie non gravi come le verruchee alcuni tumori benigni ma anche tumori maligni . La trasmissione di questo papilloma virus avviene per contatto diretto in genere sessuale perché si tende a dimostrare anche se non si ha la certezza che il papilloma virus non è presente nel sangue e nello sperma e quindi è solo il contatto di una zona esterna lo trasmette in tutte le lesioni in prossimità dei genitali esterni . E si comprende nei genitali anche la mucosa anale (i cosiddetti papillomi verruche o condilomi anali ) che si ritrovano con una certa frequenza.. Più partners diversi si hanno, più è alta la probabilità di contrarre un tipo di HPV. Per questo motivo la probabilità più alta di contrarlo è tra i 20-35 anni, solitamente il periodo di massima attività sessuale dei giovani adulti. Normalmente colpisce i giovani cui il sistema immunitario è migliore e in genere i papilloma virus viene distrutto dal sistema immunitario e la infezione se presente termina velocemente; non sono presenti sintomi e non ci si accorge di aver contratto il virus. In altri casi di persone che hanno un deficit immunitario non si riesce a contrastare il virus e l'infezione procede producendo quelle neoformazione in sede vaginale o prepuziale o sul glande che evidentemente sono la causa della trasmissione del papilloma virus nell'ambito oro-faringeo. Come ultima conclusione si raccomanda in sostanza la limitazione del numero dei partners , la massima igiene delle zone genitali non solo proprie ma anche del proprio partner. Se possibile l'uso del vaccino e in ogni caso nel periodo di attività feconda di massima attività sessuale fare un controllo una volta all'anno dal vostro otorino di fiducia.

Il Punto sulla Sigaretta Elettronica. Fa male o fa bene ? Fa smettere di fumare ? 02/06/2013 20:51
Oggi si parla molto di sigarette elettroniche. Se ne parla molto 1) perché è di moda 2) perché rappresenta un business specie in periodo di crisi 3) perché si può e si deve discutere se fanno bene o se fanno male 4) perché le discussioni dette nascondono il problema e cioè se fanno smettere di fumare le sigarette tradizionali o meno o se ne fanno diminuire l'uso Ho provato a leggere tutto quello che ho trovato sulle riviste e disponibile sul web e provo a dare il mio contributo personale sul vero problema che interessa la maggior parte delle persone che vogliono smettere di fumare Sicuramente il pericolo principale e’ che le sigarette elettroniche non sono un monopolio di stato e non formano neanche parte delle grandi lobby del tabacco (soprattutto americane). Al momento quindi lo stato non ci guadagna se la gente le fuma . Ma non si calcola mai la spesa che lo stato spende per il danno dal fumo di sigarette ( e dei suoi componenti ) Quello che tutti dicono è che lo Stato ci perde se diminuiscono i fumatori. Non si dice mai che la spesa dello Stato per i danni diretti e indiretti dal fumo di tabacco superano quanto lo Stato incassa vendendo le sigarette stesse. Io credo che questo giudizio dato dalle persone che fuggono dai dati reali sia pilotato dalle grandi lobby del tabacco che sono infiltrate un po' dappertutto e che quindi hanno interesse a mantenere lo stato quo. Per loro è di gran lunga preferibile che la gente continui a fumare piuttosto di passare alla sigaretta elettronica. Io credo che se una delle grandi lobby del tabacco producesse delle sigarette elettroniche la situazione e giudizi potrebbero cambiare. Detto questo dobbiamo anche considerare un fattore che però é ininfluente sul problema che noi ci poniamo e cioè se la sigaretta elettronica faccia bene o male al cittadino. Questo fattore è il fatto che fumare la sigaretta elettronica è di moda e anzi possiamo dire che tra la fine dell'anno scorso e il principio di quest'anno è esplosa la moda della sigaretta elettronica. Voi vedete che i negozi che vendono solamente sigarette elettroniche e i loro componenti ricambi liquidi eccetera nascono quasi come funghi in tutte le città. La gente è attirata da questa novità e sperando di smettere di fumare senza fatica e quindi senza una vera volontà prova la sigaretta elettronica. Ma la prova senza sapere normalmente cosa prende che tipo di sigarette elettroniche esistono, che dosaggio di nicotina possono trovare., Che tipo di liquido e quindi di componenti possono utilizzare per riempire la sigaretta elettronica. La maggior parte vede questi negozi e quindi prova perché è un'emulazione dell'amico, del compagno che ha iniziato a fumare tale sigaretta elettronica e quindi è bello e ci si sente più importanti come quando si è iniziato fumare la sigaretta tradizionale; ci si sente più del gruppo a dire anche io ho iniziato a fumare la sigaretta elettronica. Questo problema se vogliamo dire di moda e non risponde alla domanda se fa bene o fa male salvo il fatto che proprio perché è di moda proprio perché la gente non sa cosa fuma può essere che la persona assuma o comperi una sigaretta elettronica non secondo leggi. Il secondo punto anche questo è poco legato al fatto che a noi interessa e cioè se la sigaretta elettronica faccia bene o male più o meno rispetto alla sigaretta tradizionale. Parliamo del fatto che in questo momento la sigaretta elettronica rappresenta un business specie in un periodo di crisi e questo business dobbiamo considerare sotto due aspetti. Primo e fondamentalmente che è un business per chi apre un negozio dedicato solo a questo tipo di prodotto. Un po' come negli anni 60 era di moda aprire il negozio in cui si trovava solo tabacco sia in Italia come all'estero e andava di moda entrare in una di questi locali e scegliere il tabacco scegliere la sigaretta o la pipa e poter mostrare agli amici quello che si aveva che poteva essere diverso da quello che avevano gli altri amici le altre persone. Diventa un business di poter aprire un negozio che ha una potenzialità di vendita tenendo presente che vi è un momento di crisi che molti negozi chiudono e che molti negozi sono in difficoltà. Trovare qualcosa di nuovo da rendere o apparire attraente a tante persone rappresenta quindi un'uscita possibili dalla crisi ed ecco che diventa un motivo di lavoro fattibile e utile senza tanta fatica. Da punto di vista del soggetto che le acquista possiamo anche dire che anche questo sia un business nel senso che in Italia le sigarette costano poco rispetto agli altri paesi europei. Prezzi inferiori li troviamo solamente nei paesi dell'est anche nella comunità europea ma nei paesi intorno Svizzera Francia e Germania e non parliamo degli Stati del Nord Norvegia Finlandia Svezia in Inghilterra la sigaretta costa molto di più e il ricavato va utilizzato per i problemi sociali e per la sanità. In Italia le sigarette costano poco però un valore medio di un pacchetto si aggira sui 4,50 euro, il che rappresenta una spesa per tanti considerando che la media abbiamo visto anche in questi giorni è di circa 20 sigarette al giorno. Se un pacchetto da 20 viene fumato di media ci sono le persone che fumano saltuariamente e che fumano 5 o 6 sigarette al giorno ma ci sono persone che fumano 40 sigarette al giorno. Nel complesso fra tutti i fumatori la media si aggira su un pacchetto da 20 sigarette al giorno quindi a fine mese il soggetto che fuma mediamente spende circa € 150 al mese. Ecco che se questo soggetto che si trova in difficoltà più o meno evidente da un punto di vista economico per la crisi riesce a fumare di meno quindi a consumare di meno e spendere di meno oppure a sostituire con una sigaretta elettronica che dopo la spesa iniziale ha un costo di mantenimento di molto minore ecco che diventa se vogliamo dire un business in tempo di crisi anche per l'acquirente. Ma questo problema non risolve e non ci dà una risposta al fatto se la sigaretta elettronica fa più o meno bene di quella tradizionale. Ora quello che noi deve interessare è se ci sono studi sicuri scientifici sulle persone e prima ancora direttamente sugli animali per capire se l'inalazione del vapore della sigaretta elettronica faccia poi male anche all'uomo. Secondo se i danni che possono venire dall'inalazione del vapore della sigaretta elettronica siano maggiori di quelle della sigaretta tradizionale. E questo è importante in quanto a parità di danno se un danno e 10 è un danno 1 è chiaro che sarà preferibile un danno di 1 rispetto al danno di 10. Non si può come si legge su riviste da nomi anche importanti della scienza dire che la sigaretta elettronica ha dei componenti che fanno male all'organismo se questi componenti sono in minima parte e se il danno è un 10º del danno che si ha fumando una sigaretta tradizionale. Credo che sia evidente che fra un danno di 10 e uno di 100 sarà sempre meglio avere il danno di 10 rispetto a quello di 100. Però questo di solito non viene messo in evidenza. A noi quindi interessa che i componenti non facciano male o se fanno male facciano male in proporzione di molto minore rispetto al danno del fumo della sigaretta tradizionale. Secondo a noi interessa che il fumare la sigaretta elettronica conduca in tempi più o meno brevi in relazione al soggetto a una diminuzione dell'uso del tabacco e successivamente all'uso anche della sigaretta elettronica in modo da poter arrivare ad una persona libera di non fumare e che effettivamente non fumi né quella tradizionale né quella elettronica. Quindi dobbiamo studiare e vedere che studi ci dicono in percentuale quante persone che hanno iniziato a fumare la sigaretta elettronica smette di fumare quella tradizionale e quante persone in un secondo momento smettono anche di fumare quella elettronica. C'interessa poi vedere effettivamente quali sono i componenti che la persona assume fumando la sigaretta elettronica, quale di questi componenti siano effettivamente sempre presenti e quali componenti sono più o meno variabili a secondo la marca della sigaretta elettronica. Ci interessa però anche sapere se questi componenti sono descritti visibili alla persona che compra la sigaretta elettronica e poi naturalmente ci interessa sapere se vengono eseguiti controlli per verificare se le sigarette hanno effettivamente il contenuto descritto sulla confezione. Il professor Riccardo Polosa docente di Medicina Interna all’Università di Catania ed esperto internazionale per la terapia del tabagismo, ci parla di un lavoro che verrà pubblicato a fine giugno «La sigaretta elettronica rappresenta un’alternativa sicura alle sigarette tradizionali. Si è dimostrata molto utile anche per i fumatori che non hanno intenzione di abbandonare il vizio. Col suo studio Sono stati reclutati fumatori accaniti che non avevano alcuna intenzione di smettere di fumare. A un anno dall’inizio dello studio, l’8,7 per cento ha abbandonato le sigarette tradizionali. Di questi, il 75 per cento ha addirittura abbandonato anche la sigaretta elettronica» Noi vediamo spesso negozi improvvisati senza le autorizzazioni prescritte che vengono prodotti provenienti dalla Cina o altri paesi che non hanno le nostre regole e che quindi vendono sigarette elettroniche non conforme a quanto dichiarato e ai principi che devono rispettare. Si discute infatti di vendere le sigarette elettroniche solamente in farmacia in modo che sia il farmacista a consigliare con conoscenza al soggetto la sigaretta elettronica più utile alle sue esigenze, con la dose di nicotina presente e graduale diminuzione secondo il soggetto e che non abbia all'interno contenuti tossici o almeno che ne abbia in dose minima. È infatti più facile che i controlli avvengano in una farmacia dato che i NAS normalmente controllano molto più frequentemente le farmacie e gli ospedali e le strutture sanitarie di altri venditori. Io credo che dare il permesso di vendere le sigarette elettroniche solo alle farmacie non sia però corretto in un libero mercato ma si possono vendere anche in altre strutture magari create per l'occasione e da una marca di sigarette elettroniche ma questo negozio deve rispettare tutte le regole relative alla sigaretta che vendono e cioè sapere indicare esattamente il contenuto di nicotina e di legno e di ogni altro componente della sigaretta elettronica che vendono. Avere una marchiatura c'è avere una registrazione dal ministero della salute in modo che il soggetto sappia cosa compera e che gli venga anche consigliato con competenza quale sigaretta elettronica sia più utile per lui che vuole sostituire quella tradizionale o vuole eliminare quella tradizionale. E veniamo adesso agli studi che dovrebbero dirci quali sono i componenti o gli elementi che la persona assume aspirando il fumo della sigaretta elettronica e quali di questi componenti sono dannosi alla salute . Dobbiamo però premettere che poiché la sigaretta elettronica è in commercio da poco tempo gli studi scientifici sono recenti e noi sappiamo che la validità di uno studio scientifico e dato da una validazione nel tempo e alcuni effetti collaterali e alcuni danni all'organismo possono essere messi in evidenza a distanza di 3/5/10 anni e noi non siamo ancora in grado di avere studi a distanza di tale quantità di anni. . La risposta per questo motivo non è chiara. In tutto il mondo, insieme alle vendite di sigarette elettroniche, sta aumentando negli ultimi mesi anche il numero di studi e pubblicazioni che cercano dare una risposta ai quesiti dell’utilizzo del nuovo strumento sull’uomo. Ma i rapporti degli esperti (sui quali aleggia pure il sospetto di complicità con aziende farmaceutiche) forniscono responsi assai discordanti Uno degli studi a questo proposito è stato promosso dal Office francais de prevention du tabagisme ed è stato guidato dalla dottoressa Elizabeth Tamang, ricercatrice vicina alla Pfizer, la più grande società del mondo operante nel settore della ricerca, della produzione e della commercializzazione di farmaci. Tale studio porta elementi che minimizzano gli effetti della sigaretta elettronica e gli esperti hanno dichiarato che non erano legati a nessuna industria farmaceutica per non avere conflitti di interesse. Bisogna però dire che ho il riferimento alla collaborazione con la Pfizer, nota produttrice farmaceutica non era stato menzionato. Vero problema nasce anche dal fatto che gli effetti sulla salute sono in tutti paesi poco studiati e non esiste nessuna relazione che offra risposte sulle conseguenze della nuova tecnologia nel lungo periodo come dicevamo nella premessa. Uno studio del 2011 pubblicato su una rivista di politica sanitaria affermava che le sigarette elettroniche comportano pochi o nessun rischio per la salute . Ma tutti li studi si concentrano prevalentemente sugli effetti sulla salute a breve e medio termine. Nessuna relazione offre risposte sulle conseguenze della nuova tecnologica nel lungo periodo. Nel 2011, ad esempio, uno studio pubblicato su una rivista di politica sanitaria pubblica assicurava che le sigarette elettroniche comportano pochi o nessun rischio per la salute. Ma un lavoro pubblicato negli Stati Uniti nel 2009 dalla Food and Drug Administration, invece, metteva in guardia dalla presenza di composti tossici. Vi sono poi altri esperti che affermano che vi possa essere una possibile riduzione della penetrazione di aria nei polmoni. Altri ancora hanno sottolineano i rischi per il cuore. È interessante o curioso o forse utile sapere che in diversi paesi come la Turchia Brasile e l'Argentina Singapore è stato posto per legge uno stop alla vendita delle sigarette elettroniche. Questo però è un dato importante anche da un punto di vista sociale in quanto questi paesi l'uso delle sigarette è molto diffuso e in aumento quindi potrebbe aver vinto la lobby del tabacco cercando di mettere uno stop alla vendita delle sigarette elettroniche proprio per paura che questi possono fare diminuire la vendita delle sigarette. In Francia la relazione dell' Office francais de prevention du tabagisme considera le sigarette elettroniche meno dannose delle tradizionali ma era stata anticipata da uno studio dell’agenzia nazionale per la sicurezza dei farmaci che consigliava di non utilizzare lo strumento elettronico. Poche sono le certezze che si possono evidenziare da questi lavori citati o da altri in quanto solo di lavori parziali a breve e medio termine. Certamente non abbiamo certezze da vendere. L’Organizzazione mondiale della Sanità nel 2008 ha dichiarato che la sigaretta elettronica non può essere affatto considerata come una terapia per aiutare i fumatori a smettere. Si parla molto nella inalazione di glicole propilenico, ma gli studi hanno dimostrato la non tossicità sui topi da laboratorio. In futuro sapremo di più dei possibili danni nell'organismo umano. Noi dobbiamo cercare di tenere presente quindi le sostanze messe e contenute nelle sigarette elettroniche anche se tale sostanze fanno meno male di quelle tradizionali e se possiamo o dobbiamo dire se sono degli strumenti che aiutano le persone affette da uso di tabacco a diminuirne l'uso o ad abbandonarlo del tutto Purtroppo come ho detto in premessa gli studi sono pochi (più o meno 200) e essendo a breve termine non possono dare con sicurezza certezza I ricercatori al momento si sono limitati ad analizzare cosa succede ai polmoni dei fumatori attraverso l’uso del nuovo apparecchio. Ma i ricercatori al momento non possono dire eventuali danni nel futuro e non abbiamo dei dati statistici significativi sulla diminuzione dell'uso del tabacco tradizionale. Anche se statisticamente come ci ha detto il professor Riccardo Popolosa con il suo studio dopo un anno circa il 9% ha abbandonato la sigaretta tradizionale e di questi 87% ha poi abbandonato anche quella elettronica è chiaro che sono dati parziali che devono essere presi con le pinze. Però sono anche dati di uno studio serio scientifico universitario elaborati da un professore di nome e di fama scientifica riconosciuta. La Food and Drug administration Usa, l’ente che sovrintende la diffusione di alimenti e medicinali nel Paese, ha analizzato nel 2009 i componenti presenti nelle cartucce delle sigarette elettroniche rivelando la presenza di nitrosammine, elementi cancerogeni già inclusi nelle sigarette “tradizionali”, anche se in una concentrazione minore. Si deve riprendere in mano quello che ho detto all'inizio e cioè che ci sono componenti tossici presenti sia una che nell'altro tipo di sigaretta ma si deve anche dire che se le sigarette elettroniche presentano sostanze tossiche a concentrazione di gran lunga minore rispetto le sigarette tradizionali è chiaro che se uno deve scegliere deve scegliere quelle a contenuto di molto minore. La Fda ha poi scoperto che nelle cartucce è presente il Glicol dietilenico, un elemente antigelo presente anche nell’olio dei freni. Parliamo di un composto classificato come veleno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ed un’assunzione cospicua potrebbe causare problemi ai reni, disfunzioni nervose e problemi respiratori. Anche di questo componente noi sappiamo che è un componente tossico però è anche vero che è presente in quantità minima e non è stato dimostrato alcun danno evidente . Certamente se ci fossero studi a lungo tempo forse potremo dimostrare dei problemi ai reni e delle disfunzioni nervose e dei problemi respiratori ma sicuramente per l'uso normale che vi viene fatto e per l'uso che in prospettiva ( come dimostrato dallo studio del prof Popolosa che dovrebbe portare alla cessazione anche dell'uso di quella elettronica) tali danni non si dovrebbero riscontrare Nel marzo del 2013 i ricercatori dell’università della California ha studiato il contenuto anche i vapori presenti nelle sigarette elettroniche rivelando particelle di vapore, ferro, alluminio e silcati oltre a nanoparticelle di stagno, cromo e nichel. I ricercatori hanno scoperto che la concentrazione di questi elementi sono pari a quelle presenti nelle sigarette tradizionali e che quindi anche le “elettroniche” possono facilitare l’insorgenza di malattie. Per quanto riguarda questi componenti dai ricercatori dell'Università di California dobbiamo ricordare quello che abbiamo sempre detto che nel fumo di sigaretta tradizionale ci sono più di 20.000 componenti e questi in maggioranza sono tossici. Il fatto che ve ne siano alcuni anche nella sigaretta elettronica è evidente poiché quando noi portiamo ad alta temperatura la il tabacco e la sua combustione si producono sostanze che possono essere tossici. Si tratta naturalmente sempre di tenere presente la quantità della concentrazione di tali elementi in una sigaretta tradizionale e in una sigaretta elettronica e anche qui poiché il calore della combustione del tabacco è maggiore di quello del liquido contenuto da sigarette elettronico, noi dobbiamo dire che se è vero che ci sono le componenti tossiche è anche vero che queste sono in quantità minore. Naturalmente deve sempre essere presa in considerazione una sigaretta elettronica certificata sia marchiata CEE e che ci sia un controllo del ministero della sanità per poter dire che quella sigaretta elettronica ha una quantità minima di sostanze tossiche e queste sostanze tossiche devono essere dichiarate nella confezione. Sarà poi il farmacista o chi lo vende consigliare il paziente quale sigaretta usare e quante usarne di queste sigarette. E' altresì chiaro che non può essere venduta liberamente ai minori . La sigaretta elettronica è nata per essere un mezzo per diminuire o smettere di fumare e come tale deve rimanere : Le statistiche stesse dicono che chi fuma la sigaretta elettronica abbandona spesso quella tradizione e spesso poi anche quella elettronica . Le statistiche evidentemente non sono date da grandi numeri ma in ogni caso non devono essere invece prese come abitudine a rimpiazzare un tipo di sigaretta con la sigaretta elettronica e per continuare poi con questa. Alcuni studiosi e psicologi hanno cercato di dimostrare che le sigarette elettroniche potrebbero coinvolgere numerosi adolescenti perché la pubblicità che sta prendendo piede specie per l'utilizzo da parte di attori celebri o sportivi e possono portare un senso di emulazione nello stesso modo in cui la sigaretta tradizionale è stata usata in passato dalla pubblicità di imitazione . Si teme che questa pubblicità di imitazione possa coinvolgere anche la sigaretta elettronica e che quindi da uso di un mezzo per diminuirlo smettere di fumare possa essere un incentivo una moda di utilizzare un altro metodo di fumare. Molti sostengono che la sigaretta elettronica possa essere pericolosa come quella convenzionale e che l'uso non controllato rischi di vanificare una ricerca di un sistema che dovrebbe essere usata in maniera corretta per abituarsi a non sentire la mancanza della sigaretta tradizionale Al momento se dove tirare una conclusione consiglio Accertare che la sigaretta elettronica sia marchiata CEE e autorizzata dal Ministero della Salute Accertare che siano specificate i componenti che si rinvengono nel liquido di ricambio Accertarsi che il farmacista o il venditore conosca quale sigaretta elettronica faccia per voi Si consiglia di passare gradualmente dalla sigaretta tradizionale a quella elettronica e quando si è passati totalmente a quelle elettronica passare gradualmente ad una diminuzione anche di tale sigaretta.

Neoplasia della mammella e il caso dell'attrice Angiolina Jolie 26/05/2013 13:31
La Prevenzione del tumore al seno Si parla molto sia tra la gente che nell’ambiente medico sulla decisione dell'attrice Angelina Jolie di sottoporsi a un intervento di "doppia mastectomia" per eliminare il rischio del tumore alla mammella. La attrice era morta di tumore al seno e sembra che lei fose portatrice di un gene anomalo per cui lei avrebbe per cui avrebbe una altà possibilità di ammalarsi di tumore al seno. La decisione della attrice è stat discussa ed ha avuto molta attenzone dai media. Ha colpito che poco dopo sia apparasa la notiza di un uomo che si è fatto asportare radicalmente la prostata per evitare il rischio che in futuro potesse avere il cancro alal prostata Nasce quindi la paura è che altre persone possano imitare la scelta della attrice e che quindi la masetctomia bilaterale possa diventare un modello da seguire per migliaia di donne che si trovano nella stessa situazione. Gli oncologi e gli studiosi si sono divisi anche il prof Umberto Veronesi ha espresso il suo pensiero che sostanzialmente è quello che noi portaiamo avanti da anni. La prevenzione è la migliore arma vincente in tutti I sensi Salvo che la donna sia in una condizione psicologica di ansia eccessiva e quindi non viva una vita degna di tale nome, e diventi quindi una non-vita, allora ci sono più vantaggi a fare controlli ogni sei mesi, e scoprire l'eventuale tumore in epoca precocissima. Se si scopre il tumore iniziale la possibilità di guarigione si aggira al giorni d’oggi sul 95%. La genetica e quindi lo studio delal mappa genetic ache ora è alla portata di tutti anche nel Veneto ci può dire se abbiamo un rischio maggiore ma non ha dato soluzioni alla terapia o a cvosa fare per non dare vita al tumore Dobbiamo anche ricordare che la mastectomia radicale non annulla completamente il rischio di tumore, che rimane intorno al 5% anche dopo l'intervento . E allora se consideraiamo che la diagnosi precoce ci porta ad una guarigione del 95% e che rimangono anche dopo l’intervento il 5% di possibilità di ripresa della malattia, se ne conclude che la mastectomia preventive bilaterale forse non è la soluzione migliore. In linea ipotetica possiamo pensare a gente cj si toglie lo stomaco, o il colon, o l’intestino, o il polmone per evitare la possibile nascita del tumore E poi si deve considerare oltre ai vantaggi e svantaggi per la persona ma anche I costi per la società L’attrice poteva spendere per l’intervento e per la ricostruzione ma il costo a carico dello stato sarebbe alto specie se molti lo facessero. E poi vi sono I problem legati alla ricostruzione. La ricostruzione dopo mastectomia può essere eseguita con parti del proprio corpo, liembo addominale o lembo dorsale ma la maggior parte delle donne opta per la ricostruzione con la protesi Ma le potesi rimangono sempre e comunque un corpo estraneo, e è natural che possa esserci una reazione al corpo estraneo. E in ogni caso la protesi ha una durata limitata. Se la donna è giovane deve mettere in cantiene almeno 3 o 4 interventi per sostituzione di protesi Quiundi noi consigliamo quello che da anni consigliamo La donan deve sottoporsi a controlli periodici con mammografai, ecografia ed eventuale risonanaza magneticaa ogni sei mesi o un anno secondo il rischio. Come sempre quindi se una persona famosa come l’attrice rende nota una sua decisione , questa rischia di creare un'emulazione, un modello valido per tutti, mentre la scelta deve essere guidata dal proprio medico di fiducia o da un esperto Sarebbe giusto che ogni donna che ha una familiarità con questo tipo di neoplasia si sottopongano a un test genetico. Importante è che la donna sia cosciente dei rischi che corre e che quindi sia più attenta alla prevenzione secondaria o diagnosi precoce. La donna deve essere consapevole e informata, così da decidere come seguire uno stretto programma di controli. Si può anche considerare in certi casi la mastectomia preventive ma con con l'aiuto del proprio medico di fiducia e avvalendosi di oncologi di un consulente genetico e di uno psicologo". Nella nostra ASL vi è lo screening mammografico e ci sono , come in tutte le ASL, dei senologici che possono aiutare le donne nella diagnosi precoce e nelle decisioni che poi ne conseguono Quello che mi lascia perpleso è la scarsa partecipazione alla chiamata allo screening. E’ vero che lo screening consiste solo della mammografia e non associa la ecografia. E questo avviene per mancanza di fondi. La mammografia viene eseguita da un tecnico mentre la ecografia viene eseguita da un medico e il costa aumenta. Probabilmente diverse donne preferiscono andare a fare mammografia e ecografia assieme fuori dallo screening. Ma è anche vero che molte donne arrivano in ambulatorio con neoplasie in stadio avanzato. E questo vuole dire che molte non seguono lo screening e nemmeno vanno mai a farsi visitare se non nell’ultimo stadio quando la neoplasia da fastidio o si ulcera o diventa un ingobro alla donna. Quindi facciamo un appello affinchè le donne seguano I percorsi che portano ad una diagnosi precoce del tumore al seno e se possibile non prendano l’esempio dall’attrice Angiolina Jolie.

Giornata della Prevenzione a Montebelluna presso Monte Medica 26/05/2013 13:30
E' sempre stagione per la Prevenzione.. Non ci si deve fermare mai perchè solo la Prevenzione in senso lato può portare ad evitare alcune malattie e in particolare alcuni tumori La Prevenzione può essere primaria se conosciamo le cause che provocano un tumore , oppure può essere secondaria se non conosciamo le cause e cerchiamo di arrivare a scoprire il tumore prima possibile Questa prevenzione è detta anche Diagnosi Precoce Vi sono vari mezzi per fare diagnosi precoce. Il metodo universalmente riconosciuto più efficace è lo screening. Lo screening è una offerta che lo stato offre alla popolazione con alcune indagini che possono rivelare in stadio precoce il tumore Attualmente gli screening in vigore sono la mammografia per il tumore al seno, la ricerca del sangue occulto nelle feci e il Pap Test per il cancro del collo dell'utero. Naturalmente questi screening sono una offerta e i risultati dipendono dalla risposta della popolazione alla offerta Un metodo che io ritengo molto valido è la campagna di sensibilizzazione In cosa consiste? Si tratta di andare tra le gente spiegando che bisogna partecipare agli screening ma non solo. Si cerca di spiegare alla gente cose si possono evitare o limitare alcuni tumori cercando di diminuire la cause note Per esempio non fumando si possono evitare circa il 88% dei tumori polmonari Io vado spesso in vari comuni a parlare della Prevenzione Sabato prossimo passerò la giornata a Montebelluna a fare delle visite gratuite dalle 9 alle 21 presso un poliambualtorio che si chiama Montemedica Abbiamo stampati dei depliant spiegando come si fa la prevenzione ai tumori della mammella ed abbiamo invitato le donne dei Comuni di Montebelluna e dei comuni vicini come Volpago a venire a farsi visitare. Stiamo già riempendo le prenotazioni e la gente risponde bene0, forse perchè le visite sono gratuite. Ma certamente la alta partecipazione farà sì che si possa informare le donne dei rischi e di come devono esaminarsi, vedersi e partecipare allo screening che consiste nella mammografia. Sensibilizzare la gente è un metodo che da sempre buoni frutti Lascia perplesso che l'attrice Angiolina Jolie abbia preferito eseguire una mastectomia bilaterale piuttosto che seguire le norme per una diagnosi precoce. Certamente lei aveva dei rischi maggiore per problemi genetici ma un controllo accurato magari ogni 6 mesi avrebbe scoperto l'eventuale nascita di un tumore portandola ad una guarigione sostanzialmente definitva. La campagna di sensibilizzazione che sabato prossimo offriamo alle donne di Montebelluna grazie al Poliambulatorio Montemedica darà alle donne dei concetti che le aiuteranno ad arrivare a limitare il problema del cancro della mammella

La Prevenzione a Cortellazzo. Vogliamoci bene..per morire c'è sempre tempo 03/05/2013 22:24
Continuano la giornate della Prevenzione. Dopo le conferenze a Cavallino- Ca Savio, Treviso, Padova, Caorle una altra giornata in cui si parlerà di prevenzione è quella programmata a Cortellazzo per Lunedì 13 maggio alle ore 20 al locale La Darsena. Cortellazzo Vogliamoci bene. per morire c'è sempre tempo. In effetti dobbiamo volerci bene Volersi bene significa volere il nostro bene, sia fisico che psichico. Significa cercare di eitare le malattie. E non solo evitare i tumori ma tutte le malettie. Si possono evitare tante malattie e molti tumori Per evitare le malattie bisogna conoscere le cause e se conosciamo le cause le possiamo evitare e quindi evitare o limitare le malattie. Noi sappiamo che per tumore si muore ancora molto ma si vive di più e più a lungo. E' vero che vi sono nuove medicine, è vero che la terapia chirurgica è migliorata ma la vera arma vincente è la Prevenzione Prevenzione primaria e prevenzione secondaria. La prevenzione primaria è data dalla conoscenza dei fattori che possono portare o favorire le malattie. Certamente non tutte le malattie hanno fattori noti e scatenanti. Ma diverse tumori e diverse malattie possono essere evitate se evitiamo certe cause Per esempio se non si fuma 85% dei tumori polmonari sarebbero evitato Se invece non conosciamo le cause di un tumore o di una malattia allora possiamo fare la Prevenzione primaria , ovvero la dignosi precoce. La diagnosi precoce non evita la malattia ma la limita e permette una guarigione nella maggioranza dei casi La Conferenza o meglio l'incontro con la popolazione di Cortellazzo mira proprio a dare notizie utili sia per la prevenzione primaria che per la diagnosi precoce E allora vogliamoci bene. per morire c'è sempre tempo !

Le anemie dell'anziano 19/04/2013 22:46
LE ANEMIE NELL’ANZIANO A cura di: Dott. Alessandro Francescon, Specialista in Geriatria e Gerontologia-Osteoporosi. L’articolo estratto da una Comunicazione da me presentata al 48° Congresso di Nazionale di Geriatria, mette in relazione la ridotta funzionalità del midollo osseo con l’invecchiamento, descrive il ruolo dei fattori ambientali, la peculiarità del quadro clinico in pazienti geriatrici, i tipi di anemia di più frequente riscontro e l’approccio diagnostico più appropriato. Per Anemia si intende una condizione in cui il livello di Emoglobina (HB) è inferiore ai valori normali, riferiti all’età e al sesso dell’individuo. L’anemia può essere distinta a seconda del grado in: lieve (Hb=10.5-12g/dl), moderata (Hb=8-10.5g/dl) o di grado severo (Hb<8g/dl). Nella popolazione in età geriatrica i range di normalità dei valori di Hb andrebbero, comunque, determinati secondo fasce di età. Negli Anziani si riscontrano spesso alterazioni midollari e le pricipali sono riportate in Tab:1. Inalterata risulta, invece, la vita media dei globuli rossi. Le variabili che modificano la produzione dei globuli rossi, correlata all’età sono : malnutrizione, condizioni socioeconomiche basse, farmaci, tossine, agenti patogeni, stress e presenza di una polipatologia. Tab.1: modificazioni midollari nell’anziano • calo dell’emopoiesi in generale • riduzione del numero di cellule staminali • risposta inferiore a stimolo eritropoietinico • ridotta incorporazione di Ferro nei globuli rossi • ridotta risposta a uno stress • aumento della fragilità osmotica dei globuli rossi Nei Reparti Geriatrici per acuti, il riscontro di anemia è frequente, esso risulta abitualmente attorno al 30% negli ultra65, sale al 45% negli ultra85 e aumenta in entrambi i sessi ad ogni decade successiva; è più elevata nei maschi rispetto alle femmine ed è maggiore nelle popolazioni a basso tenore socioeconomico. La riduzione del contenuto ematico di HB che si osserva con l’aumentare dell’età, non è però conseguenza del processo di invecchiamento bensì legata all’alta incidenza di patologie riscontrata in questi soggetti. Negli anziani i sintomi classici dell’anemia come il pallore cutaneo e l’affaticabilità possono essere erroneamente attribuiti all’età avanzata; l’anziano spesso ha una cute secca e poco trofica, spesso è apatico, presenta ridotta capacità di movimento e facile affaticabilità psicofisica. La contemporanea presenza di altre malattie maschera frequentemente il quadro clinico. I sintomi più caratteristici sono a carico dell’apparato cardiovascolare con comparsa di insufficienza cardiaca, battito accelerato e, soprattutto, insorgenza di episodi ischemici acuti o dolore crampiforme agli arti inferiori insorti durante la deambulazione. Sintomi psichiatrici di frequente riscontro sono la confusione mentale acuta, il comportamento psicotico e le allucinazioni. Da un punto di vista neuromotorio, frequente è il riscontro di comparsa di cadute e di incontinenza sfinterica; va ricordato, inoltre, che un’ anemia di una certa rilevanza può essere il fattore precipitante di una sindrome da immobilizzazione. L’anemia da carenza di ferro è una delle forme di anemia più frequente, in quanto il ridotto apporto di ferro limita a produzione dei globuli rossi. Le cause di questa forma di anemia sono di solito imputabili a perdita cronica di piccole quantità di sangue, ridotto apporto alimentare di ferro, malattie croniche. L’anemia da stati infiammatori cronici è dovuta ad una ridotta capacità negli anziani di riutilizzare il ferro derivante dai globuli rossi invecchiati. La malnutrizione si associa spesso ad anemia da ridotta produzione di globuli rossi. Altre forme di anemia molto frequenti negli anziani è l’anemia macrocitica da deficit di vitamina B12 (anemia perniciosa, malassorbimento B12, gastrectomia, disordini dell’ileo terminale per resezione, neoplasie, parassitosi , batteri, farmaci anche per competizione ed epatopatie gravi) e da deficit di Acido Folico. Il profilo ematologico è identico in entrambe le forme e la diagnosi si basa sul dosaggio dei folati sierici (<2ng/ml) e di B12 (<100pg/ml). Normalmente, il contenuto di folati della dieta, è adeguato e raro è il loro malassorbimento. Le cause di deficit di Acido Folico sono: malnutrizione, alcolismo, neoplasie, infiammazioni croniche , anemie emolitiche e farmaci. In conclusione, possiamo ritenere che, per quanto riguarda i valori emocromocitometrici non ci sono differenze tra giovani e anziani sani, mentre, peculiare appare la ridotta capacità del midollo anziano di rispondere a uno stress di qualsiasi tipo. In pazienti geriatrici anemici si riscontrano frequenti problematiche cliniche in quanto la causa di anemia non è sempre chiara e spesso è multifattoriale o correlata a malattie croniche o infiammatorie, o di origine nutrizionale. L’anemia da carenza di Ferro è la forma più frequente nell’anziano, c’è variabilità legata all’ambiente (farmaci, nutrizione, condizioni socioeconomiche), Hb<10g/dl è espressione spesso di una patologia organica, il quadro clinico può essere mascherato da polipatologia. Un approccio clinico adeguato con esauriente anamnesi, una visita medica generale, l’esame emocromocitometrico con reticolociti e l’esecuzione di alcuni semplici esami quali sideremia, ferritina, transferrina e il dosaggio di B12 e folati consentono nella quasi totalità dei casi il raggiungimento di una diagnosi precisa e di conseguenza la possibilità di praticare la terapia più appropriata.

Prevenzione dell’osteoporosi e delle lesioni agli arti inferiori nell’anziano fragile. Efficacia di un approccio multidisciplinare e descrizione di un 24/02/2013 17:48
Prevenzione dell’osteoporosi e delle lesioni agli arti inferiori nell’anziano fragile. Efficacia di un approccio multidisciplinare e descrizione di un caso. U.F. di Chirurgia e Lungodegenza-Geriatria Riabilitativa Casa di Cura Sileno e Anna Rizzola, San Donà di Piave (Ve) Si vuole mettere l'accento sul come l'approccio multidisciplinare e la collaborazione tra reparti, unità operative e medici possa portare a risultati migliori che non quando si lavora in maniera burocratica tramite consulenze richieste e referti scritti. Il dialogo tra medici e tra reparti portano spesso a risultati superiori a quanto uno si potrebbe aspettare . In questo caso si trattava di un caso difficile , proveniente da un altro Ospedale nel quale non era disponibile la ossigenoterapia normobarica . Anche qui sottolineiamo come l'aver trasferito in altra struttura che aveva tale terapia dimostra che se un medico riconosce che una patologia può essere tratta meglio in una altra struttura la deve trasferire . La relazione che segue è stata redatta dal Dr Francescon , specialista in Geriatria e in Osetoporosi L’anziano fragile è una entità clinica studiata dalle Società Scientifiche Geriatriche, in particolare negli ultimi 20 anni, perché l’invecchiamento demografico della popolazione ha comportato l’aumento soprattutto degli ultraottantenni, i cosidetti grandi vecchi, che possono andare incontro alla cosidetta sindrome da fragilità. In questi pazienti le patologie sono di solito multiple e la loro interazione rende difficile una diagnosi precisa. Frequenti risultano pure le complicanze rilevate in questi soggetti, a volte anche chirurgiche o dovute a cadute o conseguenti a malnutrizione, disidratazione, confusione mentale, uso di farmaci, infezioni etc. Recentemente è giunto alla nostra osservazione un paziente che ben si presta alla descrizione come esempio paradigmatico ”dello stato di fragilità” sottolineando, inoltre, come sia importante, nell’anziano fragile, una prevenzione dell’osteoporosi, delle cadute e delle lesioni ischemiche agli arti inferiori. La paziente, una donna di 84 anni, già nel Gennaio del 2013 era stata ricoverata presso la nostra Struttura per broncolpolmonite dx a lenta risoluzione, ciò aveva comportato l’allettamento prolungato della signora che era stata anche sottoposta alle cure del caso compreso, l’ossigeno terapia. Dopo ciclo di FKT aveva ripreso, seppur con difficoltà la deambulazione a piccoli passi, con sostegno di un accompagnatore. La donna era affetta dalla seguente polipatologia: cardiopatia ipertensiva con valvulopatia aortica, fibrillazione atriale cronica in scompenso , pregressa ulcera gastrica, anemia carenziale, ipotiroidismo in trattamento sostitutivo, insufficienza respiratoria cronica. Fortunamente le funzioni cognitive erano conservate, leggeva ogni giorno più di un quotidiano e fino a circa sei mesi fa guidava anche l’automobile. Dopo la dimissione le sue condizioni generali si erano stabilizzate, ma un giorno, mentre veniva aiutata dalla figlia a scendere le scale della sua abitazione, cadeva accidentalmente coinvolgendo anche la figlia che a sua volta si procurava una frattura della spalla . L a paziente si procurava una vasta lacerazione al polpaccio di sinistra con importante perdita anche di massa muscolare; nella caduta per sua fortuna, la figlia, con il suo corpo attutiva la caduta della signora, altrimenti la frattura femorale sarebbe stata pressochè certa in quanto affetta da osteoporosi di grado elevato. Ricoverata nuovamente, è stata gestita con approccio multidisciplinare dalle equipe di Chirurgia e di Lungodegenza Geriatrica Riabilitativa della Clinica Rizzola di San Donà di Piave. E’ stata eseguita toilette chirurgica che ha richiesto sacrificio anche di parte muscolare e suture delle masse muscolari. Seguita anche per la componente medica è stata emotrasfusa e curati i vistosi gonfiori alle gambe che avrebbero ostacolato la guarigione delle lesioni; successivamente ha continuato le cure anche antibiotiche per la prevenzione di infezioni e seguito applicazioni di Ossigeno terapia in camera normobarica per favorire la guarigione, come si evidenzia nelle foto documentanti le lesioni alla gamba, prima e dopo le cure. Alcuni giorni fa, è stata dimessa in compenso ripristinato e con recupero delle capacità di deambulazione, come prima del ricovero. Lo stato mentale durante la degenza è sempre risultato adeguato, negli ultimi giorni aveva ripreso l’abituale lettura dei suoi due quotidiani. Chi vuole vedere tutte le foto che dimostrano la guarigione della lesione posso andare a leggere l'articolo su www.mpsystem.info

Dati emersi da un’indagine sull’Osteoporosi eseguita in sede nazionale con la partecipazione del Dott Francescon 13/01/2013 12:31
Dati emersi da un’indagine sull’Osteoporosi Dott. Francescon Alessandro, Responsabile dell’ Ambulatorio di Osteoporosi - Solo tre i Centri partecipanti al Progetto Amico, nell’area che comprendeva quasi tutta la Provincia di Venezia e tutto il Friuli Venezia Giulia. Di questi, uno è stato quello per l’Osteoporosi condotto dal Dott. Francescon Alessandro nella Clinica “Rizzola” di San Donà di Piave. Tale Progetto Nazionale che ha visto coinvolti 100 Centri di Eccellenza di tutta Italia ha riscosso un notevole successo anche nella Clinica “Rizzola” in quanto, in poche ore, sono state esaurite tutte le visite gratuite messe a disposizione, tanto che per dare la possibilità ad altre persone di avere una Valutazione Clinica con esecuzione di Densitometria ossea ad Ultrasuoni di ultima generazione, si sono incrementati i posti messi a disposizione. Nel complesso sono state eseguite 34 visite, di cui 33 a pazienti di sesso femminile e 1 di sesso maschile; l’età dei pazienti era compresa tra i 34 e i 78 anni. La maggior parte delle persone che hanno usufruito del Progetto proveniva da San Donà di Piave (17 casi), i rimanenti, invece, provenivano da Comuni limitrofi. Si sono registrati, infatti, 6 casi provenienti da Musile di Piave, 3 casi provenienti da Eraclea, 2 da Noventa di Piave e Caorle e, infine, un caso per ciascuno dai seguenti Comuni: Jesolo , Quarto D’altino, S.Stino di Livenza, Venezia. Un dato interessante è stato che i pazienti si sono presentati spontaneamente alla visita e quasi tutti erano asintomatici, ma all’analisi presentavano indicazioni cliniche all’esecuzione della Densitometria ossea e/o importanti fattori di rischio per L’Osteoporosi. La maggior parte di essi eseguivano la valutazione per la prima volta. Si segnalano i più significativi fattori di rischio riscontrati: Menopausa precoce ( 3 casi), terapia cortisonica (2 casi), pregressa frattura vertebrale (2 casi), pregressa frattura calcaneare (1 caso), menopausa chirurgica (1 caso), pregressa neoplasia mammaria in terapia antiestrogenica (2 casi), ridotto apporto alimentare di calcio ( 2 casi), malassorbimento (1 caso), intolleranza al lattosio (1 caso), ipertiroidismo (1 caso), riscontro radiologico di rarefazione ossea alla testa dell’omero (1 caso), artrite reumatoide (1 caso) e polimialgia reumatica (1 caso). Nei rimanenti casi i pazienti non presentavano problematiche collegabili con l’Osteoporosi. Il progetto Amico- Settimana Nazionale dei disturbi osteoarticolari,alla sua prima edizione, è stato patrocinato dalle più importanti Società Scientifiche Italiane: SIOMMS, Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro, SIOT, Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, SIR, Società Italiana di Reumatologia, ANMAR, Associazione Nazionale Malati Reumatici, e FEDIOS, Federazione Italiana Osteoporosi e Malattie dello Scheletro. L’iniziativa prevedeva un’ indagine conoscitiva su un campione di medici e pazienti, in una settimana, in cui in Centri specializzati distribuiti su tutto il territorio Nazionale si effettuavano visite gratuite a favore dei cittadini che ne facevano richiesta. Lo scopo del Progetto era di fornire un aiuto a tutti coloro che soffrono di patologie osteoarticolari, diagnosticando tempestivamente eventuali malattie. Visto il successo dell’iniziativa, riscontrato anche su scala Nazionale, è molto probabile che tale Progetto sia riproposto anche il prossimo anno.

Le calze antitrombo: protocolli di utilizzo 05/01/2013 21:12
Le calze per la profilassi venosa profonda sono da usare nei pazienti sottoposti ad interventi chirurgici maggiori, di quelli superiori a due ore di intervento e nei pazienti a rischio . Eventuali variazioni saranno indicate dal medico e riportate nel diario medico Periodo in cui le calze vengono indossate Le calze vengono indossate il giorno prima dell'intervento se il paziente è ricoverato o al momento del ricovero se il paziente si ricovera il giorno dell'intervento stesso. Le calze rimangono indossate sia il giorno che la notte per il periodo in cui il paziente è a rischio (fino a che non vi è una normale mobilitazione o fino a quando il paziente non viene dimesso ). Sarà il medico a prescrivere scrivendo nel diario medico il momento in cui il paziente rimarrà senza calze. Le calze vengono tolte almeno una volta al giorno per un tempo non superiore ai 30 minuti. Le calze vengono tolte e rimesse da personale infermieristico secondo le norme di utilizzo Controindicazioni : vi sono delle contro indicazioni di carattere locale e generale che devono essere tenute presenti (edema importante delle gambe, rischio aumentato di edema polmonare, arteriopatia periferiche importanti, neuropatie periferiche significative, dermatiti) e sarà il medico a decidere quando il paziente non potrà indossare le calze. Raccomandazioni fonte: Joanna Briggs Institute for Evidence Based Nursing and Midwifery misurare le calze secondo le raccomandazioni del produttore per essere certi di scegliere la taglia corretta quando si indossano le calze compressione graduata per la prima volta annotarsi la misura della taglia per avere un riferimento. Può essere necessario misurare regolarmente gli arti inferiori per evitare possibili complicanze: l'edema della gamba determina una pressione eccessiva delle calze. Asciugare piedi e gambe prima di infilare le calze a compressione graduata. Togliere le calze una volta al giorno per la cura, l'igiene e il controllo della cute. Per alcuni pazienti con cute sofferente può essere necessario rimuovere le calze più spesso. Controllare regolarmente le calze a compressione graduata per verificare il posizionamento corretto e per evitare che vi siano arrotondamenti o difficoltà circolatorie. Controllare regolarmente lo Stato neuromuscolare durante la cura della cute e in altri momenti tramite l'area d'ispezione delle calze a compressione graduata. Controllare i pazienti quando sono seduti fuori dal letto verificando che le calze non blocchino il flusso ematico agendo da laccio emostatico intorno al ginocchio. L'educazione del paziente è una parte importante dell'assistenza e deve prevedere la spiegazione di perché usare le calze, il corretto modo di indossarle, la misura giusta, la cura della cute e la necessità di controllare l'edema delle gambe. È necessaria un'adeguata formazione degli operatori sanitari per assicurare il corretto utilizzo delle calze prese dettare i protocolli d'uso Scelta della taglia. Prendere la circonferenza al polpaccio, circonferenza alla coscia e la lunghezza tra pallone e piega sotto gluteo (vedi allegatoC ) utilizzare l'allegato C per ottenere la misura idonea. Tipi di intervento maggiori o con tempo superiore alle 2 ore o a pazienti a rischio che richiedono l'uso di calze antitrombo 1) Addominoplastiche 2) Laparoplastiche complesse 3) Colecistectomie 4) Resezioni sul colon dx o sx Pazienti con insufficienza venosa specie se diabetici o defedati Cone indossare le calze Calzare la calza nel verso giusto iniziando dal piede e salendo in maniera uniforme evitando pieghe e effetti laccio . Evitare traumatismi e accompagnare la calza evitando sfregamenti specie in zone compromesse.

Commento sulla campagna di sensibilizzazione prevenzione del melanoma attuato nel Veneto orientale nel 2012. 30/12/2012 16:44
Parliamo di prevenzione del melanoma in modo particolare della prevenzione che abbiamo a questo anno passato nel Veneto orientale con il progetto sostenuto da Rotary, Lions e Soroptimist. Abbiamo parlato di prevenzione del melanoma e per farlo abbiamo cercato di fare conoscere alla popolazione quali sono i fatti tori di rischio che ne favoriscono l'insorgenza fornendo anche accorgimenti pratici per permettere di dominare o di diminuire o di evitare i fattori di rischio. In questo modo noi abbiamo cercato di fare una prevenzione primaria in modo da ridurre l'incidenza e la mortalità del melanoma. Naturalmente la prevenzione non è solo primaria ma anche secondaria. La prevenzione secondaria è la scoperta del melanoma secondariamente alla sua nascita nello stadio più precoce possibile in modo che se noi non riusciamo questa maniera a ridurre l'incidenza volevamo riuscire a ridurne la morbilità e la mortalità. Quale può essere allora il messaggio che volevamo fare giungere alla popolazione. Questo messaggio doveva essere rivolto specialmente agli individui che hanno dei rischi maggiori rispetto al resto della popolazione o delle popolazioni. Noi abbiamo visto per esempio che nella zona di San Stino e di Caorle l'incidenza è maggiore e quindi verso questa popolazione doveva giungere più fortemente il nostro messaggio di attenzione ai fattori di rischio. Dovevamo invitare tutti i soggetti ma in modo particolari quelli a maggior rischio ad evitare l'esposizione solare specialmente nelle ore di punta e cioè dalle 11 alle 15. Naturalmente bisogna anche evitare l'esposizione ai raggi ultravioletti e alle lampade solari. Se non è possibile evitare l'esposizione ai raggi solari e il tipo di lavoro della persona pratica allora bisogna coprirsi adeguatamente e usare creme solari con fattore di protezione specialmente per i soggetti di carnagione chiara. Un particolare riguardo va verso i bambini che devono essere protetti e devono avere un'esposizione solare minore. Noi sappiamo che l'esposizione occasionale breve prolungato e intensa ai raggi solari specialmente in persone con pelle chiara e capelli biondi o rossi rappresenta un fattore importante di rischio per l'insorgenza del melanoma. Altri fattori sono la presenza di numerosi nevi in modo particolare se questi sono neri, presentano un colore brunastro o se il paziente presenta una storia di gravi ustioni solari o se la popolazione proviene da paesi maggiormente a rischio quale l'Australia e i paesi del Nord come Norvegia Finlandia e Svezia. Come dovevamo fare a lanciare questo messaggio alla popolazione. Dovevamo prendere esempio da quanto viene fatto negli Stati Uniti e in Australia e quindi usare al massimo i media o i multimedia. Dovevamo usare i mezzi di informazione e cioè la stampa la televisione Internet e tutti quei mezzi pubblicitari come i cartelloni o i manifesti specialmente in zone balneari dove la popolazione si espone maggiormente alla luce solare. Naturalmente al giorno d'oggi i mezzi più importanti rimangono la televisione che raggiunge forse il maggior numero di persone ma non si deve trascurare Internet specialmente per quanto riguarda la popolazione giovanile. Dovevamo dare un messaggio chiaro riguardo l'esposizione ai raggi solari e un messaggio chiaro alle persone perché si osservino o si facciano osservare dai propri parenti (mamma papà fratelli o coniugi ). Molto in uso solo nei paesi degli Stati Uniti e dell'Australia l'uso di volantini informativi come abbiamo usato noi nel nostro progetto sul nostro territorio. Questi volantini dovevano essere fatti pervenire capillarmente alla popolazione attraverso gli studi medici le farmacie e distribuiti anche nella negozi e nei supermercati e così abbiamo fatto. I volantini dovevano essere distribuiti nelle stazioni balneari dove il rischio è maggiore e lo abbiamo fatto. Naturalmente non si devono trascurare scuole sia medie e superiori. Tutti i messaggi sia attraverso la televisione sia attraverso Internet , la stampa e con i volantini dovevano essere messaggi chiari e non dovevano creare allarmismo ma rendere coscienti la popolazione del pericolo della nascita del melanoma tenendo presente che il melanoma è in aumento specialmente in alcune zone della nostra popolazione. Naturalmente è sempre discutibile l'efficacia di una campagna di prevenzione primaria mentre meno l'efficacia di una campagna di prevenzione secondaria. Io credo che si debba sempre valutare i pro e i contro tenendo presente lo sforzo economico e i risultati. I risultati devono essere valutati in termini di riduzione dell'incidenza e della mortalità del melanoma. Io credo che una diagnosi precoce che abbia portato come nel nostro caso alla asportazione di nervi melanici come melanomi in sito o di nevi con displasia severa abbia centrato l'obiettivo che noi volevamo raggiungere. La riduzione della mortalità e dell'incidenza chiaramente può essere valutata a distanza di anni e per distanza di anni intendiamo un periodo che va dai 10 ai 25 anni. Dobbiamo anche considerare che la prevenzione primaria ha dei costi maggiori rispetto a quella secondaria. Io credo che la campagna che noi abbiamo attuato nella nostra Usl nel 2012 e cioè una campagna di sensibilizzazione per una diagnosi precoce ma che poneva anche gli accenti per dare informazione alla popolazione sia stata un buon compromesso di equilibrio tra sforzi economici e risultati possibili. Sarebbe molto interessante avere una raccolta omogenea di dati che comprenda tutte le persone che hanno avuto l'asportazione di nevi in una data popolazione sia che sia stata trattata nei centri medici nella zona sia fuori zona. Sarebbe interessante anche capire quante quanto sia penetrata la nostra informazione nella popolazione facendo una raccolta statistica per valutare quanta gente sia venuta a conoscenza e quanta gente abbia imparato i criteri di prevenzione. Sarebbe poi utile sapere quanta parte della popolazione si sia sottoposta a visita dermatologica o sia andata dal proprio medico di famiglia e il medico di famiglia abbia ritenuto che alcuni casi siano suscettibile di visita specialistica e altri no. Noi potremmo o in questa maniera avere dei dati omogenei sui risultati della campagna di informazione e sui risultati finali di una prevenzione secondaria o diagnosi precoce. Nella nostra ASL abbiamo avuto dei risultati che riteniamo molto buoni con un ritrovamento di circa il 20% in più di melanomi ma quello che riteniamo importante con una asportazione di circa 150 casi di nevi con displasia medio-grave che non hanno avuto bisogno se non di un eventuale allargamento della primitiva asportazione . Bisognerebbe sapere quanti casi effettivamente sono venuti dal dermatologo ed è stato asportato il nevo perché erano stati informati del rischio e di come osservare i propri nervi allora noi possiamo dire che il risultato è stato centrato. In ogni caso dai primi dati che abbiamo possiamo dire certamente che abbiamo centrato l'obiettivo e che siamo riusciti a fare una prevenzione primaria e secondaria ottima considerato i fondi a disposizione e i risultati ottenuti

Tanti chiedono e spesso ci scrivono chiedendo cosa significa piede diabetico 29/12/2012 17:54
Il piede diabetico poprta spesso a complicanze importanti. Basta pensare che da dati statistici non solo italiani il 15 dei pazienti diabetici andrà incontro ad ulcere dei piedi nel corso della loro vita. Sempre da dati statistici l’84% delle amputazioni minori o maggiori nel diabetic provengono da ulcere non trattate, tratatte in maniera non adeguata. Da quando ci ocupiamo di piede diabetico e di ulcere degli afrti inferiori abbiamo potuto vedere che la ossigenoterapia normobarica con il nostro dispositivo Ulcosan ha dato dei grossi vantaggi nell’accorciare I tempi di guarigione e a limitare per quanto possibile le amputazioni maggiori. E allora iniziamo dalla definizione di piede diabetico e rispondere alla domanda iniziale: cosa è il piede diabetico ! Sembrerebbe facile rispondere a tale domanda ma la domanda impone non una semplice risposta di definizione ma piuttosto si vuole chiedere a chi viene o chi è soggetto a tale patologia, perche capita tale patologia , come si presenta ecccc. Dare una definizione solo è facile: il piede diabetico rappresenta una temibile complicanza acuta o cronica del diabete. Ma possiamo dire di più: trattasi di una patologia o malattia che si sviluppa come conseguenza di neuropatia ed arteriopatia, tipiche condizioni patologiche della malattia diabetica. La Arteriopatia è la patologia che colpisce i vasi arteriosi sia grandi che piccoli. Nel diabete si aggiunge anche la microangiopatia e cioè la chiusura progressiva dei piccoli vasi arteriosi. La arteriopatia si associa spesso alla neuropatia. Trattasi di una alterazione del sistema nervoso periferico che pòrovoca insensibilità cutanea, parestesie, crampi con disordini dell’andatura. La neuropatia conduce ad una progressive insensibilità che porta ad una perdita della capacità di sentire il dolore, a sentire I cambiamenti della temperature a livello dei piedi. Questa insensibilità porta il paziente diabetico a non accorgersi della presenza di tagli, ferite, ustioni, congelamenti a livello dei piedi. 
La neuropatia diabetica aggiunta alla microangiopatia diabetica porta facilmente a lesioni che vengono trascurate e che possono portare facilmente a compliocanze infettive o anche necrotiche alle estremità. La neuropatia è estremamente pericolosa per i piedi di un paziente diabetico. In presenza di una ferita al piede, il malato non la riconosce per la diminuita sensibilità, la trascura e continua a poggiare sul piede e a camminare in modo non adeguato peggiorando la situazione perché a partire da una piccola lesione (come ad esempio un apparentemente innocuo callo) si viene a creare in poco tempo una ferita sempre più grande che, degenerando, forma ulcere sanguinanti, infezioni o gangrena. La neuropatia poi può portare ad una deformazione dei piedi; abbiamo una riduzione delle forza di alcuni gruppi di muscolari ( In genere gli anteriori rispetto ai posteriori) portando ad una retrazione del piede. Anche questa deformazione aggrava la situazione del piede diabetico con conseguente facilità alle lesioni in parte da decubito. Ecco perche fondamentale è l’uso di scarpe dedicate e di plantari creati per il tipo di piede e di lesioni in esso presenti. Ora ci si chiede come fare prevenzione o come arrivare prima possibile ad aiutare il paziente con diabete al fine di limitare I danni e le complicanze al piede Come una persona diabetica può pensare di avere problemi di circolazione o di microcircolazione? Quali sono i segnali d'allarme che un diabetico può tenere presente nel corso della sua vita da diabetico ? Il diabetico deve avere dei sospetti quando sente delle parestesie o comunemente detti formicolii ai piedi specialmente quando è a riposo o a letto. Quando si manifestano crampi alle gambe mentre cammina cercando di memorizzare se basta una camminata breve per provocare I dolori. Quando le piccole ferite ai piedi non riescono a cicatrizzare facilmente. Quando I piedi o zone dei piedi presentano una colorazione differente diventando più scuri, rossi, bluacei, verdi o neri. Quando si formano,zone rilevate o calli alle piante dei piedi e quando si ha la senzazione di piede freddo, specie a letto. Per tutti questi motivi la pelle diventa fragile, poco irrorata, facilmente tramatizzabile da ferite, traumi,punture ecc... e facilmente si apre portando ad ulcere o anche a semplici vesciche che poi si aprono ad ulcere. Tali ulcere possono guarire dando origine a calli cutanei o infettarsi ed approfondirsi e portare a lesion ossee e ostemieliti

La Gangrena e la ossigenoterapia normobarica con Ulcosan 29/12/2012 17:10
Qui vogliamo parlare di un argomento importante, frequente e che può essere trattato dopo l’intervento chirurgico con la ossigenoterapia e con l’Ulcosan. Spesso questo termine ricorre quando parliamo del piede diabetico. Ma la gangrena può avvenire per altre cause. Vediamo allora di cosa si tratta, perche viene, come si previene e come si cura . La gangrena è la morte di un tessuto o o di una parte del corpo causata dalla mancanza del flusso ematico.. Tale flusso può essere interrotto improvvisamente o cronicamente. Le cause sono molte ma tutte si riconducono e vanno ricercate principalmente in ischemie (dovute ad embolie o trombi), infezioni batteriche, congelamenti o a patologie come diabete o arteriosclerosis che occludono vasi arteriosi più o meno grandi Le gangrene sono sostanzialmente di tre tipi in base all'agente causale. 1) Gangrena secca, che rappresenta la tipica complicanza del diabete e della arteriosclerosi . In pratica abbiamo una ischemia più o meno settoriale senza infezione batterica. 2) Gangrena umida provocata da un'infezione batterica che nasce da una ferita aperta e non adeguatamente trattata; in questo caso la causa è di tipo ischemico conseguente a proliferazione batterica. 3) Gangrena gassosa, provocata dalla diffusione di tossine prodotte da batteri che vivono nell'intestino e nel terreno e che possono infettare i tessuti ltraumatizzati da una ferita Come ci si accorge che sta iniziando una grangrena? Chiaramente la sintomatologia e la obiettività variano dal tipo di gangrena (secca, umida, gassosa) e dalla zona in cui la gangrana si produce. 
Nel caso più frequente di una gangrene diabetica possiamo vedere: a) Una alterazione del colore della pelle che diventa rossa , marron,verdastra o nera b) Il tessuto è gonfio, molle e marcio c) Il piede o l’arto diventa secco, nero, quasi mummificato d) Presenta un odore di marcio, maleodorante tipico di un tessuto necrotico e) Normalmente vi è una perdita di sensibilità che aumenta con il progredire della gangrena. Il dolore diminuisce fino a sparire nella zona necrotica f) La zona presenta delle zone infette, purulente o a volte sanguinante Naturalmente I vari sintomi variano nelle zone secche e nelle zone umide Se invece la gangrena è gassosa e la infezione è all’interno e in parte esce all’esterno i sintomi sono invece differenti: 1) Possiamo avere malessere, febbre e confusione sia in rapporto alla febbre che alla tossiemia 2) Il dolore in genere è sempre presente 3) Difficilmente manca la febbre 4) Spesso il paziente è tachicardico e ipoteso e sudato, disponoico 5) Si nota alla ispezione e al tatto la presenza di gas nei tessuti sottocutanei 6) Si può arrivare alla setticemia con I sintomi tipici di tale situazione La diagnosi di gangrena viene fatta come sempre con una accurata anamnesi e su un esame obiettivo della zona colpita dalla necrosi o gangrena. Naturalmente sI devono eseguire alcuni esami per definire la patologia sia come genesi ma anche come definizione di sede esatta in vista della terapia. Non saranno solo gli esami del sangue per valutare la infezione e la anemia di tipo spesso tossico ma anche uno studio radiologico ( Rx , TAC o RNM per determinare l'entità del danno subìto). Se è possibile si esegue un doppler ma anche una arteriografia o una AngioTAC o AngioRNM per identificare con certezza l'arteria ostruita responsabile dei sintomi.
 Indispensabile è anche un esame culturale ( tampone) per identificare i batteri coinvolti nell'infezione. TERAPIA La Gangrena è una patologia che richiede un adeguato e tempestivo trattamento per evitare le complicanze, quali per esempio la diffusione generalizzata dell'infezione (in presenza di gangrena umida o gassosa). Il paziente deve essere ricoverato in una struttura adeguata a tale patologia.
Il trattamento medico impone le solite misure salva vita per ristabilire le funzioni cardiocircolatirie e renali Ma poi l’intervento chirurgico è bene che sia eseguito prontamente perche se non si elimina la zona con la gangrena (rimozione del tessuto necrotico o amputazione dell'arto coinvolto) accompagnato da una terapia antibiotica aggressiva, si rischia una setticemia e vi è pericolo di vita La GANGRENA SECCA richiede la asportazione della zona necrotica, morta prima che la gangrena si estenda. Naturalmente , se possibile, si deve cercare di ripristinare il flusso di sangue nella zona gangrenata. Quindi due sono le cose da fare in maniera prioritaria: cercare di ripristinare l’afflusso di sangue dove è stato ostruito con vari tipi di interventi e successivamente amputare la zona gangrenata. Deve essere prima ripristinato l’afflusso di sangue in modo che l’intervento di amputazione possa essere minimo e abbia possibilità di successo. Noi riteniamo che la amputazione di una zona grangrenata che abbia come causa una ischemia ( sia arteriopatica che diabetica) debba essere lasciata quasi sempre guarire per seconda intenzione. Se si sutura si rischia che la sutura vada in ischemia per chiusura dei piccoli vasi con deiscenza della ferita. Lasciando la ferita aperta noi pratichiamo la ossigenoterapia normobarica con il dispositivo Ulcosan per una o due ore al giorno con ottimi risultati. Se invece ci troviamo di fronte ad GANGRENA UMIDA bisogna agire sulle condizioni locali e generali per diminuire il dolore procurato dall'infezione. Naturalmente essendoci una infezione in atto deve essere somministrata una dose di antibiotici a largo spettro. I più utilizzati per tale scopo sono la penicillina, il metronidazolo e gli aminoglicosidi. Naturalmente anche qui l’intervento chirurgico è indispensabile. Spesso si usa fare prima una toiletta chirurgica per pulire la zona necrotica infetta , lasciandola aperta e passare poi ,ad infezione debellata, ad una amputazione in tessuto sano. Anche qui usiamo la ossigenterapia normobarica con il dispositivo Ulcosan con ottimi risultati Nei casi invece , per fortuna meno frequenti, di GANGRENA GASSOSA si deve procedure in maniera veloce con la rimozione chirurgica del tessuto infetto associata ad una cura antibiotica a largo spettro per prevenire la setticemia. Alcuni pazienti affetti da gangrena gassosa si possono curare con l'ossigenoterapia iperbarica in modo di fornire livelli di ossigeno superiori rispetto alla norma inibendo la crescita dei batteri anaerobi ed stimolando il tessuto di granulazione . Ci si chiede spesso se è possibile prevenire la gangrena nel paziente diabetico. I pazienti diabetici sono a rischio di arrivare ad una gangrena sia secca che umida. I pazienti diabetic devono pertanto pore la massima attenzione al loro corpo e in modo particolare alle lore estremità. I piedi sono il loro punto debole. Avendo una diminuzione di sensibilità possono più facilmente pungersi, feririsi e non accorgersi se non quando la infezione è in piena attività. I diabetici dovrebbero essere abituati a seguire certi comportamenti di igiene per prevenire le infezioni in genere, i traumi ai piedi e la gangrena secca o umida. I piedi dei diabetici dovrebbero essere sempre controllati non solo dalla persona in questione ma anche da una altra persona sia la moglie o il marito o da un medico per vedere se esistono lesioni che possono portare ad una infezione se non trattata. Ogni ASL dovrebbe far partire un programma di educazione e di prevenzione per I pazienti diabetici che sarebbe utile non solo ai pazienti ma anche alle casse dello stato

Migliorare il servizio di assistenza degli anziani : La Geriatria e il suo paziente 08/12/2012 18:15
Riteniamo utile pubblicare uno scritto sul paziente geriatrico pervenutoci dal Dr Francescon. Il paziente geriatrico è quello che soffre di ulcere e piaghe da decubito in percentuale maggiore e di molto rispetto al resto della popolazione. Sono i paziente in sostanza ai quali si rivolge la nostra attenzione in quanto rappresenta un problema crescente che impone alti costi se non trattata adeguatamente Nella Casa di Cura Rizzola si aprono spazi per la Geriatria. Esiste un Reparto di Geriatria che lavora in rapporto o collaborazione con la ASL che invia tramte il Pronto Soccorso pazienti che abbiamo bisogno di ricovero Al primo piano esiste il Reparto di Lungodegenza e Riabilitazione . In tale Reparto lavora il DR Francescon, specialista in Geriatria e che si occupa da anni di Osteoporosi . Ha pubblicato numerosi lavori su varie riviste scientifiche e tenute relazioni in vari congressi Da qualche mese ha iniziato a eseguire esami per la osteoporosi e in modo particolare la densimetria ossea , dando anche un servizio di consulenza e di visite. Dal primo gennaio aprirà anche un servizio ambulatoriale di visite di geriatria e , per favore le popolazione , anziana, queste visite saranno a tariffa agevolata. Pubblichiamo qui uno scritto sui problemi legati al paziente geriatrico che potrà essere utile a tutti Il Paziente Geriatrico A cura di : Dott.Alessandro Francescon, Specialista in Geriatria e Gerontologia Casa di Cura Sileno e Anna Rizzola, San Donà di Piave (Ve) Nel 1999, Hazzard, Autorevole Geriatra Americano, alla domanda “chi è il tipico paziente geriatrico” rispondeva: . L’anziano fragile è frequentemente disabile e spesso presenta problematiche di tipo socio economico come solitudine e povertà. Generalmente le sue patologie, interagendo tra di loro, si presentano in maniera atipica, rendendo difficile una diagnosi precisa; frequenti risultano pure le complicanze a cui va soggetto come malnutrizione, disidratazione, confusione mentale, reazioni da farmaci, infezioni; a volte le complicanze sono anche chirurgiche. Tali situazioni portano spesso alla perdità dell’autosufficienza con conseguente istituzionalizzazione e, talora, può intervenire anche il decesso. L’invecchiamento della popolazione, caratterizzato in particolare dall’aumento degli ultraottantenni (grandi vecchi) comporta un aumento significativo di soggetti affetti dalla cosidetta sindrome clinica da fragilità. La conoscenza scientifica geriatrica ha sviluppato, nell’ultimo ventennio, una particolare modalità di approccio all’anziano fragile rappresentata dalla valutazione multidimensionale geriatrica e da un modello di assistenza continuativa che consente il proseguimento delle cure dall’Ospedale al Territorio.Tali modalità di intervento si sono dimostrate in grado di ridurre il numero dei ricoveri nei reparti di degenza Ospedaliera con conseguente riduzione dei costi sanitari, miglioramento della qualità della vita dei pazienti e sollievo per i familiari. L’Unità di Valutazione Geriatrica (UVG) ha il compito di elaborare un piano di assistenza personalizzato, di individuare le strutture e i servizi più adeguati per il singolo paziente (Assistenza Domiciliare Integrata, Residenza Sanitaria Assistita, Medico di Medicina Generale, Ospedale per Acuti, Lungodegenza Geriatrica Riabilitativa, Day Hospital, Centro Diurno, Servizi Sociali, etc), di verificare periodicamente l’efficacia degli interventi e se necessario di modificarli. Tutti i servizi e le strutture della rete devono essere in collegamento. Il modello della continuità assistenziale proposto per l’anziano fragile può fornire risposte continue, globali e modificabili nel tempo. Qualitativamente adeguato ai bisogni, si è dimostrato economicamente vantaggioso in quanto riduce il ricorso all’ospedalizzazione del paziente, a volte impropria, e può risolvere il problema delle dimissioni difficili e dei ricoveri ripetuti con conseguente riduzione dei costi dell’assistenza ospedaliera, che più di ogni altra voce incide sulla spesa sanitaria. Le conoscenze Scientifiche Geriatriche sull’anziano fragile hanno consentito di sperimentare idonei modelli di cura grazie anche alla specifica formazione Gerontologico Geriatrica degli operatori dell’Unità Valutativa Geriatrica. Sempre sull’anziano fragile Hazzard più di recente ha scritto “… un uomo, o più spesso una donna, che vive sul filo del rasoio, in bilico tra il mantenimento della propria indipendenza e il rischio di una tragica cascata di eventi patologici, disabilità e complicanze, che troppo spesso si dimostrano irreversibili, rappresentando i più complessi problemi che i medici e tutte le figure professionali sanitarie si trovano a dover affrontare…”

Convegno sul Melanoma a Caorle: dati e commenti 24/11/2012 20:13
La sera del 23 novembre si è tenuta a Caorle nella sala consiliare un incontro con la popolazione sul tema. " Prevenzione del melanoma". Il 5 novembre del 2011 era iniziata una campagna di sensibilizzazione e diagnosi precoce del melanoma che si sarebbe svolta nell'arco di un anno in tutta la nostra ASL N.10 Tale campagna era stata promosso dai Clubs Service della nostra zona : Rotary Di San Donà, Rotary di POrtoggruaro, Lions di San Donà , Soroptimist di San Donà-Portogruaro e Rotaract. Il Lions di Jesolo pur non partecipando alla campagna ha aiutato attivamente la sensibilizzazione nelle piazze di Jesolo. Il Rotary di Jesolo che nell'anno 2011-2012 era presieduto dal Dr Astolfo non ha voluto partecipare. La campagna era stata finanziata dalla Veneto Banca, Dall'Aqua Nova, dalla MPSystem, dalla Salusjuice e dal Ponte , oltre naturalmente dai Clubs partecipanti. Vi è stato anche l'aiuto prezioso della stamperia Passart di Sartorello che come negli anni passati ha sempre sostenuto le nostre iniziative. La serata aveva due fini: 1) Scendere nella piazza di Caorle che rappresenta assieme alla zona del Comune di San Stino un punto del nostro territorio ove si rinvengono persone con melanomi in una proporzione molto maggiore alle altre zone del Veneto ma anche di tutto il territorio italiano. Basta pensare che se la nostra ASL ha una incidenza di melanomi doppia della media nazionale , la zona di Caorle e San Stino ha una incidenza tripla di quella del territorio italiano . Era quindi giusto scendere tra la gente di Caorle e San Stino per sensibilizzare proprio loro che sono a maggior rischio e spiegare cosa devono fare, a cosa devono stare attenti, come controllarsi eccc.. per cercare di fare una prevenzione primaria ( evitare la malattia ) se possibile o, se non possibile, fare una prevenzione secondaria ( diagnosi precoce) 2) Era passato un anno ed era giusto dare i numeri. Dare i risultati che possono in un certo senso rappresentare il risultato anche dal lavoro svolto dai Club che hanno lanciato la iniziativa. La serata è stata certamente bella. Caorle di notte è splendida e le strade deserte e illuminate da luci artistiche davano un aspetto da sogno alla Piazza del Vescovado, di fronte al Duomo dove nell'Aula consiliare si teneva l'incontro. La sala era piena con gente in piedi in fondo alla sala. Nemmeno la nebbia che era scesa intorno a Caorle e non solo aveva impedito alla gente di arrivare ad ascolare la conferenza. Una signora di una certa età era arrivata in bicletta da una frazione di Corle distante qualche chilometro. Erano naturalmente presenti i Presidenti dei Clubs partecipanti alla inziativa: il Dr Dal Corso attuale Presidente del Rotary di San Donà assieme al Presidente del Rotary dell'anno Precedente, Il Presidente del Roatry di Portogruaro Dr Favot, Il Presidente del Lions Rag Trevisiol e per il Sorpotimist la Professoressa Zago Un momento commovente molto sentito dai presenti è stato quando prima di iniziare gli interventi la gente si è alzata in piedi per un minuto di silenzio in memoria del Dr Briani, il medico di Anatomia Patologica, che recentemente ci aveva lasciato improvvisamente senza neppure salutarci . Il Dr Briani aveva lavorato alla iniziativa e la sua perdita è stata molto sentita da tutti noi. Successivamente sono iniziati gli interventi programmati Il Dr Luca Antelmo assessore alla Cultura di Caorle ha portato i saluti della Amministrazione e ha fatto delle considerazioni sulla incidenza dei melanomi nella zona augurando che in un futuro si possa capire la motivazione o meglio le cause di questa incidenza. Successivamente il Dr Lino Baso , in rappresentanza dei Medici di Medicina Generale di Caorle e San Stino, ha spiegato come il medico è al centro delle vita del cittadino per quanto riguarda i problemi legati a varie malattie e nel caso specifico al problema del melanoma.. Non è giusto intasare gli ambulatori degli specialisti, dermatologi o chirurghi e creare così liste di attesa che fanno più danno di bene alla popolazione. Il cittadino deve ,seguendo i consigli dati dalla campagna, rivolgersi al proprio medico di famiglia e sarà lui a valutare la necessità o meno di una visita specialistica o di accertamenti specifici. E' il medico di famiglia che ha in mano la persona e la sua famiglia. Sarà lui a fere le considerazioni e a valutare il rischi di possibili lesioni che possono portare al melanoma o a ritenere che la lesione sia già un possbile melanoma. Dopo il Medico di famiglia ha preso la parola il Dr Zago, Presidente dell'Ordine dei Farmacisti della Provincia di Venezia e che ha la Farmacia proprio in una delle zone critiche e cioè a San Giorgio. Il Dr Zago ha messo in evidenza che se il Medico di famiglia fa diagnosi ed ha in mano la salute del cittadino, è al Farmacista che si rivolge la maggioranza della popolazione. Il Farmacista è sostanzialmente un amico, è più facilmente alla portata del paziente. Non deve fare file in ambulatorio e in Farmacia ogni persona va spesso per tanti motivi. Quindi ha spiegato il motivo per il quale lui ha aderito in maniera entusiastica alla Campagna di Prevenzione del Melanona. Proprio perché sapeva l'utilità e il compito dei Farmacisti verso la popolazione nell'aiutare in maniera pratica e concreta con consigli a stare attenti ai segni di allarme e a consigliare di recarsi dal medico quando e solo quando ce ne fosse necessità. Ha brevemente passato in rassegna quali sono i particolari sui quali deve fermarsi la attenzione di ognuno di noi e ha posto in evidenza anche lui la incidenza alta dei melanomi nella nostra zona riferendo notizie di un congresso europeo al quale aveva partecipato. Ho spiegato come l'Ordine dei Farmacisti ha partecipato attivamente distribuendo a tutte le Farmacie i depliants e spiegando alla gente che si recava in Farmacia il problema da dando consigli. Ha chiuso la serata la relazione del Dr Madeyski , Chirugo ma che era presente anche come Past President del Rotary proprio nell'anno della campagna del melanoma. La relazione non è stata una relazione scientifica ma ha dato spunti di riflessione sociosaniataria 1) si sono dati i dati della incidenza di melanoma in Italia e nella nostra zona e i dati relativi all'ultimo anno dopo la campagna di Prevenzione in questione. I dati in Italia parlano di 23 casi all'anno ( dati del 2009 ) su una popolazione di 100.00 Nella nostra ASL la popolazione è di 204.000 persone per cui ci aspettiamo una incidenza di melanomi di 46 casi all'anno Nella nostra ASL i dati del 2010 mostrano 108 casi e quindi quasi il doppio di quelli del territorio nazionale. Naturalmente si tratta di una media tra i vari comuni. Nel 2011 i casi segnalati dalla anatomia patologica ( e naturalmente si riferiscono solo ai casi diagnosticati nella nostra Anatomia Patologica e quindi non comprendono i pazienti che si sono recati fuori territorio come a Padova e Aviano) sono saliti a 122 e quindi con un aumento del 15% circa . Tale aumento potrebbe essere spiegato con l'aumento dio melanomi che si riscontra annualmente in tutto il mondo per cause atmosferiche ed esposizione a raggi ultravioletti maggiore di anno in anno. Ma potrebbe esserci anche l'aumento di diagnosi dovute alla partenza della campagna di prevenzione che all'inizio è stata massiva e capillare con l'aiuto di tutti clubs nei vari comuni Nel 2012 i vasi rivenuti nella nostra ASL sono stati 140. Il numero è dato dai casi rinvenuti fin o al 20 novembre aggiungendo la frazione corrispondente al media mensile. Quindi vi è stato un aumento del 20% che rappresenta un dato importante nel capire la Campagna di sensibilizzazione. Certamente il melanoma è in aumento in tutto il mondo ma un aumento del 20% non è spiegato solo da tale incremento mondiale e italiano. Ma il dato migliore ci viene dati dai melanomi iniziali rappresentati da melanomi in situ, melanomi con displasia melanocitaria severa o mediosevera, che probabilmente o possibilmente con alta percentuale sarebbe diventati melanomi maligni nel giro di un periodo imprecisato. Questi casi sono stati fino al 20 novembre 151 casi. E questo è sicuramente dovuto ad una diagnosi precoce. La prevenzione secondaria è quella attuata secondariamente alla nascita del melanoma o di un suo precursore. In questo caso l'obiettivo è stato raggiunto. 2) Il Dr Madeyski ha poi mostrato tramite alcune immagini i melanomi e i nevi che avevano segnali di pericolo e che si stavano tramutando probabilmente in melanomi o che si sono rivelati poi all'esame dei veri melanomi. Alcune diapositive hanno mostrato i segnali di pericolo mettendo l'accento sui rischi di vari soggetti. Ha fatto un breve escurso sulle possibili terapia e sull'iter diagnostico e terapeutico. Ma ha mostrato con dati sul decorso della malattia e sulla mortalità la pericolosità del melanona evidenziando che la loro prognosi è molto severa e certamente peggiore di altri tumori come quqllo della mammella e del polmone se non preso in fase iniziale. Ecco perchè la prevenzione primaria e secondaria sono fondamentali. 3) vi è stato anche un momento caratterizzato da un dato polemico ma che più che polemico vuole essere uno stimolo alle istituzioni per una maggiore attenzione alla salute del cittadino meno burocrazia e più cuore . Anche se la crisi in tutti i settori e anche nella sanità con il loro taglio sulle spese crea problemi importanti I clubs con la loro campagna di sensibilizzazione sono andati oltre e avevano regalato all'Ospedale di Portogruaro un videodermatoscopio completo di ogni componente per fare una diagnosi accurata e fare una mappatura utile soggetti a rischio. Tale donazione era stata a Portogruaro in quanto Portogruaro era l'unico centro della nostra ASL senza videodermatoscopio in ambiente pubblico. A San Donà ve ne è uno in Casa di Cura Rizzola. A Jesolo ve ne è uno che era stato regalato anch'esso da quasi 6 anni ma era sempre rimasto imballato e mai usato. A Portogruaro mancava. Orbene nonostante i solleciti abbiamo potuto appurare che a distanza di un anno nulla è cambiato in pratica. La Casa di Cura Rizzola ha ed usa un videodermatoscopio moderno e fa nel caso necessiti la mappatura L'Ospedale di Jesolo ha il videodertmatoscpio completo di tutti gli accessori e , sembra , perfettamente funzionante. Ma rimane sempre imballato o chiuso in qualche stanza e mai usato L'Ospedale di Portogruaro e il suo territorio non ha nessun videodermatoscopio . Il videodermatoscopio regalato a Portogruaro, dopo mesi , è stato trasferito all'ambulatorio del distretto a Musile di Piave . In tale ambulatorio giace in pace e non è mai stato usato. Il Dr Stocco ci aveva assicurato che tali dispositivi medici sarebbero stati utilizzati e nell'ultimo colloquio avuto in settembre aveva preso l'impegno di metterli in funzione. Il fatto che non siano utilizzati lo sappiamo da pazienti che sono stati visitati dalle dermatologhe a Jesolo e a Musile e che hanno riferito il loro non uso. Ma lo sappiamo anche dalle due dermatologhe che hanno confermato di non avere mai usati dai dispositivi adducendo motivazioni diverse. La gente presente ha proposto che i politici locali e i sindaci intervengano e l'Assessore Luca Antelmo si è impegnato a portare il problema alla Conferenza dei Sindaci. Ci auguriamo e tutti si augurano che si presti una maggiore attenzione a questo problema La serata si è conclusa con domande dal pubblico che molto attento non ha lasciato la sala se non alla fine della riunione soddisfatta di un qualcosa che viene fatto per la popolazione tutta

02/11/2012 19:45
Prevenzione dell’Osteoporosi nelle pazienti operate di tumore del seno A cura di: Dott. Alessandro Francescon, Specialista in Geriatria e Gerontologia Ambulatorio di Osteoporosi - Casa di Cura Sileno e Anna Rizzola, San Donà di Piave (Ve)- Il tumore della mammella è una delle più comuni malattie tumorali della donna, ma, fortunatamente, la mortalità per questa malattia è diminuita drasticamente negli ultimi anni per la possibilità di una diagnosi precoce e la maggiore efficacia del trattamento terapeutico. Una caratteristica peculiare di questo tumore è la sua sensibilità agli ormoni sessuali femminili. Pertanto, oltre a interventi terapeutici come la chemioterapia e la radioterapia sono state introdotte terapie con farmaci che determinano la riduzione della secrezione di tali ormoni o della loro attività. Tra i farmaci più usati nel trattamento del tumore mammario si riconosce il Tamoxifene, sviluppato negli anni ‘70 e che è stato il farmaco di prima scelta per almeno i 20 anni successivi; più recentemente, sono entrati nella pratica clinica anche gli inibitori dell’aromatasi. In questa trattazione, non ci addentriamo nella indicazione clinica sulla scelta di un farmaco rispetto all’altro, che spetta ovviamente all’Oncologo, ma ci limiteremo esclusivamente a considerazioni legate agli effetti collaterali di questi farmaci nei confronti dell’Osteoporosi. E’ da rilevare che, mentre gli inibitori dell’aromatasi aumentano il rischio di Osteoporosi, il Tamoxifene sembra addirittura ridurlo. Quest’ ultimo farnaco ha un’azione antiestrogenica selettiva, agendo, in questa, soprattutto a livello mammario più che a livello osseo. L’Osteoporosi, come è noto, è una malattia in cui vi è riduzione della densità minerale ossea (BMD) che determina una fragilità dello scheletro e un aumento del rischio di fratture con conseguenze, a volte, invalidanti e con impatto notevole sulla qualità della vita. Malattia silente e insidiosa, spesso il sintomo del suo esordio è una frattura. L’incidenza delle fratture da fragilità ossea nelle donne sopravissute al tumore mammario è superiore a quella riscontrabile in donne sane. Una strategia di prevenzione dell’Osteoporosi si rende, pertanto, necessaria nelle donne affette da tumore mammario, soprattutto se assumono terapia con inibitori dell’ aromatasi o hanno seguito altri interventi terapeutici, quali la chemioterapia o la radioterapia. Altrettanta attenzione andrà riservata anche per queste pazienti alla individuazione degli altri fattori di rischio di Osteoporosi. La densità minerale ossea andrà monitorata almeno ogni 2 anni. Un trattamento terapeutico si renderà necessario, soprattutto, nelle pazienti con una perdita annuale della densità minerale ossea del 5 % o più.

Potete vedere la locandina della conferenza sul Melanoma che si terrà a Caorle a fine novembre 27/10/2012 20:32
Locandina per la Conferenza sul Melanoma a Caorle

Ultimo incontro con la Prevenzione del Melanoma a Caorle 27/10/2012 20:16
Un anno fa e precisamente il 5 novembre i Club del Basso Piave rappresentati dal Rotary di San Donà di Piave, del Rotary di Portogruaro, del Lions di San Donà di Piave e dal Soroptimist di San Donà e di Portogruaro, hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione per la diagnosi precoce del Melanoma Voi tutti sapete che il Melanoma è il più aggressivo dei tumori della pelle. Ma anche uno dei peggiori in senso lato con prognosi molto più severa di altri tumori forse più noti come il Tumore della mammella o del Polmone. La Campagna aveva come titolo " Guarire si può....basta arrivare in tempo". I risultati sono stati soddisfacenti per non dire ottimi Sono stati rinvenuti nevi sospetti, nevi con displasia melanocitaria, nevi melanici in regressione, melanomi allo stadio iniziale. Trovare questi nevi o melanomi allo stadio iniziale ha comportato interventi modesti , non demolitivi, senza ricerca di linfonodo sentinella e senza successivi svuotamenti linfonodali. Bene!. E'0 passato un anno e ora di chiudere ufficialmente la campagna. Viene chiusa la campagna ma i benefici continueranno in quanto la gente è rimasta sensibilizzata e quindi starà sempre attenta o, almeno, lo si spera Abbiamo fissato la conferenza di chiusura a Caorle Il 23 novembre alle 20.30 nella Sala Superiore del Centro Civico in Piazza Vescovado ( Fronte Duomo) si terrà una conferenza o meglio un incontro con la popolazione per spiegare cosa significa melanoma e cosa significa arrivare in tempo Si porteranno anche i risultati della campagna. Parteciparanno -Avv Luciano Striuli : Sindaco di Caorle -Dr Lino Baso : medico di medicina generale di Caorle -Dr Fiorenza Zago: Presidente Ordine dei Farmacisti di Venezia -Dr Paolo Madeyski: Medico Chirurgo Si farà il punto della situazione e si mostreranno delle diapositive per fare restare impresso nella mente il melanoma

Interessante iniziativa per prevenire le complicanze del piede diabetico 22/10/2012 22:04
Prevenire, o fare diagnosi precoce, per non ammalarsi, o almeno ammalarsi il più tardi possibile e in maniera meno grave. Con questo obiettivo l'Azienda USL di Rimini ha attivato un programma di prevenzione e diagnosi precoce delle complicanze vascolari e neurologiche agli arti inferiori, che possono colpire le persone ammalate di diabete. Il Servizio di Diabetelogia coordinato dalla dottoressa Anna Carla Babini (nell'ambito della Unità Operativa di Medicina Interna II, diretta dal dottor Giorgio Ballardini) sta contattando un campione di pazienti diabetici per propor loro la visita di screening alle gambe e ai piedi. I pazienti sono stati selezionati su base clinica in collaborazione con i medici di famiglia: età compresa tra 50 e 75 anni, durata della malattia superiore a 8 anni con presenza di fattori di rischio quali, ad esempio, ipertensione, cardiopatia, obesità, fumo. Coi pazienti (che vengono appositamente contattati a casa da un'infermiera, dopo aver ricevuto una lettera del Servizio ed essere stati informati dai loro medici di famiglia la cui collaborazione è parte integrante del progetto) viene fissato un appuntamento durante il quale si procede all'ispezione del piede, ad effettuare un doppler ed altri esami sulla sensibilità cutanea al fine di valutare la severità del rischio ed eventuali misure da intraprendere. Non va dimenticato, infatti, che una diagnosi precoce di alterazioni circolatorie e della sensibilità delle gambe e dei piedi nelle persone diabetiche consente di evitare complicanze più gravi, che possono degenerare anche nella perdita dell'arto. Al termine dell'appuntamento ai pazienti vengono dati suggerimenti sulle corrette modalità di cura dei piedi specifiche per pazienti diabetici, e sarà proposto di aderire ad una terapia di gruppo per modificare lo stile di vita, anche con consulenze dietologiche.

Le varici degli arti inferiori: inquadramento eziologico e diagnostico e terapeutico 16/10/2012 18:55
Le varici sono una patologia frequente, in aumento al giorno d'oggi per tanti motivi ma in modo particolare per lo stile di vita , l'alimentazione e l'aumento dell'età. Le varici sono delle dilatazioni permanenti della parete delle vene e colpiscono gli arti inferiori con la formazione di gavoccioli dilatati che spesso creano problemi alle donne per motivi estetici. Ma noi non ci occupiamo di tali motivi ma ne parliamo per la possibilità di complicanze e per disturbi rischi che non bisogna sottovalutare. Spesso le donne confondono le varici con le le teleangectasie che non sono altro che dei capillari dilatati. Le teleangectasie sono dovute a patologie del microcircolo e comportano un danno estetico e in genere non danno complicanze. Spesso sono presenti nello stesso paziente teleangectasie e varici vere e proprie. Perchè si chiamano varici ?. Il termine deriva dal latino ( varus) che significa curvo, piegato e sta ad indicare la caratteristiche delle varici di essere dei gavoccioli non rettilinei nelle gambe In genere colpisce maggiormente le donne per problemi ormonali e costituzionali; per le gravidanze che influisce oltre al problema ormonale per l'aumento della pressione intraaddominale che si riflette sui grossi venosi . Vi è poi in gioco anche l'uso degli anticoncezionali orali, la ritenzione idrica e il sovrappeso dovuto allo stile di vita. La familiarità, il tipo di lavoro che obbliga spesso la donna a stare in piedi per ore , la stipsi cronica sono altri fattori di base che ne favoriscono l’insorgenza. Gli uomini sono colpiti, in misura minore. Gli uomini non notano il fattore estetico e spesso si recano dal medico alla comparsa di disturbi o di una complicanza. Le varici possono comparire in uno o entrambi gli arti specie legato a fattori costituzionali e genetici. Le varici presentano una alterazione della loro parete e in modo particolare per una alterazione meccanica delle valvole . Quando le valvole sono alterate il flusso nelle vene si inverte, causando una progressiva dilatazione e stasi che si ripercuotono progressivamente sulle strutture a valle. Da qui l’edema che spesso è la causa prima della gran parte dei sintomi e delle complicazioni. La stasi all’interno delle vene è responsabile della comparsa di ulcere per una minore nutrizione delle flebiti e delle trombosi. Quali sono i sintomi ? A parte il problema estetico che non è un vero sintomo i sintomi che i pazienti presentano sono rappresentati da un senso di pesantezza e gonfiore delle gambe, edema dei piedi e caviglie, formicolio, bruciori, crampi, prurito . E questi sintomi sono maggiormente evidenti alla sera dopo che si è stati in posizione eretta per molto tempo. Caratteristico è anche "il nervosismo" alle gambe che le pazienti riferiscono di notte a letto Alcune complicazioni portano la paziente o il paziente al proprio medico che pone una indicazione ad esami e poi ad una terapia. Esse sono rappresentate date da flebiti, trombosi, embolie polmonari, emorragie, infezioni, eczema da stasi e le ulcere alle gambe. La diagnosi viene fatta con una anamnesi, con un esame obiettivo e viene definita meglio con l'aiuto di ecodoppler venoso L’ecocolordoppler serve ad escludere complicazioni maggiori a carico delle vene profonde (trombosi soprattutto) e a stabilire quale approccio terapeutico è meglio usare tra quelli a disposizione potendo vedere la sede del reflusso venoso, la funzionalità della cross tra il circolo superficiale e quello profondo , la presenza o meno di perforanti non continenti che devono essere legate. La terapia può essere Chirurgica fisica medica scleroterapia stile di vita e movimento La chirurgia tradizionale e quella mini-invasiva viene attuata quando i principali assi venosi (le safene) sono alterati. Abbiamo a disposizione il classico stripping totale o lo stripping corto oppure intervebnti minori dati dalla legatura selettiva dal laser endovascolare. L’anestesia è generalmente periferica, o addirittura locale, e il risultato estetico è ottimale. La scleroterapia è indicata quando le safene sono ancora sane (varici extrasafeniche) e in alcuni casi di varici safeniche con determinate caratteristiche di reflusso e valvole coinvolte o quando le safene sono state precedentemente asportate (varici recidive). Viene attuata tramite iniezioni nelle vene che le fanno occludere trasformandole in condotti chiusi e infatti si determinano dei cordini fibrotici o sclerotici ( da qui il nome di sclerosanti). La si usa specie nel trattamento dei capillari. Non necessita di anestesia ed è un trattamento ambulatoriale. Il laser e la radiofrequenza sono ottime metodiche, ma trovano poche applicazioni. Viene usato il laser transdermico per i capillari più piccoli, fini e resistenti alla scleroterapia. Nelle varici safeniche e nelle varici recidive il laser endovascolare o la radiofrequenza sono una alternativa valida con alcune limitazioni dipendenti dal calibro, dalla distanza dal piano cutaneo, dalle sedi del reflusso, dal grado e dal tipo di coinvolgimento valvolare. La terapia fisica è data principalmente dal movimento , dalla ginnastica e dalla elastocompressione data da calze elastiche La terapia medica è rappresentata da farmaci vasoattivi e da farmaci che agiscono sulla parete venosa e dei capillari e sul mircocircolo. Queste terapia non fanno miracoli e sono utili solo nel trattamento dei disturbi, ma non eliminano le cause e le complicazioni. Importante è per ultimo lo stile di vita rappresentata da una alimentazione sana, da movimento, da ginnastica, dalla eliminazione del fumo , da evitare di stare molte ore fermi in piedi o con le gambe piegate come si fa in macchina o in aereo Quale terapia è migliore? Non si può dire che una è migliore di una altra Per ogni situazione vi sono delle indicazioni e spesso si deve ricorrere alla combinazione di più tecniche sia chirurgiche che mediche ma sempre associate a stile di vita corretto. Dobbiamo ricordarci che però la patologia è spesso costituzionale , genetica e non sempre viene risolta integralmente per tanti motivi legati alla persona e allo stile di vita. Per tale motivo ci possono essere delle varici recidive anche a distanza di anni. Le varici residue invece sono varici che erano presenti e che non sono state trattate in maniera corretta

Prevenire e curare al meglio la infezione nel piede diabetico 13/10/2012 20:51
Il problema della infezione del piede diabetico Una complicazione frequente e pericolosa di un’ulcera è l’infezione. La infezione di un’ulcera ipuò portare ad una situaizone seria che , se non presa in tempo, conduce a gravi fenomeni sistemici che che possono provocare amputazioni minori o maggiori ma anche pericolo di vita per la insorgenza di una setticemia Fondamentale è agire subito al primo avviso di una infezione Difficilmente può essere il paziente a capire l’urgenza della terapia o atteggiamento da seguire in caso di infezione. Solo un mkeidco che si occupy di diabete o di chirurgia del piede diabetic può capire come intervenire Sarà il medico a distinguere se un’ulcera infetta necessita di provvedimenti immediati al di là della medicazione o se è sufficiente un intervento medicativo e quali indagini o esami eseguire con urgenza. Gli ascessi o le gangrene o le cellulite o le fascite richiedono provvedimenti terapeutici generali e chirurgici, che se non intrapresi con urgenza possono avere conseguenze molto gravi per il paziente. L’infezione si instaura nella maggior parte dei casi su un’ulcera aperta da molto tempo e non adeguatamente curata. Se l’infezione non viene curate immediatamente spesso si può arrivare ad una un’amputazione maggiore, effettuata a livello di gamba o coscia. Normalmente si deve distinguere una infezione acuta da una infezione cronica L’esperienza dimostra che se ci trova davanti ad una infezione acuita in un piede diabetic la rapidità d’intervento è l’unico modo per salvare sia il piede che il paziente. Infatti, il rischio cui sono sottoposti i pazienti con questi tipi di infezione al piede non è solo quello di un’amputazione maggiore (gamba o coscia) ma anche di morte per shock settico o altre complicanze infettive . Per tale motive il paziente diabetic che si accorga che esiste una infezione o qualsiasi problema al suo piede e che non tende a guiarire o che si apre nella cute o a livello osseo, deve andare subito dal proprio medico che lo invierà subito al centro di riferiment del piede diabetico .Il ritardo di pochi giorni, un trattamento chirurgico non adeguato significa esporre il paziente al rischio di un esito grave. Il chirurgo o il diabetologo deve rapidamente rimuovere la zona infetta , drenandola, trqamitre una incisione rimuovere le zone necrotiche che che presentano zone non suscettibile di sola terapia medica). Spesso ci troviamo di fronte ad un ascesso o ad un flemmone. La raccolta ascessuale e il flemmone a livello dei tessuti interni del piede rappresentano delle raccolte di pus che possono rendersi evidenti spontaneamente (fistole superficiali) o nascondersi insidiosamente in profondità (raccolte purulente). Il Chirurgo allora evacuerà tali raccolte rimuovendo i tessuti infetti presenti E’ prassi e nel nostro reparto è da protocollo eseguire un esame culturale e un antibirogramma in modo da cercare sia il germne e sia l’antibiotico ottimale Spesso sip è costretti durante il drenaggio ad una amputazione minore (dita, raggio, o di parti estese di piede). La fascite necrotizzante è un’infezione grave che mette a rischio sia l’arto malato che la vita stessa del paziente. Può essere sostenuta sia da germi cosiddetti aerobi che da anaerobi (i più temibili). L’infezione può estendersi nel giro di poche ore o di pochi giorni in maniera devastante tramite la fascia che ricopre i muscoli (in genere questi ultimi non ne sono coinvolti); la fascia appare di solito grigia, necrotica e il tessuto sottocutaneo necrotico, scollato. L’intervento immediato, cosi come la terapia antibiotica endovena, sono obbligatori. Il trattamento chirurgico prevede la rimozione di tutti i tessuti necrotici infetti presenti sino ad arrivare al tessuto sano e sanguinante. In questi casi la terapia con ossigeno sia iperbarico che normobarico può essere di estremo aiuto soprattutto in presenza di germi anaerobi, . La gangrena è forse il quadro clinico più noto nel diabetico. La gangrena (cioè la necrosi a tutto spessore dei tessuti molli) può coinvolgere piccole parti (falangi), parti più estese (dita) sino a gran parte del piede (avampiede, meso e retropiede). Mentre la gangrena secca rappresenta una urgenza relativa, la gangrena umida o gassosa richiede una urgenza assoluta. Anche in questo caso rischiamo non solo la perdita dell’arto ma la vita del paziente (sepsi). Il trattamento è chirurgico e servirà per la rimozione dei tessuti necrotici ed infetti. Nello stesso tempo la terapia antibiotica endovena è obbligatoria . Anche qui come in tutte le lesioni aperte del piede diabetico noi siamo convinti che la terapia con ossigeno iperbarico o normobarico sia molto utile Di fronte ad un piede con una infezione acuta l’intervento d’urgenza ci permette di fermare l’infezione. A seconda di quanto è visibile intraoperatoriamente si deciderà se in prima battuta la ferita chirurgica debba restare aperta oppure se è possibile eseguire una chiusura chirurgica immediata. Noi siamo convinti che quasi sempre sia preferibile lasciare aperta la ferita per non ischemizzare con I punti di sutura la sutura stessa. Ricordiamoci infatti che nel piede diabetic esiste sempre una angioneuropatia diabetcica che comporta un deficit arterioso relatico Spesso poi è necessario un secondo intervento, definitivo, che sarà scelto in base all’andamento clinico del paziente e alla mole di tessuto perduto sia a causa dell’infezione sia per il trattamento chirurgico in urgenza. Se la infezione è cronica non necessita di un intervento di urgenza ma deve essere programmata una stadiazioone della malattia e programmato il percorso terapeutico La patologia che più di frequente si trova nel piede cronico è l’osteomielite cronica provocata da una lesione ulcerativa presente da tempo variabile. Cronica non deve necessariamente significare che esiste da anni o molti mesi. Può essere presente solo da qualche settimana La causa, spesso è la presenza di un sottostante osteomielite che non permette la chiusura dell’ulcera. In questi casi, oltre ad una lunga terapia antibiotica, l’opzione chirurgica costituisce la soluzione definitiva del problema . La cellulite è sempre una infezione acuta ma per le caratteristiche di relativa benignità, spesso senza ripercussioni sistemiche (febbre, leucocitosi) e di intervento chirurgico urgente, viene considerata alla pari di una infezione cronica. E’ un’infezione che interessa i tessuti molli e che necessita di trattamento antibiotico orale o parenterale ma non di un intervento chirurgico demolitivo Credo che sia importante sempre però aprire la cute e fare una pulizia delle zone infette in modo da drenare eeventuali raqccolte non visibili e permettere la terapia con ossigeno che risuta sempre utile. Può essere trattata ambulatoriamente con antibiotici orali e medicazioni con antisettici. On con ricovero se la infezione appare maggiore da lasciare più tranquilli una osservazione e una medicazione controllata giornalmente. Altra infezione che si presenta nel piede diabetico come conseguenza di una qualsiasi lesione , anche minima , aperta nel piano cutaneo è l’osteomielite L’infezione che colpisce l’osso èempre un’infezione per contiguità: i germi arrivano all’osso a partire da un’ulcera cutanea infetta che non viene guarita rapidamente. La terapia da attuare varia da una terapia antibiotica prolungata associate a ossigenioterapia iperbarica o normobarica e una terapia chirurgica. Io sono convinto che la terapia chirurgica deve essere sempre attuara nel timing giusto. Infatti sepsso l’ulcera cutanea si reduce di dimensioni , con l’illusione di poter raggiungere la guarigione; in realtà, permanendo il processo infettivo a livello osseo, la lesione cutanea, seppure di ridotte dimensioni, richiederà continue medicazioni e terapia antibiotica Questo per il pericolo che il processo infettivo si possa estendere dalle ossa delle falangi ai metatarsi e ulteriormente. Diventa un problema impoortante quando l’intero piede e il calcagno viene colpito dalla infezione e sir ischia una amputazione maggiore. Naturalmente ogni caso è individuale ed è in rapporto alle condizioni cliniche del paziente e alla patologia concomitante Un paziente che non si alza e che non si muove , un paziente con stasi venosa o linfatica , un paziente con deficit arterioso , diventa un paziente a rischio da ospedaklizzare be tenere sotto stretto controllo mentre si fanno le indagini e si interveine con terapia medica e chirurgica

Consigli per le persone diabetiche per prevenire complicanze ai piedi 08/10/2012 23:31
Il Diabete è sempre più frequente e le complicanze sono frequenti ma sono subdole e quindi dobbiamo cercare di evitarle e stare attenti a tanti segni particolari Spesso il diabetico non vuole riconoscere la sua malattia e crede che prendere la medicina prescritta sia tutto Spesso per il diabetico non è facile seguire la dieta e non crede che sia fondamentale tale sacrificio per evitare complicanze che poi saranno molto importanti Identificare ii fattori di rischio di lesioni ai piedi rappresenta il problema centrale attuare precocemente un programma di prevenzione e cura individuale. Diversi studi i hanno indicato molti fattori che favoriscono l’insorgenza di ulcere del piede e poi di osteomieliti fistolizzate. Tutti gli esperti concordano che i fattori più importanti siano rappresentati dalla presenza di una neuropatia sensitivo-motoria periferica e/o di una arteriopatia obliterante agli arti inferiori, complicanze che coinvolgono più del 25% dei soggetti diabetici dopo 10-15 anni di malattia. Proprio la diminuzione della sensibilità fà si sì che ogni trauma non avvertito possa essere fatale nel far nascere una lesione che sia ulcera o osteomielite La perdita della sensibilità propriocettiva (percezione di sé in rapporto allo spazio circostante, al mondo esterno) l’assenza dei riflessi tendinei e dei polsi arteriosi periferici, segni di scarsa circolazione ai piedi (cute fredda, perdita dei peli, unghia che crescono male etc.) assieme ad alterazioni cutanee (secchezza della pelle, arrossamenti in aree articolari, ipercheratosi alla pianta del piede, fissurazioni e macerazioni, disturbi alle unghie) e a deformazioni congenite ed acquisite (dita in griffe, dita a martello, alluce valgo) con rigidità articolare (piede rigido) sono fattori di rischio importanti LO stesso dicansi per eventuali amputazioni precedenti Vi sono poi i fattori di rischio tradizionali dei quali abbiamo sempre parlato e non ci stancheremo mai di evidenziare: ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, sedentarietà, fumo di sigaretta etc. Ma anche l’obesità può essere considerata una concausa nella genesi delle lesioni. Infatti il rapporto tra obesità e rischio ulcerativo, dal punto di vista biomeccanico fa si che il peso corporeo influisca sulla comparsa dell’ulcera e può essere considerata un fattore generale di rischio in quanto fattore di rischio metabolico. Importante è poi controllare regolarmente i piedi, curarne l’igiene tutti i giorni e e consultare il medico per qualsiasi dubbio o in caso insorgano problemi. Dovete sempre fare riferimento al proprio medico di famiglia per la prevenzione primaria della salute dei propri piedi L’esame clinico del piede dovrebbe essere eseguito dal diabetologo sin dalla prima visita specialistica per valutare la salute dei piedi nel loro complesso ed identificare un eventuale rischio di ulcerazione. L’assenza di sintomi, come è stato più volte ribadito, non equivale ad assenza di rischio. Il piede diabetico spesso non ha visibilità e non dà dolore. L’esame va ripetuto almeno una volta all’anno, meglio comunque ad ogni visita mentre tale esame dovrebbe essere più frequente in base all’entità del problema individuale

Grande successo della iniziativa del Dott Francescon sulla prevenzione della Osteoporosi 08/10/2012 20:13
Fa piacere evidenziare che l'annuncio della settimana si Prevenzione della Osteoporosi che si svolge nella Casa di Cura Rizzola e condotto dallo specialista Dott Francescon ha avuto una risposta eccezionale. In due giorni si sono esauriti i posti a disposizione e tutt'ora continuano ad arrivare telefonate per prenotare tale esame e i consigli dati dallo specialista. La gente ha capito l'importanza di tale esame che rientra nella Prevenzione di cui noi ci battiamo da tempo Tutte le donne dopo i 40 -50 anni dovrebbe sottoporsi a tale esame e seguire i consigli dello specialista su eventuale dieta o terapia Specialmente le donne in menopausa e le donne che sono state operate di isterectomia e di neoplasia mammaria, sia che siano in terapia ormonale o meno ma specialmente quelle che assumono farmaci tipo Nolvadex, Femara o simili dopo intervento per neoplasia mammaria. Prossimamente il Dr Francescon sarà ospite della mia trasmissione " Tre minuti per la tua salute" e lo intervisterò per avere in diretta consigli su tale patologia

Domande frequenti e risposte sulla mammografia e ecografia 08/10/2012 19:07
Il DR Carmelo Bodanza che ha lavorato per anni nell'Ospedale di Jesolo e che ora lavora solo nel suo studio a Jersolo ( Via Cesare Battisti 99 ) distribuisce alla sue pazienti un foglio semplice che ho apprezzato. Tante donne si chiedono cosa è la mammografia , cosa è la ecografia; perche si deve fare o quando fare la mammografia e quando la ecografia o se farla assieme. Io credo che questa iniziativa del Dr Bodanza possa essere utile a molti che leggono. Quello che troverete qui sotto sono pensieri del Dr Bodanza che condivido e che sono validi per tutte le donne che leggono il nostro sito non solo nel Veneto ma anche in Italia e spesso in varie parti del mondo Che cosa è la mammografia La mammografia è la radiografia del seno. In alcuni casi può essere necessario approfondire parte dell'esame ed eseguire una visita al seno e/o una ecografia. Ciò non deve allarmare perchè, la maggior parte delle volte, tutto si risolve con esito di normalità alla fine degli accertamenti. E' l'indagine più affidabile per la diagnosi precoce del tumore della mammella a condizione che sia utilizzata una apparecchiatura dedicata-”il mammografo”- e sia eseguita da personale appositamente formato Perchè è utile fare la mammografia La mammografia permette di individuare l'eventuale tumore quando non è ancora palpabile. Se il tumore è piccolo aumentano le possibilità di guarigione e l'intervento chirurgico è conservativo (molto ridotto). La mammografia può sbagliare? La mammografia, come tutti gli esami diagnostici, ha dei limiti che nel caso specifico sono legati, fondamentalmente, al tipo di mammella e ad alcuni tipi specifici di tumore. Durante la mammografia si effettua la compressione, cosa significa? La compressione della mammella è una manovra indispensabile, anche se a volte lievemente fastidiosa. Consiste nel comprimere la mammella tra due piani paralleli e consente di utilizzare una minore quantità di radiazioni ed ottenere esami più leggibili e quindi migliorare la diagnosi. La mammografia è dolorosa? L'esame normalmente non è doloroso. Solo in una piccola percentuale di donne la compressione può determinare un leggero fastidio. Se non è presente nessuna sintomatologia è necessario fare la mammografia? Si in quanto lo scopo della mammografia è quello di ricercare piccole lesioni non ancora palpabili. Se la mammografia è negativa è utile ripeterla a distanza? La mammografia è un esame che và ripetuto periodicamente in quanto alcune lesioni della mammella possono crescere molto lentamente e quindi vanno ricercate ripetendo l'esame a distanza. Può essere dannoso fare la mammografia? La dose di raggi x utilizzata per questo esame è molto bassa, circa 12 volte inferiore a quella utilizzata 10 anni fa. Il materiale usato per fare la mammografia è sterile? No perchè non è necessario. Che cosa è l'ecografia mammaria? E un esame che utilizza gli ultrasuoni e non i raggi x. E' indicata in donne giovani e per valutare nodi palpabili o anomalie evidenziate dalla mammografia. L'ecografia mammaria può sostituire la mammografia? L'ecografia non può sostituire la mammografia in quanto, normalmente, non consente la diagnosi precoce. L'ECOGRAFIA è un esame molto importante ma complementare; va eseguito o come primo esame strumentale nelle donne giovani o, nelle donne oltre i 40 anni, a completamento della visita e/o della mammografia. Quali sono le indicazioni alla esecuzione di una ecografia al seno? Studio dei seni in donne giovani. Studio dei seni in gravidanza. Studio complementare alla mammografia per la corretta interpretazione del seno denso. Studio dei reperti mammografici non definiti. Studio delle regioni mammarie mal esplorabili per la loro sede ( piani profondi, regioni parasternali ). Monitoraggio di patologia già diagnosticata. Guida al prelievo citologico (agoaspirato ). Che cosa è l'agoaspirato? Consiste nel prelievo da una lesione mammaria di alcune cellule che successivamente vengono strisciate su di un vetrino e quindi studiate dall' Anatomo Patologo. E' un esame nella maggior parte dei casi non doloroso e praticamente privo di complicanze. Il prelievo viene effettuato utilizzando aghi molto sottili o su guida ecografica o su guida mammografica (stereotassi). Quando è indicato l'agoaspirato? L'agoaspirato ed il successivo esame citologico sono indicati in qualsiasi lesione nodulare solida che compaia in una donna di 30 o più anni o in caso di calcificazioni su cui la natura benigna non sia assolutamente certa. In caso secrezione da capezzolo cosa è utile fare? Nella secrezione mammaria è indicato l'esame citologico solo nel caso di secrezione ematica, sieroematica o trasparente, monolaterale o monoduttale. La duttogalattografia è indicata in caso di citologia indicativa di lesione papillare. Personalmente ritengo utile una citologia sul secreto anche quando la secrezione è bilaterale e presenta un colore rosso o nero o marron scuro

Diapositive per la Prevenzione del Melanoma 30/09/2012 23:32
Diapositive sul Melanoma tratte dal Ponte

Consigli per le persone diabetiche per prevenire complicanze ai piedi 30/09/2012 20:11
Il diabete è in aumento specie nelle popolazioni così dette civile o nelle popolazioni civilizzate Il motivo va da ricercarsi nello stile di vita che una persona del mondo occidentale o dei paesi che si stanno industrializzando 1) Poco movimento 2) mancanza di tempo da dedicare a passeggiare e a rilassarsi 3) Stress 4) iperalimentazione 5) alimentazione sbagliata e non sana con troppi grassi e zuccheri 6) invecchiamento della popolazione 7) Mancanza di prevenzione a livello sanitario e personale Ci troviamo di fronte al fatto che tante persone non sanno di essere diabetiche Il consiglio quindi è di andare dal proprio medico almeno una volta all'anno ed esporre i propri problemi, i propri dubbi , mentre sarà il medico ad indagare su possibili malattie o patologie in fieri o conclamate Una volta che sappiamo che siamo diabetici, dobbiamo cambiare stile di vita In primi mettersi a dieta aiutati dal medico o da un dietologo o da un dietista Poi fare movimento, ginnastica in qualsiasi modo ma sempre con l'ausilio del proprio medico che dirà quale ginnastica e movimento è adatta al vostro fisico Affidarsi al proprio medico o ad un diabetologo per vedere se necessita di una terapia orale o con insulina o se basta una dieta Dovere poi fare controlli giornalieri della vostra glicemia nel sangue e almeno ogni mese delle urine Un consiglio che deve essere sempre presente è osservarsi Come ? Dovete osservare se urinate più del solito o in maniera abbondante o se vate più sete del normale e in questo caso consultare subito il proprio medico Secondo osservare bene il proprio corpo in modo i piedi Sapete che il diabete conduce prima o poi o in grande percentuale ad una microangioneuropatia degli arti inferiori oltre ad altre malattie come quelle oculare o renali eccc. Poichè la neuroangiopatia degli arti inferiori comporta una minore sensibilità specialmente per il dolore ai piedi si deve osservare se vi procurate una lesione anche minima ai piedi. Se uno spillo vi punge spesso non ve ne accorgete in quanto avendo meno sensibilità non pensate di esservi punti. E allora dovete osservavi spesso, tutte le volte che avete i piedi senza calze.. Ma cercate di camminare sempre con scarpe aperte o chiuse ma che abbiamo una suola resiste agli insulti specie a punta Ricordatevi che esistono scarpe per diabetici che servono a scaricare i punti dei piedi più deboli o malati e per questo dovete sentire il vostro medico, o il diabetologo o un ortopedico Se vedete che vi siete punti o ferite la prima cosa è disinfettare la zona ed assumere un antibiotico con consiglio del proprio medico in quanto difficilmente si sa riferire quando si è avuta la ferita e non si può giudicare se esiste una iniziale infezione o meno Se avete un dolore al piede andate dal vostro medico o da un ortopedico o da un diabetologo per vedere se necessita fare una radiografia o una RNM e studiare in segmenti ossei che possono avere una osteomielite Ricordatevi che la prevenzione è sempre primaria ( evitare le lesioni e tenere il diabete entro valori stabili e accettabili) ma anche secondaria in modo da curare prima possibile le lesioni che possono apparire modeste e spesso vengono sottovalutate Nel Reparto che dirigo nella Casa di Cura Rizzola il paziente può seguire tutto l'iter diagnostico e terapeutico per limitare i danni e per potere curare la malattia e in modo particolare le complicanze. In modo particolare applicando la ossigenoterapia normobarica che poi può essere proseguito a domicilio si possono avere risultati ottimali

Depliant del Progetto di Prevenzione dell'Osteoporosi a disposizione della popolazione gratuitamente presso la casa di Cura Rizzola 28/09/2012 19:16
La casa di Cura Rizzola è stata scelta come unica struttura della zona per eseguire le visite per la prevenzione della osteoporosi e delle malattie osteoarticolari. Si tratta di 100 centri in tutta l'Italia e la Casa di Cura Rizzola è stata scelta per la presenza di uno specialista della Osteoporosi, il Dr Francescon che lavora nel reparto di Geriatria , essendo lui specialista anche in geriatria Qui potete vedere il depliant

Grande progetto di Prevenzione nella Casa di Cura Rizzola a cura del Francescon verso la Prevenzione della Ostpoporosi 26/09/2012 18:30
Con grande piacere e soddisfazione annunciamo una iniziativa che porta lustro alla Città di San Donà e alla Casa di Cura Rizzola Nella Casa di Cura Rizzola si è sempre tenuta in considerazione la Prevenzione con varia iniziative (melanoma, Neoplasia mammaria ecc ) e oggi anche per la osteoporosi Il Dott. Francescon partecipa ad un progetto Nazionale sulla prevenzione dell’Osteoporosi Il Dott. Francescon Alessandro, che conduce l’Ambulatorio di Osteoporosi della Casa di Cura Sileno e Anna Rizzola , è stato invitato a dare la sua adesione a partecipare al progetto “Amico- Settimana Nazionale dei disturbi osteoarticolari” che vede coinvolti 100 Centri di Eccellenza di tutta Italia. Il prestigioso Progetto, alla sua prima edizione, è stato promosso dalle più importanti Società Scientifiche Italiane. La SIOMMS,Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro, la SIOT, Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, la SIR, Società Italiana di Reumatologia, la ANMAR, Associazione Nazionale Malati Reumatici e la FEDIOS, Federazione Italiana Osteoporosi e Malattie dello Scheletro hanno deciso di promuovere la “Settimana dei disturbi Osteoarticolari”, in programma , dall’8 al 12 ottobre 2012. L’iniziativa prevede un indagine conoscitiva su un campione di medici e pazienti nella seconda settimana di Ottobre. In Centri specializzati distribuiti su tutto il territorio Nazionale si eseguiranno visite gratuite a favore dei cittadini che ne faranno richiesta, telefonando dal 1 ottobre 2012 al Numero Verde 800 122 793 (giorni feriali ore 9-18). Il paziente sarà informato sulle strutture più vicine alla sua residenza , che partecipano al Progetto e potrà, quindi, prenotare una visita gratuita fino ad esaurimento della disponibilità delle visite. Nella Casa di Cura Sileno e Anna Rizzola, il Progetto sarà indirizzato alla Prevenzione dell’Osteoporosi, patologia sotto- diagnosticata, la cui diagnosi precoce, oggi possibile, consente di attuare adeguate norme di prevenzione e terapia.

Prevenzione dell’Osteoporosi e individuazione dei soggetti da sottoporre all’indagine di densitometria ossea 18/09/2012 22:48
Prevenzione dell’Osteoporosi e individuazione dei soggetti da Prevenzione dell’Osteoporosi e individuazione dei soggetti da sottoporre all’indagine di densitometria ossea A cura di : Dott.Alessandro Francescon, Specialista in Geriatria e Gerontologia Ambulatorio di Osteoporosi- Casa di Cura Sileno e Anna Rizzola, San Donà di Piave (Ve)- L’ osteoporosi è una malattia in cui vi è la riduzione della densità minerale ossea (BMD), ciò porta a una fragilità dello scheletro e ad un aumentato rischio di fratture, in particolare a livello della colonna vertebrale, dell’anca e del polso. La prevenzione delle fratture è un obiettivo che consente un miglioramento della qualità della vita per la riduzione della disabilità e la riduzione dei costi socio sanitari derivanti dalla perdita dell’autosufficenza. Conoscere i fattori di rischio dell’osteoporosi che ci riguardano è il primo passo per rallentare o prevenire questa malattia. E’ possibile, infatti, rallentare la perdita dei sali minerali e della massa dell’osso intervenendo sul suo turnover, cioè sul processo di rimodellamento dell’osso. Esistono strategie di intervento che possono prevenire o ridurre gli effetti dell’osteoporosi, una volta che si è riconosciuto il rischio.La densitometria ossea associata ad una esperta valutazione clinica si può ritenere adeguata ai fini di una prevenzione e cura dell’osteoporosi sia per il maschio che per la femmina. Il fumo di sigaretta, l’assunzione in eccesso di alcol e di caffè, le sostanze stupefacenti, l’uso di determinati farmaci che interferiscono sul metabolismo osseo risultano fattori di rischio di osteoporosi per entrambi i sessi. Nel maschio, inoltre, il 25-30 % è destinato a incorrere in una frattura da osteoporosi nel corso della vita con elevate conseguenze invalidanti e, anche per questo motivo, l’osteoporosi viene sempre più studiata anche nei maschi. Spesso è conseguenza o associata ad altre patologie croniche come la bronchite cronica ostruttiva, l’insufficenza renale cronica , le epatopatie croniche, etc. Altri fattori di rischio sono: precedenti fratture da fragilità, familiarità per osteoporosi e fratture ossee, ipogonadismo, presenza di malattie osteopenizzanti (malattie reumatiche,emolinfopatie, malattie neoplastiche,etc),disendocrinopatie (Iperparatiroidismo,Sindrome di Cushing ,Ipertiroidismo ,Diabete mellito di tipo I e altre malattie endocrine), riscontro radiologico di osteopenia o deformazioni vertebrali, distrurbi nutrizionali comportanti ridotto introito di calcio e Vitamina D, magrezza con indice di massa corporea <19 , patologie comportanti malassorbimento intestinale,allettamento prolungato e altri fattori di rischio meno frequenti. Nella donna il rischio di osteoporosi aumenta in quanto a tutte le patologie e i fattori di rischio su considerati si possono addizionare altri fattori di rischio quali la menopausa precoce (<45 anni), alterazioni del ciclo mestruale con periodi di amenorrea superiori a sei mesi, ipogonadismo , ovariectomia in età fertile.Questi ultimi fattori di rischio, attribuibili al sesso femminile, rendono auspicabile che l’indagine strumentale della densità ossea sia effettuata in epoca peri-post menopausale, quando per il venir meno della funzione ovarica si determina un aumento del riassorbimento del tessuto osseo. La densitometria ossea è, infatti, un esame importante per decidere se prescrivere una terapia ormonale estrogenica sostitutiva alle donne in menopausa, soprattutto se con sindrome climaterica. L’esecuzione della densitometria ossea è indicata, inoltre, anche per il monitoraggio della terapia antiosteoporotica in atto, per entrambi i sessi. Per quanto riguarda il paziente anziano, va fatta una citazione particolare sull’uso dei farmaci. L’anziano, spesso, assume molti farmaci ed è importante conoscere la loro eventuale azione sul metabolismo osseo. Particolare attenzione va posta all’uso di cortisonici, se assunti per un periodo prolungato, immunosoppressori, chemioterapici, anticonvulsivanti e molti altri. In conclusione, si rende necessario individuare i pazienti che per fattori genetici , o per la presenza di fattori di rischio o patologie pregresse o in atto, è opportuna l’esecuzione della densitometria ossea visto che la riduzione della densità minerale ossea (BMD) rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio per le fratture da fragilità. In particolare, questo tipo di esame e la valutazione clinica vanno fatte negli anziani affetti da una polipatologia e che assumono molti farmaci, con frequenti episodi di caduta, fattore, quest’ultimo, determinante la frattura da fragilità.

Un percorso razionale dalla diagnosi alla terapia del piede diabetico 16/09/2012 18:06
Con il termine “piede diabetico” si indica la patologia che può svilupparsi a carico del piede nei pazienti affetti da diabete mellito. Non tutti I pazienti dibaetici vanno incontro al Piede Diabetico ma solo una parte e si tratta in genere di pazienti che non sanno di essere diabetici, che non si curano e che quindi hanno una glicemia alta e specialmente hanno sbalzi glicemici in quanto oltre a non curaris non fanno una dieta appropriate. Vanno più facilmente incontro a tale patologia I diabetici che fumano e che hanno disturbi circolatori , specie arteriosi . Ma non bisogna dimenticare che si sommano fattorti venosi come esiti di trombosi profonda e insufficienza venosa superficiale. I fattori che influenzano tale patologia sonoi la polineuropatia periferica, l’arteriopatia periferica , la insufficienza venosaa e le infezioni. Tali fattori possono esere presenti singolarmente ma più frequentemente, coesistere . La patologia del piede diabetico e delle sue comlipcanze è in aumento. L’aumento è è dovuto all’invecchiamento della popolazione, all’umento dei diabetici ( problema di stile di vita) e naturalkmente ad aumento di sopravvivenza dei pazienti diabetic. Il piede diabetcio è diventato un problema sanitario e sociale. Per tale motive si spiega la nascita in ogni Ospedale o quasi di un servizioo o di un reparto che si occupi di questa patologia per cercare di prevenirla, di diagnosticarla e di curarla nella maniera ottimale I problem che nascono da un piede diabetic non curato o non curato in maniera ottimale comportano lunghi periodi di cure ambulatoriali, di prolungati e ripetuti ricoveri ospedalieri e, spesso di mutilazioni minori ma anche maggiori. Secondo il Basel Study che si è esteso per 5 anni sono stgate eseguite amputazioni maggiori nel 6,8% dei pazienti diabetici rispetto allo 0,6% dei non diabetic, in relazioni ad alter patologie come l’arteriopatia. Negli Stati Uniti le amputazioni per cause ischemiche sono circa 200 per milione di abitanti per anno tra i non diabetici, circa 3900 per milione per anno tra i diabetici.. Interessante il dato che emerge da vari studi che mostra che il numero di amputazioni per cause ischemiche è risultata essere 10,3 volte maggiore per gli uomini e 13,8 volte maggiore per le donne con diabete rispetto ai non diabetici. In Italia non abbiamo ancora dati sicuri e comprensivi di varie regioni ma solo dati frammentari. Stannmo sorgendo vari centric he si occupano di tale patologia e fra non molto si avranno dati attendibili I costi sono noti in alter nazioni e I dati più significativi sono quelli degli Stati Uniti ma sono viziati e non comparabili per la differenza della assistenza sanitaria. Per fare un esempio comparative si tenga presente che il costo di una amputazione di un piede diabetic si aggira sui 10.000 dollari mentre in Italia in DRG si aggira sui 4500 euro. Vi sono poi problem legati alla diagnosi , alla terapia e alla riabilitazione di tale patologia. Vengono chiamati a collaborare il diabetologo, il podologo, il chirurgo generale e il chirurgo vascolare , l’infettivologo , l’ortopedico il radiologo ,il fisoterapiasta , il posturologo ecc. La nascita di vari centri e la speciliazzione di vari sanitari tendon a ridurre al minimo le amputazion I e se possibile limitare le amputazioni alle minori, olter a ridurre i tempi dei ricoveri, i ricoveri stessi, il disagio del paziente e dei familiari, oltre naturalmente a ridurre I costi della sanità pubblica e I costi sociali Il paziente deve seguire un percorso razionale Il medico di base o di medicina generale deve essere il punto fermo di ogni paziente Sarà il medico di medicina generale a inviare il paziente a fare delgi accertamenti o a mandarlo dal chirurgo o dal diabetologo a secondo che il paziente presenti un diabete non trattato o critic o se il paziente presenti una lesione al piede da trattare chirurgicamente Sarà poi il diabetologo o il chirurgo a segnare la strada da seguire. Questa può essere data da accertamenti ematologici o strumentali o da un ricovero urgente Il ricovero urgente si rende necessario nei seguenti casi 1. Piede ischemico (ulcerazione o gangrena del piede e/o ischemia critica con persistente dolore ischemico a riposo) 2. Ulcera ad eziologia neuropatica infetta Ambulatoriamente o da esterno devono in ogni caso programmatic con urgenza o meno I seguenti accertamenti Doppler arti inferiori e visita eventuale Chirurgo Vascolare Rx piede Arteriografia arti inferiori ed eventuale angioplastica Visita Ortopedica (in previsione di eventuali amputazioni) Tampone ulcera per antibiogramma mirato o agoaspirato tessuti profondi o biopsia dell’ulcera eventuale Eventuale RMN piede (in caso di sospetta osteomielite) Eventuale Visita Chirurgo Plastico (per courettage esteso dell’ulcera) Medicazioni locali Trattamento antibiotico sistemico parenterale (in caso di sepsi e/o di lesioni ulcerative infette) Alla dimissione il paziente avrà un percorso dedicato e sarà seguito sempre dalla stessa equipe medica che potrà valutare meglio lo stato comparative dell’andamento della patologia Dobbiamo tendere ad un miglioramente della diagosi della eziologia della patologia e a dare al paziente una terapia opportune nei tempi brevi o consono allo stato della patologia. In questo modo ci saran vantaggi per il paziente che vedrà ridotta la possibilità di ampuatazioni specie maggiori, una diminuzione di costi e un sollievo psicosociuale al paziente e ai familiari. La diminuzione delle giornate di degenza sono importanti. Al giorno d’oggi non è compatibile con la medicina moderna e con la prevenzione di possibili complicanze che un paziente rimanga ricoverato un mese o due per una lesione al piede diabetico

Anche a San Donà si fa diagnosi e terapia di osteoporosi nella Casa di Cura Rizzola 01/09/2012 16:10
Valutazione clinica dell’osteoporosi e densitometria oseea ad ultrasuoni (QUS) anche a San Donà di Piave Da alcuni mesi infatti il Dott.Alessandro Francescon , Specialista in Geriatria e Gerontologia che al suo attivo più di 30 pubblicazioni scientifiche sull'argomento e partecipato a vari congressi come relatore si adopera nella diagnosi e nella terapia di questa patologia. Vediamo cosa é la Osteoporosi e come si fa dignosi L’Osteoporosi è una malattia multifattoriale che comporta l’insorgenza progressiva di marcata fragilità ossea con comparsa di fratture anche spontanee, spesso con recidive che sono causa nel tempo di disabilità e riduzione della qualità della vita. Tale patologia è riconosciuta come Malattia Sociale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sia perché in costante aumento, correlato all’invecchiamento demografico della popolazione, sia per la rilevanza del suo impatto sociale, sia per i costi che la disabilità determina. Solo in anni recenti sono state proposte terapie efficaci che hanno dimostrato, in diversi studi, la riduzione nel tempo dell’incidenza delle fratture e conseguentemente della spesa sanitaria. Una attenta indagine clinica verso tale patologia è indispensabile per un corretto inquadramento diagnostico, sia al fine di poter effettuare una diagnosi differenziale verso altre malattie, che per poter introdurre adeguate norme di prevenzione e di terapia. Importante strumento nella valutazione clinica è sicuramente la densitometria ad ultrasuoni (QUS), che risulta, oggi, ampiamente diffusa tanto da essere la seconda metodica piu’ usata dopo la tecnica a doppio raggio X ( DEXA ). Studiata e validata dalla Comunità Scientifica Internazionale, consente di valutare la struttura ossea calcaneare, ricca di tessuto osseo trabecolare, che viene preso come riferimento proprio per la sua somiglianza con il tessuto delle vertebre, il calcagno e le vertebre sono, infatti, tra le prime sedi ad essere colpite da un processo osteoporotico. E’ stato ampiamente dimostrato, sia nelle donne, che negli uomini, che i parametri ultrasonografici costituiscono un importante indicatore di rischio di fratture osteoporotiche, in maniera non inferiore ai dati rilevabili mediante la metodica nota come DEXA lombare o femorale. L’analisi combinata dei parametri ultrasonografici e dei dati clinici consente allo Specialista una migliore previsione del rischio di frattura ( Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro). La MSOSD (Mediterranean Society for Osteoporosis and other Skeletal Diseases), in una sua recente recensione relativa ad una campagna informativo educazionale sul tema dell’Osteoporosi, descrive la tecnica ad ultrasuoni a livello calcaneare, ad oggi, come un mezzo avanzato e lo cita come un test estremamente rapido, non invasivo, indolore e sottolinea l’utilizzo degli ultrasuoni anzichè delle radiazioni . Ad un approccio allo studio della densità ossea , risulta che altre sedi di esame sono, più frequentemente, le seguenti: radio prossimale e distale, falangi, vertebre lombari, femore prossimale, il total body. Tuttavia, alcune di queste sedi sono, peraltro, attualmente poco utilizzate, mentre altre, come le vertebre lombari, sono ritenute da più Autori poco adeguate allo studio dopo i 65 anni per l’interferenza di fattori artrosici, calcificazioni extrascheletriche o per la presenza di fratture vertebrali. Differenti risultano, infine, le indagini strumentali che si possono eseguire, tuttavia è da rilevare che la nota AIFA 79 prevede , attualmente, la prescrivibilità da parte del S.S.N in classe A (pagamento del solo ticket, ove applicabile) di alcuni farmaci contro l’osteoporosi se valutata da indagini strumentali eseguite con le seguenti metodiche: DEXA femorale, QUS al calcagno e QUS alle falangi, oltre ad altre specifiche condizioni di rischio. In conclusione, si può osservare che l’evoluzione tecnologica permette attualmente di valutare la densità ossea con strumenti sempre meno invasivi, ma efficaci. La tecnica che utilizza gli ultrasuoni rappresenta una metodica equilibrata tra l’assenza di invasività e la precisione diagnostica. Pertanto, poiché l’obiettivo clinico primario della diagnosi di osteoporosi si fonda sulla necessità di prevenire le fratture, le persone a rischio di osteoporosi ( donne in menopausa, anziani spesso affetti da polipatologia), possono sottoporsi con fiducia a questo esame strumentale sia a fini preventivi che terapeutici.

Prevenzione della Neoplasia della Mammella nella Casa di Cura Rizzola a San Donà di Piave 25/08/2012 23:39
Tutti voi ricordate che noi del IL PONTE abbiamo sempre lavorato per sensibilizzare la popolazione a prevenire varie malattie Una delle prime campagne è stata è stata la sensibilizzazione per la diagnosi precoce della mammella nel 1992 Ora esiste lo screening e i risultati sono buoni ma si potrebbe fare di più . E allora ricordate tutti che se lo screening inizia ai 50 anni per problemi di costi , ogni donna deve volersi bene e quindi valgono i seguenti consigli Si deve sempre eseguire la autopalpazione delle mammelle almeno una volta al mese tra un ciclo e l'altro se si ha ancora il ciclo. Se si nota una tumefazione o una alterazione delle forma della mammella o del capezzolo o un ispessimento della cute soprastante o se compare una secrezione rossa o nera o marron dal capezzolo è bene andare dal proprio medico che farà gli accertamenti opportuni o vi invierà dallo specialista senologo. Nella Casa di Cura Rizzola a San Donà di Piave si possono fare tutti gli accertamenti dalla mammografia alla ecografia o alla RNM e poi farsi vedere da un senologo diplomato in senologia. Sarà lui a deeidere se eseguire altri accertamenti e fare una citologia con FNAB a mano libera o ecoguidato

Divieto di fumare in Australia 25/08/2012 20:42
l’Australia ha dichiarato guerra alle sigarette da tempo Ma adesso una proposta di legge sarebbe volta a creare addirittura una generazione senza fumo. La proposta viene dalla Tasmania, una delle regioni Australiane: in pratica tutti gli abitanti dell’isola che sono nati dal 2000 in poi non potranno più fumare, neppure quando avranno raggiunto la maggiore età, vale a dire nel 2018. Con una legge del genere l’Australia è pronta a creare di fatto una generazione senza fumo. Se la proposta restrittiva diventasse legge creerebbe un precedente senza riscontri: ve lo immaginate il colpo mortale inferto alle majors del tabacco se fosse adottata anche da altri stati? In Australia la nuova proposta della legge antifumo è solo l’ultimo attacco alle sigarette: già da qualche tempo il Parlamento ha disposto la vendita di pacchetti senza il logo della marca. I pacchetti sono tutti uguali e resta in bella vista solo una lugubre immagine testimonial del pericolo mortale che corrono i fumatori. In effetti solo eliminado del tutto la sigaretta si può creare una generazione e un futuro di persone più sane. Si può fare risparmiare alla Stato molto perchè se è vero che lo Stato incassa dalle tasse sul tabacco, è pur vero che lo Stato spende di più di quello che incassa per curare i danni dal fumo

Curriculum del Dott Madeyski Paolo 01/08/2012 20:17
Poiché molti ci hanno scritto chiedendo chi fosse il Dott Madeyskj, per quelli che scrivono da regioni lontane riportiamo qui un curriculum per fare capire chi sia il medico che gestisce questo sito CURRICULUM Dr. PAOLO MADEYSKI Nato a Trieste il 28.08.1946 Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Padova il 19.07.1972 Abilitato alla professione medica a Padova il 02.02.1973 Dal Febbraio 1973 è Assistente nel reparto di Prima Chirurgia dell’Ospedale Civile di Treviso Dal 1973 al 1976 : Incarico annuale di Insegnamento di Anatomia Artistica presso il Liceo Artistico di Treviso Dal 1976 è Assistente presso la Divisione di Chirurgia Generale dell'Ospedale di Sacile Nel 1977 è Specializzato in Chirurgia Generale presso l’Università degli Studi di Trieste Nel 1978 ottiene l'Idoneità di Aiuto in Chirurgia a Roma Nel 1978 partecipa al primo centro di Endoscopia Televisiva in Italia Corso pratico in Endoscopia Urologica presso il reparto di Urologia di Monaco di Baviera (Germania) Dal 1980 è Aiuto della Divisione di Chirurgia dell'Ospedale Civile di San Donà di Piave Nel 1981-1982 è iscritto alla specializzazione di Urologia di Verona Dal dicembre 1981 è iscritto all’Ordine Provinciale dei medici Chirurghi di Venezia Nel 1985 si diploma presso la Scuola Europea di Senologia di Orta San Giulio (Novara) diretta dal Prof. Umberto Veronesi Nel 1986 segue il Corso Pratico di Urologia Audiovisiva presso l'Università degli Studi di Torino Nel 1987 ottiene l'idoneità a Primario di Chirurgia Generale Nel 1992 segue un Corso di Perfezionamento alla Colecistectomia Laparoscopica presso l'Università degli Studi di Padova Dal 1994 è Responsabile del Comparto di Chirurgia della Casa di Cura Rizzola di San Donà di Piave (Venezia) Dal 1994 è responsabile dell'Unità Operativa di Chirurgia Generale della Casa di Cura Rizzola di San Donà di Piave (Venezia) Nel 1992 in collaborazione con il Comune di San Donà di Piave (Venezia) e i medici del reparto di Medicina generale della città ha organizzato la "Campagna di sensibilizzazione per la Diagnosi Precoce del Tumore al Seno" Nel 1993 ha dapprima ideato e quindi collaborato ai "Corsi di educazione al Non Fumo" nelle scuole del Basso Piave Dal 1993 ad oggi ha tenuto varie conferenze sulla prevenzione dei tumori della mammella, della pelle (melanomi), del colon e sui tumori correlati al tabagismo e alla alimentazione Dal 1993 è Webmaster del sito internet “Le Pagine della Salute” che è stato premiato dalla Rivista "PC World" nel 1994 con il terzo premio come sito medico sociale ed ha ricevuto segnalazioni da varie riviste italiane e straniere, siti universitari italiani ed esteri. Alla fine degli anni '80 ed inizi anni '90 ha coordinato la parte medico sociale della trasmissione televisiva “San Donà e dintorni” Dal 2000 dirige la trasmissione medica “Tre minuti per la Tua Salute” in onda sulle televisioni regionali venete 4 giorni alla settimana Dal 1991 è responsabile della trasmissione radiofonica (ad emissione locale) settimanale “A tu per tu con il medico” di taglio divulgativo, basata principalmente sui temi della prevenzione Negli anni ‘90 è stato amminstratore della locale Casa di Riposo Dal 1999 è Coordinatore per Il Comune di San Donà di Piave (Venezia) della "Rete Città Sane" Dal 1999 è Vicepresidente della terza commissione (Sanità) del Comune di San Donà di Piave Dal 2003 lascia ogni incarico politico dedicandosi solo ad attività medica e sociale Dal 2001 fa parte della Giunta del Dipartimento di Oncologia della USL N 10 Veneto Orientale Ha partecipato a vari corsi universitari di formazione e diplomi in Colonproctologia, Senologia, Ultrasonografia intraoperatoria Ha insegnato Chirurgia nella Scuola per Infermieri Professionali presso l’Ospedale Civile di San Donà di Piave E’ stato docente all’Università per la terza età a San Donà di Piave e a Breda di Piave (TV) E’ stato docente e Direttore Responsabile dei Corsi di Formazione e aggiornamento per Infermieri e addetti all’assistenza a San Donà di Piave (Venezia). Ha pubblicato una quarantina di pubblicazioni scientifiche Come chirurgo ha eseguito più di 18.000 interventi chirurgici Nel 2002 ha ideato e brevettato a livello europeo la “Camera Iperbarica distrettuale” e sta portando avanti la sua produzione industriale in Italia e all’estero. Tale brevetto si è evoluto successivamente in Camera Normobarica e quidni in Vitosan e dal 2008 in ULCOSAN Negli ultimi anni ha brevettato a livello europeo alcuni presidi sanitari sempre con lo scopo di migliorare il benessere del soggetto: tra questi un materassino antidecubito e contro il mal di schiena; un materassino con ossigenoterapia incorporata per le ulcere da decubito; un erogatore di farmaci che viaggia con il paziente (utile spesso per la terapia antiblastica nei bambini ecc)e diversi altri come la padella discrete e il pappagallo visibile Negli ultimi due anni ha cominciato ad elaborare un progetto per rendere disponibili alla popolazione prodotti che aiutino a mantenere il benessere fisico-mentale. Tra questi, il Tè verde chiamato Tè Verde del Benessere che risulta l’unico completamente naturale e ricco di antiossidanti con tutti i benefici del Tè verde. Tutto questo continua la tradizione del Dr. Paolo Madeyski di aiutare a prevenire le malattie e contribuire ad una vita sana nel pieno benessere di ciascuno. Prossimamente sarà disponibole Un Tè Verde Light, primo e unico in Europa sempre completamente naturale e senza dolcificanti. Il 02.06.2010 è stato insignito della onorificienza di Cavallieri Ordine al Merito della Repubblica per le attività sociali svolte verso la popolazione Attualmente gestisce 5 siti in internet www.lasalute.org www.ilponte.ws www.mpsystem.info www.miobenessere.info www.salusjuice.it Nell’anno 2011-2012 è stato Presidente del Rotary Club di San Donà di Piave Nel Maggio del 2012 è stato invitato dall’Università di Santa Cruz di Tenerife a insegnare la ossigenoterapia normobarica con il proprio dispositivo Ulcosan.

Un successo l’iniziativa tra i turisti stranieri al camping Union Lido 23/07/2012 21:14
Riportiamo integralmente l'articolo apparso domenica sulla Nuova Venezia. Il Nostro Sito è stato il primo a dare la notizia CAVALLINO. Prima area per i non fumatori al camping Union Lido, dopo quella di Bibione. Un altro servizio all'avanguardia per i turisti che lancia il noto camping nel firmamento delle strutture all'aria aperta in tutta Europa e nel mondo. E soprattutto vede la realizzazione di un' area riservata che segna una svolta nella cultura dell'accoglienza anche in Italia. Al Camping Union Lido, con una capienza di oltre 10 mila persone, su proposta e decisione del guest service, Francesco Enzo, è stato riservato un ampio spazio di spiaggia per non fumatori. Si tratta di quasi metà della spiaggia dell’Union Lido, dove le postazioni di ombrelloni e pedalò sono gestite dal dinamico Emiliano, ex giocatore di pallacanestro, infermiere e strumentista. Qui è stato posto il divieto assoluto di fumare. L’Union Lido diventa quindi il primo capeggio nel Veneto che preserva la salute dei cittadini italiani e stranieri, elogiato anche dal medico chirurgo della casa di cura Rizzola, Paolo Madeyski, oltre che da Armando Ballarin da anni ai vertici dell'associazione dei camping del litorale. Finalmente le persone che si trovano a riposare durante le meritate vacanze non saranno infastidite dal fumo di sigaretta che spesso si sente forte e intenso anche davanti al mare. E i bambini saranno protetti da aspetti nocivi legati al fumo. «Abbiamo riservato una settantina di ombrelloni con i lettini ai non fumatori», spiega Enzo, «poi un tratto di spiaggia di circa 400 metri quadri. Si tratta di un primo esperimento e per il prossimo anno abbiamo intenzione di incrementare i numeri e le dimensioni. Per adesso questa è dunque una sperimentazione, ma sta già avendo un notevole successo. Ci sono anche ospiti fumatori che scelgono questo tratto, poi si spostano per fumare la sigaretta e tornano a prendere il sole dove non si fuma. Un traguardo importante e un servizio che piace molto ai turisti provenienti dai paesi di tutto il mondo». (g.ca.)

Un argomento che ha lasciato perplessi tanti cittadini del nostro territorio. La Confartigianato e il Melanoma 22/07/2012 23:17
La Confartigianato non ha aderito alla campagna di Prevenzione per il Melanoma Un argomento che ha lasciato perplessi tanti cittadini del nostro territorio La Confartigianato negli anni di conduzione del Segretario Barbieri aveva sempre sostenuto la prevenzione . Quest'anno con la Presidenza Lava, ha deciso di dissociarsi e di non sostenere la campagna per il melanoma. Tutti si sono meravigliati ricordano quando tutta la Confartigianato era presente al funerale della Buona Michela Boatto a San Stino. Barbieri aveva promesso che la Confartigianato avrebbe sempre aiutato tale prevenzione. Forse Lava in onore della Michela vuole fare lui una campagna da solo sul melanoma. Ce lo auguriamo

La terapia dell'ulcera flebostatica o venosa 21/07/2012 22:22
La terapia di un’ulcera venosa si basa su alcuni capisaldi . Questi sono: terapia della causa ( eleminazione o risuzione della causa ) e terapia della lesione. 1. trattamento di base 2. terapia medica . 3. elastocompressione 4. medicazione topica 5. chirurgia 6 Ossigenoterapia normobarica 7 scleroterapia 8) Consigli igienico dietetici e fisici e postural 1. Il trattamento di base deve considerare il paziente nella sua globalità, per cui molta importanza ha il suo stile di vita, la sua attività fisica, il suo lavoro, la presenza di obesità, diabete o altre malattie concomitanti. 2. La terapia medica agisce con farmaci che agiscono sulla parete delle vene, sul tono venoso, l’aumentata permeabilità capillare, l’edema, la ridotta attività fibrinolitica, l’incremento del fibrinogeno plasmatico, le anomalie della funzione leucocitaria, il controllo del dolore e delle sovrainfezioni, le malattie concomitanti. Una buona efficacia è pòosseduta dai bioflavonoidi e non dimentichiamo che gli estratti del mirtillo sono molto utili per le parti delle vene e delle arterie 3. La elastocompressione è efficace in tutti i pazienti portatori di un’ulcera venosa causata da stasi non altrimenti eliminabile. Se la insufficienza venosa è data da insufficienza della vena safena grande o piccola chiaramente più che ricorrere alla elastocompresione si deve passare alla terapia chirurgica. La elastocmpressione viene magnificata dal movimenti. Meglio il movimento attivo ma anche il passivo serve. Trattasi di una pompa muscolare che si potenzia con la elastocmpressione. Nella fase acuta dell’ulcera è preferibile una compressione fatta con bende anelastiche, con bende all’ossido di zinco o con un bendaggio multistrato. Questi bendaggi si possono lasciare in sede anche una settimana ma meglio cambiarlo almeno ogni 3 giorni per fare respirare la ulcera. In questa maniera si fa diminuire l’essudato e si evita che l’essudato provochi macerazioni. La compressione mediante calze elastiche è utilizzata iin qualsiasi caso in cui vi sia una insufficienza venosa con edema e dermatite e linfostasi anche per prevenire le recidive Si possono usare calze della 2° classe di compressione ma ossono essere usate anche di prima classe . Dobbiamo considerare che una calza da seconda calsse non è piacevole da indossare, sia per persone giovani che di una certa età. Nei pazienti anziani o quando coesistono problemi di mobilità articolare può essere più facile far indossare due calze sovrapposte l’una sull’altra della 1° classe di compressione. 4. la medicazione topica dell'ulcera venosa deve assicurare la detersione della stessa, la conservazione del microambiente, la protezione dagli agenti infettanti e la stimolazione dei meccanismi riparativi cellulari. Il consiglio è sempre di agire globalmente in maniera razionale per promuovcere con piu azioni e fattori la guarigione e la granulazione dei tessuti. Quindi anche senza passare alla chirurgia dobbiamo abbinare spesso o quando se ne rende utile lo “sbrigliamento” o “debridement”, che può essere autolitico o enzimatico o meccanico, atto a rimuovere il tessuto necrotico con le componenti essudative e la correzione delle alterazioni del microambiente. Di medicazioni simili e che mirano ad ottenere gli stessi effetti ve ne sono molte anche perche la patologia è frequente e tutte le ditte farmaceutiche ne traggono utili vantaggi economici . L’esperienza dimostra che ogni soggetto ha una sua risposta individuale. Non tutte le persone rispondono nelle stessa maniera e negli stessi tempi. Un farmaco può dare vantaggi per un certo period e poi non avere piu benefici per cui conviene cambiare. Spesso nel corso della terapia si cambia il tipo di farmaco e questo non vuole dire che la terapia attuata non sia quella giusta ma solo che è giusta per un certo periodo e poi l’organismo si abitua e non risponde piu in maniera ottimale Nella storia naturale dell’ulcera si possono avere periodi con fae necrotica, fibrinosa, essudante, infetta, detersa, ganuleggiante, in fase di riepitelizzazione. Solo quando la lesione si superficializza, si può ricorrere alle medicazioni cosiddette biologiche, utilizzando delle sottili pellicole a base di cellulosa o di acido jaluronico, che da una parte esercitano una funzione protettiva, impedendo l’infezione dell’ulcera, dall’altra forniscono un buon supporto per la migrazione e la proliferazione delle cellule basali dell’epidermide, mantenendo un adeguato livello di umidità, che evita l’essiccamento della lesione 5. La terapia chirurgica dell’ulcera mira a risolvere due problemi a) la correzione dell’insufficienza venosa superficiale, qualora presente sia con la safenectomia che con lo striipping breve e sia con la legatura mirata di perforanti isnufficienti b) la copertura dell’ulcera mediante innesti di cute, non solo autologa, ma anche omologa, allo scopo di ridurre i tempi di guarigione. 6) La ossigenoterapia normobarica è una ossigenoterapia localizzata, distrettuale che risulta la terapia più semplice e con maggior efficacia dopo la terapia chirurgica, sia per favorire la granulazione sia per far attecchire I trapianti. Per tale terapia fare riferimento al sito www.mpsystem.info in cui si parla di tale terapia e del dispositvo medico ULCOSAN . Esso rappresenta l’unico dispositivo brevettato, certificato e registrato press oil Ministero della Salute che è presente dal 2003 sul mercato italiano 7. La scleroterapia della vena nutrice dell’ulcera o di altre vene perforanti insufficienti può trovare la sua indicazione in casi selezionati sotto guida ecografica, anche se è presente un’ulcera aperta. Deve essere compiuta solo da medici esperti in qaunto una scleroterapia non ottimale può portare a lesion maggiori per necrosi di tessuti periulcera 8 Lo stile di vita è poi fondamentale e quindi vale sempre il consiglio di una vita sana con movimenti attivi periodici e costanti. Si deve poi evitare di stare in stazione eretta troppo a lungo. ( specie per le pazienti di sesso femminile abituate a stirare a lungo) . I movimenti attivi e passivi sono poi sempre consigliati per le persone con difficoltà la movimento. La terapia fisica può migliorare la mobilità articolare della caviglia, spesso compromessa in questi pazienti portatori di ulcera venosa da lunga data e servono da pompa muscolare. Utile la biciletta da casa o la pedaliera servoassistita che da possbilità di movinenti servoassistiti e quindi meno impegnativi per la persona anziana

Conosciamo l'ulcera venosa o flebostatica 21/07/2012 18:30
L’ulcera flebostatioca è una lesione cutanea cronica che non tende a guarigione spontanea, che ha difficoltà a riepitelizzare e che tende a recidivare con elevata frequenza o a presentarsi in sede contigue o in alter zone dell’arto inferiori. L’ulcera può essere unica o plurima, presenta di solito una forma irregolare, ha il fondo ricoperto da un essudato giallastro, ha margini ben definiti, può essere circondata da cute eritematosa o iperpigmentata e liposclerotica. Le ulcere possono variare in dimensione e sede, ma nei pazienti affetti da varici si osservano abitualmente nella regione mediale del terzo inferiore di gamba in zona perimalleolare. Un’ulcera venosa nella parte laterale di gamba è spesso associata ad insufficienza della piccola safena. Ma spesso ulcere le ulcere laterali sono di origine arteriosa e quindi è bene valutare bene il paziente sia obiettivamente che con un Doppler arterioso e venososo I pazienti con ulcera venosa in genere non lamentano vero dolore come I pazienti con ulcere arteriose, anche in assenza di infezione. Il dolore è aggravato dalla stazione eretta e diminuisce fino a scomparire con l’elevazione dell’arto inferiore poiche il paziente in posizione eretta aumenta la stasi e quindi l’edema e quindi la sofferenza dei tessuti. Poichè l’ulcera ha scarsa tendenza alla cicatrizzazione e alla riepitelizzazione e ha tendenza alla recidiva sia in sede che in altre sedi, il medico deve non solo pensare a fare guarire la lesion ma cercare di non avere recidive. La ulcera è un problema per ogni persona e per I familiari . Porta il paziente ad una situazione invalidante che minano l’umore e il paziente diventa spesso depresso e sfiduciato e quindi abbisogna di un sostegno sia da parte del personale medico e infermieristico e in modo particolare dai familiari. Il trattamento deve essere non solo chirurgico o medico ma anche psicologico perche solo abbinando I tre aspetti di terapia si potrà avere dei risultati ottimali

Terapia del piede diabetico a San Donà di Piave 21/07/2012 16:20
Terapia del Piede diabetico E’ giusto rendere noto che anche a San Donà di Piave nella Casa di Cura Rizzola si cura il piede diabetico Cosa è il piede diabetico? Il piede diabetico è un problema. Si parla di piede diabetico quando compare una patologia al piede in un soggetto diabetici e tale patologia è correlata al diabete. Il Diabete, specie se non riconosciuto, se non trattato, se trascurato, porta alla angioneuropatia delle zone periferiche dove terminazioni nervose e arteriose sono minori di dimensioni. Il Diabete è in aumento costante dovuto in modo particolare ad uno stile di vita non corretto ( ALIMENTAZIONE ABBONDANTE E POCO MOVIMENTO) I piedi sono le zone maggiormente esposte a lesioni favorite da pressione, da traumi ecc.. . In molti casi si formano ulcere che all’inizio superficiali si fanno poi profonde arrivando al piano muscolare e infine osseo. Quando arrivano all’osso spesso si produce una infezione con una osteomielite delle falangi o del metatarso o anche del tallone. Al giorno d’oggi si cerca di amputare meno possibile e si cerca di trattare in maniera conservativa la lesione. Nella divisione di Chirurgia della Casa di Cura Rizzola diretta dal Dott Madeyski Paolo si tratta tale patologia nella maniera conservativa abbinando la terapia chirurgica alla ossigenoterapia distrettuale che potrà poi essere proseguita a domicilio . Si può andare a vedere il sito www.mpsystem,.info e cercare di capire come vengono trattate tali lesioni. Su You tube si trova un filmato in cui si vede asportare la seconda falange del 5 dito di un piede diabetico conservando il dito. Dopo la ossigenoterapia il paziente ritorna ad avere le 5 dita Tutto questo nell’ottica della prevenzione e nel dare un aiuto alla popolazione che non necessita di andare lontano per una terapia che può essere svolta in una struttura vicina e successivamente la terapia può essere continuata a domicilio comodamente e controllata nell’ambulatorio medico di diabetologia

Su You Tube Nuovi filmati sulle ulcere e piede diabetico 19/07/2012 07:33
Da ieri sono disponibili su You Tube cliccando su search "Dott Madeyski " tre nuovi filmati in cui si vede la pulizia o toilette chirurgica di ulcere flebostatiche e in uno la aspoortazione della seconda falange del 5 dito di un piede diabetico in modo poi da poter agire con l'ossigeneterapia tramite l'ULCOSAN e fare ritornare integro il 5 dito Meno si amputa e meglio è per ogni persona.

L'elastocompressione in soggetti con ulcere flebostatiche. Consigli dati dalla MPSystem 19/07/2012 07:29
La terapia compressiva svolge un ruolo fondamentale nella cura delle ulcere flebostatiche Ricordarsi sempre che prima di curare la ulcera o le ulcere si deve prima cercare di togliere la causa o almeno diminuirla. Le cause abbiamo visto possono essere tipo flebostatico, arterioso, diabetico, iatrogenico, reumatico, neoplastico o traumatici. Parliamo di quando la causa è venosa Se la causa è venosa utile è diminuire la stasi venosa e questa diminuzione può essere applicata con una compressione misurata dell'arto inferiore in modo da diminuire la stasi I fattori da considerare prima prima di applicarla sono: la diagnosi accurata (la patogenesi dell'ulcera è determinante nella scelta della terapia), la presenza di controindicazioni terapeutiche (arteriopatie ostruttive, insufficienza cardiaca grave etc.) ed eventuali complicazioni (infezioni, ipodermodermiti etc.); la possibilità di deambulare del paziente; la conformazione anatomica dell'arto (per i motivi già esposti); le condizioni della cute (una cute fragile oppure zone di atrofia bianca possono essere danneggiate da una pressione troppo forte). La maggiorparte degli studi controllati e randomizzati mostra che la compressione da sola facilita la guarigione delle ulcere venose. Ma non è risolutiva nella maggior parte dei casi La compressione forte (35-45 mmHg alla caviglia sembra essere migliore della compressione meno intensa (15-25 mmHG alla caviglia) e i bendaggi multistrato risultano più efficaci di quelli mono e bi-strato. Per la cura delle ulcere venose si raccomanda l'uso di compressione elastica ed anelastica multistrato ad elevata intensità; nei pazienti non deambulanti o con la caviglia immobilizzata si raccomanda l'impiego di bendaggi anelastici multistrato, La compressione pneumatica intermittente può essere aggiunta se la guarigione dell'ulcera non procede regolarmente. Il protocollo terapeutico complessivo prevede in sintesi che: nella fase acuta dell'ulcera venosa, dopo l'eventuale debridement del fondo, venga usato un bendaggio anelastico, applicato con tecnica a otto o a otto fissato alla caviglia ed eventuale compressione eccentrica sulla zona della lesione, da rinnovare in media ogni quattro giorni nelle fasi iniziali della terapia e ogni sette giorni in seguito. L'efficacia della terapia deve essere controllata continuamente. Se la lesione migliora clinicamente e si riduce sensibilmente è consigliabile continuare con la terapia iniziale, mentre se ciò non avviene o se cambia lo stato di salute del paziente è necessario un riesame clinico-disgnostico ed eventualmente un prelievo per la coltura batterica e/o una biopsia. La compliance del paziente alla terapia compressiva rappresenta un aspetto determinante per il risultato. L'informazione sul significato e sull'uso della compressione effettuata o prescritta deve essere dettagliata, includendo anche tutte quelle notizie necessarie alla manutenzione ottimale della calza elastica (modalità di lavaggio, durata etc.). Naturalmente la compressione è una forza che aiuta. SE noi abbiniamo la ossigenoterapia localizzata ad altra percentuale di ossigeno come con l'ULCOSAN i fattori si sommano portando indubbi vantaggi

Conoscere Le Ulcere croniche degli arti inferiori. ULteriori spiegazioni su www.MPSystem.info 15/07/2012 17:24
Dobbiamo conoscere Le Ulcere degli arti inferiori in modo di prevenire se possbile la loro formazione Attualmente vi sono varie terapia ma quella che da migliori risultati è quella con la ossigenoterapia normobarica tramite il dispositivo: ULCOSA Le ulcere croniche degli arti inferiori: eziologia e fisiopatologia L’ulcera cronica degli arti inferiori rappresenta la manifestazione di patologie sottostanti caratterizzate da alterazioni emodinamiche, emoreologiche e coagulative che riducono l’apporto ematico ai tessuti con conseguente ipossia e persistenza delle infezioni. Le sedi anatomiche maggiormente colpite da queste lesioni sono la faccia mediale, laterale, anteriore e posteriore della caviglia ed il piede. La causa è sempre vascolare ( venosa, arteriosa, traumatica,eccc) in quanto un problema di circolazione deficitaria comporta una minor ossigenazione dei tessuti con conseguente ipossia e deficit di nutrizione. Se il tessuto non viene nutrito soffre e offre le basi per la morte di cellujle e poi di tessuto Indipendentemente dalla patologia di base, la pressione transcutanea dell’ossigeno a livello delle lesioni vasculopatiche scende fino a valori di pO2 di 5-10 mmHg, una concentrazione decisamente inferiore rispetto alla normale richiesta fisiologica cellulare. I leucociti nella sede della lesione, infatti, proliferano e svolgono la loro attività fagocitica a valori di pO2 intorno a 30-40 mmHG Inoltre, la sintesi del collagene da parte dei fibroblasti non può procedere in condizioni di ridotta concentrazione di ossigeno, in quanto la matrice prodotta risulta poco stabile e determina inevitabili problemi di cicatrizzazione. Indipendentemente dalle cause che hanno provocato l’ulcera, (traumi, alterazioni del circolo arterioso o venoso, malattia diabetica) per ottenere la completa remissione del fenomeno è necessaria la corretta perfusione ematica, l’ottimale apporto di ossigeno ed una costante detersione della ferita. La durata media di un ulcera è di circa 26 settimane con un range variabile tra le 4 settimane e i 30 anni. Tuttavia, nel 46% dei pazienti il decorso clinico supera le 26 settimane e nel 15% i due anni. L’ulcera è una fenomeno ingravescente e spesso recidivo con pesanti ripercussioni sulla vita lavorativa di tutti i giorni e sulla vita di relazione con pesanti costi sociali. La ulcera cronica diventa un problema personale, umano e familiare per sofferenza ma anche per problemi economici

Novità Nelle Spiagge del Veneto a Cavallino Tre Porti 06/07/2012 21:26
Una notizia che ci fa piacere e che segna una svolta nella cultura anche in Italia. E nel Veneto Cavallino Tre Porti arriva primo! Al Camping UNION LIDO su proposta e decisione del Guest Service FRANCESCO ENZO è stato approntato un ampio spazio in spiaggia per non fumatori. In metà della spiaggia dell'Union Lido dove le postazioni di ombrelloni e di pedalò sono gestite dal dinamico Emiliano ( ex giocatore di pallacanestro e infermiere e strumentista) è stato post il divieto di fumare. L'UNION LIDO diventa quindi il primo capeggio nel Veneto che preserva la salute dei cittadini italiani e stranieri.Ma non solo : finalmente le persone che si trovano a riposare le meritate vacanze non saranno infastidite dal fumo di sigaretta. E i bambini saranno protetti da aspetti nocivi legati al fumo. Oramai in varie nazioni questa norma sta diventando abitudine ma in Italia si era rimasti ancora indieto. Grazie a Francesco Enzo e a Emiliano anche nel Veneto si è raggiunto un importante traguardo: aiutare i cittadini ad essere liberi di non fumare il fumo degli altri !

La Confartigianato non ha aderito alla campagna di Prevenzione per il Melanoma 01/07/2012 08:31
La Confartigianato negli anni di conduzione del Segretario Barbieri aveva sempre sostenuto la prevenzione . Quest'anno con la Presidenza Lava, ha deciso di dissociarsi e di non sostenere la campagna per il melanoma. Tutti si sono meravigliati ricordano quando tutta la Confartigianato era presente al funerale della Buona Michela Boatto a San Stino. Barbieri aveva promesso che la Confartigianato avrebbe sempre aiutato tale prevenzione. Forse Lava in onore della Michela vuole fare lui una campagna da solo sul melanoma. Ce lo auguriamo

La Confartigianato si dissocia dalla Campagna di Prevenzione del Melanoma 30/06/2012 23:57
La Confartigianato che ha sempre appoggiato le campagne di Prevenzione dal 1993 quest'anno si è dissociata dalla Campagna di Prevenzione del Melanoma. Sulla parola avuta come si faceva da anni con il segretario Barbieri avevamo inserito il logos della Confartigianato . Ma l'attuale Presidente Lava ha detto che non era d'accordo e non aveva firmato la adesione. Noi ci scusiamo di aver messo il lgos della Confartigianato ma pensavamo che tutto fosse come negli anni precedenti. Ci scusiamo e rettifichiamo : LA CONFARTIGIANATO NON VOLEVA APPOGGIARE TALE CAMPAGNA . Ne prendiamo atto. Forse il Presidente Lava vorrà fare lui una campagna di prevenzione del Melanoma in ricordo della loro impiegata Michela Di San Stino , deceduta giovanissimo dopo un mese che aveva dato alla luce un bimbo , proprio per il melanoma

Test Hpv e prevenzione del tumore al collo dell'utero 15/03/2011 12:33
Il tumore del collo dell'utero è ancora oggi una patologia molto rilevante dal punto di vista sanitario e sociale e costituisce in Italia la seconda causa di morte per tumore nelle donne tra i 15 e i 44 anni d'età. Ogni anno si registrano 3.500 nuovi casi, con 1.700 decessi (circa il 50% delle donne affette). Introdurre strategie di prevenzione innovative del tumore del collo dell’utero è quindi l'obiettivo degli esperti di tutto il mondo. Un obiettivo importante, che viene perseguito attraverso il ricorso ai nuovi strumenti come i vaccini e il test HPV, che permette di rilevare la presenza del Papillomavirus e di intervenire con grande anticipo, ancor prima che compaiano le lesioni cellulari individuate dal Pap test. Una delle più importanti scoperte mediche degli ultimi 50 anni è stata l’identificazione del Papillomavirus (HPV) come causa primaria del tumore del collo dell’utero. Questa informazione è stata la base dello sviluppo dei vaccini e dei nuovi test di screening che permettono di identificare la presenza del virus direttamente nelle cellule cervicali. Oggi esistono prove convincenti a supporto del ruolo del test HPV DNA come screening a lungo termine e dati di sicurezza concreti rilevati sulle pazienti, che dimostrano che la protezione dopo un test HPV DNA negativo risulta molto più lunga rispetto a quella dopo un esame citologico negativo. Grazie alla sua elevata sensibilità, il test HPV, basato sulla tecnologia molecolare HC2, consente di allungare l’intervallo tra un controllo e il successivo fino a 6 anni, protezione vantaggiosa non solo per le donne, ma anche per il Sistema Sanitario. Sono più di 100 i genotipi di Hpv classificati a oggi, di cui 13 considerati a alto rischio. In Italia circa il 4-5% dei risultati del Pap test mostrano alterazioni minimali o di significato indeterminato definite come 'Ascus' (Atypical Squamous Cells of Undetermined Significance). Le atipie citologiche Ascus rappresentano il più comune risultato di un pap test anomalo e necessitano di ulteriori approfondimenti. Un recente studio italiano chiamato Pater (Population-based frequency assessment of HPV-induced lesions in patients with borderline Pap tests in the Emilia-Romagna Region), pubblicato sulla rivista internazionale 'Cmro' e condotto dal dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell'Ospedale Universitario S.Orsola Malpighi di Bologna, ha dimostrato come l'introduzione del test Hybrid Capture 2 (HC2), nella gestione di tali atipie citologiche, consente di ottenere benefici clinici, organizzativi ed economici. Il gruppo di ricercatori ha effettuato un'analisi retrospettiva con test HPV HC2 seguito dalla genotipizzazione, per valutare le pazienti cui era stato rilevato un Pap test Ascus tra gennaio 2000 e dicembre 2007. Il test HPV nel gruppo delle pazienti con CIN3+ e la cui età media è vicina a 40 anni ha dimostrato un'ottima sensibilità (98,3%) e una buona specificità (75,5%). “Il rischio di un carcinoma invasivo nelle pazienti con citologia Ascus è assai ridotto, e varia tra lo 0,1 e lo 0,2%, mentre nel 5-15% è presente una lesione preneoplastica di alto grado (CIN2-3)”, ha spiegato Silvano Costa, dipartimento di Ginecologia e Ostetricia del S. Orsola-Malpighi e autore dello studio. E ha aggiunto: “Elevata frequenza e bassa predittività generano costi umani ed economici rilevanti (ansia, colposcopie, biopsie, esami di follow-up), ma gravemente improduttivi in termini di numero di lesioni preneoplastiche o neoplastiche diagnosticate. In questo contesto, l'adozione di test 'intermedi' come il test Hpv in grado di selezionare le pazienti a rischio per lesioni di alto grado da inviare alla colposcopia, offrirebbe notevoli benefici clinici, organizzativi ed economici connessi alla considerevole riduzione dei costi di gestione della citologia borderline”. Si tratterebbe dunque di inviare a colposcopia ed eventuale biopsia mirata solo chi risulta Hpv positivo, cioè poco più del 30% di tutte le Ascus. In questo modo si otterrebbe uno snellimento delle procedure diagnostiche e si porrebbe rimedio al sovraffollamento dei centri di colposcopia. (fonte: italiasalute.it)

Sesso orale, aumenta il rischio di cancro alla gola più del fumo 22/02/2011 17:15
Praticare sesso orale non protetto al di sotto dei 50 anni aumenterebbe il rischio di tumore alla gola, addirittura più del fumo di sigaretta. La bizzarra quanto inaspettata scoperta è stata fatta dal team di ricercatori della Ohio State University, coordinati dalla dottoressa Maura Gillison. I risultati dello studio sono stati rivelati in occasione dell’American Association for the Advancement of Science, meeting annuale tuttora in pieno svolgimento a Washington DC. Con grande stupore, infatti, gli scienziati avrebbero rilevato che i soggetti più a rischio sarebbero proprio i giovani, quasi sempre senza problemi di alcolismo o di tabagismo. Sono loro i nuovi pazienti affetti dal cancro alla laringe, che sarebbe causato dal Papillomavirus umano o Hpv. A quanto pare, quando si fa sesso orale senza precauzioni, il virus in questione penetrerebbe all’interno dell’organismo, attaccando i tessuti di bocca e gola, scatenando successivamente la neoplasia. Tuttavia, un modo per non incorrere in questo spiacevole inconveniente c’è: vaccinarsi. A partire dal 2008, alcuni stati hanno introdotto la vaccinazione per le ragazzine di età compresa fra i 12 e i 13 anni. Alla luce dei recenti studi, però, gli esperti della Ohio University, hanno consigliato la somministrazione del siero anche per i ragazzi. «In base a prove scientifiche, non possiamo dire se il vaccino proteggerà dall’infezione da HPV che porta al cancro – ha dichiarato la Gillison – i nostri che lavorano sul campo sono ottimisti sulla sua efficacia. In base alle osservazioni finora fatte su diverse zone del corpo, il vaccino si è dimostrato capace nel prevenire il 90% delle infezioni». Una notizia che sicuramente porterà molti a riflettere e probabilmente a cambiare le proprie abitudini sotto le lenzuola. (fonte: ilquotidianoitaliano.it)

Prevenzione in farmacia: i risultati sono tangibili 11/02/2011 13:18
Parlare di risparmi indotti dalla prevenzione – difficile negarlo – suscita sempre un consenso di facciata e uno scetticismo di fondo. Anche a dispetto dei molti studi condotti sul tema, come quello ora pubblicato dal British Medical Journal che, oltretutto, presenta diversi motivi di interesse per il lettore italiano (Improving cardiovascular health at population level: 39 community cluster randomised trial of Cardiovascular Health Awareness Program BMJ 2011; 2011; 342:d442). In primo luogo è stato condotto in Canada, Paese il cui servizio sanitario è di tipo universalistico, come quelli europei, e che presenta istituti, come il medico di famiglia e il servizio farmaceutico, sovrapponibili a quelli italiani. Inoltre, i farmacisti e le farmacie di comunità vi hanno giocato un ruolo importante. Lo studio si proponeva di valutare l’effetto di un programma di educazione sanitaria sui temi della salute cardiovascolare condotto a livello di popolazione. L’intervento prevedeva di raccogliere, in 39 comunità di media dimensione, un gruppo di residenti di età superiore ai 65 anni; 20 di questi gruppi sono stati avviati al programma, gli altri 19 no (gruppo di controllo). Il programma prevedeva la raccolta di misurazioni della pressione arteriosa mediante apparecchi automatici e dei fattori di rischio cardiovascolari così come riferiti dai partecipanti; questi dati sono poi stati comunicati ai medici di famiglia e ai farmacisti di riferimento. Una volta stabilito il profilo di rischio, i partecipanti hanno seguito nell’arco di 10 settimane una serie di “lezioni” mirate ai fattori di rischio modificabili attraverso lo stile di vita, all’adesione alla terapia e agli altri aspetti in cui il paziente può incidere nella prevenzione della malattia o della ricaduta. Il ruolo dei farmacisti Farmacisti e farmacie sono stati al centro di questo programma, e per diversi aspetti. Il primo è che il reclutamento delle persone cui l’intervento era rivolto è avvenuto principalmente attraverso le farmacie che, oltretutto, sono state la sede delle sessioni educative. Inoltre, il farmacista era il riferimento per tutte le questioni attinenti al farmaco che potevano essere sollevate durante gli incontri, cui partecipava assieme a un’infermiera professionale. I numeri hanno dato ragione a questa scelta: in totale sono stati coinvolti poco meno di 16000 cittadini, e sono state condotte oltre 27.000 valutazioni del rischio cardiovascolare. Anche i risultati del programma sono molto positivi: nell’anno successivo alla fine dell’intervento nella popolazione over 65 delle comunità in cui si era svolto si è osservata una diminuzione del 9%, rispetto all’anno precedente, dei ricoveri per infarto, insufficienza cardiaca e ictus. Inoltre, si è avuto un aumento delle nuove prescrizioni di antipertensivi, segno che il programma non ha soltanto migliorato l’aderenza al trattamento di chi era già in cura, ma è servito anche a intercettare ipertesi mai diagnosticati prima. Gli autori dello studio tengono a sottolineare che la riuscita del programma si deve anche alla grande disponibilità dei professionisti chiamati in causa, e in effetti i farmacisti hanno dato un’adesione molto alta: hanno dato la disponibilità 129 farmacie su 145 interpellate (89%), un dato superiore a quello dei medici di famiglia, che hanno aderito al 63%. Certamente lo studio ha dei limiti nella sua trasferibilità ad altri contesti, per esempio quello di aver fatto anche uso di volontari addestrati per raccogliere i dati, ma ha anche punti di forza, come il fatto di aver coinvolto le piccole comunità, che sono lo scenario prevalente in paesi come l’Italia. Soprattutto, però, dimostra che le campagne rivolte alla popolazione, se escono dall’episodicità delle varie “giornate” dedicate a questa o quella malattia, possono effettivamente modificare gli indicatori di salute. Maurizio Imperiali (da: quotidianosanita.it)

Tumori: vaccino hpv non convince mamme 30/01/2011 12:13
Il vaccino contro il papilloma virus umano, responsabile del tumore del collo dell'utero, stenta a decollare in Italia. I genitori che dovrebbero far vaccinare le loro figlie adolescenti di 11 anni, spesso non lo fanno per dubbi su efficacia e sicurezza, la poca informazione e il parere spesso incerto del medico. Secondo un'indagine dell'Osservatorio nazionale sulla salute della donna su 1500 mamme con figlie tra gli 11 e 18 anni, il 56% dichiara di non aver ricevuto informazioni specifiche. (fonte: ansa.it)

Tumore cutaneo: la cura in una pianta? 30/01/2011 12:12
Alcuni tumori cutanei potrebbero a breve essere curati con l’estratto della linfa dell’Eufhorbia peplus, una pianta molto comune in Europa, considerata anche infestante! Gli studi sono ancora alle prime fasi, ma già i dati di una sperimentazione sull’uomo sono stati pubblicati sul British Journal of Dermatology. Gli autori, del Queensland Institute of Medical Research in Australia hanno selezionato 36 pazienti affetti da tumori della pelle come il carcinoma a cellule basali ed il carcinoma a cellule squamose. Purtroppo per il momento tale cura non sembra essere utile per il melanoma, ma solo per queste ed altre lesioni neoplastiche della pelle, considerate “minori”, ma non per questo meno pericolose (data anche la maggiore frequenza con cui si manifestano). Ebbene ai volontari è stato applicato localmente per tre giorni consecutivi il farmaco in sperimentazione risultante dalla linfa dell’Euforbia: 41 lesioni su 48 sono scomparse in meno di trenta giorni e a distanza di quindici mesi, nel 68% di questi pazienti non c’era traccia di recidive. Un risultato fortemente incoraggiante, ma che va testato su un numero più vasto di volontari, oltre che in un periodo molto più lungo. Ma quale è la particolarità anti-cancerogena di questa pianta? Il principio attivo estratto dalla sua linfa sarebbe in grado di stimolare i neutrofili, che agiscono nel sistema immunitario. Questi, dopo aver individuato le cellule cancerose le distruggerebbero, evitando così le recidive tumorali. I ricercatori però sottolineano: attenzione a non creare in casa rimedi fai da te. La linfa di questa pianta è tossica, può provocare prurito e bruciori sulla pelle, insomma vere e proprie reazioni cutanee violente. Il farmaco in questione è infatti preparato in laboratorio. (fonte: sole24ore.it)

Silenziare un gene per aiutare le terapie antitumorali 13/11/2010 14:35
Sul Journal of Biological Chemistry è stata pubblicata una ricerca che ha trovato una molecola in grado di disattivare il gene responsabile della sopravvivenza del tumore al livello epatico. La molecola, chiamata Llll12 dai ricercatori della Ohio State University, riesce a silenziare il gene Stat3 che di solito produce una proteina che protegge dalle terapie le cellule tumorali del fegato. Gli studiosi hanno spiegato che nel caso riuscissero a ricavarne un vero e proprio farmaco, si potrebbero avere nuove speranze anche per la cura di altre forme di cancro. (fonte: molecularlab.it)

Usa, campagna choc contro il fumo: le foto dei cadaveri sui pacchetti delle sigarette 13/11/2010 14:30
Il fumo fa male: ed il messaggio deve essere inequivocabile. Lo hanno pensato, evidentemente, le autorità del dipartimento della Salute e dalla Food and Drug Administration che hanno promosso l’ultima campagna informativa senza mezzi termni. Cadaveri, malati di cancro, radiografie di polmoni devastati: sono alcune delle immagini che dovrebbero comparire su almeno metà dei pacchetti di sigarette venduti in America. Il tabacco, secondo le statistiche, è infatti responsabile di circa oltre 400mila decessi all’anno negli Stati Uniti. Entro giugno, l’agenzia selezionerà le foto. Per adeguarsi alle nuove direttive, poi, i produttori di sigarette avranno al massimo 15 mesi. (fonte: blitzquotidiano.it)

Tumore al seno, aumentano i casi. Visite gratuite per la prevenzione a ottobre 30/09/2010 22:34
In Italia l’incidenza del tumore al seno è in aumento, e si prevede che nel 2010 i nuovi casi nel nostro paese saranno 42mila, molti dei quali guaribili con un’adeguata prevenzione. Il dato è stato presentato in occasione del lancio della campagna organizzata dalla Lega Italiana per la lotta ai tumori (Lilt), che per il mese di ottobre mette a disposizione i suoi ambulatori per visite diagnostiche gratuite. La campagna, simboleggiata anche quest’anno da un nastro rosa, è giunta alla diciassettesima edizione, e vede come testimonial la giornalista e conduttrice tv Francesca Senette. Per prenotare le visite e sapere quale dei 390 ambulatori è più vicino l’associazione mette a disposizione il numero verde 800-998877, e i siti www.nastrorosa.it e www.lilt.it, dove saranno pubblicati anche gli eventi organizzati nelle città italiane. ”Anche se l’incidenza aumenta c’è un calo costante della mortalità – ha affermato Francesco Schittulli, presidente della Lilt – e l’anticipazione diagnostica è oggi l’arma vincente contro questa malattia. L’obiettivo deve essere la mortalità zero, perché sconfiggere la malattia è possibile”. Fra le varie iniziative previste per la campagna, organizzata con il contributo di Estee Lauder Companies, torna anche l’illuminazione di rosa di alcuni monumenti in tutto il mondo, di cui l’Italia detiene il primato: nel nostro paese sono circa 50 i comuni che hanno aderito. ”Lo scorso anno la campagna ha avuto un grande successo – afferma Schittulli – abbiamo avuto più di 10mila chiamate al numero verde, e i nostri ambulatori hanno visitato oltre 140mila donne”. (fonte: blitzquotidiano.it)

Caffè, una prevenzione anche contro il tumore di cavo orale e faringe 03/07/2010 10:48
E’ il risultato di una ricerca coordinata dalla dott.ssa Carlotta Galeone dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e dell’Università di Milano in cui è stato analizzato il legame tra caffè e rischio di cancro al cavo orale, un argomento su cui nessuno studio passato era mai riuscito a raggiungere risultati univoci. Le conclusioni dell’indagine italiana sono invece piuttosto chiare: consumale 4 tazze di caffè al giorno ridurrebbe del 39% il rischio di tumori al cavo orale e alla faringe inferiore rispetto a chi non beve caffè. Torniamo quindi a parlare dei benefici del caffè, ma ci teniamo tuttavia ad esortare a non farne abuso. Le analisi statistiche condotte su un ampio campione di soggetti avrebbe permesso di concludere che il consumo di caffè è associato a un minore rischio di tumore al cavo orale, alla faringe, ma non alla laringe. I risultati dello studio sono apparsi sulle pagine di Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention. La studiosa italiana ha sottolineato che le cause che spiegherebbero questo legame siano ancora tutte da chiarire. Carlo La Vecchia dell’Istituto “Mario Negri” ha invece ipotizzato che lesioni precancerose del cavo orale portino i soggetti a diminuire il consumo di caffè, ma sono indispensabili ulteriori studi e accertamenti. (fonte: benessereblog.it)

Dieta "Salva-prostata", un aiuto per sconfiggere il cancro prostatico 18/06/2010 11:31
Prestando attenzione a ciò che si mangia ogni giorno e seguendo qualche semplice consiglio è possibile prevenire fino al 66,7% i casi di cancro alla prostata, il killer numero uno per gli uomini, al primo posto in Italia nella classifica dei tumori più diffusi nelle persone di sesso maschile. Secondo gli ultimi dati aggiornati ad inizio 2010 dal Centro Nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione alla Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno in Italia si registrano circa 9000 decessi e 33.000 nuovi casi, il 20% dei quali viene diagnosticato in fase già avanzata. Tali numeri ripropongono l’urgenza di sensibilizzare la popolazione maschile, soprattutto gli over 45, sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce: oggi l’unica arma veramente efficace per sconfiggere il cancro. Nel nostro Paese il tasso di sopravvivenza tocca il 47,4%, inferiore rispetto ad altri Paesi europei (Spagna 54,5%, Francia 61,4%, Svizzera 71,4%). Le responsabilità della maggiore incidenza del tumore alla prostata e del minore tasso di sopravvivenza sono egualmente divise tra una componente genetica e lo stile di vita e alimentare anti-prostata. In occasione della Settimana Nazionale di prevenzione del tumore alla prostata svoltasi nello scorso mese di marzo, gli esperti hanno suggerito la cosiddetta “Dieta Salva-Prostata“: 600 gr di frutta e verdura ogni giorno; 200 ml di succo di melograno; 600 ml di tè verde; pomodori e melone (ricchi di licopene, prezioso antiossidante), aglio, verdure a foglia verde, legumi, cereali integrali, pochi zuccheri e grassi e tanta tanta acqua. La scienza, tuttavia, continua il suo arduo cammino nella ricerca di cure e terapie sempre più efficaci. Nuove conferme arrivano dai polifenoli, sostanze antiossidanti che - stando agli ultimi studi - contribuiscono a prevenire il tumore prostatico. La ricerca in merito è stata pubblicata sul “The Faseb Journal” e sostiene che gli antiossidanti presenti nel vino rosso e nel tè riescono a produrre un effetto combinato tale da distruggere una molecola ben precisa che gioca un ruolo molto importante nello sviluppo del cancro alla prostata. Si tratta dell’SphK1/S1P che svolge un ruolo chiave nello sviluppo non solo del tumore prostatico, ma anche di altri tipi di neoplasie come quelle al seno o al colon. Dagli esperimenti in vitro è emerso che inibendo l’SphK1/S1P si verifica un rallentamento nella crescita delle cellule tumorali. “L’impatto che i polifenoli contenuti nel tè e nel vino hanno sulla nostra salute era assolutamente inimmaginabile 25 anni fa, mentre oggi sappiamo con certezza quanti benefici queste sostanze possano apportare alla nostra salute“, ha concluso Gerald Weissmann, direttore del FASEB journal. (fonte: benessereblog.it)

Vitamina B6 e metionina riducono rischi di cancro ai polmoni 18/06/2010 11:29
Livelli ematici di vitamina B6 e metionina costantemente elevati sembrano associati a una riduzione del rischio di sviluppare un cancro del polmone Una ampia analisi epidemiologica ha mostrato che elevati livelli ematici di vitamina B6 e metionina, un amminoacido essenziale, sono associati a una riduzione del rischio di sviluppare il cancro del polmone, anche per quanto riguarda ex fumatori e fumatori. A indicarlo è uno studio condotto da ricercatori dell’International Agency for Re search on Cancer, con sede a Lione, in Francia, coordinati da Paul Brennan, e pubblicato sulla rivista JAMA. Precedenti ricerche avevano indicato che deficienze di vitamine del complesso B potevano portare a un aumento del rischio di danni al DNA e, quindi, a mutazioni nei geni. “Dato il loro coinvolgimento nel mantenimento dell’integrità del DNA e nell’espressione dei geni, questi nutrienti hanno potenzialmente un ruolo importante nell’inibire lo sviluppo del cancro e offrono la possibilità di modificare il rischio di cancro attraverso cambiamenti nella dieta”, scrivono gli autori che rilevano anche come, in seguito a errori nutrizionali, le carenze relative di vitamine del gruppo B siano alquanto diffuse anche nei paesi sviluppati. Per la loro analisi i ricercatori si sono basati sui campioni di sangue prelevati nel quadro del progetto EPIC (European Prospective Inves tigation into Cancer and Nutrition) in cui fra il 1992 e il 2000 sono state arruolate 519.978 persone. Dopo un’analisi dell’incidenza del cancro del polmone in tutta la corte di EPIC, i ricercatori hanno scoperto che, una volta ponderati i risultati sulla base di vari fattori, il rischio di insorgenza del cancro del polmone fra quanti avevano il livelli più elevati di vitamina B6 (e in particolare ricadevano nel quartile più elevato) era decisamente più basso rispetto agli altri appartenenti agli stessi gruppi. Un rischio inferiore lo mostravano anche i partecipanti con elevati livelli di metionina. “Una simile consistente diminuzione del rischio non era mai stata osservata in fumatori ed ex fumatori, indicando che i risultati non sono dovuti a fattori confondenti legati al fumo. La dimensione del rischio è rimasta costante anche con l’aumento della lunghezza del follow up, indicando che l’associazione non è spiegata dalla malattia in fase pre-clinica”, osservano i ricercatori. “I nostri risultati suggeriscono che un valore sopra la mediana sia di vitamina B6 sia di metionina nei cinque anni precedenti sono associati a una riduzione del 50 per cento circa del rischio di sviluppare il cancro del polmone. E’ stata rilevata anche una debole associazione con i livelli di folati che, quando presente in associazione con quella di vitamina B6 e metionina, diminuiva dei due terzi il rischio di cancro del polmone”. “Il cancro del polmone è oggi la più comune causa di cancro al mondo e lo resterà presumibilmente anche nel prossimo futuro. Per la prevenzione è essenziale che qualsiasi nuovo dato sulle cause del tumore non distragga dall’importanza della riduzione del numero di persone che fumano tabacco. Tenendo ben presente questo, è importante riconoscere che un buon numero dei casi di cancro del polmone si verifica in ex fumatori e che un numero non irrisorio si verifica fra chi non ha mai fumato, specialmente fra le donne in alcune regioni dell’Asia. Chiarire il ruolo delle vitamine del complesso B e dei relativi metaboliti nel rischio di cancro del polmone, appare dunque di particolare rilevanza per ex fumatori e non fumatori”, hanno concluso i ricercatori. (fonte: liquidarea.com)

Frutta e verdura non sono tutte ugualmente ricche di antiossidanti 05/05/2010 14:58
Per ridurre il rischio di alcune malattie come il cancro, il diabete o le cardiovascolari è opportuno fare il pieno di sostanze antiossidanti. Vanno bene arance, carote, uva, pomodori, frutti di bosco, tuttavia per garantirsi il giusto apporto dei migliori e più efficienti fitonutrienti sarebbe preferibile scegliere i frutti che ne sono più ricchi. Un gruppo di studiosi del Nutrilite Health Institute ha analizzato non solo la costanza di assunzione di frutta e verdura, ma anche la scelta di ciò che veniva consumato; pertanto, oltre ad aver evidenziato una quantità di fitonutrienti superiore in chi mangia regolarmente frutta e verdura, hanno riscontrato che se si mangiano lamponi piuttosto che fragole, cavolfiore invece che spinaci, patate dolci piuttosto che carote, ci si garantisce una maggiore quantità di fitonutrienti. “Per esempio l’uva è ricchissima di antocianina, ma lo è ancora di più il mirtillo”, ha spiegato il coordinatore della ricerca Keith Randolph ai colleghi riuniti ad Anaheim, in California, in occasione dell’Experimental Biology Meeting. (fonte: benessereblog.it)

Le terapie più diffuse per smettere di fumare 05/05/2010 14:57
Non esiste al mondo un metodo che liberi in modo indolore dalla dipendenza dal fumo. La scelta di smettere di fumare deve essere vissuta serenamente, senza pensare di aver intrapreso una strada lunga e difficile, altrimenti le paure, i tumori e l’ansia porteranno al fallimento. Un’alta percentuale di fumatori cerca di smettere dall’oggi al domani tentando con le proprie forze, ma questo è uno dei procedimenti più difficili per rinunciare in modo durevole alla sigaretta. Nel caso della terapia di sostituzione della nicotina i fumatori assumono la sostanza che dà la dipendenza attraverso cerotti, gomme, caramelle da succhiare o spray nasali. In tal modo il corpo riceve la sostanza, dissociandola dal comportamento di dipendenza precedente. Si può ricorrere anche all’orecchino e all’agopuntura: l’orecchino viene inserito da un agopuntore e dovrebbe ridurere l’ansia dell’astinenza e la voglia di fumare. L’agopuntura prevede l’inserimento di sottilissimi aghi in precisi punto del corpo; si tratta di rimedi che derivano dalla cultura cinese. Attraverso la stimolazione del punto della dipendenza accanto al’ingresso dell’orecchio vengono stimolate determinate regioni del cervello che riducono fortemente il desiderio e le crisi di astinenza e nello stesso tempo apportano un profondo rilassamento. Molto raccomandabile è la terapia del comportamento. Il principio è: come ci si è abituati alla sigaretta nel corso della vita ci si può disabituare. Intanto si può fissare una data e quando questa arriva, eliminare sigarette, accendini, posacenere e qualsiasi altra cosa possa stimolare la voglia di fumare. Liberare l’auto i vestiti e gli ambienti dall’odore del fumo. E bene tenere mente e corpo impegnati affinche non abbiano la possibilità di reclamare o sentire il bisogno della sigaretta. Importantissimo il movimento: scarica lo stress e ossigena i polmoni. (fonte: takecareblog.it)

Parte la sperimentazione a Pavia, un centro anti-tumore pronto ad accogliere pazienti da tutta Italia 18/02/2010 18:14
A Pavia il primo Centro Nazionale di Adroterapia oncologica (Cnao) userà un super-raggio di carbonio e protoni per bombardare il cancro risparmiando i tessuti sani. Inaugurata dai ministri Ferruccio Fazio, Giulio Tremonti e Umberto Bossi, insieme con il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, la struttura è stata realizzata in 4 anni dalla Fondazione Cnao. È il quarto centro al mondo di questo tipo, dopo Chiba e Hyogo in Giappone e di Heidelberg in Germania, e si concentrerà in particolare nella cura dei tumori solidi resistenti alla radioterapia o difficilmente operabili, grazie a una radioterapia mirata che utilizza al posto dei normali raggi X particelle subatomiche chiamate adroni. La struttura, costata 125 milioni di euro, avvia in queste ore la fase di sperimentazione, che si concluderà nell'ottobre 2011. Entro la fine di quest'anno partiranno i primi test sull'uomo che coinvolgeranno 230 pazienti. I primi trattamenti di cura saranno invece effettuati verso la fine del 2011, e il Centro si prevede lavorerà a pieno regime entro il 2013, quando sarà in grado di curare circa 3 mila pazienti ogni anno in circa 20 mila sedute. Il cuore del Centro è il sincrotrone, la macchina cioè che produce i protoni e gli ioni carbonio con i quali verranno bombardati i tumori, e che è stata realizzata dall'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). La particolarità di queste particelle è che sono in grado di penetrare in profondità nel corpo umano, arrivando a colpire anche gli organi più difficili da raggiungere con la chirurgia, «senza danneggiare - dicono gli esperti - se non in minima parte i tessuti sani circostanti». Secondo il Cnao, «bastano due o tre minuti per irradiamento e in media una decina di sedute della durata di 25 minuti per curare una varietà sempre più importante di patologie». Tuttavia, aggiunge Roberto Orecchia, direttore scientifico della Fondazione Cnao, «questa terapia non sostituisce la radioterapia convenzionale, ma è un'arma in più a disposizione di medici e pazienti che può essere utilizzata in aggiunta o in sostituzione dei trattamenti tradizionali. Degli oltre 120 mila pazienti che ogni anno vengono sottoposti a radioterapia, si stima che circa il 5% dei casi possa essere curato con i fasci di adroni». La realizzazione del Centro, concludono i suoi responsabili, «consentirà ai pazienti italiani che potrebbero trarre vantaggi dall'adroterapia di non doversi più recare all'estero per la necessaria cura, spesso con onere a carico del Servizio sanitario nazionale. La valutazione dell'efficacia e dei costi della terapia sarà fra gli obiettivi della sperimentazione clinica: si tratta comunque di costi sostenibili all'interno del Ssn». (fonte: iltempo.com)

Cancro all’utero: analisi del Dna più efficace del pap-test 04/02/2010 20:12
Addio pap-test, contro i tumori al collo dell’utero arriva un esame più efficace: l’analisi del Dna. Per la prima volta uno studio condotto in nove centri italiani su un campione di 94.370 donne ha dimostrato che l’esame sul Dna del papilloma virus previene un numero superiore di tumori in confronto al tradizionale pap-test. La differenza sta nel fatto che «l’analisi dell’impronta del virus consente di individuare con grande anticipo eventuali lesioni ancora nella fase pre-cancerosa. Perciò, da oggi – spiegano i ricercatori – il test dell’Hpv può diventare lo strumento principale di screening per la diagnosi precoce nelle donne di età pari o superiore ai 35 anni». Lo studio è stato realizzato nei centri di Torino, Trento, Padova, Verona, Bologna, Imola, Ravenna, Firenze e Viterbo, ed ha avuto come capofila il Centro per l’epidemiologia e la prevenzione oncologica dell’ospedale San Giovanni Antica Sede-Molinette di Torino. «La nostra ricerca – spiega il dottor Guglielmo Ronco, coordinatore dello studio – è la prima a mostrare una maggiore efficacia del test dell’Hpv rispetto al pap-test nel prevenire i tumori invasivi, in un Paese sviluppato dove lo screening citologico si utilizza da anni e i tumori avanzati sono già estremamente rari tra le donne che aderiscono questi screening». Lo studio italiano si è svolto in due fasi, partite tra marzo e dicembre 2004 su donne fra i 25 e i 60 anni: tutte sono state invitate a sottoporsi al controllo nei nove centri di ricerca italiani. «In ognuna delle due fasi – spiegano i ricercatori – le donne sono state assegnate casualmente ai due gruppi: nella prima fase a un gruppo è stato effettuato il pap-test mentre le altre sono state sottoposte sia al pap-test sia all’analisi dell’Hpv. Nella seconda fase, un gruppo è stato sottoposto solo al pap-test, l’altro solo al test Hpv». «I risultati sono inequivocabili – concludono i ricercatori – al termine della prima serie di esami e del primo confronto i due test hanno evidenziato un numero simile di tumori invasivi: 9 nel gruppo del pap-test, 7 nel gruppo del Hpv-test associato al pap-Test. Ma nel secondo round di esami, a distanza di tempo nessun cancro è stato riscontrato nel gruppo sottoposto all’Hpv-test più pap-test, a fronte dei 9 rilevati nel gruppo pap-test. Il che dimostra che l’esame Hpv è più efficace perché permette di trattare con maggiore anticipo le lesioni precancerose prima che le stesse si trasformino in tumori invasivi». I risultati confermano dunque che «combinare il test Hpv con il pap-test non aumenta l’efficacia dello screening». In altre parole: «E’ sufficiente utilizzare soltanto il test Hpv». In Italia si verificano ogni anno 3mila casi di cancro alla cervice uterina. Il rischio di contrarlo è pari al 6,2%, quello di morire è dello 0.8%. Il nuovo test portato alla luce dalla ricerca eviterà anche interventi chirurgici che potrebbero mettere a rischio la gravidanza. Alla luce dei risultati di questo studio sta per partire, per i prossimi tre anni, il primo progetto nazionale di utilizzo del Dna per i test di screening. Si comincia da Torino, Ivrea, Reggio Emilia e Trento. (fonte: blitzquotidiano.it)

Il cancro si può vincere, ma per i poveri è più difficile 04/02/2010 20:11
Oggi si celebra la Giornata mondiale contro il cancro promossa dall’Unione Internazionale contro il cancro, la quale sposa il vecchio motto “prevenire è meglio che curare”. Niente fumo né alcool. E’ questa la parola d’ordine per evitare di ammalarsi. Secondo l'Uicc, quattro casi di tumori su dieci potrebbero essere evitati. Vediamo come. Ogni anno, riferisce l'Uicc, sono circa 12 milioni le persone che si ammalano di tumore, e di queste ben 7,6 milioni non sopravvivono. Dati alla mano, se non si interverrà tempestivamente tra 20 anni, nel 2030 gli ammalati potrebbero arrivare alla spaventosa cifra di 26 milioni. Da quanto riferito da uno dei massimi esperti mondiali, David Hill, presidente dell'Uicc: "Circa il 20% dei 12 milioni di tumori diagnosticati ogni anno può essere attribuito a infezioni virali o batteriche, che sono direttamente cancerogene o aumentano il rischio di sviluppare malattie". "E' la ragione per la quale, con circa 300 organizzazioni rappresentanti di più di 100 Paesi, l'Uicc - dice Hill - ha deciso di sensibilizzare la popolazione, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, sul “contributo” che le infezioni portano al pesante fardello del cancro a livello mondiale". Tumori al collo dell'utero, al fegato, allo stomaco sono causate da infezioni croniche. Per battere queste neoplasie, dunque, servono strategie di prevenzione da mettere in pratica in tutto il mondo: vaccinazioni, maggiore igiene, stili di vita adeguati, antibiotici e altri farmaci ad hoc. Il cancro potrebbe essere evitato nel 40% dei casi puntando sulla prevenzione. E non solo con stili di vita sani, ma anche con la giusta protezione da quelle infezioni che aprono la strada alla malattia. Ma questo tipo di prevenzioni sono possibili nei Paesi così detti “sviluppati”. Dove l’accesso a informazioni mediche, strutture mediche e professionisti specializzati è relativamente semplice. Ma nei Paesi in via di sviluppo la questione cambia radicalmente. Si parla spesso del problema dell’AIDS, ma in pochi sanno che in questi Paesi i casi di tumore crescono in maniera allarmante. E le differenze pesano molto. Uno studio recente, realizzato dal Centro internazionale per la ricerca sul cancro e pubblicato su 'The Lancet Oncology', ha dimostrato che il tasso di sopravvivenza dopo una diagnosi di cancro al seno delle donne del Gambia e' del 12%, contro l'80% delle donne della Corea del Sud. E in caso di tumore al collo dell'utero, in Uganda il 13% delle pazienti ha una sopravvivenza di 5 anni, mentre per le donne di Singapore la speranza di vita e' 5 volte più elevata. Non solo. Secondo i dati più recenti, nei Paesi poveri si concentrano più della metà dei nuovi casi di tumore e più del 60% dei decessi per cancro. La malattia è causa di 7,4 milioni di morti l'anno (dati 2004), rappresenta cioè il 13% della mortalità mondiale. Il cancro ai polmoni, allo stomaco, al fegato al colon e al seno sono i killer principali. Insomma il cancro uccide ma si può battere. Ma l’indifferenza umana, la miseria, il cinismo spregiudicato e miope di moltissime case farmaceutiche, sono malattie molto più difficili da sradicare. (fonte: skytg24.it)

Frutta e verdura per ridurre il rischio di cancro linfatico 25/01/2010 00:32
Gli antiossidanti contenuti in frutta e verdura diventano ogni giorno tra i più preziosi alleati della salute. Ed è un nuovo studio ad affermare che l'assunzione di queste sostanze può ridurre del 30% il rischio di sviluppare il linfoma non-Hodgkin, ovvero una forma di tumori maligni del tessuto linfatico. I risultati di questo studio che sono stati resi noti dall'Iowa Women's Health Study e pubblicati sul "International Journal of Cancer", mostrano come un maggiore apporto dietetico di specifici nutrienti antiossidanti, come la vitamina C, alfa-carotene e proantocianidine siano stati anche individualmente associati a significative riduzioni del rischio di cancro. I ricercatori, guidati dal dr. James Cerhan della Mayo Clinic College of Medicine, hanno analizzato l'assunzione di queste sostanze attraverso la dieta nei confronti di 35.159 donne di età compresa tra i 55 e i 69 anni. Durante il periodo di studio sono stati documentati 415 casi di linfoma non-Hodgkin. L'assunzione di normali quantità di vitamina C è stata associata a un 22% di riduzione del rischio di linfoma, mentre un'assunzione di alfa-carotene, proantocianidine e manganese è stata associata con 29, 30 e 38% di riduzione del rischio. Non è stata osservata alcuna associazione con l'assunzione di integratori vitaminici. Una maggiore assunzione di frutta e verdura è poi stata associata a un 31% di riduzione del rischio, mentre l'assunzione di verdure giallo/arancione è stata associata a una riduzione del 28% e del 18% per le crucifere. Questi risultati mostrano che una maggiore integrazione di vitamine e antiossidanti sia utile nella prevenzione dei questo tipo di patologie e che, tuttavia, debba essere fatta attraverso il cibo e non per mezzo di integratori vitaminici concludono i ricercatori. (fonte: lastampa.it)

Evitare il cancro della pelle indossando i guanti 25/01/2010 00:31
Il consiglio, per quanto comprensibile visto nell'ottica dei medici che cercano di aiutare le persone a prevenire il temibile tumore della pelle, giunge un po' insolito. Difatti, gli scienziati neozelandesi consigliano agli automobilisti di indossare i guanti durante la guida per proteggere le pelle delle mani dai raggi solari nocivi. Fin qui niente di strano, sennonché, potrebbe obiettare qualcuno, i guanti dovrebbero essere indossati d'estate… quando, notoriamente, fa caldo. Be', rispondono gli esperti, non si tratta di indossare guanti di lana ma dei cosiddetti guanti da guida che non dovrebbero causare problemi di calore. A ogni modo, è proprio la Cancer Society di Wellington (Nuova Zelanda) a mettere sull'avviso gli automobilisti dai pericoli derivanti dall'esposizione prolungata ai raggi solari nocivi. Infatti, è proprio quando si è alla guida di un veicolo che ci si espone involontariamente a queste radiazioni che, anche i vetri non riescono a filtrare, secondo il controverso parere degli esperti. Nonostante si ritenga che certi tipi di vetro agiscano in misura totale tal senso, mentre – sempre secondo gli scienziati neozelandesi – i vetri chiari filtrano unicamente circa il 37% delle radiazioni UV-A. Ecco quindi che, in vista di lunghi viaggi o di frequenti tragitti in auto, gli scienziati consigliano di indossare degli indumenti protettivi, cioè dei semplici abiti che coprano le parti più esposte come i già citati guanti o magliette con le maniche lunghe per proteggere le braccia. E se proprio non si resiste con dei capi di vestiario indosso, allora consigliano di proteggersi con delle creme solari e gli immancabili occhiali da sole. (fonte: lastampa.it)

La fontana della giovinezza? Ridurre lo zucchero 25/01/2010 00:29
Su invertebrati, moscerini e topolini c'è la certezza da tempo: mangiar poco allunga la vita, anche di parecchio. Qualche mese fa lo stesso risultato è stato dimostrato in animali che sono nostri parenti stretti, i macachi. Ora una ricerca condotta su cellule umane segna un altro punto a favore della teoria della restrizione calorica, secondo cui «tirar la cinghia» fa vivere più a lungo e molto probabilmente meglio. STUDIO SPERIMENTALE – La ricerca, uscita sul FASEB Journal, è stata condotta su cellule polmonari umane normali e precancerose, in uno stadio che precede di poco la trasformazione tumorale vera e propria. Entrambi i tipi cellulari sono stati fatti crescere in vari terreni di coltura, ricevendo quantità di glucosio normali o ridotte; i ricercatori, del Center for Aging e del Comprehensive Cancer Center dell'Università dell'Alabama, le hanno seguite nel corso di alcune settimane per vedere come e quanto si moltiplicavano e per registrarne la sopravvivenza. Chiari i risultati: se lo zucchero a disposizione scarseggiava, le cellule normali vivevano più a lungo, quelle pre-tumorali morivano. C'è dell'altro: valutando l'espressione e l'attività di alcuni geni-chiave delle cellule i ricercatori si sono accorti che la «dieta» a basso contenuto di glucosio stimolava un aumento dei livelli di telomerasi, l'enzima che «mantiene giovani» i telomeri (le strutture terminali dei cromosomi che si accorciano man mano che si invecchia); inoltre, la scarsità di glucosio riduceva l'attività di un altro gene che invece rallenta la funzione della telomerasi. CONFERME – Tutti effetti che non dipendono da mutazioni nel DNA, ma sono una reazione all'ambiente in cui si trova la cellula: si chiamano effetti epigenetici e stanno assumendo una sempre maggiore importanza agli occhi degli scienziati perché possono condizionare il destino delle cellule molto più di quanto ci si aspettasse in passato. I dati degli statunitensi portano acqua al mulino di chi da anni sostiene che ridurre l'introito di cibo (specialmente dolce, parrebbe) possa farci vivere di più e meglio. Il direttore della rivista su cui è stato pubblicato il lavoro si spinge a prevedere che ci vorrà poco per «ottenere una fontana della giovinezza farmacologica, una pillola in grado di far vivere a lungo e senza tumori»; l'autore dell'articolo, Trygve Tollefsbol, spera dal canto suo che «la scoperta possa aiutare a capire come prevenire i tumori e altre malattie età-correlate, riducendo e controllando l'introito calorico in specifiche popolazioni cellulari». In altre parole, «affamare» selettivamente cellule che altrimenti invecchierebbero presto o le cellule tumorali: per farlo ci vorranno farmaci che per ora sono più che futuribili. Per stare meglio e invecchiare senza acciacchi, meglio cominciare allora mangiando poco e sano: la dimostrazione che basta introdurre cento calorie in meno al giorno per tagliare del 10 per cento il rischio di disabilità tipiche dell'anziano è arrivata poco tempo fa, da una ricerca presentata all'ultimo congresso della Società Italiana di Gerontologia e Geriatra. Condotta non su cellule, ma su uomini e donne in carne e ossa. E visto che gli indizi vanno tutti nello stesso senso, pare proprio che convenga essere parchi a tavola se vogliamo arrivare a soffiare su 80 o 90 candeline, magari in buona salute. (fonte: corriere.it)

In arrivo il vaccino contro il melanoma 25/01/2010 00:25
La lotta al melanoma, uno dei tumori della pelle più diffusi e temibili per l’alto tasso di mortalità associato, potrebbe concludersi in due anni con una vittoria schiacciante della scienza contro la malattia. Entro il 2012 infatti potrebbe essere pronto un vaccino per la cura del tumore alla pelle che è stato presentato a Genova in occasione di un convegno nazionale sui linfomi cutanei e il melanoma. Ci sta lavorando l’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro e i risultati dei lavori sembrano essere molto incoraggianti. A breve potrebbe partire la prima sperimentazione sull’uomo ed entro due anni, se i risultati saranno all’altezza delle aspettative, essere distribuito. Fino ad allora, restano valide le norme di buon senso: sole con cautela e diagnosi precoce sono le vie da seguire per evitare di imbattersi nella malattia. Le regole: esporsi al sole con moderazione e adeguata protezione e verificare periodicamente la comparsa di nei, monitorando quelli già esistenti. (fonte: benessereblog)

Bassi livelli di glucosio contrastano i tumori 10/01/2010 12:10
Consumare meno glucosio, lo zucchero più comune nelle diete, può estendere la vita delle cellule polmonari sane e incrementare la velocità di distruzione delle cellule polmonari pre-cancerose, riducendo la crescita del tumore. Questa la scoperta di alcuni ricercatori della University of Alabama a Birmingham (UAB) e pubblicato sulla rivista Faseb Journal. Come spiega Trygve Tollefsbol, autore dello studio: «Questi risultati dimostrano ulteriormente i benefici potenziali per la salute di controllare l'apporto calorico. La nostra ricerca indica che una riduzione delle calorie estende la durata della vita in buona salute delle cellule umane e aiuta la capacità naturale del corpo di uccidere le cellule che formano il cancro». Gli studiosi hanno analizzato gli effetti del glucosio su cellule umane polmonari sane e pre-cancerose in provetta. Ad alcune sono stati dati livelli normali di glucosio e ad altre livelli molto bassi. Le cellule sono state poi lasciate crescere per diverse settimane. «In questo periodo di tempo, siamo stati in grado di monitorare la capacità delle cellule a dividersi e a sopravvivere. È emerso che i livelli bassi di glucosio guidano le cellule sane a crescere più di quanto non facciano in genere e provocano la morte di un gran numero di cellule pre-cancerose». (fonte: sanihelp.it)

In Italia effettuati quattro milioni di esami per screening nel 2008 10/01/2010 12:09
Sono stati circa quattro milioni gli esami di screening oncologici effettuati in Italia nel 2008 e quasi otto milioni e mezzo gli italiani invitati a prendere parte a uno dei tre programmi di prevenzione previsti: quello mammografico per il tumore al seno, il pap test per le neoplasie della cervice uterina e la ricerca del sangue occulto nelle feci per il carcinoma colonrettale. I tumori così individuati sul territorio nazionale sono stati in totale 11.500, dei quali 5.500 alla mammella, 2.700 al colon retto e 3.300 alla cervice uterina. I numeri sono stati resi noti in occasione dell’ottavo convegno dell’Osservatorio Nazionale Screening (realizzato in collaborazione con la regione Piemonte e il Centro di Riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica in Piemonte), che ha il compito di monitorare la diffusione e la qualità dei programmi di screening nelle varie regioni italiane. Gli esami per la prevenzione del carcinoma mammario, del cervicocarcinoma e del tumore colorettale rientrano, infatti, fra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e devono essere garantiti a tutti i cittadini residenti sul territorio nazionale. LA MAMMOGRAFIA - Tra il 2003 e il 2008, in Italia, l'estensione teorica dello screening mammografico (che esprime il rapporto fra la popolazione che vive in un’area dove è attivo un programma di screening e l’insieme della popolazione italiana) è cresciuto dal 56,2 all'87 per cento, pur permanendo uno squilibrio fra Nord e Centro da un lato e Sud e isole dall’altro. Nel 2008, poi, l’estensione effettiva (cioè la percentuale di donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni realmente invitate a fare il test) è stata pari al 69 per cento (88 per cento al Nord, 77 al Centro e 38 al Sud). CARCINOMA AL COLLO DELL’UTERO - Per quanto riguarda lo screening della cervice uterina, nel 2008, il 75 per cento del territorio nazionale è risultato coperto da programmi organizzati e in questo caso la differenza tra le parti del Paese è risultata meno marcata. Infatti, nel 2008 si passa dal 68 per cento circa del Nord all’86 per cento del Centro al 77 del Sud. Inoltre, migliora la diffusione dei test preventivi. Se cinque anni fa la percentuale di copertura effettiva riguardava solo il 43 per cento delle italiane, ora il 63 per cento delle donne nella fascia di età 25-64 anni ha ricevuto effettivamente la lettera di invito (65 per cento al Centro, 76 al Nord, 54 Sud e isole). COLON RETTO - Infine, grandi passi avanti sono stati fatti per quanto riguarda il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci (impiegato per la diagnosi precoce del carcinoma al colon retto). Mentre prima del 2004 praticamente non esistevano programmi organizzati per questo tumore, nel 2008 risulta coperto dallo screening del carcinoma colonrettale (tramite ricerca del sangue occulto fecale, nella grande maggioranza di casi, o mediante rettosigmoidoscopia) circa il 51 per cento del territorio nazionale. La copertura riguarda essenzialmente il Nord (73 per cento) e il Centro (56), mentre è meno diffusa al Sud (solo il 16 per cento), dove è però comunque in crescita rispetto agli anni precedenti. Le persone effettivamente invitate (donne e uomini fra i 50 e i 70 anni nella maggior parte delle regioni) sono il 36 per cento della popolazione target, con una grande differenza fra Nord (oltre il 60 per cento) e Centro (oltre il 30) rispetto al Sud (soltanto il 5), dove questo tipo di prevenzione interessa ancora oggi una piccola minoranza delle persone che ne avrebbero diritto. (fonte: corriere.it)

Sesso femminile: coi rapporti giovanili si rischia il cancro all’utero 28/12/2009 00:58
Attenzione ragazze, il sesso fin da giovanissime è un’abitudine pericolosa, e non solo per il rischio di gravidanze indesiderate. Secondo uno studio pubblicato dal ”British Journal of Cancer” riportato dalla Bbc, infatti, un’attività sessuale troppo precoce raddoppia il pericolo di sviluppare il cancro alla cervice uterina. A far la differenza, a detta degli esperti britannici, sarebbe il numero di anni che il virus Hpv, principale responsabile di questa neoplasia, avrebbe a disposizione per produrre danni in caso di infezione. Tant’è che i risultati della ricerca, realizzata dall’International for Research on Cancer, non riguardano solo le teenager, ma dimostrano che il rischio di cancro della cervice è maggiore anche nelle donne che hanno avuto il primo rapporto sessuale a 20 anni rispetto a quelle che avevano vissuto la loro prima volta a 25. Lo studio è stato condotto su circa 20 mila donne. I ricercatori si sono focalizzati anche sul reddito dal momento che è già noto che l’incidenza del cancro della cervice è più alta tra le meno abbienti. A render più fitto il mistero c’è il fatto che i tassi di infezione da Hpv sono omogenei tra le donne più ricche e le altre, ma il cancro colpisce di più le indigenti. Così, cercando di capirne il motivo, gli studiosi hanno scoperto che le meno abbienti in media fanno sesso prima, ovvero con circa quattro anni di anticipo rispetto alle coetanee benestanti. Finora questo divario, che accomuna le donne di ogni angolo del pianeta, era attribuito alla scarsa attenzione ai test per stanare la malattia tra le classi sociali meno abbienti. Ma, secondo il nuovo studio, il fattore più importante sarebbe un altro: a quanti anni si inizia a far sesso. A incidere, secondo la ricerca, anche l’etá della prima maternità e, in parte, il fatto di fare il Pap-test, mentre nessun legame è stato riscontrato con il numero di partner avuti o col fatto di essere fumatrice. ”Se si viene infettate presto dall’Hpv – spiega Silvia Franceschi, scienziata italiana a capo della ricerca – il virus ha più tempo a disposizione per produrre tutta quella serie di eventi a catena che possono portare allo sviluppo del cancro”. (fonte: blitzquotidiano.it)

Calore contro tumore 28/12/2009 00:57
Contro i tumori aggressivi e di rapida crescita come i glioblastomi cerebrali, si è dimostrata utile una terapia che consiste nel riscaldare il tessuto malato con nanoparticelle magnetiche. Lo fa pensare un esperimento eseguito all'ospedale Charité di Berlino su 59 pazienti recidivi, in corso fin dal 2004. Ebbene, con questo trattamento essi sono sopravvissuti in media 13 mesi dopo la ricaduta -più del doppio rispetto a chi era stato sottoposto alle cure usuali: chirurgia, radiazioni, chemioterapia. Gli specialisti della Charité hanno già inoltrato domanda d'autorizzazione all'Unione europea, che consentirebbe di praticare il trattamento anche a pazienti non inseriti nel programma; la decisione è prevista per la metà dell'anno prossimo (fonte: consumatori.myblog.it)

Make-up e trucco pongono seri rischi per salute 28/12/2009 00:55
Apparire più belle vale la salute? La domanda sorge spontanea, direbbe qualcuno, dopo aver saputo dai risultati di uno studio che l'uso di prodotti per il trucco come mascara, fondotinta, ombretto e altri possono causare problemi di salute anche gravi come tumori, infertilità e squilibri ormonali. E più giovani si è quando s'inizia a truccarsi, più rischi ci sono. La ricerca è stata condotta dagli scienziati dell'Environmental Working Group (EWG) di Washington (Usa) per comprendere gli effetti del make-up sulle giovani ragazze che, come riportato da numerose indagini, iniziano a utilizzare i prodotti per la bellezza sempre più in giovane età. Oggetto dello studio sono state ragazze di età compresa tra i 14 e i 19 anni che utilizzavano prodotti di bellezza e per il trucco. Dalle analisi condotte sui prodotti usati si è scoperto che questi contenevano sostanze chimiche come ftalati, triclosan, parabeni e muschi che sono riconosciuti agenti tossici per la pelle e l'organismo in generale, hanno sottolineato i ricercatori. Analizzando le abitudini di queste ragazze è emerso che in media esse utilizzano 17 prodotti ogni giorno tra cui rossetti, ombretti, mascara, smalto per unghie e tinture per capelli, contro una media di 13 utilizzati dalle donne adulte. I ricercatori di sono detti preoccupati per l'aumento dell'uso di questi prodotti che, avvertono, se non usati correttamente possono causare serie reazioni allergiche e danni alla salute. Tra i vari problemi che possono causare ci sono danni anche permanenti agli occhi causati da un eventuale accidentale contatto con le sostanze contenute nelle tinture per capelli; un'intossicazione causata dall'assorbimento del piombo – un metallo pesante, tossico – contenuto per esempio nel kajal o khol. In passato e da altri studi alcune sostanze contenute in certi trucchi e prodotti per la bellezza sono state collegate a problemi ormonali, di riproduzione e alla depressione. (fonte: lastampa.it)

Un peptide della soia può combattere il cancro 05/12/2009 19:53
Ecco un bell'esempio di come riciclare possa essere utile non solo per l'ambiente, ma anche per la salute umana. È il caso di un prodotto "di scarto" della lavorazione della soia che, secondo due studi condotti presso l'Università dell'Illinois (Usa), può essere utile per combattere la leucemia e bloccare l'infiammazione a causa di malattie croniche come diabete, malattie cardiache e ictus. Il peptide in questione si chiama Lunasin e nello studio condotto per verificarne l'effetto sulle cellule cancerose della leucemia, i ricercatori hanno identificato una sequenza chiave di aminoacidi che ha causato la morte delle cellule leucemiche per mezzo dell'attivazione di una proteina detta Caspasi-3. Gli aminoacidi attivi sono l'arginina, la glicina e l'acido aspartico, noti anche come sequenza RGD. La dr.ssa Elvira de Mejia ha descritto l'utilizzo del lunasin confermandone la biodisponibilità nell'organismo umano per mezzo di un altro studio in cui sono stati somministrati 50 g di proteine della soia per cinque giorni. Significativi livelli di questo peptide, infatti, sono stati trovati nel sangue dei partecipanti allo studio. Questo conferma la scoperta di una ricerca che segnalava per la prima volta come il lunasin avesse bloccato o ridotto l'attivazione di un maker chiave (NF-kappa-B) nella catena di eventi biochimici che causano le infiammazioni. Vi è anche stata una riduzione statisticamente significativa dell'interleuchina-1 e l'interleuchina-6, che giocano entrambe ruoli importanti nel processo infiammatorio. In particolare, la riduzione dell'interleuchina-6 è stata molto alta. Un altro studio ha confermato la capacità del lunasin di inibire la topoisomerasi II, un enzima che evidenzia lo sviluppo del cancro. «Sappiamo che l'infiammazione cronica è associata a un aumentato rischio di neoplasie maligne, che essa è un fattore critico nella progressione tumorale» ha dichiarato la dr.ssa de Mejia. «E possiamo vedere che il consumo giornaliero di proteine della soia ricche di lunasin può contribuire a ridurre l'infiammazione cronica. Studi futuri dovrebbero aiutarci a formulare raccomandazioni dietetiche» conclude de Mejia. (lm&sdp) Source: gli studi citati sono stati pubblicati su "Molecular Nutrition and Food Research", "Food Chemistry", "Journal of Agricultural and Food Chemistry", "Journal of AOAC International". (fonte: lastampa.it)

Il caffè protegge dal cancro dell'endometrio 04/11/2009 09:56
Il caffè si rivela essere un ottimo alleato per le donne: protegge infatti dal rischio di sviluppare il cancro dell'endometrio. Le donne che bevono almeno due tazze di caffè (con caffeina) al giorno potrebbero ridurre le probabilità di ammalarsi. Questo almeno il risultato di studio svedese, che ha anche rilevato che la protezione è maggiore per le donne sovrappeso e obese, come spiega la co-autrice dottoressa Emilie Friberg, del Karolinska Institutet di Stoccolma. Il team di studiosi ha intervistato due volte 60.634 donne svedesi chiedendo quanto caffè consumassero: la prima volta all'inizio dello studio, tra il 1987 e il 1990, la seconda nel 1997. I ricercatori hanno poi seguito le pazienti per una media di 17 anni. In questo periodo, 677 donne, circa l'1%, hanno sviluppato il cancro dell'endometrio. (fonte: sanihelp.it)

Il matrimonio? Il segreto per "battere il cancro", non solo per smettere di fumare 30/08/2009 13:42
Ieri è uscita dalle Agenzie, e poi rimbalzata con grande enfasi su numerosi quotidiani, la notizia che l'uomo guadagna di più in salute sposandosi che non smettendo di fumare. Sì, è vero per l'uomo. Ma la donna? Per la donna, secondo lo studio, non ci sarebbero stati vantaggi. Ma, forse non è proprio così, e lo suggerisce un altro nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Indiana University School of Medicine di Indianapolis che riguarda un problema molto serio, come quello del cancro. Secondo questo nuovo studio, infatti, le persone sposate, di entrambe i sessi, hanno maggiori probabilità di sopravvivere al cancro. Al contrario, i separati ne avrebbero molte meno poiché, secondo i ricercatori, lo stress a cui è sottoposto la persona che si separa intacca il sistema immunitario rendendolo più suscettibile agli attacchi del cancro. La ricerca, coordinata dal dr. Gwen Sprehn, ha preso in esame una massa imponente di dati ricavati dal database del Surveillance Epidemiology and End Results (SEER) basato sui rendiconti dei casi di cancro registrati negli Usa. Tutto questo per cercare le tendenze in termini di sopravvivenza tra i pazienti affetti da cancro che fossero separati, divorziati, vedovi e non sposati. Lo studio ha dimostrato che i rapporti personali hanno un ruolo significativo nella salute fisica: in particolare che i buoni rapporti sono positivi, mentre quelli scandenti sono deleteri. Nei casi di prognosi di cancro, poi, si è scoperto che chi è sposato vive più a lungo di chi è tornato a essere single. Nello specifico i ricercatori hanno valutato i tassi di sopravvivenza a 5 e 10 anni su un campione di 3,79 milioni di pazienti con diagnosi di tumore tra gli anni 1973 e il 2004. I dati hanno mostrato che tra le persone sposate il tasso di sopravvivenza era del 57,5 – 63,3%, mentre tra le persone separate era del 36,8 – 45,4%. Per quanto riguarda i vedovi la percentuale è del 40,9 – 47,2%; tra i divorziati del 45,6 – 52,4% e, infine, per chi non si è mai sposato tra il 51,7 e il 57,3%. Il dr. Sprehn, commentando i risultati ha suggerito come tra i più vulnerabili ci siano proprio le persone che stanno attraversando una separazione ed è su queste persone che bisogna porre le maggiori attenzioni, anche in fase di valutazione e identificazione dei rapporti tra stress e sopravvivenza. In questo modo si potrà agire tempestivamente per contribuire a migliorare le possibilità di sopravvivenza laddove manchi una relazione di coppia stabile e serena. Lo studio sarà pubblicato nel numero di novembre 2009 sulla rivista della American Cancer Society. (fonte: lastampa.it)

I "nuovi" broccoli per ridurre il rischio di malattie cardiache e cancro 19/08/2009 11:51
Li hanno chiamati "Booster Broccoli" e sono i nuovi super broccoli che, a differenza di quelli "normali" contengono molte più vitamine e antiossidanti (fino al 40% in più) e pare che siano anche più dolci. Li hanno creati i ricercatori del Victoria's Department of Primary Industries (DPI) in Australia in collaborazione con il New Zealand Institute for Plant & Food Research e, secondo le intenzioni sarebbero stati prodotti proprio per contrastare e ridurre i casi di malattie cardiache e il cancro. Il dr. Rod Jones e il suo team hanno testato ben 400 varietà di broccoli - frutto di una partnership tra il DPI e diverse grandi aziende – e alla fine hanno selezionato quella che è stata ritenuta la migliore in quanto ritenuta più ricca di sostanze antiossidanti, in particolare il sulforafano, e da qui sono nati i Booster Broccoli. Con questo nuovo ortaggio possiamo fare del bene in più modi, hanno dichiarato gli scienziati. Miglioriamo la salute delle persone che possono consumare verdure di cui conosciamo bene i pregi e miglioriamo la rendita dei coltivatori che possono vendere a miglior prezzo questo prodotto "di marca". Booster Broccoli è prodotto dalla Vital Vegetables. (fonte: lastampa.it)

«Lampade solari cancerogene» 01/08/2009 13:13
Niente più dubbi. Le lampade abbronzanti sono cancerogene e, soprattutto se l’abitudine al lettino solare inizia da giovanissimi, aumentano notevolemente i rischi di tumore cutaneo, anche di una forma aggressiva come il melanoma. Sono le conclusioni dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), che ha deciso di alzare il livello di rischio delle apparecchiature Uv, passandole dalla categoria di «probabili cancerogeni» a quella di «cancerogeni per l’uomo». «PROVE SUFFICIENTI» - «L’analisi di oltre 20 studi epidemiologici dimostra che il rischio di melanoma aumenta del 75 per cento se l’uso delle apparecchiature abbronzanti inizia prima dei 30 anni» spiegano in un comunicato gli autori della revisione (20 ricercatori di nove paesi diversi). Non solo, risulta altrettanto evidente che le lampade espongono anche a rischi più elevati di melanoma oculare. «Tutto ciò – riassumono i ricercatori – rafforza le raccomandazioni dell’Oms di evitare lampade solari e proteggersi dall’esposizione eccessiva al sole». Il rapporto completo appare sul numero di agosto della rivista Lancet Oncology . C’E’ CHI RISCHIA DI PIÙ - Con la nuova classificazione, lettini e docce solari vanno dunque ad affiancare fattori di rischio come l’amianto, gli alcolici, il fumo, l’epatite o il radon (questi agenti, infatti, compaiono nella lista di cancerogeni «gruppo uno» dell’Iarc). Dire che sono fattori di rischio certi per i tumori significa anche dire che sono egualmente pericolosi? «Non direi – risponde Natale Cascinelli, referente del programma melanoma dell’Organizzazione mondiale della sanità -. L’amianto è pericoloso per tutti, così come le sigarette. I raggi Uv sono pericolosi soprattutto per chi appartiene al fototipo uno: pelle e occhi chiari, capelli rossi o biondi». E l’esempio classico è il «paradigma degli Scozzesi»: «In Scozia ci sono 13-15 casi di melanoma ogni 100mila abitanti. Fra gli scozzesi emigrati nel Queensland, «the sunshine state» in Australia, la cifra sale a 63 ogni 100mila, proprio per la combinazione micidiale fra caratteristiche genetiche e esposizione ambientale. In Europa l’incidenza del melanoma è massima in Scozia , Svezia e Norvegia, dove di certo non abbonda il sole, ed è invece più bassa nei paesi Mediterranei». LAMPADE PIU’ PERICOLOSE DEL SOLE? – Si parla spesso degli effetti benefici del sole, che fra le altre cose, stimola la produzione di vitamina D, alleata nella prevenzione di molte malattie, compresi alcuni tumori. Eppure l’Iarc classifica le radizioni solari come cancerogeni del gruppo 1 sin dal 1992. «Certo che il sole è un cancerogeno, quello mal preso, senza filtri e senza precauzioni – spiega Giovanni Leone, responsabile del servizio di fotodermatologia dell’Istituto San Gallicano di Roma –. In teoria il meccanismo di cancerogenesi è lo stesso per i raggi solari e per quelli delle lampade. Ma il sole fa parte del nostro ambiente naturale, ne abbiamo bisogno. Al contrario, le lampade sono uno strumento spinto dal mercato della bellezza. Emettono radiazioni Uva anche sette o otto volte superiori a quelle che si possono assorbire in una giornata di sole». Ma non aiutano a preparare la pelle alla spiaggia? «E’ una sciocchezza, una vecchia credenza. L’abbronzatura prodotta dagli Uva – prosegue Leone - non è protettiva, a differenza di quella solare, che è un fenomeno decisamente più completo. Se proprio le lampade si devono usare, che almeno ci siano informazione, controlli e prevenzione». VUOTO NORMATIVO – E non è solo il mondo scientifico a chiedere regole per l’industria del colorito dorato (13mila esercizi autorizzati più qualche migliaio non autorizzati, comprese apparecchiature sparse in hotel, palestre, negozi di parrucchieri), ma anche quello politico. A fine giugno, i senatori radicali-Pd Donatella Poretti e Marco Perduca hanno presentato un’interrogazione al ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali Maurizio Sacconi e al ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, ricordando che la legge sull’attività di estetista (legge n. 2 del 1990) prevedeva norme per regolare caratteristiche tecniche, cautele, modalità di regolazione e esercizio (compresa la formazione degli addetti) delle apparecchiature elettromeccaniche usate nei beauty center. Tali norme dovevano essere emanate entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge, invece sono passati 19 anni. Solo la Regione Piemonte ha prodotto nel 2003 un regolamento regionale che prevede sanzioni fino alla chiusura dell’attività. CHI CONTROLLA CHI? - Chi controlla che un quindicenne non si arrostisca in un lettino solare un giorno sì e uno no? E quanti gestori rimanderebbero indietro un cliente pel di carota? Alzi la mano chi non è mai entrato in un solarium andando dritto verso la cabina, senza che nessuno si sognasse di regolare prima tempi e intensità adatti. «Servono subito norme – insiste Giovanni Leone - che definiscano l’obbligo di qualifica per il personale che gestisce le attrezzature, di informazione all’utenza dei potenziali rischi, di selezione dell’utenza in base a fattori di rischio, come l’età e il tipo di pelle». NIENTE SOLARIUM PER I RAGAZZI – In Francia, oltre a promuovere controlli a tappeto sugli esercizi, è stato vietato ai minorenni l’uso dell’abbronzatura artificiale, come raccomandato da Oms e Unione Europea, mentre Germania e Gran Bretagna ci stanno pensando. Negli Stati Uniti le norme sono generalmente severe, sempre con un occhio di riguardo per i teenager. «Tanto più giovane è l’individuo, tanto meno i melanociti sono maturi e pronti a reagire alle radiazioni Uv» ammonisce Cascinelli. Meglio allora che i giovanissimi si accontentino del colorito di una giornata all’aperto. USARE LA TESTA – In generale vale l’invito al buon senso, ribadisce Cascinelli: «Quando si va a fare una lampada bisogna comportarsi come quando si prende il sole, occorre procedere con gradualità. Se una persona pallida dopo l’inverno ha fretta di abbronzarsi e fa un lettino da venti minuti è come se si sdraiasse al sole cocente di mezzogiorno! E le scottature sono un segnale d’allarme, sia al sole sia dall’estetista, da non sottovalutare». Meglio darsi una regolata e, in caso di dubbi, chiedere al dermatologo. (fonte: corriere.it)

Un intenso esercizio fisico dimezza il rischio di cancro 01/08/2009 13:10
Il fatto che una regolare attività sportiva aiuti il benessere fisico generale è cosa nota. Oggi, però, arriva una nuova conferma del fatto che lo sport riduce significativamente le possibilità di ammalarsi di cancro. Ad affermarlo è uno studio finlandese pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, secondo il quale il rischio di sviluppare tumori diminuisce sensibilmente - fino in alcuni casi a dimezzare – se si fanno 30 minuti di intenso esercizio quotidiano, grazie al consumo di ossigeno che questo comporta. SIAMO UN PAESE DI PIGRI – Una notizia che dovrebbe contribuire a invogliare anche gli italiani più pigri. Stando alle statistiche più recenti , infatti, sono più di 17 milioni gli sportivi in Italia, ma solo 3,5 milioni sono coloro che fanno agonismo e i tesserati di qualche federazione. Ben il 41 per cento dei connazionali, invece, non muove un dito. Sebbene sia ormai stato provato da diversi studi che l’attività fisica aiuta a prevenire molte malattie, quali diabete e obesità, cardiopatie e tumori: nella prevenzione del cancro del seno e del retto, ad esempio, il 30 per cento è dovuto alla buona attività fisica. E cifre alla mano, uno studio statunitense (pubblicato nel 2008 sul Journal of the National Cancer Institute) su 65 mila donne tra i 24 e i 42 anni aveva dimostrato che praticare sport fin dall’età dello sviluppo riduce del 23 per cento il rischio di un tumore mammario in pre-menopausa. LO STUDIO – Ora i ricercatori hanno seguito per circa 17 anni 2.560 uomini della Finlandia dell’est, di età compresa tra i 42 e i 61 anni, senza precedenti di cancro in famiglia. Misurando l’attività fisica in Met (ovvero l’equivalente metabolico del consumo di ossigeno) sembra che, in assenza di fattori influenzanti - come consumo il eccessivo di alcol e fumo o soprappeso -, coloro che arrivano a una media di 5.2 Met per circa 30 minuti al giorno dimezzano il rischio di cancro rispetto a chi fa meno attività sportiva. Secondo la ricerca, camminare per mezz’ora corrisponde a 4,2 Met, fare jogging equivale a 10,1, il giardinaggio fa consumare 4,3 Met e andare in bicicletta al lavoro 5,1. PREVENZIONE ANTICANCRO - Circa i due terzi delle neoplasie sono direttamente o indirettamente correlati con il tabacco e un regime alimentare non corretto. Teoricamente l’abolizione del fumo, una dieta più appropriata, una vita più sana in un ambiente meno inquinato possono drasticamente ridurre l’incidenza del cancro. Inoltre, numerosi esperti in oncologia ricordano che sarebbe buona regola fare almeno mezz’ora al giorno di esercizio, alternando lo sport alla semplice attività motoria (come passeggiare o salire le scale). Tutto questo con l’obiettivo di mantenere un peso corporeo desiderabile: molti studi, infatti, hanno provato come un’eccessiva introduzione calorica e l’obesità siano in relazione con un’aumentata mortalità per alcune neoplasie, tra le quali i tumori del colon, della mammella, dell’utero e della prostata. (fonte: corriere.it)

Smettere di fumare migliora la salute del cuore 19/07/2009 20:02
Smettere di fumare non ridurrà immediatamente il rischio di tumore al polmone ma almeno produrrà degli immediati benefici per il cuore. Gli effetti del fumo sul cuore sono stati al centro di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Feinstein Institute for Medical Research (Manhasset, NY - USA). I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista dell'American College of Chest Physicians (Chest, Luglio 2009). In base a quanto osservato dai ricercatori, le persone che smettono di fumare hanno dei benefici immediati sul cuore e in generale su tutto l'apparato cardiovascolare. Gli studiosi, effettuato una serie di analisi su un gruppo di donne che avevano deciso di smettere di fumare, hanno analizzato dei particolari biomarcatori correlati a specifiche infiammazioni dell'apparato cardiovascolare. Analizzando i dati raccolti si è rilevato un aspetto molto interessante. Nel momento in cui le pazienti smettevano di fumare, e di conseguenza cessava l'introduzione delle sostanze tossiche presenti nel fumo di sigaretta, nell'organismo vi era una consistente diminuzione del fattore di necrosi tumorale (TNF), del recettore solubile TNF di tipo I e II e della Molecola-1 di adesione delle cellule vascolari (VCAM-1). Smettere di fumare non può che fare bene al nostro organismo. Anche se i risultati di alcune ricerche hanno dimostrato che una volta abbandonato il vizio del fumo servono degli anni per ridurre i rischi per la salute, in alcuni casi, come nelle patologie legate all'apparato cardiovascolare, i benefici potrebbero essere immediati. (fonte: universionline.it)

Danni del sole: le proprietà del tè verde in spray per prevenire il tumore alla pelle 09/07/2009 20:13
Le proprietà del tè verde sono ormai note e il suo potere antiossidante è tra i più apprezzati. Adesso si aggiunge alla lista dei benefici anche la capacità di intervenire positivamente nella prevenzione dei tumori alla pelle se usato sotto forma di spray, attualmente alla fase dei test clinici, prima e dopo l’esposizione solare. A Cleveland, nell’Ohio, si stanno studiando gli effetti immunitari dei polifenoli contenuti nel tè verde sulle cellule della pelle: un campione di volontari è stato sottoposto a esposizione ai raggi ultravioletti dopo un trattamento con spray al tè verde e le loro cellule si sono rivelate più resistenti ai danni provocati dai raggi UV rispetto a chi non aveva usufruito del trattamento. Ottime prospettive, dunque, nella prevenzione dei danni del sole. (fonte: benessereblog.it)

Mangiare grassi animali può aumentare il rischio di cancro al pancreas 30/06/2009 23:09
Il cancro al pancreas è uno dei tipi di patologie più a rischio mortalità tra quelle conosciute. Riuscire a prevenirlo è senz’altro tra le azioni migliori che si possano compiere. Una di queste, potrebbe essere quella di assumere pochi grassi animali per mezzo di carne rossa e prodotti lattiero caseari. Questo è quanto suggerisce una nuova ricerca pubblicata sul "Journal of the National Cancer Institute". In questo nuovo studio, condotto dal dr. Rachael Z. Stolzenberg-Solomon della Divisione Cancer Epidemiology and Genetics presso il National Cancer Institute di Bethesda, sono stati analizzati i dati raccolti dal National Institutes of Health - AARP Diet and Health Study da più di 500mila persone. I partecipanti alla ricerca hanno dovuto compilare un questionario riguardante le abitudini alimentari tra il 1995 e il 1996, per poi essere seguiti per una media di 6 anni valutando lo stato di salute e le eventuali diagnosi di cancro al pancreas. Dai risultati è emerso che gli uomini e le donne che avevano consumato grandi quantità di grassi animali mostravano rispettivamente un tasso maggiore del 53% e 23% di casi di cancro pancreatico rispetto a coloro che consumavano meno grassi. In media, il rischio di tumore al pancreas era del 36% maggiore nei soggetti che consumavano molti grassi animali. I ricercatori hanno commentato i risultati suggerendo che vi sia una possibile correlazione tra l’assunzione di grassi animali da carne rossa e prodotti lattiero caseari nel maggiore rischio di cancro pancreatico. Al contrario non vi sono evidenze di sorta nell’assunzione di grassi polinsaturi da fonti vegetali. (fonte: lastampa.it)

Il tè verde attivo nel ridurre la progressione del cancro alla prostata 23/06/2009 17:37
Ancora il tè verde protagonista di un nuovo studio grazie ai suoi numerosi effetti sulla salute. Questa volta a dichiarare che le sostanze contenute in questa pianta possono rallentare il carcinoma della prostata, sono ricercatori statunitensi della Louisiana. Secondo questo nuovo studio condotto da un team di ricercatori del "Weiller Cancer Center, Louisiana State University Health Sciences Center-Shreveport", coordinati dal dr. James A. Cardelli, gli uomini che consumano tè verde mostrano una riduzione nel siero dei bio-marcatori predittivi la progressione del tumore. Lo studio è stato eseguito su 26 uomini di età compresa tra i 41 e i 72 anni, tutti con diagnosi di carcinoma della prostata e con in previsione l'asportazione della prostata (prostatectomia radicale). Ai pazienti sono stati fatte assumere quattro capsule al giorno contenenti Polyphenon E, che equivalgono, come concentrazione di elementi, a circa 12 tazze di tè verde mediamente concentrato. La supplementazione è durata in tutto 73 giorni. Tuttavia, alcuni pazienti ne hanno beneficiato per soli 12 giorni, altri di più. Nel totale la media è stata di 34,5 giorni, fino al giorno prima dell’intervento chirurgico. Le analisi condotte al termine della ricerca hanno evidenziato una significativa riduzione del livello dei marcatori. In alcun pazienti ha addirittura sfiorato il 30%. Purtroppo, dichiarano gli scienziati, questo studio non è stato randomizzato; cosa che avrebbe dato la possibilità di essere certi che i buoni risultati sono imputabili unicamente al tè verde e non ad altri fattori come una modifica in positivo dello stile di vita o altri. (fonte: lastampa.it)

Il te' verde per trattare una forma incurabile di leucemia 09/06/2009 15:06
Un composto chimico presente nel te verde sembra in grado di ridurre il numero dei globuli bianchi in una forma incurabile di leucemia: è quanto sostiene uno studio condotto presso la Mayo Clinic di Rochester in Minnesota e pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology. I ricercatori, visionando altri studi che avevavo già evidenziato l'utilità del te verde in queste forme tumorali e in particolare l'utilità di una molecvola chiamata epigallocatechina, EGCG, hanno somministrato a 33 pazienti affetti da una forma incurabile di leucemia, ai primi stadi e senza sintomi, capsule contenenti da 400 a 2000 mg di EGCG. Anche usando un dosaggio di EGCG molto elevato gli effetti collaterali sono stati minimi. Più alta è stata la dose di EGCG somministrata migliore è stata la risposta biologica con una significativa riduzione nella conta dei globuli bianchi soprattutto nei pazienti che hanno ricevuto EGCG ad una dose compresa fra 1200 e 2000 mg. Dai primi studi, quindi, sembra che una tempestiva somministrazione di EGCG a dosi elevate nelle primissime fasi della malattia possa stabilizzare la malattia stessa. (fonte: sanihelp.it)

Un "nuovo" cereale combatte obesità e cancro 27/05/2009 10:56
È opera di un ricercatore dell’Università dell’Illinois: il dr. Soo-Yeun Lee, professore di scienza dell'alimentazione e della nutrizione. Il "nuovo" cereale a base di soia, a cui avrebbe donato un delizioso aroma di cannella, sarebbe in grado di combattere l’obesità e ridurre il rischio di cancro alla prostata e al seno. La soia, già utilizzata nella preparazione di molti prodotti a base di cereali per la colazione, non era ancora stata usata come base o ingrediente principale. Ora, con questo nuovo prodotto, si può fruire di un alimento bilanciato senza gli elevati contenuti in grassi o zuccheri dei normali cereali da colazione. La soia, infatti, possiede 10 g di proteine e 5 g di fibre per tazza. In questo modo, si può fare una colazione nutriente e che rende sazi fino all’ora di pranzo. Evitando di mangiare fuori pasto, magari ingurgitando poco sani spuntini che favoriscono il sovraccarico proteico e il sovrappeso. Il prof. Lee ricorda che consumare proteine della soia aiuta a ridurre il rischio di tumori al seno e alla prostata, in più riduce il livello di colesterolo nel sangue. Per questo e altri motivi, come la protezione contro l’osteoporosi, è bene introdurre la soia nella propria dieta, in particolare a colazione. Lee e colleghi stanno lavorando per dare al loro supercereale un sapore più adatto ai gusti delle persone comuni, nonostante affermino che quello che già possiede ora – un aroma di cannella – è stato giudicato buono. Una volta trovato il sapore "migliore" il prodotto potrà essere immesso sul mercato. (fonte: lastampa.it)

Le domande più frequenti sull'Influenza suina 27/04/2009 18:52
Cos'è l'influenza suina? L'influenza suina è una malattia respiratoria acuta dei maiali causata da virus influenzali del tipo A, che causano abitualmente epidemie di influenza tra i suini. I virus dell'influenza suina causano alti livelli di malattia e bassa mortalità nei maiali. Tali virus possono circolare tra i maiali in tutti i mesi dell'anno, ma la maggior parte delle epidemie si manifestano nel tardo autunno e in inverno, così come accade per le epidemie nella popolazione umana. Il virus dell'influenza suina classica (virus influenzale A/H1N1) è stato isolato per la prima volta negli anni Trenta del secolo scorso. Quanti sono i virus dell'influenza suina? Come tutti i virus influenzali anche quelli dell'influenza suina mutano continuamente: i maiali possono essere infettati dai virus dell'influenza aviaria così come da quelli dell'influenza suina. Quando virus influenzali di differenti specie animali infettano i suini, i virus possono andare incontro a fenomeni di "riassortimento" e nuovi ceppi che sono un mix di virus umani/aviari/suini possono emergere. Nel corso degli anni, si sono manifestate diverse varianti di virus influenzali suini ; al momento, nei maiali sono stati identificati 4 sottotipi principali di virus influenzali di tipo A : H1N1, H1N2, H3N2 e H3N1. Comunque, la maggior parte dei virus isolati recentemente nei maiali sono stati H1N1. L'influenza suina può infettare l'uomo? I virus dell'influenza suina non infettano normalmente l'uomo. Comunque, possono verificarsi infezioni umane sporadiche con virus influenzali suini. Comunemente questi casi di infezione umana da virus influenzali suini si manifestano in persone con esposizione diretta ai maiali (per esempio lavoratori addetti ad allevamenti e industrie suinicole, frequentatori di fiere zootecniche) . Quali sono i sintomi dell'influenza suina nell'uomo? I sintomi dell'influenza suina sono simili a quelli della "classica" influenza stagionale e comprendono: febbre, sonnolenza, perdita d'appetito, tosse. Alcune persone hanno manifestato anche raffreddore, mal di gola, nausea, vomito e diarrea. Come l'influenza stagionale, anche quella suina può causare un peggioramento di patologie croniche pre-esistenti e in passato sono stati segnalati casi di complicazioni gravi (polmonite e insufficienza respiratoria) e decessi associati ad infezione da virus dell'influenza suina. Quanto è grave l'influenza suina nell'uomo? Come l'influenza stagionale, l'infezione da virus influenzale suino nell'uomo può presentarsi in forma lieve o grave. Le persone possono prendere l'influenza suina mangiando carne di maiale? No, i virus dell'influenza suina non sono trasmessi dal cibo; non si può contrarre l'influenza suina mangiando maiali o prodotti a base di carne di maiale. In ogni caso è bene, a titolo precauzionale, cuocere la carne a temperatura interna di 70-80 °gradi. In tal modo si uccide il virus dell'influenza suina, così come gli altri batteri e virus. Come si trasmette l'influenza suina? I virus influenzali possono essere trasmessi direttamente dai maiali all'uomo e dall'uomo ai maiali. Le infezioni umane con virus influenzali di origine suina si manifestano con maggiori probabilità in persone che hanno contatti ravvicinati con i suini, come negli allevamenti o nelle fiere zootecniche. E' possibile anche la trasmissione da persona a persona. Si ritiene che ciò accada con le stesse modalità di trasmissione dell'influenza stagionale, cioè attraverso la diffusione di goccioline di secrezioni naso-faringee con la tosse e lo sternuto. Le persone possono anche infettarsi toccando superfici contaminate con secrezioni infette e poi portando alla bocca e al naso le mani. Per questo il lavaggio delle mani è una misura molto importante per ridurre il rischio di infezione. Il virus di quest'epidemia in Messico e USA è contagioso? Ci sono evidenze, stabilite dai CDC (Centers for Disease Control and Prevention, Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) degli Stati Uniti d'America, che il virus responsabile dei casi negli Stati Uniti si sta diffondendo da persona a persona: comunque in questo momento non è possibile sapere quanto facile sia questa trasmissione. Come si può diagnosticare l'infezione da virus influenzali suini nell'uomo? Per la diagnosi di influenza suina A è necessario raccogliere un campione di secrezioni respiratorie (tampone nasale o faringeo) entro i primi 4 – 5 giorni dall'inizio dei sintomi (quando è maggiormente probabile che la persona elimini i virus). Comunque, alcune persone e in particolar modo i bambini possono eliminare il virus influenzale per 10 giorni e più. L'identificazione del virus dell'influnza suina richiede l'invio del campione ad un laboratorio di riferimento della rete Influnet, con il coordinamento dell'Istituto superiore di sanità. Quali farmaci possono essere usati per trattare le infezioni da virus influenzali suini nell'uomo? Sono disponibili diversi tipi di farmaci antivirali per il trattamento dell'influenza: amantadina, rimantadina, oseltamivir e zanamivir. Mentre la maggior parte dei virus dell'influenza suina si sono rivelati suscettibili a tutti e quattro i farmaci, i virus influenzali suini isolati recentemente dagli uomini sono resistenti alla amantadina e alla rimantadina; pertanto solo oseltamivir e zanamivir sono raccomandati per il trattamento / prevenzione dell'influenza umana da virus influenzale suino. Esiste già un vaccino efficace contro l'influenza suina? Gli esperti sono al lavoro. Il primo passo è conoscere tutte le caratteristiche del virus. Le sta analizzando da il Centro Novartis Vaccines and Diagnostics di Siena diretto da Rino Rappuoli. Dal 1997 lo stesso gruppo di esperti sta lavorando a un vaccino pre-pandemia, basato sul virus H5N1 diffuso nel 1997 a Hong Kong e, grazie all'esperienza accumulata in questi anni, secondo Rappuoli sarà possibile produrre i primi milioni di dosi in meno di sei mesi. Quante epidemie di influenza suina si conoscono? Probabilmente l'epidemia più conosciuta è quella che ha colpito i soldati di Fort Dix , New Jersey (USA), nel 1976, con circa 200 casi tra i soldati presenti nel campo. Il virus causò malattie con segni radiologicamente evidenti di polmonite in almeno 4 soldati e 1 decesso: tutti i colpiti erano precedentemente in buona salute . Il virus si era trasmesso attraverso contatti stretti nel corso di sedute di addestramento, con trasmissione limitata al di fuori di questo contesto. Si ritiene che il virus abbia circolato per un mese, per scomparire spontaneamente. La fonte del virus, il momento esatto della sua introduzione a Fort Dix e i fattori che possono avere influenzato la sua diffusione e durata sono sconosciuti. L'epidemia potrebbe essere stata causata da un virus animale introdotto in contesto di particolare affollamento nel periodo invernale. Il virus influenzale suino isolato dai soldati di Fort Dix fu denominato A/New Jersey/76 (Hsw1N1). L'episodio fu alla base di una estesa campagna di vaccinazione antinfluenzale nel 1977. Fonte: CDC (Centro controllo prevenzione malattie) e Ministero Lavoro, Salute e Politiche Sociali - Direzione generale Prevenzione sanitaria

Prevenire i tumori con l'autopalpazione del seno 16/04/2009 10:12
I pareri sono spesso contrastanti. C’è chi sostiene che l’autopalpazione non sempre serve perché quando si avverte un nodulo con le proprie mani significa che ha già raggiunto dimensioni troppo elevate. Altri invece affermano che è indiscutibilmente un valido aiuto e può diagnosticare in tempo un eventuale tumore. «Scoprire e trattare in modo tempestivo un nodulo piccolo è di fondamentale importanza per la terapia: se si riesce ad identificare un tumore in fase precoce le probabilità di guarigione sono vicine al 90%» afferma la Dott.ssa Virginia Cirolla, medico chirurgo-senologo con formazione specifica in prevenzione dei tumori. Per eseguire l’autopalpazione e l’autoesame serve una mezz’ora al mese e uno specchio, è semplice e non richiede particolari capacità, l’importante è che venga eseguito sempre nello stesso periodo del ciclo. «Prima la donna inizia a praticare l'AES (in inglese Breast Self Examination) e più conosce il suo seno perché l'importante non è saper fare la palpazione quanto capire se ci sono variazioni nel tempo» sottolinea il dott. Antonio Michele de Nicolò, specialista in ginecologia e ostetricia, che prosegue «L’autoesame viene effettuato mediante autopalpazione». «L’autoesame e l’autopalpazione servono a controllare che nel seno non ci siano noduli o irregolarità nuove rispetto a quelle avvertite in passato. È opportuno eseguirli una volta al mese preferibilmente nello stesso periodo del ciclo perché le variazioni ormonali cambiano l’aspetto e la consistenza del seno» aggiunge la dr.ssa Cirolla. Come si esegue a livello pratico? Abbiamo domandato alla dottoressa Cirolla. «L’autoesame si esegue davanti allo specchio, in più posizioni. Si comincia con le braccia distese lungo i fianchi, per controllare che non ci siano irregolarità del capezzolo o alterazioni del profilo e della superficie del seno come, per esempio, un gonfiore localizzato. Ricordiamo che piccole variazioni da destra a sinistra sono frequenti, quasi di norma anche nei seni normali; quindi l’occhio si deve concentrare su eventuali variazioni nel corso del tempo. Per questo bisognerebbe eseguire l’esame con regolarità. In seguito si mettono le braccia allungate sulla testa, e anche in questo caso bisogna fare caso a eventuali variazioni del seno come alterazioni della pelle o cambiamenti della superficie, rispetto all’autoesame precedente. Dopodiché si mettono le mani sui fianchi e si preme con energia in modo da contrarre e tendere i muscoli pettorali il più possibile. Anche qui, è necessario verificare che non vi siano irregolarità e differenze tra i due seni». E l’autopalpazione? «Anche l’autopalpazione prevede più controlli: primo si effettua palpando con delicatezza il seno, per esaminarlo: mettendo il braccio destro in alto e con il braccio sinistro palpiamo il seno effettuando una leggera pressione. Si ripete la stessa procedura anche per il seno sinistro invertendo la posizione delle braccia. L’esame prosegue in posizione sdraiata per il seno sinistro. È utile mettere un cuscino sotto la spalla sinistra con la mano sinistra sotto la nuca in modo da appiattire i seni e, a questo punto, si preme con delicatezza sul seno in modo che diventi piatto effettuando movimenti circolari e concentrici. Dopo aver esaminato con cura tutto il seno, si ripete la sequenza sull’altro lato invertendo la posizione. Per eseguire l’autopalpazione descritta possono essere utilizzati tre tipi di movimenti della mano: movimenti circolari, concentrici, in senso orario, dall’alto verso il basso, dal basso verso l’alto e viceversa, oppure movimenti radiali. Si consiglia di scegliere il movimento che risulta più facile e utilizzarlo nell’esame mensile. Alla fine dell’autopalpazione, si stringe il capezzolo in senso ispettivo premendo con l’indice e il pollice, con delicatezza, per controllarne la fuoriuscita di secrezione e individuare la natura della secrezione: se è rosa, lattescente, trasparente ecc. da comunicare poi al proprio senologo di fiducia». «Le secrezioni del capezzolo bianche o gialline non devono spaventare mentre secrezioni rosse o marroncine impongono un controllo presso un medico» aggiunge il dott. Antonio De Nicolò. (fonte: lastampa.it)

Aglio contro il cancro. Nuove conferme 16/04/2009 10:11
Anche se a periodi alterni, l’aglio è sempre stato ammantato di un alone da rimedio utile contro diversi disturbi: dalla pressione alta, al più comune raffreddore, fino ad arrivare al più temuto cancro. Un nuovo studio, oggi, suggerisce che l’aglio utilizzato regolarmente nelle diete può avere buoni effetti protettivi nei confronti del cancro e, in più, proprietà attive che possono inibire, ritardare o addirittura invertire il processo di cancerogenesi umana. I risultati di questo studio sono stati presentati al simposio internazionale sulle “Nuove frontiere in Ematologia e Oncologia”. Secondo quanto riferito dai ricercatori indiani, la perossidazione lipidica conosciuta per i danni che provoca alle cellule, svolge un ruolo nocivo verso tutti i tumori della pelle compresa la cancerogenesi. Nello studio condotto sui topi si è dimostrato come una carcinogenesi della pelle indotta tramite un composto chimico detto “Dmba” sia stata contrastata dall’aglio che ha inibito il processo di ossidazione dei lipidi, proteggendo le cellule dagli attacchi delle molecole ossidate. Vi è stata anche una migliore risposta ai trattamenti chemioterapici nei topi a cui è stato fatto il trattamento con l’aglio prima e dopo l’induzione della carcinogenesi. «L’assunzione di aglio ritarda la formazione di papillomi negli animali e, contemporaneamente, riduce le dimensioni e il numero di papillomi che si riscontra anche nell’istologia della pelle dei topi trattati» conclude la relazione dei ricercatori presso il Dipartimento di Chemioprevenzione del cancro del Chittaranjan National Cancer Institute di Kolkata, India. (fonte: corriere.it)

I broccoli prevengono il cancro allo stomaco 09/04/2009 16:31
Uno studio giapponese dell’università Johns Hopkins, ci fa sapere che mangiare circa 70 grammi di broccoli al giorno, per almeno due mesi, potrebbe prevenire gastriti, ulcere e addirittura proteggere dal cancro allo stomaco. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Cancer Prevention Research, i broccoli sono ricchi di sulforafano, una sostanza che favorisce la produzione di enzimi che proteggono contro infiammazioni e attacchi al DNA. Il sulforafano è già noto essere un ottimo antibiotico contro il batterio dell’ Helicobater pylori, responsabile di gastriti e ulcere, ma è la prima volta che la sua azione viene correlata anche alla prevenzione del cancro. Durante la ricerca, 25 persone hanno mangiato 70 grammi di broccoli per due mesi; alla fine della somministrazione non solo queste persone avevano degli enzimi protettivi più alti, ma i livelli di infiammazione e infezione erano più bassi, rispetto all’inizio della dieta. Cominciare a introdurre 70 grammi di broccoli nella dieta sembra essere, quindi, un ottimo suggerimento, al fine di prevenire malattie gravi quali il cancro, e per cominciare a proteggersi quotidianamenti da lievi disturbi e bruciori di stomaco. (fonte: benessereblog.it)

Il tumore al seno si combatte con tè verde e funghi 29/03/2009 18:06
Le donne che mangiano funghi e bevono tè verde in abbondanza potrebbero abbassare il loro rischio di sviluppare il cancro al seno, secondo uno studio condotto in Cina su oltre 2.000 soggetti. I ricercatori hanno scoperto che le donne che mangiavano più funghi, freschi o secchi, avevano il rischio più basso di ammalarsi di tumore al seno e che il rischio si riduceva ancora di più se le stesse donne bevevano anche tè verde ogni giorno. "I risultati del nuovo studio suggeriscono che la dieta tradizionale cinese può aiutare a spiegare la minore incidenza del cancro al seno in Cina", ha spiegato la Dr.ssa Min Zhang. La ricerca, pubblicata dall'International Journal of Cancer, è stata condotta nel sud-est della Cina e ha coinvolto 1.009 pazienti con cancro al seno di età compresa fra 20 e 87 anni e un uguale numero di donne sane della stessa età; a tutte è stato sottoposto un questionario sulle abitudini alimentari. Le donne che mangiavano più funghi freschi (10 grammi o più al giorno) avevano circa due terzi di probabilià in meno di sviluppare il cancro al seno delle donne che non ne mangiavano; le donne che mangiavano 4 grammi o più di funghi secchi al giorno avevano un rischio dimezzato e quelle che mangiavano funghi e in più bevevano ogni giorno tè verde avevano solo l'11-18% del rischio di cancro al seno rispetto alle donne che non bevevano te' verde e non mangiavano funghi. (fonte: esseredonnaoggi.it)

Gli Omega-3 riducono il rischio di cancro della prostata 29/03/2009 18:05
Degli effetti benefici degli omega 3 se n'è già parlato molto, ma probabilmente c'è ancora molto da scoprire su come agiscano e quali possano essere tutte le aree di applicazione. Una di queste riguarda la protezione sul temibile cancro alla prostata che, oggi, si arricchisce di una nuova importante scoperta. La notizia giunge dai ricercatori statunitensi dell'Università della California a San Francisco, i quali hanno dichiarato che "precedenti ricerche hanno dimostrato una protezione contro il cancro alla prostata, ma questo è uno dei primi studi per dimostrare la protezione avanzata contro il cancro alla prostata e l'interazione con il gene della COX-2" I ricercatori hanno eseguito un'analisi su 466 uomini con diagnosi di carcinoma della prostata aggressivo e 478 uomini sani. Di questi ne è stata valutata e controllata la dieta. Il gruppo di uomini che hanno consumato molti acidi grassi omega-3 a lunga catena ha mostrato un 63% di riduzione dei rischi di cancro alla prostata aggressivo rispetto agli uomini che hanno assunto basse dosi di omega 3. I ricercatori hanno poi valutato l'effetto degli omega-3 tra gli uomini con la variante in rs4647310 COX-2, un noto gene infiammatorio. Dai risultati è emerso che gli uomini che presentano una basso livello di omega-3 e questa variante hanno più di cinque volte un maggiorerischio di cancro alla prostata avanzato. Invece gli uomini con un elevato apporto di acidi grassi omega-3 hanno mostrato una sostanziale riduzione del rischio. (fonte: lastampa.it)

Frutta e verdura riducono il rischio di tumori 29/03/2009 18:03
Buone notizie per i vegetariani: da uno studio pubblicato sull' American Journal of Clinical Nutrition, emerge che il tasso d’incidenza del cancro è significativamente più basso tra chi non mangia carne. Lo studio, condotto nel Regno Unito, ha preso in esame i dati provenienti da 52.700 uomini e donne, reclutate negli anni ’90. Ma un altro aspetto interessante, destinato ad aprire un nuovo filone di ricerche, è emerso sempre da questo studio: tra coloro che hanno sviluppato, pur essendo vegetariani, un tumore, si è trattato principalmente della forma di tumore del colon-retto, una malattia sino ad oggi collegata al consumo di carne rossa. Nonostante i ricercatori ricordino che è ampiamente raccomandato mangiare cinque porzioni di frutta e verdura al giorno per ridurre il rischio di cancro e di altre malattie, fanno però notare che vi sono poche prove sul fatto che questa riduzione del rischio sia esclusiva di una dieta vegetariana. Inoltre sarà necessario condurre nuove indagini per verificare una forte riduzione dell'incidenza del cancro nei vegetariani e nei consumatori di pesce. Gli scienziati inglesi hanno suddiviso le persone in quattro gruppi: vegetariani, vegan, mangiatori di carne e mangiatori di pesce. Le persone esaminate avevano un'età compresa tra i 20 e gli 89 anni e appartenevano entrambi i sessi. Confrontando i dati è emersa una minore incidenza di casi di tumore tra i vegetariani e quelli che consumano pesce rispetto a quelli che mangiano carne. Il Professor Tim Key, del Cancer Research UK, epidemiologista presso l'Università di Oxford, e uno degli studiosi che hanno firmato la ricerca, ha dichiarato che lo studio mostra un'interessante correlazione tra una riduzione del rischio di cancro e l'assunzione di verdure e pesce e ha invitato la comunità scientifica a porre attenzione a questo rapporto, per poter stabilire come e quanto una dieta di questo genere possa effettivamente agire positivamente sulla salute. Uno studio che apre nuove vie di indagine, ma non pone ancora dei puntelli fissi nella ricerca sul cancro. A dimostrare che il tumore è una malattia complessa e che tra i fattori che ne determinano lo viluppo giocano diversi elementi, la dieta, ma anche gli stili di vita in generale. (fonte: finanzainchiaro.it)

Contro Il Cancro Al Seno Funghi E Te' Verde, Ecco La Dieta Amica Delle Donne 23/03/2009 17:42
Le donne che mangiano funghi e bevono te' verde in abbondanza potrebbero abbassare il loro rischio di sviluppare il cancro al seno, secondo uno studio condotto in Cina su oltre 2.000 soggetti. I ricercatori, guidati dalla Dr.ssa Min Zhang, hanno scoperto che le donne che mangiavano piu' funghi, freschi o secchi, avevano il rischio piu' basso di ammalarsi di cancro al seno e che il rischio si riduceva ulteriormente se tali donne bevevano te' verde ogni giorno. In Cina, l'incidenza del cancro al seno e' quattro-cinque volte inferiore di quella dei Paesi occidentali, anche se i tassi sono aumentati negli ultimi decenni nelle aree piu' ricche del Paese asiatico. I risultati del nuovo studio suggeriscono che la dieta tradizionale cinese - che prevede molti funghi e grandi quantita' di te' verde - puo' aiutare a spiegare la minore incidenza del cancro al seno in Cina, dice la Dr.ssa Zhang, che insegna alla University of Western Australia, a Perth. La ricerca, pubblicata dall'International Journal of Cancer, e' stata condotta nel sud-est della Cina e ha coinvolto 1.009 pazienti con cancro al seno di eta' compresa fra 20 e 87 anni, e un uguale numero di donne sane della stessa eta'. A tutte e' stato sottoposto un questionario sulle abitudini alimentari. Le donne che mangiavano piu' funghi freschi (10 grammi o piu' al giorno) avevano circa due terzi di probabilita' in meno di sviluppare il cancro al seno delle donne che non ne mangiavano. Le donne che mangiavano 4 grammi o piu' di funghi secchi al di' avevano un rischio dimezzato. Inoltre, quelle che mangiavano funghi e in piu' bevevano ogni giorno te' verde avevano solo l'11-18% del rischio di cancro al seno rispetto alle donne che non bevevano te' verde e non mangiavano funghi. (fonte: cybermed.it)

Settimana di prevenzione del tumore della prostata 16/03/2009 15:52
Se in Italia ci sono ben 9,3 milioni di persone potenzialmente a rischio di tumore alla prostata è indispensabile, non solo poter trovare una cura efficace, ma anche e soprattutto poter prevenire questa grave patologia. In occasione della Settimana di prevenzione del tumore della prostata, organizzata dalla World Foundation of Urology e in programma dal 12 al 19 marzo 2009, il presidente Mauro Dimitri ha dichiarato che l'Italia è passata da una media incidenza a una alta incidenza di casi di tumore alla prostata. Secondo gli stessi dati della fondazione, ogni anno vengono diagnosticati 23mila nuovi casi contro i 17mila di tre anni fa. Le persone più a rischio sono gli obesi con un 47% di rischio in più di ammalarsi, ma anche la sedentarietà e una dieta scorretta possono concorrere al rischio. Ma ecco arrivare un nuovo allarme. Secondo uno studio condotto da un team di scienziati dell'Australia's National Drug Research Institute presso la Curtin University, bere più di due bicchieri al giorno di alcolici aumenta significativamente il rischio di cancro alla prostata. Il team internazionale di scienziati ha esaminato 35 studi per valutare il rapporto tra il livello di alcol e il rischio di sviluppare la malattia. Da questi dati è emerso che gli uomini che bevono più di 14 bicchieri di bevande alcoliche a settimana hanno circa un 20% in più di possibilità di sviluppare il cancro alla prostata rispetto a coloro che bevono meno. Mentre con altri tipi di cancro l'alcol rappresenta un fattore di rischio già con meno di due bicchieri al giorno, nei confronti del tumore alla prostata si sono evidenziati effetti a partire da due o più bicchieri, ha dichiarato la dottoressa Tanya Chikritzh a capo dello studio. Questi risultati vanno in contrasto con precedenti attività di ricerca che hanno suggerito che bere due o più bevande poco alcoliche al giorno potrebbe aiutare a prevenire gli attacchi di cuore. A tale proposito gli autori della ricerca dichiarano che sono necessari altri approfonditi studi per valutare i rischi e gli eventuali benefici per le differenti tipologie di malattie e i diversi livelli di assunzione di alcol. Tuttavia, gli scienziati raccomandano comunque di bere con moderazione. (fonte: lastampa.it)

Poche ore di sonno notturno aumentano il rischio di diabete, cancro e ictus 16/03/2009 15:50
Alcuni giorni fa è stata pubblicata da molti la notizia che il pisolino pomeridiano potrebbe predisporre al diabete, oggi dagli Usa arriva un nuovo studio che suggerisce un collegamento tra il dormire poche ore di notte e anormali livelli di zucchero nel sangue, e altri fattori, che mettono a serio rischio la salute. Lo studio condotto dai ricercatori dell'Università di Buffalo a New York ha messo in evidenza come le persone che hanno dormito meno di 6 ore a notte avessero 4,5 volte più probabilità di sviluppare anomali livelli di zucchero nel sangue. "Questo studio sostiene la prova che la crescente mancanza di sonno è associata a effetti negativi sulla salute" ha dichiarato la ricercatrice dottoressa Lisa Rafalson che ha presentato le sue conclusioni alla Conferenza sulle Malattie Cardiovascolari Epidemiologia e Prevenzione a Palm Harbor in Florida. Rafalson e colleghi hanno voluto accertare se la mancanza di sonno potesse essere collegata all'aumento del rischio di diabete di tipo 2, rischio che aumenta in caso di obesità e stili di vita sedentari. Per fare ciò hanno analizzato i dati di un grande studio durato sei anni, qui hanno identificato 91 persone il cui livello di zucchero nel sangue è aumentato durante il periodo di studio e li hanno confrontati con 273 persone i cui livelli di glucosio sono rimasti nella normalità. I dati hanno suggerito che le persone che dormono poco hanno maggiori probabilità di sviluppare alterazioni della glicemia (una condizione che può portare al diabete di tipo 2), rispetto a coloro che dormivano da 6 a 8 ore per notte. "Con i nostri risultati speriamo di incoraggiare ulteriori ricerche nel settore molto complesso del sonno e delle malattie collegate" hanno commentato i ricercatori. Diversi studi hanno dimostrato le conseguenze negative per la salute connesse al dormire troppo poco. Nei bambini, gli studi hanno mostrato che aumenta il rischio di obesità, depressione e ipertensione. Negli adulti aumenta il rischio di infezioni, malattie cardiache, ictus e cancro. Negli anziani aumenta il rischio di cadute. Secondo il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) americano, gli adulti in genere necessitano tra le 7 e le 9 ore di sonno notturno. (fonte: lastampa.it=

Calcio, un nuovo alleato contro i tumori femminili 01/03/2009 20:46
Yogurt, latte e formaggi magri nuovi alleati anti-cancro? Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine, che sembra dimostrare il potere benefico di un maggiore apporto di calcio nella dieta femminile come scudo contro i tumori. E’ cosa ormai che i latticini sono cibi amici della salute perché costituiscono ottima fonte di calcio, elemento essenziale per una corretta formazione e per la crescita delle ossa e dei denti. Ora, però, i ricercatori americani del National Cancer Institute di Bethesda forniscono buoni motivi in più per assumere dosi maggiori di questo elemento: diminuirebbe, nelle donne, il rischio di sviluppare un tumore in generale e, in particolar modo, un carcinoma del colon retto o una neoplasia dell’apparato digerente. LO STUDIO - I suggerimenti in arrivo dagli Usa si basano sui dati derivanti da 293.907 uomini e 198.903 donne che hanno preso parte ad un’indagine finalizzata a chiarire i rapporti fra regime alimentare e salute (AARP Diet and Health Study. I partecipanti hanno risposto, dal 1996 al 2003, a questionari mirati sulle loro abitudini a tavola e i risultati sono poi stati incrociati con gli elenchi che registrano i casi di tumore. Nell’arco di sette anni sono state identificate 39.965 neoplasie negli uomini e 16.605 nelle donne. Se per i maschi l’assunzione di calcio non si è dimostrata particolarmente importante, per le femmine pare giocare un ruolo fondamentale: il rischio di tumori appare, infatti, decisamente inferiore (circa il 23 per cento in meno) fra le signore che sono solite consumare fino a 1.800 milligrammi di calcio al giorno. L’apporto di calcio, secondo le stime dei ricercatori, sarebbe utile soprattutto a limitare la formazione di neoplasie del colon retto e dell’apparato digerente (contro i quali sembra avere effetti positivi anche per i maschi). LATTE E DERIVATI - La mancanza di calcio è una delle cause principali di osteoporosi, una patologia che colpisce soprattutto il sesso femminile. Motivo per cui gli specialisti hanno fissato una dose giornaliera raccomandata di calcio per le signore dai 50 anni in su (circa 1.000- 1.200 milligrammi) e consigliano di inserire nell’alimentazione quotidiana il latte e i suoi derivati (compresi yogurt, latte scremato e formaggi magri), ma anche alici, sgombri, sardine e, in misura minore, alcune verdure, come broccoletti, insalate verdi, carciofi, cardi. Attenzione a non esagerare, però: un eccesso di calcio porta alla formazione di calcoli renali. CIBO E CANCRO, UNA CERTEZZA: VERDE A TAVOLA - Nel 1983, l’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti è giunta alla conclusione che, dopo il tabacco, i fattori dietetici e nutrizionali costituiscono i fattori più rilevanti nello sviluppo dei tumori, responsabili di circa un terzo di tutte le morti per cancro nei Paesi sviluppati. Da allora, è stato un fiorire di ricerche epidemiologiche, nel tentativo di scovare quei componenti della dieta capaci di incrementare il rischio neoplasia e quelli, invece, in grado di contrastare la degenerazione cellulare. Se è certo, quindi, che esiste una relazione dieta-cancro, ci sono scarse prove effettive che suggeriscano la supremazia di un particolare componente della dieta su un altro. L’unica certezza su cui paiono concordare tutti gli esperti? Alti consumi di frutta e verdura ostacolano la comparsa della gran parte dei tumori. Numerosi studi condotti su diversi gruppi di popolazioni nel mondo hanno, poi, documentato che la maggiore o minore diffusione del cancro dipende in larga misura da come si vive, da quel che si mangia e da quanto si mangia nei diversi Paesi. (fonte: corriere.it)

Fare sport dopo un tumore? Si può, anzi si deve, per vivere meglio 13/02/2009 11:47
Mens sana in corpore sano scriveva il poeta latino Giovenale già intorno al 100 d.C. e molti studi scientifici nei secoli successivi gli hanno dato ragione. Per vivere in buona salute è importante godere di benessere sia fisico che psichico. Una regola semplice, che più volte è stata confermata da ricerche specifiche in ambito oncologico e che viene rilanciata da un sondaggio pubblicato sull’ultimo numero della rivista Cancer Epidemiology Biomarkers and Prevention: un’attività fisica regolare contribuisce alla migliore qualità di vita dei pazienti curati per un tumore polmonare in fase iniziale. IL SONDAGGIO - Gli scienziati del Fox Chase e del Memorial Sloan-Kettering Cancer Centers hanno intervistato 175 persone operate per un carcinoma del polmone non a piccole cellule ai primi stadi nei sei anni precedenti lo studio. I malati, tutti liberi da malattia (quindi potenzialmente guariti), avevano in media 68 anni al tempo dell’intervista e hanno risposto a un questionario in merito alla loro abitudini sportive prima e dopo l’intervento chirurgico. Lo scopo delle domande era proprio quello di valutare la loro qualità di vita in termini di benessere fisico, mentale e sociale e l’esito non ha lasciato dubbi ai ricercatori: «I pazienti che fanno sport costantemente mostrano un maggiore vigore fisico, un umore migliore e, in generale, un livello più elevato di salute». BASTA ANCHE UNA CAMMINATA CON PASSO SVELTO - Naturalmente non si tratta di fare maratone, ma una minima attività quotidiana, come passeggiare almeno mezz’ora al giorno con un’andatura veloce. Solo un intervistato su quattro ha però dichiarato di seguire le linee guida sul dopo-tumore proposte dai medici, che prevedono almeno 60 minuti alla settimana di attività intensa (corsa, jogging, cyclette, ad esempio) o 150 minuti di esercizio moderato, come una bella camminata. E il test sulla qualità di vita ne ha segnalato i benefici: i più sportivi hanno mostrato inferiori sintomi di depressione, una maggiore vitalità e meno fiato corto rispetto ai «colleghi» sedentari. GINNASTICA SUBITO DOPO L’OPERAZIONE - «Purtroppo la maggior parte dei pazienti operati non segue i suggerimenti sulla ginnastica – sottolineano gli studiosi americani -, soprattutto nei sei mesi successivi all’operazione, quando invece sarebbe già utile per recuperare un po’ di capacità respiratoria». Se da un lato è comprensibile che i malati si sentano indeboliti e abbiano minor vigore rispetto alla loro vita precedente, dall’altro sono ormai molti gli studi scientifici che depongono a favore di un leggero e costante sforzo graduale che li aiuta a recuperare sul piano psico-fisico. SPORT UTILE, PRIMA E DOPO IL CANCRO - Una ricerca inglese pubblicata sul Journal of Clinical Oncology ha provato, per esempio, come un moderato ma costante esercizio aerobico, tre volte a settimana, migliori il benessere delle donne operate di tumore al seno. Palestra e cyclette possono aiutare molte donne in terapia anticancro a guarire più in fretta, a sentirsi in forma nonostante le cicatrici, la chemio e la radioterapia, ma anche a stare meglio con gli altri, in famiglia e sul lavoro. Mentre uno studio su 65mila donne pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute sostiene che l’attività fisica praticata fin dall’età dello sviluppo riduce del 23 per cento il rischio di un carcinoma mammario in pre-menopausa. Inoltre, in bambini e ragazzi con una neoplasia cerebrale muoversi per prendersi cura di sé e fare ginnastica aiuta a bilanciare i danni causati dalle cure. (fonte: corriere.it)

Prevenzione dimenticata in gravidanza 13/02/2009 11:46
Le giovani donne che sviluppano un tumore del seno durante la gravidanza non vanno incontro a rischi più gravi delle altre malate, ma presentano le stesse prospettive di sopravvivenza, di recidiva o di diffusione della neoplasia. Contrariamente a quanto molte persone credono, dunque, la gestazione di per sé non peggiora la prognosi, piuttosto può contribuire ad un ritardo nella diagnosi e nell’inizio dei trattamenti. Lo rende noto un gruppo di ricerca dell’M.D. Anderson Cancer Center di Houston, in Texas, uno fra i centri oncologici che per primi si sono occupati di cancro mammario in gravidanza e che possiede una fra le più ampie casistiche al mondo. LO STUDIO – La ricerca, pubblicata sull’edizione ondine della rivista Cancer, ha coinvolto 652 donne di 35 anni o meno, 104 delle quali (poco più del 15 per cento) che avevano sviluppato la malattia quando erano in stato interessante o nell’anno successivo al parto. A distanza di 10 anni, i ricercatori americani non hanno rilevato differenze fra i vari gruppi di pazienti in termini di recidiva locale, metastasi o sopravvivenza. DIAGNOSI TROPPO LENTA - «Ciò che abbiamo rilevato, comunque, è che le donne con una patologia correlata alla gravidanza presentavano una malattia più avanzata, sia al seno che ai linfonodi – hanno dichiarato gli autori -. Queste donne hanno avuto un ritardo significativo nella diagnosi e i loro sintomi non sono stati identificati come segni di cancro per un lasso di tempo considerevole, tanto da ritardare le cure necessarie». Quasi tutte le future mamme colpite da malattia (l’88 per cento) avevano avuto segnali d’allarme trascurati e a tre di loro era stata comunicata la diagnosi di cancro con la raccomandazione, però, di non iniziare alcun trattamento fino a dopo il parto. Una scelta che i ricercatori di Houston hanno bollato come imprudente: «I medici e i ginecologi devono essere pronti a valutare i sintomi mammari nelle donne in gravidanza, per arrivare ad una diagnosi tempestiva e consentire un trattamento multidisciplinare. Bilanciare la salute di mamma e bambino è della massima importanza e oggi sappiamo che per entrambi è possibile ottenere dei risultati positivi». PREVENZIONE TRASCURATA - Nonostante la gravidanza sia un periodo denso di visite mediche, troppo spesso l’attenzione si concentra solo sulla gestazione e nel 90 per cento dei casi di tumore è la donna stessa che rileva i primi segnali d’allarme, col risultato che ci si ritrova con una malattia che ha già intaccato i linfonodi in un numero di casi due volte e mezza superiore alla media. Sono le stime degli esperti della Foncam, la Forza operativa nazionale sul carcinoma mammario, che rilevano un ritardo medio fra un mese e mezzo e sei mesi. Ma perché si arriva tardi, anche oggi, nell’era della cosiddetta «medicalizzazione» della maternità? Secondo la Foncam succede per la congestione della ghiandola mammaria, preparata all’allattamento, che rende più difficile l’esame medico, ma anche per la tendenza a rimuovere inconsciamente l’idea della malattia e per il timore di danneggiare il feto con accertamenti diagnostici. Uno scrupolo immotivato, rassicurano gli esperti. ESAMI SICURI – Le linee guida proposte dai senologi italiani prevedono di eseguire tutte le procedure diagnostiche normali, visita, ecografia, esame citologico. E, se si sospetta una neoplasia, è giustificato anche eseguire mammografie, schermando il feto dalla pur minima quantità di radiazioni che può raggiungere l’addome e tenendo conto delle difficoltà di lettura date dall’età della donna e dalla densità del seno. IN UNA GRAVIDANZA SU 3MILA - La scoperta di un cancro mammario col pancione è un’evenienza rara, ma forse meno di quanto si pensi: circa il dieci per cento delle pazienti con meno di 40 anni, infatti, riceve la diagnosi della malattia quando è incinta o nell’anno successivo al parto. In generale, il carcinoma della mammella è la neoplasia più comune nelle donne gravide e al giorno d’oggi complica circa una gestazione su tremila, ma è un tasso destinato a crescere, di pari passo con il progressivo aumento dell’età media delle neomamme. (fonte: corriere.it)

Mangia pomodoro e vivi cent'anni! A dirlo sono i risultati di uno studio tutto italiano 04/02/2009 09:22
Che il pomodoro facesse bene ormai lo sanno tutti. Quello che forse non tutti sapevano è che il licopene, la sostanza contenuta nel pomodoro con potenti proprietà antiossidanti, si trova in misura 10 volte maggiore nel concentrato di pomodoro. Lo studio ‘Progetto 100 anni’ è stato promosso dall’azienda Mutti che, nel comunicato relativo ai risultati informa che questi “ha coinvolto 250 persone ultra ottantenni, sia di sesso maschile che femminile, residenti in diverse regioni italiane coprendo l’intero territorio nazionale ed ha evidenziato una correlazione tra gli anziani in buona salute (più dell’80% degli intervistati si ritiene tale) ed il consumo quasi giornaliero di prodotti a base di pomodoro, componente essenziale della Dieta Mediterranea (62% degli intervistati). Inoltre si è osservato che il 77,7% degli intervistati consumano concentrato di pomodoro con una frequenza compresa tra 1 e 3 volte la settimana e di tali soggetti il l’85,6% si ritiene in buono stato di salute. è stato condotto su 250 e nato con l’obiettivo di valutare l’impatto dell’alimentazione sulla salute della popolazione anziana, al fine di evidenziarne il ruolo di fattore preventivo contro l’invecchiamento e malattie collegate”. “I dati dello studio sono avvalorati e interpretati scientificamente in relazione agli importanti nutrienti contenuti nel concentrato di pomodoro e scoperti nelle due ricerche nutrizionali coordinate dal Prof. Fiorenzo Pastoni, Videpresidente dell’Ordine dei Biologi Italiani, la prima sul contenuto di licopene e la seconda sul contenuto di minerali. Il concentrato di pomodoro, infatti, contiene il licopene in quantità sino a 10 volte superiore rispetto al pomodoro fresco. Il licopene è un potente antiossidante che svolge la funzione di difesa naturale contro l’invecchiamento e se assunto regolarmente con l’alimentazione protegge le cellule contrastando l’attività ossidativa dei radicali liberi”. “Per coloro che raggiungono la terza o la quarta età, è ancora più importante seguire un’alimentazione personalizzata, variata ed equilibrata - dice Gianni Tomassi, Professore di Scienze dell’Alimentazione e Direttore Scientifico FoSAN - Fondazione per lo Studio dell’Alimentazione e della Nutrizione – che deve comprendere frutta e ortaggi di stagione, ricchi oltre che di fibra, minerali e vitamine di sostanze ad attività protettiva antiossidante. Infatti, l’azione dei radicali liberi, non solo causa un rapido invecchiamento cellulare, danneggiando le molecole lipidiche delle membrane cellulari, ma può favorire l’insorgere di gravi patologie come il cancro, l’aterosclerosi e altre malattie degenerative. E poiché l’organismo umano riesce solo in parte a difendersi da questo attacco radicalico, è fondamentale inserire nella propria dieta alimenti naturalmente ricchi di antiossidanti, come il concentrato di pomodoro”. (fonte: lastampa.it)

Tumore, ogni giorno 700 casi in Italia 04/02/2009 09:17
Sono oltre 270mila gli italiani colpiti ogni anno da tumore, più di 700 nuovi casi ogni giorno. Questi i risultati dell'indagine "Vivere con il cancro" realizzata in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, appuntamento promosso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dall’Unione Internazionale contro il Cancro, che si celebra il 4 febbraio. Secondo le stime nel 2010 saranno circa 1,9 milioni gli italiani che hanno avuto una neoplasia contro i 1,7 milioni attuali. Una realtà sempre più diffusa, che coinvolge circa una famiglia italiana su 20. Per questo motivo la Giornata, istituita per informare e sensibilizzare su tematiche inerenti i tumori, ha come tema la qualità di vita dei pazienti e dei familiari. GODERE LA VITA FINO IN FONDO – Il sondaggio (effettuato da Eurisko) ha voluto approfondire quali siano il significato e il valore del tempo per i malati oncologici e per i loro care givers (ovvero chi fornisce le cure ai pazienti: familiari, amici, conoscenti). Ne è emerso che per i malati di cancro «la priorità è il presente, avere il tempo per assaporare fino in fondo ogni attimo di una vita a cui viene restituito valore». E se da parte dei pazienti si evidenzia un’accettazione silenziosa della malattia e un conseguente sviluppo di grande attaccamento alla vita, con sentimenti di ottimismo e determinazione, i parenti sono più in difficoltà: provano sentimenti di impotenza, costantemente concentrati sulle difficoltà dell’assistenza e sull’ineludibilità della fine. PIÙ DIFFICOLTÀ PER I PARENTI - Il concetto di qualità della vita viene ridefinito dai pazienti in base a cosa si fa nella quotidianità, dal riuscire a fare le cose che si facevano prima (come lavorare, uscire con gli amici, fare sport) all’essere autosufficienti fino a sentirsi utili. Un modo di poter godere del presente senza rimorsi e malinconia verso il passato e senza angoscia per il futuro, focalizzandosi su una gestione del tempo a medio-breve termine, ponendosi dei piccoli traguardi (come accompagnare i figli a scuola o fare un weekend con la famiglia) e guardando a un futuro più lontano (scrivendo un libro, creando associazioni di volontariato o portando avanti la propria azienda). I parenti invece navigano a vista, tra la difficoltà di riuscire a progettare e il costante paragone con quello che si riusciva a fare prima della malattia, vivendo sempre in una continuo stato d'allerta. In entrambi i casi, per gestire al meglio la quotidianità, si chiede supporto al sistema sanitario, che viene percepito come alleato e vicino, ma a cui si domanda soprattutto una maggiore sensibilità alla dimensione psicologica (risulta prezioso l'aiuto dello psiconcologo). PREVENZIONE CONTRO OBESITÀ - La Giornata di quest'anno non è dedicata solo alla qualità di vita dei malati di cancro. L'altro tema cruciale è la prevenzione, partendo fin dalla più tenera età. L'Uicc, infatti, lancia per l’occasione una campagna mirata contro sovrappeso e obesità, che si sono dimostrati fattori di rischio certi per lo sviluppo di un tumore e il cui tasso continua a salire pericolosamente fra adulti e bambini. I numeri parlano chiaro: secondo le stime dell'Oms sono un miliardo gli adulti sovrappeso nel mondo, di cui almeno 300 milioni dichiarati clinicamente obesi. Fra i 5 e i 17 anni, poi, un bambino su dieci è fuori forma e ben 45 milioni sono quelli obesi (circa il 3 per cento del totale). Per questo l’Uicc lavorerà con genitori, insegnanti e politici perché si portino avanti programmi che incoraggiano i bambini a seguire una dieta sana, fare sport e mantenere un peso corporeo salutare. COLON, SENO, POLMONE - In Italia tra i tumori più frequenti ci sono quello al colon-retto, con 48mila nuovi casi all’anno, alla mammella (primo tra le donne con 40mila nuove diagnosi) e il tumore al polmone con 32mila, la neoplasia più diffusa tra gli uomini ultraquarantenni e tra quelle a più elevata mortalità. Grazie a screening, diagnosi precoci e innovazioni terapeutiche la lotta contro il tumore sta registrando molti successi, anche nei pazienti negli stadi più avanzati. «Per molti tipi di tumore abbiamo oggi farmaci efficaci e meno tossici. I farmaci anti-angiogenetici, e quelli biologici in generale, hanno cambiato molti paradigmi di trattamento» ha spiegato Alberto Sobrero, responsabile della divisione di Oncologia medica dell'ospedale San Martino di Genova. (fonte: corriere.it)

Tumori del seno: bisturi "preventivo" solo in casi eccezionali 27/01/2009 21:10
Le donne che hanno avuto un carcinoma a una mammella sono esposte a un rischio maggiore di un tumore anche all’altro seno rispetto alla media. Ma quando si può dire che questo pericolo sia così grande da giustificare l’ipotesi di intervenire con un’asportazione preventiva, di un intervento impegnativo e irreversibile, per «togliere tutto e non pensarci più»? In pochi, selezionati casi, e solo dopo un esame attento della storia medica della paziente e della patologia del tumore. E’ questa la risposta che i chirurghi dell’MD Anderson Cancer Center di Houston, in Texas, hanno tratto da uno studio condotto su centinaia di donne operate fra il 2000 e il 2007, i cui risultati appariranno sul numero del 1 marzo 2009 della rivista Cancer. LA RICERCA – Gli esperti americani hanno revisionato i casi di 542 donne colpite da tumore a un solo seno, ma sottoposte a mastectomia profilattica controlaterale (così si chiama la rimozione preventiva della mammella senza segni di malattia). Esaminando i tessuti asportati, è emerso che fra loro 25 avevano effettivamente un carcinoma controlaterale e 82 mostravano cellule anomale che indicavano un certo rischio di evolvere in carcinoma mammario (nello specifico si trattava di iperplasia atipica duttale o lobulare, carcinoma lobulare in situ). Ma 435 donne, ovvero l’80 per cento del campione, non avevano anomalie patologiche e per loro, dunque, la mutilazione non sarebbe stata necessaria. TRE INDICATORI - Per capire che cosa differenziasse quel 20 per cento più a rischio, e soprattutto le rendesse riconoscibili, i ricercatori hanno cercato le peculiarità associate al tumore controlaterale, trovando tre fattori-chiave: determinate caratteristiche istologiche di aggressività delle cellule tumorali, la presenza di cancro in più di un quadrante della mammella e, infine, un’elevata esposizione individuale alla malattia. Quest’ultimo elemento è misurato tramite il cosiddetto modello di Gail, un algoritmo che comprende età, data delle prime mestruazioni e del primo parto, familiarità per tumore del seno, biopsie precedenti, e che serve a esprimere il rischio di sviluppare un tumore mammario invasivo nei cinque anni a venire. Viene considerato alto rischio se maggiore o uguale all’1,67 per cento. SBAGLIATO SCEGLIERE PER PAURA - «Le donne spesso considerano l’eventualità di una mastectomia preventiva controlaterale non per raccomandazioni mediche, ma perché temono che il cancro ritorni – ha dichiarato Kelly Hunt, prima firma dello studio -. Al momento è molto difficile identificare quali pazienti abbiano un rischio tale da trarre beneficio da questa procedura aggressiva e irreversibile. Abbiamo voluto determinare le caratteristiche per definire queste donne, affinché in futuro le decisioni siano più consapevoli». La questione ha una rilevanza particolare negli Stati Uniti, dove il numero delle donne che opta per la chirurgia preventiva è cresciuto del 150 per cento fra il 1998 e il 2003 (passando dal 4,2 all’11 per cento di tutte le donne sottoposte a mastectomia), come riportato in uno studio dell’Università del Minnesota apparso qualche anno fa sul Journal of Clinical Oncology. UTILE IN CASI D’ECCEZIONE - In Europa il ricorso al bisturi preventivo è molto meno esteso e riservato a circostanze particolari. Secondo le linee guida della Foncam (Forza Operativa Nazionale sul Carcinoma Mammario ), l’indicazione principale è rappresentata da donne portatrici di mutazione Brca, un’alterazione genetica legata ad un rischio più alto di tumori del seno e dell’ovaio, che però riguarda circa il cinque per cento dei casi di carcinoma mammario. In questi casi, secondo alcuni studi, la mastectomia profilattica ridurrebbe anche del 90 per cento l’incidenza di un tumore, ma non è chiaro quali siano i vantaggi in termini di sopravvivenza, dato che oggi, ricordano gli esperti Foncam, la chirurgia conservativa e la radioterapia offrono le stesse probabilità di sopravvivere ad un tumore del seno, che la paziente sia portatrice o meno di una mutazione Brca. DUBBI SUI REALI VANTAGGI - Spiega Alberto Luini, direttore della divisione di Senologia dell’Istituto europeo di oncologia di Milano (Ieo): «Sappiamo che in rari casi (il quattro per cento circa) la presenza di cellule tumorali nel seno controlaterale è stata documentata anche nella casistica del nostro centro. Lo studio dell’MD Anderson Cancer Center mette in luce elementi di rischio che vanno tenuti in considerazione e, chissà, forse in futuro si considereranno fattori significativi per indicare la mastectomia profilattica controlaterale in alcuni casi di tumore mammario, ma è necessario tempo per stabilirne la reale efficacia. Attualmente, però, eseguire l’asportazione preventiva della mammella sana in donne operate per un tumore mammario non è un approccio applicabile o condivisibile a priori. Il punto è che non si è certi che la mastectomia profilattica sia la reale soluzione, le pazienti operate ricevono in ogni caso una terapia precauzionale successiva alla chirurgia, e non è escluso che questa terapia riduca il rischio di tumore anche nell'altro seno». INFORMAZIONE INDISPENSABILE - Concordano le conclusioni della Cochrane Collaboration, la rete internazionale che si dedica alla revisione sistematica dell’efficacia delle procedure mediche: «In gran parte dei casi la mastectomia profilattica riduce la preoccupazione di un cancro, ma dal momento che le donne possono sovrastimare il pericolo che corrono di ammalarsi di tumore, è necessario che comprendano il loro rischio reale». Ecco perché ad una scelta ponderata si deve giungere solo dopo colloqui con i vari specialisti chiamati in causa, compreso il genetista e il chirurgo plastico, perché, ribadisce Alberto Luini: «L’uso di questa procedura resta controverso, ogni caso va valutato approfonditamente e discusso con attenzione per evitare eccessi non utili alle donne e dannosi sul piano estetico e psicologico». (fonte: corriere.it)

Cancro della cavità orale: il caffè può prevenirlo 22/01/2009 17:26
Ne beviamo svariate tazzine ogni giorno. E’ un’abitudine quotidiana di cui pochi riescono a fare a meno. Ora c’è un motivo in più per bere con gusto una tazzina di caffè. Si tratta di un nuovo studio condotto in Giappone che ha dimostrato come bevendo caffè si possa diminuire il rischio di sviluppare un cancro alla cavità orale o alla gola. Lo studio è stato condotto su oltre 38.000 persone tra i 40 e i 64 anni divisi in due gruppi: quelli senza precedenti di cancro e quelli che avevano sofferto di cancro alla bocca, alla faringe o all’esofago negli ultimi 13 anni. Ebbene, paragonati alle persone che non bevono caffè, i pazienti che hanno bevuto una o più tazzine al giorno hanno sperimentato la metà del rischio di sviluppare questo tipo di cancro. La riduzione dei casi si è verificata anche in persone considerate ad alto rischio perchè ne avevano già sofferto in passato. (fonte: benessereblog.it)

Caffè, tè, mirtillo: perchè ci aiutano a stare meglio 09/01/2009 12:30
Il caffè e il tè riducono il rischio di cancro all’endometrio, la mucosa che ricopre la cavità interna dell’utero. Secondo una ricerca pubblicata dall’International Journal of Cancer, nelle consumatrici di caffè e di tè si è riscontrata una minore incidenza di tumore dell’endometrio. Paragonando le consumatrici di tutte e due le bevande con le non consumatrici di nessuna delle due, si è osservata un’associazione inversa, diventata sempre più forte all’aumentare della quantità, dimostrando che caffè e tè insieme possono ridurre il rischio di cancro all’endometrio. La ricerca ha riguardato 1082 donne, di cui la metà con diagnosi di cancro endometriale e l’altra metà con un utero sano e senza diagnosi di precedente tumore di alcun tipo. «I risultati di questa analisi - dice il professor Carlo La Vecchia, ricercatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e dell’Università di Milano e coautore dello studio - indicano che rispetto alle non bevitrici di caffè, le donne che ne bevono in quantità ridotta o moderata hanno una protezione del 13% sul rischio di ammalarsi di tumore dell’endometrio, mentre quelle che ne bevono in quantità elevata hanno una protezione del 36%». Per soddisfare il palato sono un must, ma ora i mirtilli si confermano come altamente benefici per la nostra salute: questi frutti di bosco sono infatti in grado di inibire la crescita dei tumori e di stimolare il «suicidio» delle cellule cancerose, come dimostra un esperimento su topi con neoplasia all’esofago condotto da esperti dell’Ohio State Comprehensive Cancer Center e pubblicato sulla rivista «Cancer Prevention Research». Secondo gli esperti, le proprietà chemiopreventive del mirtillo sono dovute alla presenza di antocianine, una classe di flavonoidi in grado di ostacolare il percorso del cancro verso lo sviluppo e la diffusione nel nostro organismo. In più, pare che questa sostanza possa indurre l’apoptosi delle cellule neoplastiche. Gary D. Stoner e il suo team lo hanno verificato nutrendo un gruppo di roditori con un estratto concentratissimo di mirtilli, rilevando un chiaro effetto preventivo nei confronti delle neoplasie. Si tratta di una delle prime conferme su modello animale di studi precedenti effettuati in vitro. Secondo gli esperti, che stanno già tentando di procedere con i trial clinici, per godere dei benefici delle antocianine un uomo dovrebbe assumere circa 60 grammi di polvere di mirtillo al giorno. «Ora che sappiamo che l’estratto di antocianine è efficace quanto l’assunzione di frutti interi - assicurano gli esperti - speriamo di poter un giorno utilizzare un mix standardizzato di queste sostanze per combattere i tumori. L’obiettivo è di sostituire la polvere di mirtillo con i soli componenti attivi e poi identificare un modo per distribuirli meglio ai tessuti, incrementandone l’efficacia». (fonte: lastampa.it)

Così i nuovi farmaci possono prevenire le malattie 03/01/2009 18:00
Il principio è lo stesso dell'Arte della Guerra del generale cinese Sun Tzu: «Per combattere un nemico bisogna innanzitutto conoscerlo bene». L'oncologo Umberto Veronesi è convinto che per mantenersi in salute è necessario soprattutto conoscere quali sono i fattori di rischio delle malattie. L'informazione va di pari passo con la prevenzione? «Vivere comporta correre dei rischi che noi non siamo in grado di eliminare, ma che possiamo quantificare per proteggerci». Quali, allora, i comportamenti da adottare per cercare di non ammalarsi? «Per la medicina moderna è proprio la prevenzione, legata a doppio filo alla conoscenza, lo strumento più efficace a disposizione di ognuno di noi per ridurre l'incidenza delle malattie e la mortalità». Ciascuno, insomma, deve capire che è artefice almeno in parte del proprio destino. «Guidare un'auto comporta un rischio di incidente stradale, ma se indossiamo le cinture di sicurezza le probabilità individuali di subire un trauma diminuiscono. Così vale anche nella lotta alle malattie». È un richiamo all'autoresponsabilità? «La prevenzione sposta il carico della protezione della salute dalla società (attraverso i medici e gli ospedali) all'individuo». Ma qual è il compito dello Stato? Che cosa deve fare per tutelare la salute dei suoi cittadini? «Rimane saldamente nelle mani della società la responsabilità di creare conoscenza. La partecipazione dei cittadini alla difesa del proprio benessere non può e non deve essere un alibi per la latitanza della comunità ». Il ruolo dei medici? «A noi spetta il compito di informare e sensibilizzare i pazienti perché possano liberamente e consapevolmente scegliere comportamenti che riducano le probabilità di ammalarsi ». L'informazione, però, da sola non basta. «È necessario, poi, proporre programmi di prevenzione a cui i cittadini informati possano decidere di aderire». In concreto? «Vanno in questa direzione, in campo oncologico, il programma di vaccinazione contro il tumore del collo dell'utero nelle adolescenti, le Tac spirali per i forti fumatori per la scoperta tempestiva del tumore ai polmoni, la strategia mortalità zero per il cancro del seno con un'informazione capillare alle donne sugli esami salvavita per ogni fascia d'età». La ricerca, indispensabile per le cure, è utile anche per la prevenzione? «Grazie alle nuove conoscenze informatiche gli esami basati sulla diagnostica per immagini hanno raggiunto livelli di precisione molto avanzata. Ciò è importante per risalire sempre più indietro nel processo di formazione delle malattie». Prendere farmaci può servire a tenere lontane le malattie? «Oggi si sta diffondendo la farmacoprevenzione. I ricercatori stanno studiando principi attivi in grado di impedire sul nascere lo sviluppo di malattie. Per lo più sono derivati di vitamine e altre sostanze naturali. Prima di prendere qualsiasi medicina, però, è meglio parlarne con il proprio medico». Per quali patologie sono consigliate? «Vengono già impiegate nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Ora progressivamente sono somministrate anche in oncologia. Sono già utilizzate molecole che proteggono dal manifestarsi del cancro del seno e sono in cantiere nuove sostanze per il tumore della prostata (come il Bicatulamide) e per quello del colon». (fonte: corriere.it)

Olio, ceci e fagioli bloccano il tumore 15/12/2008 12:37
Trattate con questi alimenti le cellule malate hanno in effetti rallentato sensibilmente lo sviluppo. Ne ha dato notizia la stessa professoressa Brandi intervenendo a un convegno scientifico sui prodotti tipici organizzato dal Centro di Ricerca e Valorizzazione degli Alimenti (CeRA), una struttura interdipartimentale che fa capo all'ateneo fiorentino. «Solo con la biologia molecolare» - ha ricordato - sapremo davvero perché certi cibi fanno bene o male alla salute». L'esperimento è stato condotto in vitro e ha utilizzato due identiche culture di cellule umane di cancro del colon, ovvero due nuclei con un numero di cellule equivalenti, 10 mila circa. Per 12 giorni consecutivi uno dei nuclei è stato lasciato a se stesso, mentre l'altro ha ricevuto un trattamento a base di olio extravergine di oliva, ceci e fagioli. Due i tipi per ciascun alimento: in particolare un olio toscano della zona di Montalcino e uno ligure della zona di Imperia; per i ceci, uno di Prato, l'altro di Sorano (Grosseto); per i fagioli, uno di nuovo della campagna di Sorano, l'altro di Pratomagno (Firenze). Ne hanno fatto un estratto e ne hanno ricavato una polvere che è stata poi dissolta nella coltura delle cellule cancerose. La proliferazione di entrambe le masse tumorali è stata controllata ogni 48 ore e dopo poco meno di due settimane il risultato è apparso evidente. Le cellule non trattate si sono sviluppate in misura esponenziale, da 10 mila a 980 mila. Il gruppo trattato è invece rimasto abbondantemente sotto le centomila cellule, arrivando per l'esattezza a quota 86 mila, ovvero circa 12 volte in meno. «Se questo eccezionale processo possa ripetersi sull'uomo è presto per dirlo - commenta la professoressa Brandi - Di sicuro lo possiamo ipotizzare. Gli effetti sono talmente marcati da lasciar pensare che un opportuno consumo quotidiano di olio extravergine di oliva e di legumi un paio di volte la settimana rappresenti un'azione preventiva nei confronti del tumore del colon». Dati più significativi potranno venire solo da una diretta sperimentazione sull'uomo. Nell'attesa, ulteriori test condotti dall'equipe Brandi (ne fanno parte i dottori Elisa Bartolini, Francesca Ieri, Carmelo Mavilia, Barbara Pampaloni, Annalisa Romani, Annalisa Tanini, Pamela Vignolini) hanno rilevato nei tre prodotti in questione alcune sostanze con attività simili a quelle degli estrogeni, gli ormoni femminili. Olio extravergine d'oliva, ceci e fagioli contengono sostanze, cioè, che si comportano come estrogeni di origine vegetale (fitoestrogeni), noti per l'efficacia nel contrastare molti disturbi della menopausa (vampate di calore, disturbi dell'umore, ecc.). Il vantaggio è che non presentano gli effetti collaterali indesiderati legati alla terapia ormonale sostitutiva. Secondo la professoressa Brandi, una dieta con apporto regolare di legumi può perciò giovare soprattutto alle donne in menopausa per riequilibrare in parte, in modo del tutto naturale, il calo ormonale tipico del periodo. I test su olio e legumi hanno peraltro consentito di individuare alcuni geni coinvolti nei processi che controllano i meccanismi di formazione dei tumori estrogeno-dipendenti (cancro del colon, della mammella, dell'ovaio). (fonte: iltempo.it)

Selenio, rischio cancro 11/12/2008 20:26
Il selenio è un oligonutriente per gli esseri umani e viene impiegato per eliminare i radicali liberi in sinergia con la Vitamina E e in molti enzimi antiossidanti e gioca anche un ruolo importante nel funzionamento della ghiandola tiroide. In clinica, il selenio può essere usato in sindromi a livello del sistema cardiovascolare, soprattutto come cofattore per il controllo della pressione arteriosa, ma sembrerebbe esserci altro. Recentemente i ricercatori della Dartmouth Medical School hanno confrontato i livelli di questo minerale in 767 pazienti con recente diagnosi di tumore al rene con quelli di più di 1100 soggetti estratti dalla popolazione generale. L’associazione inversa tra i livelli di selenio e tumore è stata riscontrata non nella popolazione complessiva dello studio, ma solo, e in modo significativo, in alcuni sottogruppi di soggetti, ovvero nelle donne, nei fumatori moderati e nei soggetti con tumore positivo al p53. «Si ritiene che esistano diversi cammini di progressione di questo tipo di tumori e in uno dei più importanti sembra che siano implicate significative alterazioni del gene p53 gene», ha spiegato Margaret Karagas, docente di medicina presso il Norris Cotton Cancer Center del Dartmouth e coautrice dello studio. «Inoltre, quelle forme che derivano da questo tipo di alterazioni sono associate alla patologia nelle sue forme più avanzate». Neanche a dirlo, la dieta che appare più adeguata appare ancora una volta quella a base di pesce, verdure e cereali, dove la concentrazione del selenio è più elevata. (fonte: bioblog.it)

Lotta ai tumori, in campo anche matematici e bioinformatici 08/12/2008 22:37
San Francisco, 8 dic. La medicina del futuro dovra' cercare nuovi alleati per provare a mettere la parola fine al cancro. E precisamente dovra' arruolare bioinformatici e matematici per studiare al meglio il ruolo e gli effetti della nuova era di farmaci biotecnologici appena iniziata. Parola di Michele Milella, ematologo e oncologo dell'istituto Regina Elena di Roma, a San Francisco per il 50esimo congresso dell'American Society of Hematology (Ash). ''I nuovi farmaci intelligenti, a bersaglio molecolare -spiega all'ADNKRONOS SALUTE- ci impongono di fare un salto di livello, ossia misurarne l'interazione tra loro, e non piu' in associazione alle terapie tradizionali''. Per il medico-ricercatore italiano, quindi, la nuova sfida e' rappresentata ''dall'uso di piu' farmaci biologici insieme, una volta messo in luce il meccanismo di una certa malattia. In questo modo - continua - si ottiene un effetto sinergico 'a cascata' molto superiore a quello che si registra dall'uso di un farmaco biotech insieme alle cure standard. Per studiare questa nuova alleanza tra molecole biotech, i possibili benefici e i rischi da evitare, pero' - aggiunge - la medicina deve dotarsi di strumenti nuovi. E soprattutto di professionalita' diverse: in primis di esperti di bioinformatica, in grado di disegnare mappe dei segnali cellulari, e di matematici capaci di costruire modelli di interpretazione dei dati''. Prepariamoci dunque a fare spazio in laboratorio, perche' ''la biologia dei sistemi sara' un nuovo e proficuo settore per la ricerca medica''. La sfida del futuro pero', "ci trova impreparati - ammette Milella - perche' non solo in Italia, ma anche nel resto d'Europa, e in misura crescente negli Usa, cominciano a scarseggiare le figure dei medici traslazionali. Cioe' dei camici bianchi che dividono il loro tempo tra il letto del malato e le provette e i microscopi". "Dovremmo -suggerisce l'oncologo- tornare a formare nuove generazioni di professionisti in grado di muoversi a proprio agio in tutti e due i campi, della clinica e della ricerca. Purtroppo a crisi economico-finanziaria non gioca a nostro favore. I 'cervelli' della ricerca non diventano una rarita' solo in Italia, dove sono sottopagati e male impiegati, ma anche in quello che finora e' stato l'Eldorado, cioe' gli Usa". "Negli Stati Uniti -assicura Milella- diventa sempre meno interessante fare il ricercatore rispetto al medico. Proprio per via dei piu' sicuri guadagni". Da qui l'appello "alle istituzioni italiane affinche' affrontino finalmente, in maniera adeguata, questo aspetto cruciale per gli interessi del Paese". (fonte: padovanews.it)

Tumore al seno: per una donna su 10 la diagnosi arriva tardi 26/11/2008 11:35
In Italia ogni anno sono circa 40.000 le donne colpite da tumore al seno. Grazie ai programmi di screening mammografico e alla diagnosi precoce, che permettono di identificare la malattia nelle fasi iniziali, sono sempre più numerose le donne che guariscono. Ma una paziente su 10 riceve la diagnosi quando la malattia è già nella fase avanzata o metastatica. E arrivare per tempo a volte non basta: circa il 20% delle donne a cui la malattia viene diagnosticata precocemente, non riesce a evitare una ricaduta o la metastasi. Con percentuali che possono raggiungere l'85% a seconda delle caratteristiche del tumore e della terapia utilizzata. Per offrire un sostegno psicologico alle donne colpite dalla malattia, è stata inaugurata presso l’IEO di Milano Foemina: il seno nell’arte e nella medicina, una mostra curata da Alberto Agazzani e promossa da O.N.Da con il supporto di Roche, che racconta il parallelo tra due evoluzioni: quella della rappresentazione del seno nella storia dell’arte e quella della ricerca scientifica nella lotta contro il tumore al seno. Il tumore al seno, che è il secondo tumore per diffusione al mondo, è una malattia che colpisce nel fisico e nell’anima, un affronto alla femminilità. La mostra vuole lanciare un messaggio di speranza per tutte le donne che ne sono affette. Per tutte queste pazienti si aprono nuove opportunità terapeutiche, grazie all’inibizione dell’angiogenesi, uno dei meccanismi chiave alla base della crescita tumorale. Una strategia terapeutica che da pochi mesi è disponibile in Italia anche per il trattamento del tumore al seno in fase metastatica e che arriva a raddoppiare il tempo in cui le pazienti vivono senza progressione di malattia con un conseguente miglioramento della qualità di vita. L’inibizione dell’angiogenesi riduce l’apporto di sangue, essenziale per la crescita del tumore e la sua diffusione nel corpo. Riducendo la formazione dei vasi sanguigni, quindi, taglia i viveri al tumore e in questo modo ne danneggia lo sviluppo. In associazione con la chemioterapia, bevacizumab, il primo anticorpo monoclonale ad agire con questo meccanismo, permette di affrontare la crescita e la diffusione del tumore, consentendo alle pazienti di ottenere un beneficio clinico rilevante. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 10 gennaio 2009. Il ricavato della vendita dei cataloghi della mostra sarà devoluto alla Fondazione IEO. (fonte: sanihelp.it)

Broccoli e cavolfiori prevengono il cancro ai polmoni 20/11/2008 17:07
Mangiare frutta e verdura in buone quantità ogni giorno si sa che fa bene alla salute. I medici e i nutrizionisti consigliano di assumerne cinque porzioni al giorno, assortendo tutti e cinque i colori dei vegetali e della frutta (blu, rosso, giallo, bianco e verde). Broccoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles sono impiegati come coadiuvanti alimentari nelle terapie antitumorali per le loro numerose proprietà benefiche: una recente scoperta ora dimostra che sono efficaci anche nel prevenire il cancro ai polmoni nei fumatori accaniti. Un buona scorpacciata di questi ortaggi, infatti, difendono i polmoni di chi non dire addio al vizio della sigaretta, limitando in parte i danni causati dal fumo. Il Roswell Park Cancer Institute di Buffalo, New York, ha condotto una ricerca scientifica esaminando 948 ammalati di cancro polmonare e 1743 persone sane che avevano effettuato un precedente screening diagnostico per scoprire l'eventuale presenza di tumore ai polmoni. Tutti sono stati alimentati con broccoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles e la squadra di scienziati, guidata da Li Tang, ha monitorato le loro abitudini alimentari, il loro stile di vita e l'incidenza del vizio del fumo nelle loro giornate. I risultati dell'indagine, presentata in occasione del congresso dell'American Association for Cancer Research, hanno evidenziato che gli effetti benefici e protettivi dei polmoni sono più forti quando è più accanita la dipendenza dalle “bionde”. Un vantaggio, cioè, riscontrabile in maniera sensibile tra coloro che fumavano più di 20 sigarette al giorno. I rischi di ammalarsi diminuivano tra il 20% e il 55% in chi consumava abitualmente broccoli e cavolfiori, rispetto a coloro che li mangiavano solo di tanto in tanto. "E l'effetto scudo - assicura Tang - era molto piu' evidente tra gli ex e i fumatori abituali, mentre era estremamente labile tra coloro che non avevano mai ceduto al fascino delle bionde". Tuttavia, "occorrono nuovi studi - precisa la ricercatrice - per far si' che il consumo di questi alimenti si trasformi in una vera e propria raccomandazione di sanita' pubblica. Se fumi - ricorda infine Tang - non c'e' nulla che possa aiutarti realmente". La prima regola, dunque, resta sempre la stessa: rinunciare al vizio per evitare ai propri polmoni brutte sorprese. Il fumo, inoltre, non colpisce solo i polmoni, ma anche la bocca, le altre vie respiratorie, il sistema cardiocircolatorio e il cuore, la vescica, la prostata e molte altre parti del nostro organismo che possono sviluppare neoplasie in conseguenza della cattiva abitudine del fumare. Un altro studio scientifico, sempre presentato all'incontro dell'American Association for Cancer Research, ha affermato che non tutti i fumatori incalliti sviluppano necessariamente il cancro al polmone. Questo avviene solo in quegli individui in cui avviene la “metilazione”, cioè quel processo che modifica l'espressione di alcuni geni e, quindi, la sintesi delle rispettive proteine. La ricerca in questione è stata condotta dalla dott.ssa Emily A. Vucic del British Columbia Cancer Research Centre di Vancouver e presentata in occasione del settimo convegno annuale sulle frontiere della ricerca nella prevenzione dei tumori. L'esposizione al fumo attivo e passivo rappresenta il maggior fattore di rischio per il cancro ai polmoni. Nel primo caso, anche per coloro che hanno smesso di fumare da molto tempo. Ma mentre alcuni ex fumatori sviluppano il cancro ai polmoni, altri non ne vengono colpiti nonostante stili di vita simili. Lo studio ha coinvolto 16 persone (otto sane e otto con un tumore ai polmoni), ex fumatrici da piu' di 10 anni, a cui sono state prelevate cellule di bronchi e polmoni. Analizzando le cellule polmonari, i ricercatori hanno scoperto che tra i due gruppi ci sono differenze a livello del processo di metilazione del Dna, che subisce danni a causa del fumo. "Le alterazioni osservate nei pazienti con cancro ai polmoni potrebbero dirci perche' alcuni ex fumatori subiscono danni genetici addizionali a quelli del normale invecchiamento", ha spiegato Vucic. "Piu' del 50 per cento dei malati di cancro ai polmoni sono ex fumatori - ha continuato - e capire perche' solo alcuni sviluppano la malattia e' il primo passo per una diagnosi precoce". I ricercatori stanno portando avanti ulteriori studi per confermare questi risultati preliminari. Il campione di soggetti esaminati è comunque assai esiguo e, in ogni caso, è sempre fortemente consigliato a tutti i fumatori di smettere il prima possibile, perchè i danni che fumando provocano al loro organismo sono moltissimi e li colpiscono tutti indistintamente, a prescindere dalle caratteristiche genetiche di ognuno. (fonte: italiasalute.it)

Nuovo farmaco previene il diabete e l'obesità indotta dalla dieta 18/11/2008 11:14
Un recente studio finanziato dall'UE e svolto da un team internazionale di ricercatori, guidato dalla Svizzera, ha scoperto che un nuovo farmaco sintetico, sviluppato da alcuni ricercatori negli Stati Uniti, è in grado di prevenire il diabete e l'obesità indotta dalla dieta. Al contempo, il farmaco migliora la tolleranza al glucosio e la sensibilità all'insulina e aumenta la resistenza all'esercizio fisico aumentando l'utilizzo dei grassi in alcuni tessuti. Lo studio è stato pubblicato online nella rivista Cell Metabolism. Sebbene una riduzione dell'apporto calorico di circa il 20% possa determinare benefici significativi sotto il profilo metabolico, la dieta e l'esercizio, se non associati ad altro, riescono raramente a fermare l'obesità e i disturbi del metabolismo ad essa correlati. Studi relativi a possibili interventi farmacologici hanno dimostrato che abbondanti dosi di resveratrolo, una sostanza naturalmente presente nel vino rosso, possono determinare benefici sul piano metabolico come la prevenzione del diabete e dell'obesità indotta dalla dieta. Sia l'assunzione di resveratrolo che la diminuzione delle calorie portano all'attivazione di SIRT1, un enzima che svolge un'importante funzione regolatrice in numerosi processi metabolici che si verificano quando i livelli di energia sono bassi. Questo studio ipotizza che, poiché l'enzima SIRT1 viene attivato con la restrizione calorica, l'induzione della sua attività "apre la possibilità di riprodurre farmacologicamente livelli energetici bassi e dunque di stimolare l'utilizzo di grassi per prevenire l'obesità indotta dalla dieta e i disordini ad essa correlati. I ricercatori hanno utilizzato sui topi una nuova entità chimica, denominata SRT1720, al fine di attivare il percorso SIRT1 e hanno poi valutato il suo ruolo in relazione a obesità, diabete, invecchiamento e resistenza. Hanno osservato che i topi sottoposti a una dieta ricca di grassi e trattati con dosi elevate di SRT1720 per un periodo di 15 settimane non sono diventati obesi. È importante notare che nei topi erano ridotti i livelli di trigliceridi, colesterolo, glicemia a digiuno e insulina. I risultati dei test di resistenza all'esercizio fisico, inoltre, erano sensibilmente migliori di quelli ottenuti dagli animali di controllo. "SRT1720 ha reso gli animali capaci di correre il doppio" afferma il Professor Auwerx, in riferimento agli esercizi del test. È stato di fatto osservato che nel corso dello studio l'attività volontaria dei topi subiva un calo riconducibile allo sforzo di risparmiare energia; il farmaco funziona determinando il passaggio del metabolismo dell'organismo a una modalità "brucia-grassi" che subentra, di norma, in presenza di livelli di energia ridotti. La ricerca dimostra che l'attivazione del percorso SIRT1 in realtà previene l'obesità indotta dalla dieta aumentando l'utilizzo dei grassi nel muscolo scheletrico, nel fegato e nel tessuto adiposo bruno. Lo studio ha inoltre dimostrato che SRT1720 induce adattamenti metabolici che coinvolgono l'attivazione di un altro enzima, AMPK, che regola il glucosio nel muscolo scheletrico e il metabolismo degli acidi grassi. "Questi risultati dimostrano che i nuovi attivatori sintetici SIRT1 sono in grado di riprodurre gli effetti metabolici positivi precedentemente dimostrati con l'impiego di resveratrolo" ha affermato il Dott. Joahn Auwerx del Politecnico Federale di Losanna (EPFL). "Ma diversamente dal resveratrolo, queste nuove entità chimiche hanno come obiettivo esclusivamente il percorso SIRT1, e questo le rende più efficaci e selettive ai fini dell'ottenimento dei benefici metabolici." Il Professor Auwerx ha spiegato che il principale vantaggio presentato da SRT1720 rispetto al resveratrolo è rappresentato dalla probabilità che lo stesso presenti una quantità inferiore di effetti collaterali; per confermare questo punto sarà tuttavia necessario un ulteriore studio. Lo studio sottolinea che SRT1720 ha delle ripercussioni sulla temperatura centrale del corpo e sull'attività locomotoria spontanea, che potrebbe costituire un potenziale effetto collaterale quando si utilizza il farmaco per il trattamento dei disturbi del metabolismo. Tuttavia, gli autori suggeriscono che questi effetti potrebbero essere desiderabili nel trattamento di altri disturbi, non correlati. Gli autori concludono: "Riteniamo che SRT1720 possa agire come 'mimetico' della restrizione calorica, inducendo quindi un adattamento metabolico complessivo simile a quello che si verifica in presenza di bassi livelli di energia." Il limite principale di SRT1720, hanno scoperto, è costituito dal fatto che gli effetti osservati, in modo particolare l'azione anti-diabete del farmaco, sono stati ottenuti esclusivamente attraverso la somministrazione di dosi relativamente elevate. (fonte: molecularlab.it)

L'orgasmo fa bene al cuore e aiuta a prevenire il tumore 18/11/2008 11:12
Non può essere più considerato un luogo comune. Ormai esistono diversi studi scientifici che dimostrerebbero che l’orgasmo, oltre a regalare sensazioni uniche, fa veramente bene alla salute. L’apice del piacere, infatti, sembrerebbe liberare l’ormone Dhea e l’ossitocina, che fanno bene al cuore oltre a contribuire nella prevenzione di alcuni tumori. Senza distinzioni di sesso. A fare una piccola rassegna di tutte le ricerche che hanno evidenziato gli effetti benefici dell’orgasmo è stato il quotidiano Los Angeles Times. Lo studio scientifico - Due grandi studi, diffusi nel 2003 e nel 2004, hanno rilevato che gli uomini di mezza età che hanno dichiarato di avere almeno quattro orgasmi a settimana avevano un terzo in meno di probabilità di sviluppare un tumore alla prostata. Questo, secondo alcuni ricercatori, perchè l’eiaculazione potrebbe liberare la prostata da agenti cancerogeni. Simile effetto per le donne, che se avrebbero orgasmi frequenti sono più protette dal rischio di sviluppare un cancro al seno. Secondo quanto riportato dal Los Angeles Times, diverse ricerche in laboratorio avrebbero dimostrato che le donne riescono a sopportare meggiormente il dolore quando viene contemporaneamente stimolata la loro vagina. Questa stimolazione, infatti, raddoppierebbe la soglia del dolore. Non solo. Ulteriori studi hanno concluso che l’orgasmo aiuterebbe le donne che soffrono di emicrania. Infine, da uno studio del 1997 su uomini gallesi è emerso che coloro che avevano due o più orgasmi a settimana avevano anche un rischio dimezzato di morire rispetto a coloro sessualmente meno attivi. (fonte: ilgiornale.it)

Le arance combattono il tumore alla prostata 07/11/2008 12:29
L’arancia è il frutto antitumorale per eccellenza, e questa ricerca apparsa su Cancer reserach e presentata da un gruppo di studiosi italiani, lo dimostra una volta in più: negli oli essenziali della buccia sono contenute sostanze in grado di combattere il cancro alla prostata. In questi oli essenziali, infatti, sono contenute molecole simili ai triterpenoidi naturali, con i quali si realizzano nuovi farmaci antinfiammatori e antitumorali che potrebbero costituire un valido aiuto alla popolazione maschile soggetta a cancro alla prostata, soprattutto per quegli individui per i quali c’è una familiarità con la patologia. Perché funziona? In pratica i triterpenoidi ottenuti sinteticamente uccidono le cellule di tumore insensibili alla terapia ablativa ormonale riattivando alcune vie di morte cellulare programmata potenzialmente molto efficaci, ma sopite nelle cellule malate. (fonte: gustoblog.it)

Pattern di attività genica potrebbe aiutare nella scelta dei trattamenti per il cancro 01/11/2008 17:32
Scienziati francesi hanno individuato il pattern di attività genica che prevede in modo preciso a quali trattamenti i pazienti affetti da cancro colon-rettale risponderanno meglio. Nel futuro le scoperte potrebbero essere applicate nello sviluppo di test per determinare in modo tempestivo il tipo di farmaci da somministrare a ciascun paziente. Il team francese è stato il primo a dimostrare che nei pazienti con cancro del colon-retto la determinazione genica prevede la risposta ai trattamenti. I risultati sono stati presentati al 20° Simposio sui target molecolari e le terapie per il cancro (Symposium on Molecular Targets and Cancer Therapeutics), tenutosi il 22 ottobre a Ginevra, in Svizzera. Il cancro del colon-retto può generalmente essere curato attraverso la chirurgia se viene scoperto allo stadio iniziale. Tuttavia, nella metà dei pazienti il tumore si diffonde al fegato, e questi casi sono molto più difficili da trattare. Generalmente, il primo intervento che si fa su questi pazienti è una chemioterapia, come il FOLFIRI, che comprende leucovorina, fluoruracile e irinotecan. Ma nonostante siano ora disponibili farmaci nuovi e migliori, questi protocolli si rivelano inefficaci in circa la metà dei pazienti. Inoltre, con il passare del tempo i tumori tendono a diventare resistenti ai farmaci, anche quelli che inizialmente rispondono bene al trattamento. Attualmente non esistono metodi per prevedere quali pazienti risponderanno ai trattamenti di prima scelta e quali, invece, risponderebbero meglio ad approcci alternativi. "Per la riuscita complessiva del trattamento è necessario che al suo inizio venga scelto il regime chemioterapico con la maggiore probabilità di indurre la massima risposta," dichiara la dott.ssa Maguy Del Rio dell'Istituto per la ricerca sul cancro di Montpellier, in Francia. "Il fatto di riuscire ad individuare i pazienti che potrebbero rispondere bene ad una particolare chemioterapia rappresenta una grande sfida, e anche quello di individuare quei pazienti che non risponderebbero e che quindi hanno bisogno di trattamenti alternativi." In questa ultima ricerca la dott.ssa Del Rio e il suo team hanno studiato i livelli di attività di una serie di geni presenti in campioni prelevati su 19 pazienti con tumore del colon-retto diffuso al fegato. Nessuno dei pazienti aveva iniziato una chemioterapia al momento del trial. Il team ha individuato una "marcatura" genetica che coinvolge 11 geni che indicano chiaramente quali pazienti risponderanno bene al trattamento con il FOLFIRI e quali invece no. Sulla base di questi risultati, gli scienziati hanno sviluppato un modello matematico capace di classificare i pazienti in gruppi con un'esattezza del 100%. "Il fatto di aver raggiunto un'esattezza del 100% potrebbe essere dovuto al numero limitato di 19 campioni," ammette la dott.ssa Del Rio. "È ovviamente necessaria una convalida e, se del caso, bisogna migliorare la marcatura dei geni in un numero maggiore di pazienti. Finché non sarà adeguatamente convalidata, la marcatura genetica non potrà tovare un'applicazione clinica." Tuttavia, una volta convalidate, le scoperte potrebbero essere convertite in un test per stabilire quali pazienti risponderebbero meglio ai trattamenti più comuni e quali invece trarrebbero beneficio da farmaci diversi. I pazienti che si rivelerebbero non-rispondenti, potrebbero immediatamente essere sottoposti a regimi farmacologici alternativi e più avanzati. "Per i pazienti con tumore colon-rettale metastatizzato il tempo è un fattore prezioso e il fatto di poter compiere una scelta della terapia iniziale azzeccata, potrebbe rivelarsi decisivo per la riuscita generale del trattamento," ha commentato la dott.ssa Del Rio. Secondo i dati dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (parte dell'Organizzazione mondiale della sanità) nel 2006 sono stati rilevati circa 300.000 casi di cancro del colon-retto nell'UE, facendone il terzo tipo di cancro più comune, dopo il cancro del seno e della prostata. Nello stesso anno sono decedute circa 140.000 persone a causa di questa malattia. A livello mondiale ne vengono diagnosticati ogni anno circa 945.000 nuovi casi. (fonte: molecularlab.it)

E' soltanto l'inizio. Basta con i pregiudizi su OGM 01/11/2008 17:31
Sappiamo da tempo che il cibo è responsabile di un'ampia quota di tumori e che alcuni alimenti come frutta e verdura hanno un valore protettivo. La lettura del genoma ci ha permesso di capire il perché: questi cibi contengono gli antiossidanti che sono in grado di proteggere i nostri geni da mutazioni che trasformano cellule sane in cellule tumorali. In futuro, la conoscenza del genoma delle piante ci permetterà di individuare meglio veri cibi anti cancro. La genetica applicata alla produzione alimentare è una delle aree in cui la ricerca scientifica può migliorare la nostra vita. È uno degli strumenti offerti dalla conoscenza del Dna e con cui possiamo combattere le grandi piaghe del pianeta: fame, malattie tumorali o cardiache. Questo studio va in quella direzione, anche se è ovvio che ci vorranno altre ricerche. Con linee guida rigorose per l'uso delle biotecnologie si può assicurare un rapporto più equilibrato fra piante, animali e gli ecosistemi ad essi collegati: un passo avanti verso la riduzione dell'incidenza del cancro e di malattie correlate ad ambiente e alimentazione. Resta molto da fare, l'importante è non fermare tutto per pregiudizi. O addirittura per equivoci. Crea equivoci la parola OGM. Organismo è una definizione della vita biologica che sa di meccanicistico e modificare fa pensare a manipolare. Il risultato è un termine minaccioso che non evoca il concetto di miglioramento. Dovremmo cominciare a parlare di organismi geneticamente migliorati. Nel processo di miglioramento genetico non si fa altro che aggiungere qualche caratteristica più favorevole ad alcune già presenti nell'alimento. Conosciamo molti cibi che hanno valori protettivi per il cancro. Il pomodoro contiene licopene, che si libera ancora di più quando il pomodoro è cotto fino a ottenere una salsa. Il licopene è protettivo nei confronti del tumore della prostata e forse del seno. È logico quindi che le ricerca si concentri nello studio e potenziamento delle proprietà di questo alimento. Altri cibi preziosi sono le crucifere, l'uva, i lamponi, i mirtilli, le ciliege, le fragole e le arance rosse che contengono antocianidine, potenti antiossidanti. Ora stiamo cercando di individuare nuove sostanze e stabilire per tutte la dose giornaliera efficace nella prevenzione. Ma la speranza di prevenire molte malattie degenerative e forme tumorali è legata soprattutto al miglioramento genetico di piante e frutti. È così che abbiamo iniziato a cercare di produrre i vaccini. Si è scoperto che è possibile inserire nella pianta i geni per la produzione di antigeni, per creare vaccini da somministrare per bocca. Le prime sperimentazioni risalgono a fine Anni 90 e riguardano i vaccini contro colera, enterocolite, epatite B, malaria, influenza, Aids. Il vaccino contro l'enterocolite (in via di sperimentazione) è prodotto nella banana: si accumula nel frutto ed è possibile conservarlo senza congelarlo. Così lo si può dare ai bambini attraverso un omogeneizzato che può essere tenuto a temperatura ambiente e ha un buon sapore. Come si può fermare tutto questo per pregiudizio? Siamo liberi di scegliere, e di condannare, se siamo altrettanto liberi di sapere. (di Umberto Veronesi. fonte: corriere.it)

Birra anticancro 23/10/2008 09:45
La birra, una delle più diffuse e antiche bevande alcoliche del mondo, è stata ingegnerizzata dalla Rice University per ottenere un liquido in grado di ridurre il cancro e le malattie cardiovascolari, almeno nel modello animale. La BioBeer, questo è il nome della bevanda innovativa, sarà in gara alla International Genetically Engineered Machine (iGEM) l’8 e 9 novembre a Cambridge. L’iGEM, per chi non lo sapesse, è la competizione più grande e importante al mondo sulla biologia sintetica, in cui diversi team si sfidano per creare cose utili. I ricercatori della Rice University hanno realizzato una birra geneticamente modificata per produrre il resveratrolo, un fenolo non flavonoide presente nella buccia dell’acino d’uva avente un’azione antiteratogena e di fludificazione del sangue che può limitare l’insorgenza di placche trombotiche, durante il processo di fermentazione. Insomma, una bevanda a bassa gradazione alcolica con i benefici del vino che potrebbe entrare in commercio già nei prossimi anni se i benefici dimostrati nei topi dovessero esserci anche per gli uomini. Resta solo da vedere se gli appassionati della bionda apprezzeranno la “modifica”. (fonte: bioblog.it)

Il Resveratrolo può aiutare a trattare la steatosi epatica 16/10/2008 11:50
Scienziati alla ricerca di modi per trattare la steatosi epatica ovvero il grasso al fegato hanno scoperto che un ingrediente del vino rosso può contribuire a proteggere dall'accumulo di grassi nel fegato. Avete sicuramente sentito parlare del Resveratrolo, un antiossidante trovato nel vino rosso, uva, bacche e arachidi. Questa molecola è già stato collegata a benefici effetti per la salute, per il cancro e le malattie cardiache. Lo studio, condotto da M. Joanne Ajmo presso la University di South Florida Health Sciences Center di Tampa, ha esaminato gli effetti del resveratrolo nel fegato di topi affetti da steatosi epatica. I ricercatori hanno scoperto che topi alimentati con resveratrolo avevano meno grassi nel fegato rispetto ai topi che erano senza Resveratrolo. La ricerca è stata pubblicata sul The American Journal of Physiology-Gastrointestinal and Liver Physiology. (fonte: takecare.it)

Un olio dalle arance contro il cancro alla prostata 14/10/2008 14:00
Dalla buccia delle arance è possibile estrarre un olio che ha dimostrato di possedere delle proprietà terapeutiche per il cancro alla prostata. Oltre agli altri benefici per la salute già noti di questi agrumi, arriva ora questa significativa notizia dallo studio italiano, pubblicato su “Cancer Research”, condotto dagli scienziati coordinati da Adriana Albini dell'Irccs MultiMedica di Milano e Francesca Tosetti dell'Ist di Genova. Una categoria di nuovi farmaci antinfiammatori e antitumorali derivati dai triterpenoidi naturali, molecole simili agli oli essenziali delle bucce d'arancia - annunciano i ricercatori italiani - potrebbe costituire una risorsa terapeutica o preventiva per la popolazione maschile a rischio di sviluppare il tumore prostatico, soprattutto quando esista una storia familiare di malattia". Questi dati sono stati presentati durante il Congresso nazionale della nazionale della Società italiana di cancerologia, svoltosi a Napoli, dai tre giovani ricercatori di MultiMedica Ilaria Sogno, Rosaria Cammarota e Luca Generoso, in collaborazione con Roberta Vené di Genova. "Abbiamo scoperto - spiega Albini, responsabile della Ricerca oncologica dell'Irccs MultiMedica - che i triterpenoidi sintetici uccidono preferenzialmente le cellule di tumore alla prostata insensibili alla terapia ablativa ormonale, riattivando alcune vie di morte cellulare programmata potenzialmente molto efficaci, ma 'sopite' nelle cellule tumorali". Una batteria di enzimi sentinella, le caspasi, sono infatti normalmente deputati all'eliminazione delle cellule irrimediabilmente danneggiate, prodotte continuamente in un organismo sano. Da un certo punto di vista, le cellule tumorali sono anch'esse cellule danneggiate, che però acquisiscono la capacità di convivere con anomalie consistenti, continuando a proliferare e a colonizzare altri organi. "La scoperta - prosegue Albini - è che i triterpenoidi funzionano indebolendo l'attività di una proteina di recente interesse come target farmacologico, la glicogeno sintasi cinasi-3 (GSK-3), che favorisce appunto la vitalità delle cellule tumorali limitando l'attività delle caspasi o proteggendo i mitocondri da cui parte il processo di smantellamento delle cellule malate. La disattivazione di GSK-3 da parte dei triterpenoidi ha ulteriori conseguenze metaboliche che infliggono il colpo finale alle cellule prostatiche maligne: le priva di energia, causandone la disintegrazione". "Sorprendentemente - continua Albini - tutto ciò avviene utilizzando dosi molto basse di farmaci, il che lascia ben sperare sulla possibilità di controllarne gli effetti collaterali". Lo studio, sostenuto dall'Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), è il completamento delle ricerche compiute sui terpenoidi come antiangiogenici condotte dall'équipe di Albini in collaborazione con gli Usa. Il nuovo farmaco è già in fase I di sperimentazione clinica sui pazienti con varie neoplasie. "Il triterpenoide sintetico, in associazione con un lontano parente della vitamina A - conclude Albini - era già efficace contro il tumore al seno ormono-resistente in studi preclinici e ora potrebbe diventare un'arma importante contro quello alla prostata". I ricercatori hanno testato la molecola della buccia d'arancia in provetta e in modelli preclinici, osservando che è in grado di agire efficacemente sulle cellule malate, combattendo il tumore. Buone notizie e una nuova speranza, dunque, per la salute dei malati di tumore alla prostata. (fonte: italiasalute.it)

Tumori: frutta e verdura li prevengono grazie alla pectina 14/10/2008 13:59
Che la frutta e la verdura fossero un toccasana nella prevenzione dei tumori era gia' noto grazie a diversi studi statistici. Ma il perche' e' stato scoperto soltanto ora da un gruppo di ricercatori dell'Institute of Food Research (Ifr). In pratica, un particolare frammento della pectina, un polisaccaride contenuto nella parete cellulare dei vegetali, sembrerebbe inibire una proteina responsabile dello sviluppo del cancro, la 'galectina-3'. I test condotti dai ricercatori dell'Ifr hanno prima confermato i risultati di molti studi di popolazione, come per esempio quelli effettuati da Epic, lo European Prospective Investigation of Cancer, che hanno identificato una stretta correlazione statistica fra l'assunzione di fibre e il minore rischio di cancro nel tratto gastrointestinale. E poi hanno cercato di trovarne la spiegazione nell'azione della pectina. Questa non e' l'unico esempio di carboidrato "bioattivo", che interagisce cioe' con le proteine delle cellule animali inibendo lo sviluppo dei tumori. Sono note per esempio le proprieta' benevole dei "beta glucani". " Per avere una combinazione completa di diversi effetti - ha spiegato Victor Morris, uno degli autori dello studio - e' consigliabile mangiare una varieta' piu' ampia possibile di frutta, verdura e alimenti contenenti fibre vegetali. Il prossimo passo - ha aggiunto - sara' identificare i meccanismi con cui l'organismo assimila la pectina per capire in modo piu' dettagliato come essa agisce sulle cellule tumorali". La scoperta e' importante soprattutto perche' apre nuove possibilita' alla ricerca nel campo dei carboidrati "bioattivi" e alla comprensione dei meccanismi che sono alla base degli effetti dell'alimentazione sull'insorgenza dei tumori. (fonte: cybermed.it)

Camminare mezz'ora al giorno riduce il rischio del tumore del seno 14/10/2008 13:55
Camminare mezz'ora al giorno riduce il rischio del tumore del seno. «Finora era noto che fare tutti i giorni un'attività fisica anche minima, come una camminata di mezz'ora aiuta a ridurre il rischio di recidive, ma ci sono forti sospetti che possa essere utile anche nella prevenzione primaria», ha detto il segretario nazionale dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), Marco Venturini, nel congresso dell'associazione in corso a Verona. «La principale forma di prevenzione del tumore del seno resta lo screening mammografico - ha detto Venturini - ma adesso si comincia a pensare anche ad altro». Sebbene quello del seno sia ancora oggi il tumore più diffuso nelle donne, negli ultimi anni sono stati ottenuti risultati importantissimi: «se oggi l'80% dei casi guarisce, è il momento di pensare ad altre forme di prevenzione oltre a quelle tradizionali e di dedicarsi ad aspetti che 15 anni fa potevano sembrare inutili». ATTIVITA' FISICA - L'attività fisica è tra questi e si calcola che possa offrire un vantaggio valutabile nell'1%-2%: trascurabile in passato, quando dal tumore del seno guariva solo una minoranza, ma importante adesso che guariscono otto donne su dieci. Perchè il movimento abbia questo effetto protettivo non è ancora chiaro e secondo Venturini l'ipotesi più probabile è che si in quadri in uno stile di vita sano, nel quale l'attività fisica si accompagna a una dieta a basso contenuto acidi grassi, senza burro e insaccati e basata su olio d'oliva, latte scremato e poco formaggio. (fonte: corriere.it)

Il vino rosso riduce i rischi di cancro al polmone 11/10/2008 12:32
Stando a quanto è emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Department of Research and Evaluation di Pasadena, in California, e pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, un consumo moderato di vino rosso puo' diminuire il rischio degli uomini di sviluppare il cancro al polmone. Chun Chao, coordinatore dello studio, ha spiegato che "Un componente antiossidante del vino rosso puo' essere protettivo contro il cancro al polmone, in particolare tra i fumatori" I ricercatori hanno analizzato i dati raccolti grazie alla collaborazione col California Men's Health Study, che collegavano i dati clinici del sistema sanitario della California con quelli auto-rilasciati da 84.170 uomini di eta' compresa tra i 45 e i 69 anni. I dati demografici e gli stili di vita del campione, raccolti tra il 2000 e il 2003, sono stati confrontati e rapportati individuando 210 casi di cancro al polmone. Lo studio è proseguito valutando l'effetto del consumo di birra, di vino rosso, di vino bianco e di liquore sul rischio di sviluppare il cancro ai polmoni ed i risultati indicherebbero che tra i partecipanti allo studio vi sia stato in media il 2 per cento di rischio in meno associato a chi ha consumato del vino rosso e in particolare il campione che ha dichirato di consumare vino nel quantitativo di uno o due bicchieri di al giorno ha mostrato un 60 per cento in meno di rischio di sviluppare il cancro ai polmoni. Chao spiega i dati sostenendo che "Il vino rosso e' noto per il fatto che contiene elevati livelli di antiossidanti. Vi e' un composto chiamato resveratrolo che ha dimostrato di apportare significativi benefici per la salute". Ma i ricercatori hanno anche sottolineato che le conclusioni del loro studio non dovrebbero essere interpretate come un invito a consumare più alcolici. (fonte: molecularlab.it)

Tumore alla gola, importante la prevenzione 11/10/2008 12:25
Il carcinoma del cavo orale colpisce in Italia circa 6.000 persone. Basterebbe una visita specialistica di pochi minuti per diagnosticarlo precocemente e per effettuare le cure con successo. A ribadirlo sarà l'Associazione nazionale dentisti italiani (Andi) in occasione della seconda edizione dell'Oral Cancer Day, la giornata tutta dedicata all'informazione sul tumore al cavo orale che avrà luogo venerdì 10 ottobre in 80 piazze italiane, con possibilità di effettuare controlli gratuiti finalizzati a intercettare la neoplasia. «Si parla troppo poco di tumori del cavo orale, forse perché li si ritiene relativamente poco frequenti – dice il presidente di Andi, Roberto Callioni. Per questo vogliamo sensibilizzare il pubblico e motivarlo verso una corretta igiene orale, per prevenire le più comuni malattie che possono interessare bocca e denti, con una particolare attenzione verso le patologie più gravi». Al contrario di quanto si crede, infatti, si tratta di una forma di cancro che rappresenta circa il 7% di tutti i tumori e quasi il 40% di quelli dell'area testa e collo, e interessa soprattutto gli uomini nell'età compresa tra i 50 e 70 anni.E, anche in questo caso, fumo e abuso di alcool tornano sotto accusa, a ribadire il ruolo fondamentale della prevenzione: l'assunzione di entrambi comporta un rischio di ammalarsi 20 volte superiore rispetto a quello di un non-fumatore non bevitore. L'iniziativa si occuperà, inoltre, della prevenzione dai papilloma virus, alcuni dei quali (l’Hpv-16 e 18) sembrano avere un ruolo diretto nelle aree di sviluppo del cancro delle vie aeree superiori. Testimonial d'eccezione, l'inviato di "Striscia la notizia", Max Laudadio, che si è spesso occupato di abusivismo nel settore odontoiatrico. (fonte: agoranews.it)

L'olio delle bucce d'arancia alleato della prostata 11/10/2008 12:24
Arance, frutto anticancro per eccellenza. In particolare, l’olio essenziale della buccia si è dimostrato un alleato per la cura e la prevenzione del tumore alla prostata. Una categoria di nuovi farmaci antinfiammatori e antitumorali derivati dai triterpenoidi naturali, molecole simili agli oli essenziali delle bucce d’arancia, potrebbe costituire una risorsa terapeutica e preventiva per la popolazione maschile a rischio tumore prostatico. Soprattutto quando esista una storia familiare di malattia. La scoperta, pubblicata sulla rivista internazionale «Cancer Research», è dell’equipe guidata da Adriana Albini dell’IRCCS MultiMedica di Milano e Francesca Tosetti dell’IST di Genova. I dati sono stati presentati nel corso del congresso nazionale della Società italiana di cancerologia di Napoli dai tre giovani ricercatori di Multimedica Ilaria Sogno, Rosaria Cammarota e Luca Generoso, in collaborazione con Roberta Venè di Genova. «Abbiamo scoperto - spiega Albini, responsabile ricerca oncologica IRCCS MultiMedica - che i triterpenoidi sintetici uccidono preferenzialmente le cellule di tumore alla prostata insensibili alla terapia ablativa ormonale riattivando alcune vie di morte cellulare programmata potenzialmente molto efficaci, ma sopite nelle cellule tumorali». (fonte: lastampa.it)

Come prevenire il cancro alla prostata? 05/10/2008 14:23
Nel 1992, il Movimento di opinione per la città "Il Ponte" non esisteva ancora, tuttavia grazie alle persone che oggi costituiscono l'associazione, sono state portate avanti importanti iniziative, quali la campagna di sensibilizzazione per la diagnosi precoce del tumore al seno. A quell'epoca, i tempi non erano maturi e i costi proibitivi per "Il Ponte" e per la stessa USL, quindi non era possibile avviare una vera e propria campagna di screening: tuttavia, grazie all'adesione totale dei medici di famiglia, venne avviata una campagna di sensibilizzazione con l'obiettivo di attuare una prevenzione secondaria del tumore al seno. I risultati furono altrettanto buoni e con costi decisamente inferiori. Oggi, "Il Ponte" torna con un'iniziativa simile che si rivolge però alla popolazione maschile. Perchè quando si parla di prevenzione si pensa immediatamente alle donne? Nonostante il successo dello screening per i tumori del colon, che colpisce sia gli uomini che le donne, non esistono iniziative decisive per la prevenzione dei tumori che colpiscono esclusivamente gli uomini, come il tumore alla prostata. E qui entra in scena la nostra associazione. Nel 2006, il Dr. Fiaccavento viene chiamato come ospite durante la trasmissione televisiva condotta dal Dr. Madeyski all’interno di "Cronache del Veneto Orientale". Il Dr. Fiaccavento parla del Tè Verde, esponendo gli ottimi risultati della bevanda nella prevenzione del tumore alla prostata. Il Dr. Madeyski, ispirato dall'idea, comincia a studiare il problema e a raccogliere gli studi delle università di varie nazioni attestanti il dato e gli altri effetti benefici del Tè a tutti i livelli. L'idea è di mettere in commercio un Tè Verde senza controindicazioni, e il progetto prende forma nel 2008, quando il Tè Verde del Benessere viene distribuito e venduto in tutto il Veneto. Il Tè Verde del Benessere è completamente naturale: non contiene dolcificanti o coloranti ed ha un alto contenuto di antiossidanti -catechine e polifenoli- che apportano numerosi effetti benefici nella prevenzione e nella riduzione dell'incidenza del cancro alla prostata. A questo punto, il Dr. Madeyski, ripensando al successo dell'iniziativa del 1992, propone il progetto "La prevenzione non è solo donna. Come prevenire il cancro alla prostata?" Il 18 ottobre, al centro culturale "Leonardo da Vinci" di San Donà di Piave, interverranno numerosi urologi del Veneto Orientale e medici di famiglia, che parleranno al pubblico del tumore alla prostata e, in particolare, della prevenzione primaria e secondaria e della diagnosi precoce. Per tutti i presenti, è prevista una confezione in omaggio del Tè Verde del Benessere. Saranno, inoltre, pubblicati 300.000 opuscoli di 4 pagine con consigli pratici per gli uomini, disponibili in tutti gli ambulatori medici del Veneto Orientale.

Dieta mediterranea contro le malattie cronico-degenerative 04/10/2008 16:38
Un significativo miglioramento dello stato di salute, con una riduzione del 9% della mortalità totale, del 9% della mortalità per cause cardiovascolari, del 13% dell’incidenza di patologie come Parkinson e Alzheimer e del 6% dell’incidenza o mortalità per tumori. Ecco quanto si registra in chi segue stabilmente la dieta mediterranea. I dati emergono da uno studio pubblicato oggi sulla rivista British Medical Journal (BMJ); autori alcuni ricercatori dell’Università di Firenze-Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi. Il gruppo ha per la prima volta preso in esame 12 studi internazionali presenti in letteratura, che analizzano le abitudini alimentari e lo stato di salute di più di 1,5 milioni di persone seguite per un periodo di tempo che va dai 3 ai 18 anni. Tutti gli studi esaminati utilizzavano un punteggio numerico, chiamato punteggio di aderenza, per calcolare come e quanto i soggetti hanno seguito la dieta mediterranea. «Con una meta-analisi abbiamo messo insieme dati ed elementi statistici ed epidemiologici - spiega Francesco Sofi - Diversi studi hanno dimostrato, negli ultimi anni, l’effetto benefico della dieta mediterranea nei confronti dell’incidenza e della mortalità per malattie croniche, portandola alla ribalta come il modello di dieta da seguire per migliorare la qualità e la durata della vita. Tuttavia, nessuno studio aveva finora revisionato sistematicamente tutti i dati disponibili sull’argomento». La dieta mediterranea prevede un consumo abbondante di certe categorie di alimenti come, olio di oliva, carboidrati, frutta, verdura e pesce, e minore di carne, insaccati, formaggi e derivati, con un moderato consumo di vino rosso durante i pasti. «Alla luce di questi risultati appare importante - sottolinea Sofi - utilizzare il punteggio di aderenza alla dieta mediterranea ideale: può essere uno strumento efficace nella prevenzione delle principali malattie cronico-degenerative. Inoltre, questi dati confermano e rilanciano le raccomandazioni e le linee guida delle più importanti società scientifiche» (fonte: bioblog.it)

Il talco nemico delle donne 30/09/2008 15:46
Attenzione al talco. Il suo uso quotidiano aumenta il rischio di tumori per le donne, in particolare di cancro dell’ovaio. Le probabilità di ammalarsi aumentano del 40 per cento. L’allerta arriva dai ricercatori dell’Harvard Medical School di Boston, con un lavoro pubblicato su «Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention». Gli esperti temono che la polvere applicata sulle parti intime possa raggiungere le ovaie e innescare un processo infiammatorio che permette alle cellule tumorali di proliferare. E i risultati di questo nuovo studio sembrano evidenziare un rischio più elevato di quanto ipotizzato da precedenti ricerche. Aumenta il rischio di tumore all’ovaio Da qui l’appello al gentil sesso di non mettere più il borotalco sulle parti intime. L’equipe ha coinvolto oltre 3 mila donne, scoprendo che il rischio di cancro cresce del 36% con l’uso settimanale di talco, ma arriva a +41% se l’utilizzo è quotidiano. A maggiori probabilità di ammalarsi vanno incontro le donne con un particolare profilo genetico. La presenza del gene glutatione S-transferasi M1 e l’assenza del gene glutatione S-transferasi T1 triplicano il rischio di tumore. Una donna su 10 presenta questa «carta d’identità» genetica, avvertono i ricercatori. Sotto accusa il «fillosilicato di magnesio» Sotto accusa è il minerale di cui è fatto il talco, il fillosilicato di magnesio: la sua composizione chimica, sostengono gli specialisti, lo rende simile all’amianto, responsabile di una forma letale di cancro del polmone. (fonte: lastampa.it)

30% degli italiani mai dall'urologo 26/09/2008 11:11
Gli uomini italiani vengono bocciati in prevenzione dei tumori e delle malattie prostatiche. Ben il 33% di essi, infatti, non ha mai effettuato una visita urologica e il 50% non manifesta segni di preoccupazione al manifestarsi di episodi di incontinenza o se diviene necessario alzarsi di notte per andare in bagno. Questi sono i primi risultati dell'indagine condotta dalla Società italiana di urologia (Siu) in 100 piazze italiane, presentati a Roma durante il congresso 'Centenario della società scientifica' in programma nella capitale. “L'urologia fa strada”, il progetto itinerante partito nel mese di maggio 2008, ha fatto la sua ultima tappa nella capitale, dopo aver contattato 16 mila persone intervistate da 350 urologi in 100 città. I dati, elaborati da Fabio Parazzini dell'Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, tracciano un quadro della conoscenza degli italiani in tema di urologia con diversi chiaroscuri. Se infatti il 70% degli uomini intervistati dichiara di essersi sottoposto a un dosaggio di Psa, un'analisi utile alla prevenzione del cancro alla prostata, la percentuale di coloro che conoscono realmente l'importanza di questo esame e la collegano al rischio tumore scende al 35%. E se è vero che più del 90% dichiara di sapere di sapere di cosa si occupa l'urologo, uno su due trascura le possibili spie di un problema. In fatto di informazione in urologia, però, i maschi sono leggermente in vantaggio sulle donne. Per quanto riguarda le conoscenze in dettaglio delle patologie della sfera urologica, infatti, gli uomini battono il gentil sesso con un 88,7% contro l'81%. E se solo il 33% degli uomini ha fatto una visita specialistica nella vita, le donne scendono al 25%. Anche se va considerato che spesso le pazienti risolvono i loro dubbi in materia rivolgendosi ad altri specialisti. Bassa, invece, la percentuale di intervistati (circa il 19%) che hanno effettuato almeno una volta un dosaggio di testosterone. "Eppure questo ormone, di cui pochi conoscono l'importanza - ricorda il presidente della Siu, Vincenzo Mirone - è fondamentale nel controllo della normale funzione di molti organi e apparati. Anche per questo stiamo puntando molto sulla ricerca in questo campo. Negli ultimi anni, infatti, il testosterone è stato scagionato dall'accusa di provocare il tumore alla prostata". Si è capito che integrazioni possono favorire il cancro solo quando è già insorto. "Mentre - continua Mirone - potrebbe essere utile in molti casi, perché questo ormone dà vigore muscolare ma controlla anche l'aggressività e, in qualche modo, la voglia di fare”. "Nei prossimi anni potrebbe trovare molti utili impieghi", dice l'esperto che annuncia il proseguimento dell'indagine per il prossimo anno, sempre con il sostegno di acqua Rocchetta che ha sostenuto l'indagine di quest'anno. Per quanto riguarda invece il congresso del centenario, sono previste 7 giornate di lavori scientifici, letture, corsi e approfondimenti, per un totale di circa 70 ore di attività per i 1.500 congressisti e quasi 9 mila metri quadri di superficie occupata. Gli specialisti si confronteranno su un ampio spettro di argomenti di urologia: le più recenti metodologie per la prevenzione, la diagnosi e trattamento dei tumori dell'apparato uro-genitale (prostata, vescica e rene), soluzioni chirurgiche e farmacologiche per le diverse patologie. Una parte importante del congresso sarà invece dedicata, e questa è solo una delle novità di quest'anno, all'andrologia. (fonte: italiasalute.it)

Dieta e movimento per la prevenzione delle ricadute del cancro al seno 26/09/2008 11:07
Seguire una dieta corretta e fare una vita attiva possono aiutare a tenere alla larga gran parte dei tumori e forse anche ad evitare recidive in chi ne è già stato colpito. Almeno questo è quanto si augurano di scoprire gli esperti della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei tumori di Milano che hanno progettato lo studio Diana 5, ai blocchi di partenza proprio in questo periodo. Lo studio ha infatti l’obiettivo di valutare se una sana alimentazione e un’adeguata attività fisica possano ridurre il rischio di recidive nel carcinoma mammario. Lo studio verrà coordinato dall’Istituto milanese assieme all’Istituto europeo di oncologia, sempre di Milano, in collaborazione con altri centri di Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Torino, Avezzano. PRECEDENTI – Dai precedenti studi Diana è emerso che con una dieta basata sulla riduzione degli zuccheri semplici, dei grassi e dei prodotti di origine animale, e sull’aumento dei cereali non raffinati, dei legumi e delle verdure è possibile anche modificare l'ambiente interno e ridurre, nel sangue, la concentrazione degli ormoni sessuali, dell’insulina e di alcuni fattori di crescita che favoriscono lo sviluppo dei tumori della mammella e che ne ostacolano la guarigione. «Le donne che hanno livelli alti nel sangue di ormoni sessuali, di insulina e di un fattore di crescita denominato IGF-I (sigla che sta per Insulin-like Growth Factor, fattore di crescita insulinosimile, di tipo 1), si ammalano di più, e se si sono già ammalate hanno più frequentemente recidive della malattia, perché l’abbondanza di questi fattori consente ad eventuali cellule tumorali di moltiplicarsi – spiega Franco Berrino, Direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale dei tumori, sede dei progetti Diana -. Poiché la composizione del nostro sangue, del nostro ambiente interno, può essere modificata dal nostro cibo e dal nostro stile di vita, è ragionevole pensare che possiamo fare molto per ridurre il rischio di ammalarci, e se ci siamo già ammalati per aiutare le terapie ad avere successo. Riteniamo utile quindi seguitare con le nostre raccomandazioni dietetiche e sullo stile di vita ma non sappiamo ancora quanto debba essere radicale il cambiamento, per questo motivo abbiamo dato il via allo studio Diana 5». CANDIDATE – Lo studio Diana 5 prevede due differenti interventi sullo stile di vita: nel primo i ricercatori forniranno indicazioni su dieta e attività fisica basate su raccomandazioni internazionali, nel secondo invece verrà proposta una più marcata modifica delle abitudini alimentari e dell’attività fisica attraverso incontri di gruppo, corsi e seminari. Il progetto prevede il coinvolgimento di 2 mila donne, operate per tumore al seno. In particolare possono aderire tutte le donne che rispondono alle seguenti caratteristiche: hanno un’età compresa tra 35 e 70 anni; hanno avuto un tumore della mammella negli ultimi cinque anni; non hanno avuto recidive; sono disponibili a sottoporsi a un prelievo di sangue, a misurazioni del peso, della circonferenza vita, della pressione arteriosa, e a compilare alcuni questionari periodicamente nonché disposte a modificare la propria alimentazione e lo stile di vita. Chi desidera aderire allo studio o vuole avere maggiori informazioni può farlo inviando una e-mail alla segreteria del progetto (diana@istitutotumori.mi.it) o telefonando ai numeri 02- 23902868 o 02-23903552. (fonte: corriere.it)

Un po’ di cioccolato fondente al giorno per abbattere il rischio d’infarto 26/09/2008 11:06
Non esultate troppo però: la quantità è davvero modesta, appena sei grammi. Questo dice uno studio dell’Università Cattolica di Campobasso e dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, che afferma il ruolo del cioccolato fondente nella prevenzione dell’infarto. La ragione sta nella capacità antinfiammatoria e protettiva del sistema cardiovascolare della cioccolata amara e stando ai risultati degli studi la diminuzione del rischio di soffrire di problemi al cuore si quantifica in un terzo per le donne e un quarto per gli uomini. (fonte: benessereblog.it)

Contraccetivi orali riducono rischio di cancro ovarico 23/09/2008 16:15
I Contraccettivi Orali sembrano conferire una protezione a lungo termine nei confronti del carcinoma ovarico. I contraccettivi orali (CO) sono attualmente assunti da più di 100 milioni di donne. Questi farmaci possono ridurre il rischio di carcinoma ovarico, ma la reale efficacia di un loro impiego in tale ambito dipende anche dal perdurare della protezione dopo la cessazione dell’uso. Per valutare questo effetto è stata condotta un’analisi di 45 studi epidemiologici, coinvolgendo 23257 donne in totale affette da carcinoma ovarico (casi) e 87303 donne senza questa neoplasia (controlli). Sono stati raccolti dati relativi all’uso di CO, quali durata dell’assunzione, età della paziente ed anno della prima assunzione, età ed anno dell’ultima assunzione. È stato stimato il rischio relativo di carcinoma ovarico in relazione all’uso di CO, stratificando il campione per tipo di studio, età dei soggetti, numero di gravidanze ed eventuale isterectomia. In totale, 7308 (31%) casi e 32717 (37%) controlli hanno usato in maniera continuativa CO, con una durata d’uso in media di 4,4 anni per i primi e di 5 anni per i controlli. Più duratura è stata l’assunzione di CO, maggiore è stata la riduzione del rischio di carcinoma ovarico (p<0,0001), riduzione che persisteva anche a più di 30 anni dall’interruzione del trattamento, anche se diminuiva con il passare del tempo. Infatti, in proporzione, la riduzione del rischio per 5 anni di assunzione di CO è stata del 29% (IC 95%: 23-34%) se il trattamento era stato interrotto da meno di 10 anni, del 19% (14-24%) e 15% (9-21%) dopo rispettivamente 10-19 anni o 20-29 anni dall’interruzione del trattamento. Lo studio ha coperto un arco di tempo molto ampio, fino al gennaio 2006. L’impiego dei CO negli anni ‘60, ’70 ed ‘80 è stato associato ad una riduzione simile del rischio, sebbene il dosaggio estrogenico negli anni ’60 era più del doppio di quello degli anni ’80. L’incidenza di carcinoma mucinoso (12% del totale) sembrava poco influenzata dall’uso di CO, mentre la riduzione del rischio non variava di molto per quanto concerne gli altri tipi istologici. Nei Paesi industrializzati, l’uso per 10 anni di CO sembra ridurre l’incidenza di carcinoma ovarico prima dei 75 anni dall’1,2 allo 0,8 per 100 utilizzatrici e la mortalità dallo 0,7 allo 0,5 per 100; ogni 5000 anni-donna d’uso, sono stati prevenuti 2 carcinomi ovarici ed un decesso per malattia prima dei 75 anni. Alla luce di questi risultati, i CO sembrano conferire una protezione a lungo termine nei confronti del carcinoma ovarico, avendo permesso di prevenire circa 200.000 casi di questa neoplasia e 100.000 decessi e facendo ipotizzare che il numero di carcinomi evitati nei prossimi decenni possa aumentare ad almeno 30.000 per anno.L’effetto dei CO sul cancro, comunque, è più complesso: infatti, sebbene sembrino ridurre il rischio di carcinoma ovarico ed endometriale, essi possono aumentare quello di carcinoma mammario e cervicale. (fonte: pillole.org)

La masturbazione protegge dal cancro alla prostata 23/09/2008 16:14
Intanto cominciamo a capire cos'è e dov'è situata la prostata. E' una ghiandola presente solo negli uomini che, in condizioni normali, ha le dimensioni di una noce. È situata dietro l'intestino e avvolge l'uretra. Tra i suoi compiti c'è quello di produrre e immagazzinare il liquido seminale rilasciato durante l'eiaculazione. Il tumore della prostata è provocato dalla crescita incontrollata di alcune cellule all'interno della ghiandola stessa. I principali fattori di rischio noti, a parte l'età, sono una dieta ricca di grassi saturi e la presenza in famiglia di altri casi: per quest'ultima categoria il rischio è doppio rispetto alla popolazione generale. Inoltre, anche i geni sembrano avere un ruolo nell'aumento del rischio. Si stima che il numero di persone malate di cancro alla prostata aumenti di 8000 ogni anno. Adesso ci sono informazioni e notizie che vengono da una recente ricerca inglese e i risultati sono di grande attualità: la masturbazione è in grado di proteggere dal cancro alla prostata. L'autore dello studio, Chris Hiley del Prostate Cancer Charity ha ipotizzato nel suo lavoro che sostanze ad azione cancerogena si formino all'interno della prostata di chi non eiacula regolarmente e il loro accumulo può portare allo sviluppo di tumori. Uomini che hanno una eiaculazione 5 o più volte a settimana hanno minore rischio di sviluppare un tumore alla prostata nella loro vita. (fonte: mindfully)

Un nuovo test per il cancro al polmone 23/09/2008 16:09
Una ricerca presentata al Congresso annuale dell'American Thoracic Society in corso a Toronto afferma che un semplice test ematico potrebbe fornire uno strumento di screening accurato nei casi sospetti di cancro del polmone fin dai suoi primi stadi. E' questo il risultato del lavoro condotto da Anil Vachani dell'Università della Pennsylvania, il quale spiega che "lo screening tomografico del polmone evidenzia noduli in una percentuale che va dal 20 al 60 per cento dei soggetti. Questo tasso elevato di falsi positivi fa sì che i pazienti debbano sottostare a una sequela di esami come, tomografie seriali, PET e biopsie. Questo test, invece, può consentire di evitare tutte queste cose se venisse sviluppato come strumento diagnostico su vasta scala". Il test di nuova ideazione si basa sull'identificazione di marker tumorali espressi dai globuli bianchi circolanti nei soggetti esaminati, anzichè di quelli espressi e rilasciati dal tumore stesso. Vachani ha spiegato che i tipi di geni presenti nelle cellule della serie bianca possono dire se il cancro è presente o no. I controlli per quantificare accuratezza e validità del test sperimentale sono stati condotti su un campione di 44 pazienti affetti da tumore del polmone ai primi stadi, e 52 soggetti di controllo che corrispondevano ai primi per età, sesso, razza e dedizione o meno al fumo. Dopo un accurato esame dei profili di espressione genetica si è scoperto che l'esame dell'espressione di 15 geni forniva un'accuratezza dell'87 per cento. Vachani sostiene che "Questi risultati suggeriscono che i tumori del polmone interagiscono con i globuli bianchi circolanti, variandone il tipo di geni espressi. Ciò può potenzialmente essere sfruttato per sviluppare un test diagnostico non invasivo su pazienti sospettati du essere colpiti da un cancro del polmone. Un test di questo tipo sarebbe molto utile e avrebbe anche significative implicazioni economiche, riducendo interventi chirurgici, biopsie ed esami radiologici non necessari". (fonte: molecularlab.it)

La dieta mediterranea protegge da tumori, Parkinson e Alzheimer 18/09/2008 21:36
Le persone che seguono la dieta mediterranea sono maggiormente protette da malattie come i tumori, il Parkinson e l'Alzheimer, una protezione che consente di vivere più a lungo. Purtroppo negli ultimi anni i consumi di frutta e verdura, elementi caratteristici della dieta mediterranea, si sono ridotti notevolmente soprattutto tra le giovani generazioni. A ribadire i benefici della dieta mediterranea ci pensa Francesco Sofi, nutrizionista dell'Università di Firenze, che insieme al suo team ha analizzato diversi studi pubblicati negli anni sul British Medical Journal. Sofi spiega che la dieta mediterranea è in grado di ridurre del 13 per cento l'incidenza di malattie come Parkinson e Alzheimer, del 9 per cento le malattie legate a problemi cardiovascolari e del 6 per cento l'incidenza di tumori. Nel complesso, sommando i dati relativi a 12 ricerche internazionali condotte in un arco di tempo che andava dai 3 ai 18 anni, si sono esaminate le abitudini alimentari di più di 1,5 milioni di persone. Per quantificare il grado di adesione al regime alimentare di tipo mediterraneo, i ricercatori hanno utilizzato un valore numerico identificato come punteggio di aderenza. L'analisi dei dati ha confermato i benefici della dieta mediterranea, maggiore era il punteggio di aderenza al regime alimentare maggiori erano i benefici per la salute. La Coldiretti evidenzia che nel nostro paese sempre meno persone seguono la dieta mediterranea. In base ai dati Ismea Ac Nielsen relativi al primo semestre del 2008, in Italia c'è stato un ulteriore calo dei consumi di frutta (- 2,6 per cento), olio di oliva (-2,8 per cento), pane (-2,5 per cento), vino (-0,9 per cento) e verdura (-0,8 per cento). Grazie ad una sana alimentazione gli italiani hanno conquistato il record della longevità con una vita media di 78,6 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea. Purtroppo, in futuro si potrebbe assistere ad una inversione di marcia. Attualmente, circa un terzo dei ragazzi italiani sono obesi o in sovrappeso, una situazione legata soprattutto al fatto che sempre più giovani abbandonano la dieta mediterranea sostituendola con cibi grassi e ricchi di zucchero come le bibite gassate. Negli ultimi 45 anni, secondo uno studio condotto dalla FAO in 15 paesi, l'apporto calorico giornaliero è passato da 2960 kcal a 3340 kcal, un incremento di circa il 20 per cento. In paesi come Grecia, Spagna, Portogallo e Italia l'incremento è stato addirittura del 30 per cento. Molti giovani abbandonano la dieta mediterranea perché non consapevoli dei benefici che può avere sulla salute. E' per questo motivo che la Coldiretti ha deciso di realizzare il progetto "Educazione alla Campagna Amica", un modo per formare dei giovani consumatori consapevoli. Attualmente alcuni paesi, tra cui Spagna, Italia, Grecia e Marocco, stanno lavorando affinché la dieta mediterranea possa diventare patrimonio dell'Unesco. (fonte: universonline.it)

I lamponi neri nella lotta contro il cancro 18/09/2008 21:35
Dopo il gelsomino, un’altra novità dalla natura? Pare di sì, secondo gli studi condotti da ricercatori dell’Ohio State University Comprehensive Cancer Center, che hanno scoperto, alla prova di laboratorio, che un derivato dal lampone nero è in grado di intervenire sulla rigenerazione dei geni alterati da elementi carcinogeni. Gli esami di laboratorio si sono concentrati sull’analisi della risposta del tumore all’esofago, ma le applicazioni possono essere a più ampio spettro e fanno ben sperare nella ricerca costante riguardo ai molti alimenti che nel tempo hanno dimostrato di possedere proprietà anticancerogene. Nel caso dei lamponi neri si punterà principalmente sulla capacità preventiva. Non solo: la ricerca ha permesso anche di individuare ben 53 geni che potrebbero avere un ruolo determinante nello sviluppo tumorale e sui quali dunque è adesso possibile agire. (fonte: benessereblog.it)

Tumore al seno: si può ridurre la recidiva del 25% 18/09/2008 21:33
Una volta sconfitto il tumore con l'intervento chirurgico, la paura piu' grande e' che possa tornare. Nel cancro del seno il rischio di recidiva resta molto alto: puo' arrivare al 70 per cento, se i linfonodi sono positivi, cioe' contengono cellule neoplastiche, ed anche le possibilita' di guarigione sono fortemente compromesse. Al Congresso Europeo di Oncologia (ESMO), in corso fino al 16 settembre a Stoccolma, ricercatori italiani guidati dal prof. Francesco Cognetti, direttore dell'Oncologia medica del Regina Elena di Roma, presentano nuovi dati che vanno ad incidere proprio su questo gruppo di donne, le piu' "vulnerabili". Lo studio, frutto di una ricerca "made in Italy" effettuata in collaborazione con la Federico II di Napoli ed altri 50 centri distribuiti nella Penisola, dimostra infatti che, aggiungendo alla normale chemioterapia quattro cicli di un altro farmaco, il docetaxel,e' possibile ridurre il rischio di recidiva e morte. "Abbiamo trattato 998 pazienti con tumore del seno ai primi stadi linfonodo-positivo con due diversi approcci terapeutici - spiega il prof. Cognetti. - Dopo 62 mesi, il 76 per cento delle donne trattate con docetaxel non aveva sviluppato nuovamente la neoplasia, rispetto al 69 per cento di quelle trattate con l'altro regime. I dati ottenuti con la nuova terapia rivelano quindi una riduzione di un quarto del rischio relativo di recidiva e di un terzo di morte. Si tratta di un risultato che va considerato come il migliore mai ottenuto al mondo nel tumore della mammella dopo intervento chirurgico", ed ha suscitato grande interesse fra i diecimila esperti presenti al congresso. Il carcinoma della mammella e' la neoplasia maligna piu' frequente nella donna: ne colpisce una su 10, oltre 31.000 nuovi casi ogni anno in Italia. I progressi nelle terapie sono notevoli: se identificato precocemente, la sopravvivenza supera il 90 per cento. Tuttavia resta la prima causa di mortalita' per cancro nelle donne e ogni 12 mesi fa registrare nel nostro Paese circa 11.000 decessi. Tuttavia, nonostante i progressi delle terapie antitumorali, non bisogna dimenticare che la vera arma vincente e' la prevenzione. Afferma il prof. Cognetti: "Se oggi per la maggior parte della popolazione la consapevolezza e' buona, gli esami regolari non sono ancora diventati un'abitudine e restano aperte molte questioni organizzative". L'illustre medico fa notare anche quanto siano ancora notevoli le differenze territoriali: "Se in alcune zone le cose funzionano in maniera ottimale, ad esempio in Emilia Romagna, Toscana o Lombardia, in altre purtroppo, soprattutto al Sud, l'applicazione dei programmi di screening e' ancora decisamente insufficiente". (fonte: italiasalute.it)

Prevenzione: una nuova speranza per il tumore al pancreas 18/09/2008 21:30
Un recente studio pubblicato su Plos Medicine, dà una nuova speranza ai malati di tumore al pancreas. I ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle sono riusciti a identificare nei topi alcune proteine che si presentano in numero più elevato in uno stadio iniziale dell’insorgenza di tumore al pancreas. La scoperta, se i dati fossero confermati anche nell’uomo, consentirebbe una diagnosi precoce della malattia pancreatica per la quale, a oggi, le cure sono ancora limitate. Il tumore al pancreas, infatti, non dà sintomi particolari ed è per questo che la diagnosi viene spesso fatta quando la malattia è già estesa e difficilmente curabile. La sopravvivenza, stando ai dati del 2007 dell’Associazione italiana registri tumori (Airt), è assai limitata: 5,1% per gli uomini e 7,8% per le donne. Per lo studio sono stati utilizzati i topi perché rappresentano un modello ben definito per il tumore pancreatico. I ricercatori hanno individuato e poi selezionare cinque proteine che mostravano un aumento del loro valore normale. Hanno poi confrontato i risultati con quelli dello studio CARET (Carotene and Retinol Efficacy Trial) osservando che queste proteine erano in grado di discriminare i casi di carcinoma pancreatico rispetto al gruppo di controllo in campioni di sangue ottenuti da 7 a 13 mesi prima dello sviluppo dei primi sintomi e della diagnosi di tumore. Questa scoperta lascia dunque ben presupporre – sebbene servano ulteriori conferme – che si possano individuare dei marcatori utili per la diagnosi precoce anche nell’uomo. (fonte: panorama.it)

Test genetico per il cancro al seno a soli 15 euro 18/09/2008 21:29
Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico Daily Mail, sarà presto disponibile un nuovo test genetico per la diagnosi del cancro al seno, ma la particolarità è il prezzo straordinariamente basso: solo 15 euro. Il test è attualmente il più economico esistente al Mondo e non solo, sarebbe anche il più veloce: in una sola settimana riesce a mostrare se i nostri geni sono suscettibili alla malattia. I test in commercio per il sequenziamento del genoma hanno costi che variano dai 1200 ai 1800 euro e possono richiedere fino a 18 settimane prima di arrivare a un responso. La nuova procedura, invece, permetterebbe agli scienziati di concentrare la loro attenzione solo su due tipi di geni, “brca1” (breast cancer 1, early onset) e “brca”, quindi un test selettivo in grado di ridurre tempi e costi. Ovviamente il test da solo non basta e occorre quindi eseguire periodicamente la mammografia e altri esami di accertamento. Il suo compito è solo quello di avvertire la presenza di una predisposizione genetica- ereditaria al tumore. Le varianti di questi due geni sono responsabili dell’80% dei tumori alla mammella. Analizzando, quindi, solo questi geni sarà possibile sapere più rapidamente la suscettibilità delle donne al cancro. Il nuovo test verrà presentato in occasione del meeting annuale della British Society for Human Genetics che si terrà presso la University of York. «Sappiamo che la nuova generazione di tecnologie per il sequenziamento - ha spiegato Graham Taylor del Cancer Research del Regno Unito - è incredibilmente potente nell’individuare le varianti genetiche. Ma fino a quando non sapremo di più sulla loro accuratezza, la diagnosi clinica definitiva avrà bisogno di essere confermata con i metodi tradizionali». (fonte: bioblog.it)

Lapatinib: efficace per i tumori della regione testa-collo 18/09/2008 21:01
La molecola orale Lapatinib, scoperta grazie alle ricerche Glaxo Smith Kline(GSK), ha dimostrato d'essere efficace non solo nella terapia del carcinoma mammario metastatico HER2 positivo, ma anche per le neoplasie della regione testa-collo. Lo dimostra uno studio di Fase II, presentato nel settembre 2008 a Stoccolma al 33° congresso della Società Europea di Oncologia: lapatinib, somministrato in monoterapia, ha infatti migliorato significativamente le risposte cliniche al successivo controllo rispetto a placebo. Sono stati osservati 107 pazienti mai trattati con tumore della testa collo a cellule squamose localmente avanzato, suddivisi in due bracci: uno veniva seguito con 1500 mg di lapatinib, l’altro con placebo. Il trattamento con lapatinib è durato da 2 a 6 settimane, dopodichè tutti i pazienti sono stati sottoposti alle cure standard: chemioterapia a base di platino e radioterapia. Successivamente i pazienti sono stati seguiti per altre 12 settimane dopo il completamento del ciclo. Le biopsie del tumore sono state effettuate al momento dell’arruolamento nello studio e dopo due settimane per le analisi dei biomarker. Già dopo 14 giorni i pazienti del braccio lapatinib hanno mostrato una modesta ma statisticamente significativa riduzione nella media della proliferazione delle cellule neoplastiche rispetto a quelli randomizzati con placebo (-8% contro il 2,7%). In molti pazienti, inoltre, è stata riscontrata la tendenza a indurre la morte delle cellule tumorali. In un sottogruppo di 40 pazienti valutati radiologicamente dopo una breve terapia con lapatinib (circa un mese) 4 pazienti (17% n.24) avevano avuto una completa o parziale risposta rispetto alla risposta nulla del braccio trattato con placebo (n.16). Ottantotto pazienti erano stati ritenuti idonei per una valutazione radiologica successivamente al completamento della chemioterapia e radioterapia: sono cioè stati controllati radiologicamente all’arruolamento e al termine del ciclo di cura (circa 8-12 settimane dopo il trattamento). I risultati hanno mostrato un aumento nel tasso di risposte (complete o parziali) nei pazienti che avevano ricevuto lapatinib rispetto al braccio con placebo (86 contro 63% rispettivamente). E’ stata inoltre osservata una differenza nel tasso di risposte complete tra i due gruppi al termine delle chemio e radioterapia; il 28% dei pazienti nel braccio lapatinib ha ottenuto una risposta completa rispetto al 7% dei pazienti nel braccio placebo; questo suggerisce che lapatinib è in grado di aumentare gli effetti della successiva chemio-radioterapia. Lapatinib è un inibitore di due fattori di crescita tumorale, fra cui il fattore di crescita epiteliale EGFR, che spesso caratterizza molte neoplasie – testa collo, ovaio, vescica e polmone – e determina un andamento aggressivo della malattia. “Questi risultati – commenta Paolo Paoletti, senior vice president e responsabile della ricerca e sviluppo in oncologia di GlaxoSmithKline - ci dicono che l’uso di un inibitore duale della tirosin kinasi come lapatinib può essere clinicamente importante non solo nel carcinoma mammario, ma probabilmente in altri tumori come per esempio il testa collo, dove l’EGFR è sovraespresso. Noi siamo impegnati a sviluppare lapatinib anche nelle neoplasie della testa e collo attraverso un nostro studio di fase III, cui guardiamo con entusiasmo e che mira a porre un nuovo standard di cura e all’aumento della sopravvivenza dei pazienti. Lo studio è il più grande mai condotto in pazienti con tumore localmente avanzato. Attualmente è ancora aperto e sta arruolando”. Si calcola che nel mondo i casi annui di neoplasie della testa collo a cellule squamose siano più di 640.000 con 350.000 decessi. Più di 140.000 le diagnosi in Europa, di cui 12.000 in Italia, un terzo delle quali ad alto rischio di recidiva. (fonte: italiasalute.it)

Ancora una linea guida sullo screening del cancro prostatico 09/09/2008 10:21
Anche l'ACPM prende posizione circa lo screening del cancro prostatico con PSA e/o con esplorazione rettale. L'American College of Preventive Medicine (ACPM) ha pubblicato la sua posizione sullo screening del cancro prostatico mediante esplorazione digitale e/o dosaggio del PSA. Anche se lo screening può portare ad una diagnosi precoce e quindi ad una riduzione potenziale di mortalità e morbidità, i benefici reali restano ignoti fino a che non saranno conclusi gli studi attualmente in svolgimento. Per il momento la riduzione della mortalità mediante screening rimane non provata. Alcuni benefici dello screening potrebbero essere soprattutto di tipo psicologico (rassicurazione del paziente che è a basso rischio di sviluppo di cancro prostatico). Vi sono anche potenziali rischi insiti nello screening: aumento dell'ansia in caso di falso positivo e complicanze della biopsia prostatica; al contrario un falso negativo può portare ad una rassicuarzione con conseguente ritardo nella diagnosi. Anche nel caso di un vero positivo la diagnosi potrebbe essere dannosa perchè molti cancri prostatici evolvono lentamente, senza causare disabilità o decesso, mentre il trattamento provocherebbe effetti collaterali come dolore, incontinenza urinaria e impotenza. L' ACPM conclude che le evidenze non sono sufficienti per raccomandare lo screening del cancro prostatico con esplorazione rettale e/o con PSA: la scelta deve essere individualizzata previa informazione esauriente del paziente. Se quest'ultimo non è in grado di decidere da sè oppure preferisce rimettere la scelta al medico lo screening non dovrebbe essere efettuato prima che il paziente stesso non abbia ben compreso i rischi e i benefici della pratica e le incertezze attuali. Infine sono necessari ulteriori studi per stabilire l'efficacia dello screening e l'età di inizio nei pazienti ad alto rischio di cancro prostatico (afro-americani, anamnesi familiare positiva). (fonte: pillole.org)

Un biosensore innovativo per combattere il tumore 09/09/2008 10:19
Il progetto internazionale COCHISE (Cell-On-CHIp bioSEnsor)sostenuto dall’Unione Europea e coordinato dall’Università di Bologna, ha raggiunto un primo importantissimo risultato: sviluppare un prototipo di biosensore, cioè una struttura tecnologica in grado di rilevare interazioni tra due singole cellule per migliorare il trattamento dei tumori. COCHISE è un progetto internazionale finalizzato proprio allo sviluppo di una nuova classe di biosensori, che possano seguire il processo di interazione tra le cellule tumorali e quelle del sistema immunitario. Un approccio biologico alternativo che coinvolge il sistema immunitario e che è relativamente nuovo nella terapia dei tumori. I pazienti sono trattati con sostanze biologiche quali interferon, interleuchina-2 o altri fattori stimolanti la crescita di tipi cellulari diversi e comunque in grado di rinforzare le difese naturali dell’organismo. L’obiettivo è quello di stimolare il sistema immunitario dell’organismo ad attaccare le cellule tumorali. Queste sostanze, tuttavia, non sono sempre ben tollerate e possono causare effetti che portano all’interruzione del trattamento. Un approccio alternativo consiste nell’identificazione delle cellule immunitarie che sono in grado di combattere il tumore, nella loro amplificazione in vitro in presenza di specifici fattori di crescita per poi re-iniettarle nell’organismo. Uno dei principali problemi di questo approccio consiste nell’identificazione e nell’isolamento del piccolo numero di cellule che sono selettivamente in grado di combattere il tumore. Il progetto COCHISE Il progetto COCHISE coinvolge strutture di vari Paesi europei quali Italia, Germania, Francia, Olanda e Belgio. E’ coordinato dal Prof. Roberto Guerrieri professore di Elettronica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna e si avvale del contributo della casa farmaceutica Angelini, che metterà a punto, nel proprio centro di ricerca, i modelli tumorali per la validazione biologica del biosensore. Lo scopo di una nuova classe di biosensori servirà a capire quali sono le cellule più efficaci nel trattamento dei tumori. Infatti, numerose promettenti tecnologie per l’immunoterapia dei tumori sono attualmente poco utilizzabili per la difficoltà di acquisire informazioni sulle interazioni che avvengono tra cellule biologicamente attive. Inoltre tali informazioni dovrebbero essere acquisite a costi ragionevoli, con rapidità e senza la necessità di una complessa struttura di laboratorio. Obiettivi di COCHISE Gli obiettivi strategici del progetto sono i seguenti: • Messa a punto di un biosensore per l’analisi dell’interazione cellulare che consenta il recupero delle cellule analizzate senza provocare alterazioni al loro patrimonio genetico; • Capacità di rilevare interazioni cellulari a livello di singole cellule, superando quindi le difficoltà dovute alla bassa intensità del segnale, difficilmente rilevabile se emesso da una singola cellula; • Valutazione dell’efficacia del biosensore utilizzando modelli preclinici predittivi di attività sull’uomo. La prima applicazione di questa strumentazione sarà nel campo dell’immunoterapia dei tumori e permetterà di isolare le rare cellule (non più di 1 su 10.000) che sono realmente efficaci nel combattere le cellule tumorali. Altri settori inoltre potranno beneficiare di questa ricerca. Ad esempio diversi farmaci hanno la capacità di aumentare o impedire la distruzione delle cellule: la tecnologia sviluppata grazie al progetto COCHISE potrebbe aprire nuove opportunità in questo campo facendo in modo che ogni paziente possa essere trattato con farmaci realmente efficaci per la sua specifica situazione. I risultati intermedi di COCHISE Il progetto è iniziato nel giugno del 2006 e durerà 3 anni. Il primo obiettivo raggiunto è stata la messa a punto di un prototipo del biosensore che è stato utilizzato per dimostrare la possibilità di controllare il flusso di due singole cellule e di intrappolarle in una microcella in cui è possibile studiarne l’interazione. I partner di COCHISE Il progetto COCHISE è attualmente sviluppato da un Consorzio di cui fanno parte strutture con competenze che vanno dalla progettazione e realizzazione di apparecchiature elettroniche alla bioingegneria ed alla immunologia dei tumori. I partecipanti sono: • Università di Bologna, coordina il progetto ed il suo ruolo consiste principalmente nella progettazione e realizzazione del biosensore grazie alla sua vasta esperienza in microelettronica e disegno dei circuiti; • Fraunhofer Institute for Reliability and Microintegration (IZM), centro di ricerca tedesco che dispone di eccellenti strutture per la micro e nanointegrazione utilizzando le più avanzate tecnologie di interconnessione ed assemblaggio; • Micronit, azienda olandese che sviluppa e realizza sistemi di microfluidica con elettrodi integrati che è coinvolta nella parte di realizzazione e messa a punto del biosensore; • Università di Ferrara, fornisce conoscenze fondamentali nell’applicazione dei microchip alle biotecnologie; • Istituto di Patologia Cellulare dell’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), valuterà i biosensori nel settore dell’immunologia dei tumori dal momento che possiede grande esperienza nella diagnostica ed immunoterapia in oncologia; • Angelini, industria farmaceutica italiana con ampia esperienza nello sviluppo di farmaci innovativi; nel suo centro di ricerca a sud di Roma verranno messi a punto i modelli tumorali che consentiranno di effettuare la validazione biologica del biosensore; • Laboratorio di Biochips del Commissariat à l’Energie Atomique (CEA), centro di ricerca francese con vasta esperienza nello sviluppo di microsistemi e di soluzioni per la microfluidica applicate alla tecnologia dei biochip; • MindSeeds Labs, piccola azienda italiana che si occupa di strumentazione biomedica con expertise nella progettazione di sensori basati sull’impedenza; GLOSSARIO • Biosensore Strumentazione finalizzata a captare segnali provenienti da organismi biologici. • Microcella Pozzetto collocato all’interno del biosensore in cui la cellula viene analizzata. Nella microcella avviene la reazione di lisi cellulare che genera un segnale rilevato dai biosensori. • Lisi Disgregazione di una struttura biologica ad opera di agenti fisici o chimici.All’interno della microcella la cellula efficace lisa - ossia uccide - la cellula tumorale.

Tumore al polmone: l'80% dei malati chiede aiuto psicologico 09/09/2008 10:16
Annotate le vostre emozioni in un diario. Non pretendete di offrire sempre risposte. Non temete di chiedere al medico informazioni, fino a quando non è tutto chiaro. Il dolore può essere calmato, non sforzatevi di sopportarlo. Il dialogo è fondamentale: cercate un posto tranquillo per non essere disturbati. Sono questi alcuni dei consigli pratici che compongono il decalogo che oncologi e psiconcologi propongono ai pazienti di tumore al polmone (32 mila nuovi casi in Italia nel 2008) e ai loro familiari. La SIPO (Società Italiana di Psiconcologia) e la Fondazione Aiom aderiscono al progetto Inspire, per offrire un supporto a chi affronta questa neoplasia e migliorare la qualità di vita del malato e di chi lo assiste. Hanno quindi realizzato due guide per sensibilizzare le persone sulle conseguenze emozionali del cancro, fornire informazioni pratiche, consigli su come gestire le situazioni di crisi e suggerimenti per facilitare la relazione. Il progetto Inspire - un’iniziativa internazionale promossa da IPOS (International Psycho –Oncology Society) con il sostegno di Roche – ha inoltre condotto anche un’indagine europea sui bisogni dei malati: nel nostro Paese il 32% di questi ritiene di non ottenere un sufficiente supporto emotivo, l’80% gradirebbe riceverne di più, solo il 52% conosce l’esistenza di associazioni di pazienti e soltanto l’8% dispone di opuscoli dedicati. Per cercare di rispondere a questa esigenza dal 2003 è stato attivato il numero verde dell’oncologia (800.237.303), un servizio di counselling e orientamento, attivo i giorni feriali dalle 14 alle 17, che fino a oggi ha registrato oltre 45.000 telefonate (45/55 al giorno) di cui oltre 15.000 relative al tumore del polmone. Il tumore del polmone è una neoplasia che forse più di altre crea difficoltà emotive: la causa principale è infatti il fumo (87% dei casi) e questa consapevolezza può determinare nei malati senso di colpa e di impotenza per non aver saputo o potuto smettere. Ma non è mai troppo tardi: se un tabagista cessa di fumare, il rischio di sviluppare la malattia si riduce progressivamente e dopo 10-15 anni le possibilità che si ammali sono identiche a quelle di una persona che non ha mai fumato. Le guide, disponibili nei dipartimenti di oncologia di tutto il Paese, si potranno scaricare dal sito internet www.siponazionale.it e www.fondazioneaiom.it. (fonte: www.sanihelp.it)

Dieta anti-androgeni contro il tumore al seno 04/09/2008 11:13
È al via in tutta Italia il progetto «Diana 5», coordinato dall’Istituto dei Tumori di Milano e dall’Istituto Europeo di Oncologia per verificare se lo stile di vita incentrato sulla «dieta mediterranea» sia in grado di prevenire il tumore al seno e in quale percentuale. «Diana - spiega l’epidemiologo dell’Int, Franco Berrino - è acronimo di “dieta” e “androgeni”, perché gli androgeni nel sangue (e, dopo la menopausa, gli estrogeni) sono indicatori del rischio di ammalarsi di tumore al seno. Con la dieta, però, siamo in grado di abbassare il livello di questi ormoni. Sappiamo da tempo che dieta ipercalorica e vita sedentaria provocano la cosiddetta “sindrome metabolica”, che fa aumentare il livello di insulina nel sangue, fatto che comporta appunto l’aumento degli ormoni sessuali e di altri fattori di crescita, indicatori del rischio di tumore». Il progetto «Diana 5»: una piccola rivoluzione alimentare In particolare, la dieta prevede di ridurre le calorie privilegiando cereali non raffinati, legumi e verdure; di evitare cibi ad alto indice glicemico e insulinemico come farine raffinate, patate, riso bianco; di consumare invece cereali integrali, ridurre le fonti di grassi saturi come carni rosse, burro, latticini e salumi e consumare olio extravergine di oliva, semi oleogenici; di ridurre le proteine di origine animale eccetto quelle del pesce. Obbligatoria dell'attività fisica quotidiana. Verranno "arruolate" 4 mila donne tra i 35 e i 70 anni Il progetto, che verrà gestito in collaborazione con i Centri di Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Torino, Avezzano (L’Aquila), prevede l’arruolamento di 4000 donne di età compresa fra 35 e 70 anni, che abbiano avuto un tumore alla mammella negli ultimi 5 anni e non abbiano avuto recidive. Dovranno essere disponibili a sottoporsi a un prelievo di sangue, a misurazioni di peso, circonferenza vita, pressione arteriosa e a compilare questionari periodici. Infine, essere disponibile a modificare alimentazione e stile di vita. Di queste verranno selezionate le 2000 più a rischio di recidiva e divise in due gruppi. Quelle del primo verranno sottoposte a un programma più moderato indicando loro alcuni precisi obiettivi nutrizionali. Quelle del secondo avranno un programma più intenso con controlli più ristretti. (fonte: LaStampa)

Laparoscopia efficace nel cancro al colon 04/09/2008 11:10
Si sapeva che la rimozione di un tumore al colon mediante chirurgia laparoscopica -tecnica molto poco invasiva- e' piu' efficace dell'intervento aperto in termini di sopravvivenza e tasso di recidivita'. Ma nessuno aveva seguito i pazienti oltre i cinque anni. L'equipe di Antonio Maria Lacy del Servizio di chirurgia gastrointestinale dell'Hospital Clinic di Barcellona ha colmato la lacuna e ne riferisce sulla rivista Annals of Surgery. L'indagine e' stata condotta su 219 pazienti con cancro al colon di fase III, operati tra novembre 1993 e luglio 1998, di cui 111 tramite laparoscopia, gli altri mediante intervento chirurgico convenzionale. Dopo 95 mesi il beneficio della laparoscopia e' apparso confermato. (fonte: ADUC)

L'efficienza di ApoE nella prevenzione dell'Alzheimer 04/09/2008 11:09
Un gruppo di ricercatori della Case Western Reserve University School of Medicine, a Cleveland, ha identificato il meccanismo, finora sconosciuto, con cui l'apolipoproteina E (ApoE) stimola la degradazione della proteina beta amiloide, ed ha illustrato i risultati della ricerca in un articolo pubblicato sull'ultimo numero di Neuron. L'accumulo a livello dei tessuti cerebrali di depositi di proteina beta amiloide, i cui livelli sono regolati dalla proteina ApoE, è una caratteristica della malattia di Alzheimer. La proteina ApoE è una proteina utilizzata dall'organismo per il trasporto del colesterolo ma, come spiega Gary E. Landreth, direttore della ricerca "Una forma di ApoE, ApoE4, ha mostrato di essere fortemente collegata a un aumento dei rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer, ma la base di questo collegamento restava una delle questioni irrisolte della patogenesi di questa malattia" Questa ricerca chiarisce tale collegamento. La proteina ApoE è responsabile della degradazione della beta amiloide in misura varia a seconda dell'isoforma della proteina. Tra le varie isoforme la ApoE4 dimostra di non essere efficiente nel processo di degradazione della beta amiloide, facilitandone quindi la deposizione. Poichè la ApoE promuove la degradazione della beta amiloide risulta importante anche il numero di molecole lipidiche che si trova associato alla ApoE e di conseguenza l'attivazione dei recettori X epatici (LXR), volta ad aumentare le capacità di trasporto lipidico della ApoE, agevolerebbe in maniera significativa la degradazione della beta amiloide. Tale teoria è stata confermata da esperimenti condotti sul modello murino, grazie ai quali si è notato come il ricorso a LXR-agonisti abbia ridotto le placche cerebrali di proteina beta amiloide e consentito un miglioramento delle capacità mnemoniche dell'animale. (fonte: MolecularLab)

L’attività fisica per meglio sopravvivere al cancro al seno 02/09/2008 12:41
Continuare a svolgere una regolare attività fisica dopo diagnosi di tumore al seno aiuta a sconfiggere la malattia: è quanto sostiene uno studio condotto presso la Yale School of Medicine in Connecticut e pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology. Lo studio ha seguito 933 donne per cui è stata fatta diagnosi di tumore al seno fra il 1995 e il 1998 e queste pazienti sono state seguite fino al 2004. Si è visto che le donne che almeno nell’anno precedente la diagnosi di tumore erano solite camminare per 2 0 3 ore a settimana a passo svelto hanno il 31% di probabilità in meno di morire a causa di questa malattia rispetto alle donne dalla vita sedentaria. Le donne che dopo due anni dalla diagnosi hanno svolto attività ricreative hanno il 64% di probabilità in meno di morire rispetto alle donne che non hanno praticato alcuna attività e le donne che sono riuscite a camminare a passo svelto per almeno 2 o 3 ore per settimana hanno visto ridotto il loro rischio di morire del 67%. Le donne che dopo la diagnosi di tumore hanno smesso ogni attività fisica hanno un rischio 4 volte maggiore di morire per il tumore rispetto alle donne che sono sempre state sedentarie. Le donne che invece hanno intrapreso l’attività fisica dopo la diagnosi di tumore hanno un 45% in meno di probabilità di morire a causa del tumore. (fonte: www.sanihelp.it)

Allo studio nuovi biomarker per il tumore del pancreas 02/09/2008 12:40
Il risultato di un nuovo studio, condotto da Samir Hanash e colleghi del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle (USA) ed apparso sulla rivista ad accesso libero PLoS Medicine, potrebbe aprire la strada a una diagnosi precoce del tumore al pancreas, per il quale le strategie diagnostiche e terapeutiche sono ancora molto limitate. Lo studio ha permesso l'identificazione di alcune proteine che appaiono in numero più elevato in uno stadio iniziale dell’insorgenza di tumore pancreatico in un modello animale murino. I ricercatori han utilizzato il modello murino grazie alla sua elevata caratterizzazione per questo tipo di neoplasia ed hanno confrontato il livello di 5 proteine, aumentato rispetto ai valori fisiologici, con i dati relativi allo studio in cieco denominato CARET (Carotene and Retinol Efficacy Trial). Il livello di tali proteine è risultato discriminante nei casi di tumore pancreatico, e significativamente piu elevato rispetto al gruppo di controllo in campioni di sangue ottenuti da 7 a 13 mesi prima dello sviluppo dei sintomi e della diagnosi clinica di tumore del pancreas. Le ricerche sono ora volte ad identificare, grazie all'analisi proteomica dei modelli murini del cancro, alcuni candidati marcatori utilizzabili per la diagnosi precoce anche nell’essere umano. (fonte: www.molecularlab.it)

Secondo i ricercatori, l'origano è molto di più di una semplice erba aromatica 01/09/2008 21:29
L'origano si è fatto strada nei cuori, e negli stomaci, di coloro che amano le erbe aromatiche piccanti e perenni. Ma adesso si presenta sotto una nuova luce: la sua capacità di curare le infiammazioni. Alcuni ricercatori provenienti da Germania e Svizzera hanno scoperto che l'origano contiene una sostanza che può dare sollievo alle infiammazioni, oltre che ad altri disturbi. I risultati di questo studio sono stati pubblicati nella rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). I ricercatori, dell'università di Bonn in Germania e dell'ETH Zürich in Svizzera, hanno somministrato beta-cariofillene (E-BCP), la sostanza attiva dell'origano, a dei topi. "Abbiamo usato il beta-cariofillene per trattare dei topi con le zampe gonfie a causa di un'infiammazione," ha spiegato il dott. Jürg Gertsch di ETH Zürich. "Nel 70% dei casi, il gonfiore è in seguito sparito." Un altro dato interessante è rappresentato dal fatto che l'E-BCP potrebbe avere le potenzialità per curare altri disturbi, come l'arteriosclerosi e l'osteoporosi. Il professor Andreas Zimmer dell'università di Bonn, membro del Life & Brain-Zentrum, ha detto: "I nostri risultati hanno dimostrato che il beta-cariofillene blocca l'infiammazione," ed ha aggiunto: "Gli esperimenti sui topi hanno mostrato che questa sostanza è efficace anche contro l'osteoporosi." L'E-BCP si trova in una miriade di erbe aromatiche e spezie, tra cui il pepe nero, il rosmarino e il basilico. Gli esperti stimano che le persone possono consumare fino a 200 milligrammi di sostanza attiva al giorno. I ricercatori hanno spiegato che il beta-cariofillene si aggancia a specifiche strutture di ricettori nella membrana delle cellule, chiamati dagli esperti "ricettori cannabinoidi CB2", e genera un cambiamento nel comportamento della cellula. Hanno detto che, per esempio, la produzione da parte della cellula di sostanze che potrebbero causare l'infiammazione è soppressa. I ricettori costituiscono i punti di aggancio di una serie di sostanze; sono i mezzi attraverso i quali una serie di meccanismi vengono innescati con un effetto "chiave-serratura". Da sole, le chiavi e le serrature sono inutili, ma insieme, aprono le porte. In sostanza, i ricettori sono le serrature biologiche. Un'altra proprietà essenziale dell'E-BCP è che non provoca intossicazione, a differenza di altre sostanze che agiscono sui ricettori CB2, hanno spiegato i ricercatori. Secondo loro, il CB2 ha un "fratello", il cosiddetto CB1, oggetto di ampie ricerche da parte degli scienziati che si occupano di farmaci. Quest'ultimo si trova nei neuroni del cervello e alcuni ingredienti di piante hanno la capacità di attaccarsi facilmente nel cervello, aumentando così l'effetto intossicante nelle persone. Il CB1 e il CB2, sebbene differenti, possiedono qualità simili, e le sostanze che stimolano il CB2 creano un effetto intossicante. Ed è qui che sta la differenza: mentre il beta-cariofillene si lega in particolare al CB2, non si lega al CB1. Il risultato finale è che una persona non può avere effetti da cibi particolari, ha detto il team di ricerca. Il sistema endocannabinoide, che regola la probabilità di rilascio dei neurotrasmettitori in una serie di tessuti neurali, è costituito da entrambi i recettori. I ricercatori stanno attualmente determinando la loro importanza in diversi disturbi. Un sistema che non funziona può generare vari problemi di salute, come dolore cronico e malattie cardiache, anche la memoria può essere colpita. "Gli endocannabinoidi sono formati dall'organismo stesso e mantengono il suo equilibrio," ha osservato il professor Zimmer. In presenza di un'infiammazione, gli endocannabinoidi assicurano che il sistema immunitario non abbia una reazione "eccessiva", compromettendo la sua reazione difensiva. "Il sistema endocannabinoide entra in gioco quando l'equilibrio dei processi metabolici è stato distrutto," ha aggiunto il professor Zimmer. Le scoperte degli scienziati hanno dimostrato che l'E-BCP ha il potenziale per costituire la base di nuovi farmaci. Il fatto che questa sostanza attiva si trovi comunemente in natura costituisce un notevole vantaggio per i ricercatori di farmacologia. (fonte: molecularlab.it)

Tumori: felicità e ottimismo allontanano quello al seno 23/08/2008 12:06
Felicità e ottimismo allontanano il cancro al seno. Lo rivela una ricerca dell'Università Ben Gurion, in Israele, pubblicata sulla rivista scientifica BMC Cancer: secondo i ricercatori vedere la vita in rosa ha un effetto protettivo. Al contrario eventi negativi e dolorosi, come un divorzio o la perdita di una persona cara, aumentano il rischio di sviluppare la malattia. Questo dipenderebbe dal modo in cui il sistema nervoso centrale, ormonale e immunitario interagiscono tra di loro e da come gli eventi esterni modulano questi tre sistemi. Un meccanismo ancora poco noto tanto che per gli scienziati è necessario condurre ulteriori studi per chiarire la relazione tra felicità e salute. (Agr)

Contraccettivi orali riducono rischio di cancro ovarico 21/08/2008 18:12
Secondo uno studio caso-controllo l'uso dei contraccettivi orali riduce il rischio di cancro ovarico, beneficio che persiste, anche se ridotto, dopo molti anni dalla sospensione del trattamento. In questo studio di tipo caso-controllo sono stati considerati i dati individuali di oltre 23.000 donne con cancro ovarico e di oltre 87.000 donne senza cancro ovarico derivanti da 45 studi epidemiologici di 21 paesi. L'uso dei contraccettivi orali risultò associato ad una riduzione del rischio di cancro ovarico tanto maggiore quanto più lungo era il periodo di assunzione. Tale riduzione persisteva fino a 30 anni dalla sospensione del contraccettivo, anche se si attenuava con il passare del tempo. Per esempio se si aveva cessato di assumere la pillola da meno di dieci anni la riduzione del rischio relativo per 5 anni di uso era del 29%, era del 19% se l'uso era cessato da 10-19 anni e del 15% se la donna aveva smesso il contraccettivo da 20-29 anni. Per gli anni 1960-70-80, in cui il dosaggio degli estrogeni nella pillola era più elevato, la riduzione del rischio era comunque simile. Gli autori concludono che l'uso per lunghi periodi dei contraccettivi orali protegge dallo sviluppo del cancro ovarico e stimano che siano stati evitati 200.000 casi di neoplasia ovarica e 100.000 decessi. Per ogni 5000 donne/anni d'uso si evitano due casi di cancro ovarico e un decesso correlato per le età inferiori ai 75 anni. Si può calcolare che nei prossimi decessi saranno evitati almeno 30.000 casi ogni anno. Fonte: Collaborative Group on Epidemiological Studies of Ovarian Cancer. Ovarian cancer and oral contraceptives: collaborative reanalysis of data from 45 epidemiological studies including 23257 women with ovarian cancer and 87303 controls. Lancet 2008 Jan 26; 371:303-314

Tumore seno: screening riduce mortalità del 25% 18/08/2008 19:37
Aderire ai programmi di screening per la diagnosi precoce del tumore al seno, significa poter ridurre del 25% la mortalità per questo tumore. Un dato importante, dimostrato da uno studio italiano finanziato dalla Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) e dal ministero della Salute. Per valutare l'efficacia dei programmi di screening mammografico nel nostro Paese, i ricercatori hanno confrontato le storie di 1.750 donne decedute per tumore al seno, con quelle di 7mila donne non colpite da tumore e residenti negli stessi comuni. Una conferma dell'importanza della mammografia e dei programmi di screening per il tumore al seno a cui tutte le donne dovrebbero aderire. (Agr)

Vitamina C per bloccare i tumori 17/08/2008 12:14
L'acido ascorbico, meglio noto come Vitamina C, potrebbe bloccare la crescita di alcuni tumori molto aggressivi. Un nuovo studio sembrerebbe confermare alcune teorie di Linus Pauling, uno scienziato vincitore di due Nobel, di cui uno per la chimica, che per anni condusse numerose analisi nel campo della scienza della nutrizione e della vitamia C. La ricerca, che confermerebbe l'intuizione di Linus Pauling, è stata condotta da un gruppo di scienziati dei National Institutes of Health (NIH) coordinati da Mark Levine. I dettagli dello studio sono stati pubblicati su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences - Agosto, 2008). Nella prima fase dello studio, i ricercatori hanno indotto in un gruppo di topi la formazione di tre forme di tumori molto aggressive: tumore del pancreas, tumore delle ovaie e tumore del cervello. Successivamente le cavie sono state suddivise in vari gruppi e alcune di esse sono state trattate con iniezioni di alte dosi di acido ascorbico (Vitamina C). Analizzando i dati relativi ai topi trattati, e confrontandoli con quelli del gruppo di controllo, i ricercatori hanno constatato che nei primi la crescita delle cellule cancerose era pari alla metà di quelli non sottoposti alla terapia. In base ai risultati ottenuti il trattamento consentirebbe di ridurre la crescita del tumore di una percentuale variabile tra il 41 e il 53 per cento. Per ottenere questi benefici la Vitamina C non va però ingerita, l'acido ascorbico deve essere iniettato. Durante alcuni esperimenti condotti in precedenza, i ricercatori avevano utilizzato la vitamina C sotto forma di pillole ottenendo però dei risultati deludenti. Il minor effetto è legato alla concentrazione della Vitamina C nel sangue, sembra infatti che solo tramite iniezione si possano ottenere dei livelli sufficienti utili a proteggere l'organismo dai tumori. Mark Levine è molto soddisfatto dei risultati ottenuti fino ad ora e spiega che si è molto vicini al prossimo passo della sperimentazione, una fase di test che esaminerà gli effetti della Vitamina C iniettata anche nell'uomo. Per numerosi anni l'idea di poter utilizzare la Vitamina C per cura alcune forme di tumori è stata messa da parte, lo studio di Linus Pauling e Ewan Cameron risale infatti a circa 30anni fa (Proceedings National Academy of Science, 73: 3685-89, 1976). I due ricercatori furono i primi ad evidenziare che la Vitamina C somministrata per via endovenosa poteva prolungare in maniera significativa la vita dei pazienti colpiti da un tumore in stadio avanzato. Probabilmente in tutti questi anni altri centri hanno condotto delle ricerche in questo campo, nessuno però deve aver raggiunto dei risultati soddisfacenti tali da meritarsi una pubblicazione nelle più note riviste scientifiche, almeno fino al 2004, quando, uno studio condotto sempre da ricercatori del NIH (National Institutes of Health), venne pubblicato negli Annals Internal Medicine (140:533-7, 2004). Lo studio pubblicato nel 2004 concluse che la Vitamina C, somministrata per via endovenosa, era tossica per le cellule cancerose ma non aveva effetto su quelle sane. Gli studi del NIH evidenziano inoltre che per ottenere una concentrazione di Vitamina C adeguata c'è bisogno della somministrazione per via endovenosa, altri studi però, condotti sempre presso i National Institutes of Health, mostrano che la Vitamina C somministrata per via orale può portare a concentrazioni nel sangue tre volte superiori a quanto ritenuto possibile in precedenza. In questi ultimi anni, a partire dal 2004, i ricercatori non hanno più riesaminato questo aspetto evidenziando che solo per via endovenosa si possono ottenere dei benefici, scartando definitivamente l'ipotesi della somministrazione per via orale. Oltre ad ulteriori studi per valutare l'effettiva efficacia della Vitamina C nel limitare la crescita dei tumori, sarebbe interessante approfondire anche l'aspetto della somministrazione e relativa concentrazione nel sangue. (fonte: www.universonline.it)

La riabilitazione scientifica dell'Lsd: "Può curare cefalee e depressioni" 13/08/2008 11:21
La rivalutazione scientifica dell'Lsd è cominciata. L'acido lisergico, il più famoso tra tutti gli allucinogeni, ritorna nei laboratori di ricerca dopo oltre trent'anni e dopo la morte, lo scorso maggio, del suo scopritore, il chimico svizzero Albert Hofmann. E sarà proprio un centro svizzero a portare avanti la prima sperimentazione scientifica sulla psicoterapia psichedelica da quando, negli anni '70, l'Lsd e sostanze quali la psilocibina (quella estratta dai funghi allucinogeni) furono relegate al solo ruolo di droghe della controcultura e le ricerche sulle loro potenzialità terapeutiche osteggiate e abbandonate. I ricercatori svizzeri stanno conducendo test con Lsd e psilocibina per trattare depressione, cefalea a grappolo, disturbi ossessivi compulsivi e disturbi post-traumatici da stress. Sperimenteranno inoltre l'uso della psicoterapia psichedelica per il trattamento dei malatti terminali. L'avanguardia svizzera. Che sia proprio la Svizzera a riprendere uno studio sull'Lsd non dipende solo dal fatto che Hoffmann, morto lo scorso maggio a Basilea a 102 anni, ha fatto scuola nel suo Paese. La Svizzera, oltre ad essere rinomata per la ricerca chimica, ha una tradizione di sperimentazione libera da pregiudizi. In Svizzera si portano avanti con buoni risultati piani di accompagnamento dei malati terminali alla morte si usano da tempo le "sale del buco", luoghi per il consumo igienico di sostanze stupefacenti sotto la supervisione di uno staff appositamente formato: si offrono accesso a siringhe sterili e altro materiale sanitario, assicurando il rapido intervento del personale nei casi di emergenza. Il riferimento alle tossicodipendenze, tuttavia, non deve far pensare a un uso ricreativo delle sostanze allucinogene: il punto di partenza dei ricercatori è che la crociata contro queste droghe, portata avanti negli anni '70, impedì di fare chiarezza sul modo in cui, per dirla con il presidente dell'americana Associazione per gli studi psichedelici, queste sostanze possano essere di grande aiuto "non per il mistico che vuole sedere sulla cima della montagna a meditare, ma per tutti". I primi esperimenti. La ricerca svizzera è cominciata a giugno e i primi risultati, non ancora ufficiali, secondo i sostenitori della psicoterapia psichedelica, sono molto promettenti. La psilocibina si è già dimostrata efficace nel trattamento dei sintomi dei malati terminali di cancro e i ricercatori hanno usato con successo l'ecstasy per il trattamento dei disturbi post traumatici da stress. Ora però quello che si vuole fare è capire meglio in che modo Lsd e affini agiscono sul cervello. All'inizio della sperimentazione, negli anni '70, si era all'esordio nelle ricerche delle neuroscienze, una branca per la quale le sostanze allucinogene furono fondamentali. Si sa che Lsd, psilocibina e mescalina agiscono sul cervello perché le droghe si attaccano ai recettori chimici delle cellule nervose che fissano la serotonina. Questo neurotrasmettitore è responsabile di un gran numero di attività del cervello, ma il modo in cui la sinergia tra allucinogeni e serotonina avviene e perché porti a stati alterati di coscienza, percezione e umore non è ancora chiaro. Nell'esperimento svizzero saranno verificati e osservati tutti i comportamenti, gli stati di alterazione appunto, che accompagnano il "trip" da allucinogeno. Una droga rivoluzionaria. La morte di Hoffmann ha riacceso la discussione sulla valenza storica della scoperta dell'Lsd. Molti tra gli articoli che hanno ripercorso la vita del suo scopritore si sono soffermati sulla connessione tra Lsd e la cultura psichedelica, il suo carattere sovversivo e i suoi potenziali di leva per scardinare la visione conformista del mondo. Sono state di nuovo sottolineate anche le tante leggende sugli effetti dannosi degli allucinogeni, ritenuti responsabili di comportamenti distruttivi e della morte di centinaia di ragazzi. Alla ripresa della sperimentazione scientifica, i ricercatori contraddicono tutta la letteratura contraria a queste sostanze. Gran parte delle storie su gente che si è lanciata dalla finestra durante un trip o ha avuto comportamenti autodistruttivi o aggressivi, ribadiscono i ricercatori, è falsa e se il "trip" si è rivelato mortale sono sempre state accertate situazioni pregresse di malattie mentali gravi. La verità è che, per quanto tali sostanze non possano essere considerate sicure proprio perché alterano lo stato mentale, sono quasi del tutto atossiche, non portano alla dipendenza e solo in caso di malattie pregresse si sono registrati comportamenti psicotici. "Gli allucinogeni hanno un effetto potente sulla percezione e la coscienza e aiutano ad avere esperienze di grande valore personale e spirituale - sottolinea Roland Griffiths della Scuola generale di medicina di Baltimora, citato dal Guardian - ed è per questo che riteniamo possano aiutare i malati terminali ad affrontare la morte in modo diverso, liberandoli dall'angoscia esistenziale che spesso accompagna queste malattie". (fonte: larepubblica.it)

Tumori: esame sangue per diagnosi 05/08/2008 01:43
Il futuro dell'oncologia potrebbe riservare la sorpresa di fare diagnosi di tumore in fase precoce attraverso un semplice esame del sangue.E' quanto sembra suggerire la scoperta che le cellule del cancro rilasciano nel circolo sanguigno molecole di 'microRNA' che regolano l'attivita' dei geni. Secondo i ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle questi microRNA del cancro potrebbero divenire dei biomarcatori precoci della malattia. (ANSA)

Metadone nel trattamento della leucemia 05/08/2008 01:42
Il metadone, la molecola comunemente utilizzata per la disassuefazione dall'eroina, sembra possa trattare la leucemia soprattutto quella refrattaria ad altri trattamenti: è quanto sostiene uno studio condotto presso l'università di Ulm in Germania e pubblicato sulla rivista Journal Cancer Research. I ricercatori hanno scoperto che le cellule leucemiche espongono recettori di tipo oppioideo che si legano con elevata affinità al metadone. Il metadone ne provoca la selettiva distruzione senza intaccare minimamente le cellule sane del sangue. Gli studiosi sperano di poter usare il metadone nella chemioterapia della leucemia soprattutto quando le comuni terapie non producono i risultati sperati. I ricercatori ritengono, infine, che il metadone si possa utilizzare nella chemioterapia di tutte le forme tumorali con cellule che esprimono recettori per gli oppiodi. Per il momento si sta sperimentando l'uso del metadone da solo o in combinazione con altri farmaci su animali ammalati di cancro. Fonte: Reuters Health

Ricerca: dosi elevate vitamina C blocca crescita tumori in topi 05/08/2008 01:40
Dosi elevate di vitamina C hanno rallentato la crescita di tumori particolarmente aggressivi (pancreas, cervello e ovaie) in topi di laboratorio. È il risultato di una ricerca dell'Istituto nazionale per la salute americano pubblicata sulla rivista dell'Accademia americana delle Scienze. I ricercatori hanno rilevato che nei topi in cui la vitamina C era stata iniettata appunto in dosi elevate, la crescita delle cellule cancerose è risultata pari alla metà di quella rilevata in topi a cui la vitamina C non era stata somministrata. (Agr)

Rapporto cellulari-cancro, un'altra voce dal mondo accademico 28/07/2008 20:11
Il possibile rapporto esistente fra telefoni cellulari e cancro al cervello: la questione è tornata alla ribalta in seguito alle voci trapelate da alcuni centri di ricerca, in quanto non esisterebbe una versione unica riguardante le conclusioni degli studi effettuati dai diversi gruppi di lavoro sparsi un po' per tutto il mondo. Questa divergenza di vedute ha portato al ritardo nella pubblicazione dell'attesissimo rapporto che dovrebbe riunire la somma dei pareri degli esperti mondiali, evidentemente alle prese con problemi di difficile soluzione. Qualcuno però ha deciso di muoversi prima del tempo, suggerendo alcune linee guida sull'utilizzo del telefono cellulare, evidentemente allarmato dagli studi condotti. Stiamo parlando del Dr. Ronald B. Herberman, direttore del University of Pittsburgh Cancer Institute, come ci segnala CNET. Ad essere più esposti al rischio sarebbero i bambini, che sempre secondo il Dr. Herberman dovrebbero utilizzare il telefono cellulare esclusivamente per le emergenze, in quanto i campi magnetici prodotti dal terminale sono in grado di penetrare più in profondità attraverso la scatola cranica. Essendo poi le cellule dei bambini molto più attive nello sviluppo degli organi e dell'organismo in genere, sarebbe maggiore il rischio in caso di effetti negativi dovuti ai campi magnetici. Una mutazione di una cellula in maligna infatti avrebbe una diffusione molto più rapida e devastante rispetto a quanto lo sarebbe in un organismo adulto, dotato di un ricambio cellulare e di un ritmo di crescita sensibilmente inferiore. Ecco dunque farmi avanti il Dr. Herberman con una lista di 10 consigli per l'utilizzo consapevole del cellulare, che riportiamo integralmente in lingua inglese: Practical Advice to Limit Exposure to Electromagnetic Radiation Emitted from Cell Phones 1. Do not allow children to use a cell phone, except for emergencies. The developing organs of a fetus or child are the most likely to be sensitive to any possible effects of exposure to electromagnetic fields. 2. While communicating using your cell phone, try to keep the cell phone away from the body as much as possible. The amplitude of the electromagnetic field is one fourth the strength at a distance of two inches and fifty times lower at three feet. Whenever possible, use the speaker-phone mode or a wireless Bluetooth headset, which has less than 1/100th of the electromagnetic emission of a normal cell phone. Use of a hands-free ear piece attachment may also reduce exposures. Avoid using your cell phone in places, like a bus, where you can passively expose others to your phone's electromagnetic fields. 3. Avoid carrying your cell phone on your body at all times. Do not keep it near your body at night such as under the pillow or on a bedside table, particularly if pregnant. You can also put it on “flight” or “off-line” mode, which stops electromagnetic emissions. 4. If you must carry your cell phone on you, make sure that the keypad is positioned toward your body and the back is positioned toward the outside so that the transmitted electromagnetic fields move away from your rather than through you. 5. Only use your cell phone to establish contact or for conversations lasting a few minutes, as the biological effects are directly related to the duration of exposure. 6. For longer conversations, use a land line with a corded phone, not a cordless phone, which uses electromagnetic emitting technology similar to that of cell phones. 7. Switch sides regularly while communicating on your cell phone to spread out your exposure. Before putting your cell phone to the ear, wait until your correspondent has picked up. This limits the power of the electromagnetic field emitted near your ear and the duration of your exposure. 8. Avoid using your cell phone when the signal is weak or when moving at high speed, such as in a car or train, as this automatically increases power to a maximum as the phone repeatedly attempts to connect to a new relay antenna. 9. When possible, communicate via text messaging rather than making a call, limiting the duration of exposure and the proximity to the body. 10. Choose a device with the lowest SAR possible (SAR = Specific Absorption Rate, which is a measure of the strength of the magnetic field absorbed by the body). SAR ratings of contemporary phones by different manufacturers are available by searching for “sar ratings cell phones” on the internet. I consigli spaziano dal far utilizzare il cellulare ai bambini sono in caso di emergenza al tenere lontano il più possibile dal corpo il terminale, utilizzando magari auricolari. Si continua con il consigliare di non tenere il cellulare a continuo contatto con il corpo, per esempio nella tasca dei jeans, fino a quello di preferire la comunicazione via sms a quella vocale. Rimane da vedere adesso se i consigli del Dr. Herberman verranno ascoltati o smentiti da altri illustri colleghi, e soprattutto se troppo allarmismo porterà ad una assuefazione da parte dell'utenza, che ne ha ormai sentite di tutte a riguardo. (Fonte: www.hwupgrade.it)

Brava Italia! Siamo meno ammorbati dal fumo di sigaretta (di Umberto Veronesi) 25/07/2008 13:42
Il disegno di legge, che presentai nel 2000 quando ero ministro, fu approvato dal Consiglio dei ministri, ma alla Camera incontrò (altro che tabù) il fuoco di sbarramento di 110 emendamenti, e infine decadde per la fine anticipata della legislatura. La legge sul fumo è stata approvata due anni dopo, ma io sono orgoglioso d'esserne stato il padre, e arriva a coronamento di una mia lunga battaglia ingaggiata contro la sigaretta, che mi ha provocato non poche noie da parte delle multinazionali del tabacco. Credo che sul fumo siamo tutti concordi nel sostenere, forti anche di numerosi studi scientifici, come esso sia la causa primaria di molti tumori e di malattie croniche degenerative a carico dell'apparato respiratorio e cardiovascolare, ma nel concepire la legge sul fumo non ho mai pensato di condurre una personale crociata contro i fumatori, perchè non sono un proibizionista. E poi penso che un adulto sia responsabile della propria salute. Si trattava, però, di una questione di rispetto nei confronti dei non fumatori, che hanno il diritto di veder tutelata la propria salute. Ecco il divieto di fumare negli spazi comuni, si tratti di ristoranti e bar, o di luoghi di lavoro. Mi fa piacere vedere che, dopo Germania e Francia, anche la libertaria Olanda ha recepito il principio, con un risvolto curioso: dal primo luglio scorso c'è divieto di fumo, ma nei suoi famosi "coffee shop" si potrà ancora fumare marijuana, a patto, però, che non sia mischiata col tabacco... Ma torniamo alla nostra Italia, dove incominciano a delinearsi effetti benefici della legge sul fumo. Il trend non è eccezionale, ma è comunque incoraggiante. Secondo gli ultimi dati pervenuti, nel 2007 ci sono stati 600 mila fumatori in meno rispetto al 2004. In Italia, la percentuale di fumatori adulta è scesa del 22 per cento, inferiore a quella della Spagna (30 per cento) e a quella della Francia (27 per cento). Purtroppo, come ha comunicato l'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità, non si sarà davvero in grado di proteggere le popolazioni dai rischi del fumo fintanto che il denaro raccolto dalle tasse sul tabacco supererà di 500 volte i finanziamenti per le campagne antitabacco. (Fonte: Oggi)

Il tabacco protagonista nella ricerca contro il cancro 25/07/2008 13:06
La pianta del tabacco, da sempre sotto accusa per essere la causa di milioni di casi di cancro, potrebbe offrire degli strumenti utili nella ricerca di una cura. Gli scienziati americani della National Academy of Sciences stanno analizzando la pianta per individuare la chiave del vaccino che potrebbe curare un certo tipo di linfoma. I ricercatori dell'Università di Standford, in California, intendono creare degli anticorpi chimici specifici per combattere il linfoma diffuso a cellule B, un tipo di linfoma non-Hodgkin. Gli anticorpi vengono somministrati ad un paziente a cui è stato appena diagnosticato il linfoma affinché il sistema immunitario riesca ad attaccare le cellule che trasportano la malattia. In caso di successo significa che il corpo è in grado di riconoscere le cellule del linfoma. Tuttavia per ogni paziente gli anticorpi sono differenti e si dovranno produrre rapidamente una volta eseguita la diagnosi. L'idea non è nuova. In passato furono già stati fatti dei tentativi per far crescere gli anticorpi all'interno di cellule animali. Il vaccino ricavato dalla pianta di tabacco, però, sarebbe meno costoso e, in teoria, più sicuro per il paziente, poiché le cellule animali potrebbero sempre ospitare dei virus sconosciuti. Finora, il vaccino sperimentale è stato testato su pochi pazienti per controllare la possibile presenza di effetti collaterali. "La tecnologia è grandiosa, ed è davvero ironico che si riesca ad avere una cura per il cancro dalla pianta del tabacco", ha commentato il dottor Ronald Levy che conduce la ricerca. La tecnica è relativamente semplice: una volta che le cellule tumorali di un paziente vengono isolate in laboratorio, il gene responsabile della produzione degli anticorpi viene estratto e iniettato nella pianta. Le piante del tabacco vengono quindi infettate con il virus, e il gene aggiunto inizia il processo di produzione di grandi quantità di anticorpi. Dopo pochi giorni vengono raccolte alcune foglie e viene estratto l'anticorpo. Per avere una quantità di vaccino sufficiente sono necessarie solo alcune piante. "La velocità del processo di produzione del vaccino potrebbero convincere i pazienti ad attendere il loro vaccino 'su misura' piuttosto che aspettare per altre cure", ha dichiarato il professor Charles Arntzen, dell'Arizona State University. "I primi test non ci permettono ancora di vedere se questo vaccino ha realmente ridotto i tumori - ha sottolineato un portavoce del Cancer Research UK - è comunque una buona base per degli studi futuri sul linfoma non-Hodgkin". Fonte: Quotidianonet Salute

MicroEnvimet: bloccare il cancro prima che si diffonde 25/07/2008 13:03
Una nuova rete finanziata dall"UE mira a combattere il cancro attraverso il suo ambiente. Il progetto MicroEnvimet ("Understanding and fighting metastasis by modulating the tumour microenvironment through interference with the protease network") si è posto l"obiettivo di aumentare le nostre conoscenze su come il cancro si diffonde attraverso l"organismo e di trovare nuovi modi per combattere questo processo attraverso l"alterazione del micro-ambiente del tumore. Il progetto è coordinato dalla professoressa Agnes Noel dell"università di Liegi (Belgio). Avrà una durata di quattro anni e riceverà un finanziamento di 2.999.689 EUR dal budget previsto per la Salute nell"ambito del Settimo programma quadro (7°PQ) dell"UE. Attualmente, le metastasi sono considerate la sfida più ardua per la cura del cancro. Esse riguardano la diffusione della malattia sia all"interno dello stesso organo che verso altri organi. La maggior parte dei tumori metastatizzano. Intanto, è riconosciuto che delle molecole chiamate proteasi fungono da regolatori chiave di una rete complessa di molecole che interagiscono e che modulano le proprietà delle cellule cancerose e del loro micro-ambiente. Per questo motivo, scopo del progetto MicroEnvimet sarà quello di gettare nuova luce sui meccanismi precoci coinvolti nel diffondersi del tumore attraverso le metastasi. La via d"accesso sarà lo studio dettagliato di quale è il contributo del micro-ambiente del tumore durante i diversi stadi della sua evoluzione. MicroEnvimet propone alcuni approcci innovativi per la creazione di una conoscenza complessiva dell"interazione tra le cellule cancerose e il loro micro-ambiente. Ha anche lo scopo di identificare i target molecolari che contribuiscono allo stadio iniziale della progressione del tumore. Spera altresì di identificare quali fattori nel micro-ambiente costituiscono un "terreno fertile" per la formazione delle metastasi. Tutto ciò sarà di aiuto allo scopo finale di modificare il micro-ambiente del tumore, interferendo sulle proteasi che regolano l"interazione tra le cellule tumorali e il loro micro-ambiente cellulare e molecolare. L"indagine sul microambiente tumorale di solito richiede un approccio multidisciplinare, come in questo caso. Nove università, laboratori e istituti stanno unendo le loro risorse come parte del progetto. Insieme, essi hanno esperienza nel campo della genomica, proteomica, bioinformatica, imaging in vivo, topi transgenici, modelli su topo delle metastasi, manipolazione genetica delle cellule tumorali trapiantabili, analisi computerizzata delle immagini, trasferimento di geni mediante virus, phage display e produzione di anticorpi neutralizzanti. Per sostenere i loro sforzi congiunti, i partner del MicroEnvimet godranno di un accesso condiviso alla nuova piattaforma microRNA, tecnologie innovative, banche del tessuto tumorale umano, modelli in vivo e in vitro che imitano le diverse fasi della disseminazione metastatica, come anche il know-how sull"interazione delle cellule ospiti del tumore, l"angiogenesi, la linfangiogenesi e la biologia delle cellule staminali cancerose. Fonte: Cordis

Prevenzione del tumore al seno più veloce con Dicomnow 25/07/2008 13:01
La Celm di Carnate ha presentato all"annuale "Symposium Mammograficum" di Lille in Francia, alla presenza di oltre 1000 radiologi, un nuovo dispositivo di digitalizzazione delle mammografie analogiche per la prevenzione del tumore al seno chiamato Dicomnow. La novità del Dicomnow risiede nel fatto che lLa digitalizzazione dell"immagine avviene istantaneamente a una velocita" vicino al secondo e rispetto ad classico scanner non presenta i problemi correlati, dal movimento di fasci di luce al trascinamento documentale al flashing. Emilio Sitta spiega "Questa importante innovazione permettera" da un lato di dare un importante contributo alla prevenzione del tumore al seno e dall"altro di apportare una importante rivalutazione delle macchine analogiche; ce ne sono quasi 50 mila a livello internazionale, che potranno continuare ad avere un ruolo significativo, riducendo investimenti molto onerosi richiesti per il passaggio a dispositivi digitali". Il tumore al seno viene considerata ancor oggi la seconda causa di morte in Europa, per questo la UE dal 2006 sta conducendo una ampia politica di prevenzione, nel quadro della quale si pone lo sviluppo del digitalizzatore di mammografie analogiche Dicomnow. con il nuovo sistema di digitalizzazione delle mammografie la prevenzione del tumore al seno sarà facilitata e saranno agevolati i servizi on line come il telereporting e la second opinion. Dicomnow sarà commercializzato dalla Dimex Europa srl. Fonte MolecularLab.it

Secondo uno studio i dati sul cancro in Europa sono incoraggianti 25/07/2008 12:55
La prevenzione e la gestione del cancro in Europa si muovono nella giusta direzione e anche i dati ottenuti dai rilevamenti sono migliorati grazie ad un migliore accesso alla diagnostica e ai trattamenti specialistici. Queste sono le conclusioni a cui giunge la prima analisi europea di vasta portata sull'incidenza, la mortalità e la sopravvivenza al cancro. La ricerca è stata in parte finanziata dall'UE e pubblicata su un numero speciale del European Journal of Cancer, la rivista ufficiale dell'Organizzazione europea del cancro (ECCO - European Cancer Organisation). Sfortunatamente, la relazione non riporta soltanto buone notizie. I tipi di cancro legati all'obesità (del colon-retto o della mammella in età post-menopausa) non hanno dimostrato un simile andamento decrescente della loro incidenza. Inoltre, l'incidenza del cancro legato al fumo e la sua mortalità sono cresciute sia negli uomini che nelle donne nell'Europa centrale, e per le donne quasi ovunque in Europa. L'importanza di una ricerca di così vasta portata non può essere sottovalutata. Affinché possano essere gestiti in modo adeguato i bisogni riguardanti la salute, sono della massima importanza le analisi di ampia portata, come quella qui presentata. "Per il bene della prevenzione e dell'organizzazione delle cure, è fondamentale la corretta interpretazione dell'andamento dei dati sul cancro: sono stati effettivamente fatti dei progressi o si tratta soltanto di artefatti?" ha commentato il professor Coebergh del Centro medico dell'università Erasmus di Rotterdam (Paesi Bassi). "Gli aumenti nell'incidenza del cancro potrebbero, ad esempio, essere reali (a causa degli aumentati rischi dovuti ai precedenti agenti cancerogeni), o potrebbero essere dovuti all'avanzamento del completamento della registrazione, ai cambiamenti nei criteri diagnostici, o l'effetto dei metodi di diagnosi precoce, come lo screening della popolazione," ha aggiunto. "Inoltre, il miglioramento nella sopravvivenza potrebbe essere dovuto alle cure migliorate, ma anche grazie alla diagnosi precoce nei pazienti in cui il cancro sarebbe altrimenti stato scoperto tardivamente o che magari non avrebbero mai presentato la malattia nella sua forma clinica." Tra le altre cose, la relazione conclude che il cancro legato all'obesità rappresenterà la prossima grande sfida per il sistema sanitario europeo e di conseguenza, l'obesità dovrebbe essere l'obiettivo nella prevenzione del cancro dell'esofago, della mammella, del corpo uterino, della cervice, della prostata e del rene. Il professor Coeberg e il suo team hanno raccolto dati sull'incidenza, la mortalità e la sopravvivenza a cinque anni, dalla metà degli anni novanta fino al 2005, basandosi sulle registrazioni sul cancro effettuate in 21 Paesi europei, e li hanno usati per l'analisi dell'andamento. L'UE ha sostenuto la ricerca attraverso il finanziamento del progetto Eurocadet, che è finanziato nell'ambito dell'area tematica "Ricerca per il supporto delle politiche" del Sesto programma quadro (6°PQ). La loro relazione è soltanto una delle dieci pubblicate sul numero speciale del European Journal of Cancer. Il numero speciale viene pubblicato quando la Commissione europea inizia a lavorare ad un nuovo Piano d'azione UE per il cancro (EU Cancer Action Plan). "Il numero speciale dell'EJC (European Journal of Cancer) sul cancro arriva in un momento molto opportuno, visto che la Commissione europea si prepara a lanciare un Piano d'azione UE per il cancro," dice il professor Alexander Eggermont, presidente dell'ECCO. "Esso evidenzia diverse aree che la Commissione dovrà prendere in considerazione, come anche importanti questione che gli Stati membri doranno affrontare individualmente. La relazione sugli andamenti recenti del cancro in Europa mostrano come l'epidemiologia utile ci sta iutando a identificare aree sulle quali i governi e la salute pubblica doranno concentrarsi." Fonte: Cordis

Un virus per identificare le cellule tumorali metastatiche 25/07/2008 08:14
Grazie ad una recente ricerca condotta da un team di ricercatori guidato dal dottor Lily Wu e pubblicata su Nature Medicine sarà in futuro più facile per i medici monitorare la diffusione delle metastasi tumorali. Un gruppo di scienziati dell'Universita' della California ha utilizzato il virus del raffreddore per infettare le cellule tumorali di un cancro alla prostata di topo scoprendo che le cellule stesse vengono "illuminate" dall'infezione, divenendo visibili allo scanner anche quando si diffondono nel resto del corpo. I ricercatori han sfruttato la caratteristica degli Adenovirus, i virus del raffreddore, di circolare nel corpo e localizzarsi nei linfonodi, organi che fan parte del sistema immunitario e il cui scopo è proprio bloccare il diffondersi di virus e batteri. Poichè la prima tappa delle metastasi del carcinoma alla prostata è proprio nei linfonodi, le cellule tumorali vengono facilmente in contatto coi virus utilizzati. Questi sono stati geneticamente modificati per produrre, una volta infettata la cellula tumorale, una proteina che può essere visualizzata da una scansione PET, rendendo così visualizzabile anche una metastasi di ridotte dimensioni. "Ora sappiamo che possiamo identificare queste metastasi del cancro alla prostata in una fase precedente rispetto a prima - conferma Lily Wu - e sappiamo di poter consegnare i geni a quelle cellule tumorali che producono proteine che possono essere visualizzate". L'importanza della scoperta risulta evidente se si considera che fino ad oggi in alcuni tumori, tra cui proprio quello alla prostata, è stato molto difficile per i medici scannerizzare l'eventuale processo di metastasi con la conseguenza che i pazienti attualmente non ricevono trattamenti aggressivi abbastanza rapidamente. La tecnica potrebbe aiutare ora i medici a pianificare terapie, e vedere velocemente se queste sono efficaci o meno. La prossima fase è la sperimentazione umana: le premesse sono incoraggianti, ma, avvertono gli scienziati, ci vorrà ancora molto lavoro per tradurre questa scoperta in una concreta novità nel trattamento ai tumori. Redazione MolecularLab.it

Da ricerca italiana la speranza per dignosi precoce e terapia contro osteopetrosi 22/07/2008 13:11
Va sotto il nome di Osteopetrosi una patologia genetica mortale che nel mondo colpisce un bimbo ogni centomila e che causa alterazioni dello scheletro le cui ossa si fan di "pietra". L"osteopetrosi è idealmente il contrario dell"osteoporosi: le ossa, invece di rompersi facilmente, sono talmente dure da diventare inservibili. Questa rarissima malattia potrebbe avere ora una cura grazie ad una scoperta italiana conseguente ad uno studio condotto dall"Istituto di tecnologie biomediche (Itb) del Cnr, presso l"Humanitas di Rozzano (Milano) e pubblicato sull"American Journal of Human Genetics. Il gruppo di ricerca dell"Itb, guidato da Paolo Vezzoni e da Anna Villa, ha ora identificato il gene responsabile della forma di osteopetrosi causata da carenza di osteoclasti, cellule che fisiologicamente demoliscono ed ammorbidiscono le ossa nel loro continuo processo di rinnovamento. Questa importante scoperta, fatta grazie ai finanziamenti di Telethon e della Fondazione Cariplo, consentirà la diagnosi precoce dei bambini affetti dall"osteopetrosi da carenza da osteoclasti e l"identificazione dei portatori delle mutazioni. Inoltre, spiegano gli scienziati, la scoperta "permetterà di effettuare la diagnosi prenatale, che potrebbe aprire la strada all"esecuzione del trapianto di midollo in utero". Il trapianto di midollo è l"unica cura attualmente disponibile ma non sempre è efficace poichè non in grado di contrastare i danni instauratisi dopo la nascita. Una precoce diagnosi permetterebbe invece di intervenire con il trapianto immediatamente dopo il parto evitando che il bambino appena nato possa cominciare a soffrire per le prime gravi conseguenze della malattia. Redazione MolecularLab.it